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Una storia di P3PP4R10

Questa storia è presente nel magazine ROCKET MAN

L'amore è una città scarlatta

Ispirato agli Argonauti

737 visualizzazioni

2 minuti

Pubblicato il 17 dicembre 2018 in Fantasy

Tags: #argonauti #bobdylan #cittscarlatta #JohnDyerBaizley #lemno

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"Quando ti ritrovi in un luogo dove le strade hanno nomi che non saprai pronunciare
l'unica cosa che potrai fare è batterti, non per la gloria, non per la ricchezza,
semplicemente per sopravvivere in questo mondo fatato."


La città vista dall'altopiano ha la forma di un granchio rovesciato sull'addome, uno strano granchio metà verme metà crostaceo decapode. Si sviluppa attraverso le chele di questo mastodontico essere, arancioni, possenti, dinamiche chele. Tagliano in due il paesaggio e la mia pazza coscienza.


Ieri ho sognato una città primaria dove gli abitanti non avevano obblighi né diritti, ma soltanto voce, timbro, colore. Tutti i colori erano liberi. E gli uomini nascevano per una ragione. I bambini conoscevano i colori e ne acquisivano subito la libertà di utilizzo.


In principio tutto era tenebra, o forse no, non me lo ricordo, eppure c'ero anch'io all'inizio di tutto, giù nel buco da cui scappammo. E non c'era niente a parte la polvere, il vento, la disperazione. No, non c'era niente a tenerci compagnia.


Solo l'idea che saremmo usciti da quel cuore di tenebra, la speranza, che saremmo sopravvissuti al nostro orrore. Sognavamo di stare tra la luce più accecante del colore, un colore caldo, un colore vivo. Il nostro futuro era una città scarlatta, nella città scarlatta avremmo camminato, liberi, fieri.


C'era sempre un'ombra a tenerci compagnia, lungo il nostro viaggio mentre fondammo colonie e piccoli insediamenti fatti di passione, qui nell'isola di Lemno. E fu lì che imparammo a estrarre colore dalla cocciniglia. Io ero uno dei guerrieri più pericolosi, solo un altro soldato, sperduto nel diluvio, in una pioggia senza fine.


Avevo imparato una canzone che raccontava di una città, avvolta dal colore vivo, un colore che era sapore e che poteva servire da guida, a tutti i corridori solitari che di lì sarebbero passati, che avrebbero lasciato qualcosa, un segno, un ricordo, una parola.


Attraversammo città di spettri che come pallottole d’argento sghignazzavano dentro filtri di sigaretta al mentolo. Queste città avevano luci fredde, inospitali. C'era sempre qualcuno che viaggiava su velivoli di vetroresina e alluminio.


Sembravano volpi o lupi, ma alcuni erano solo ombre di un mondo passato, di una civiltà dimenticata.


Rovine di un mondo che non era il nostro sogno, di un altro pensiero, dove era la paura a dominare e non c'era spazio per il calore, dove non si conosceva il significato della passione né l'utilizzo del colore scarlatto.


Qualcuno era stanco di vagare, ma io avevo ancora fiducia che alla fine del nostro viaggio avremmo trovato la nostra eldorado, e che c'era, doveva esserci la città scarlatta.

Prima di dormire pensavo e mi ripetevo sempre: “La nascita si spegne, ora, e la morte non ha tempo di pensare. L'essere si stringe con l'essere. Umano o no. Immobile. Siamo nati colorati, Argo, che ci piaccia o no, e veniamo dal caos, ordine assoluto di ogni forma, sostanza, disegno, come una città scarlatta.”


"Se l'amore è un peccato, allora la bellezza è un crimine." (Bob Dylan)


(Liberamente ispirato al mito degli Argonauti)

Disegni di John Dyer Baizley
Disegni di John Dyer Baizley

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