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Una storia di OrnellaStocco

Questa storia è presente nel magazine Storie di Donne

Bianca

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3 minuti

Pubblicato il 10 dicembre 2018 in Spiritualità

Tags: #natalenevebambino

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Mancano pochi giorni a Natale.
Cammina a testa bassa, le mani in tasca e negli occhi un'infinita tristezza.
Affonda nella neve fresca lasciando le sue impronte come profonde ferite sul soffice manto.
La sua figura spicca nel candore che la avvolge in un gelido abbraccio. In lontananza i monti sono vestiti con l'abito più bello, opulenti si stagliano in un cielo violetto.
E' una giovane donna sconfitta. Nemmeno lei sa cosa sia quell'inquietudine che le sta divorando l'anima portandola a camminare sola, senza sapere dove andare. Cosa fare.

Nella gelida giornata che volge al tramonto il cielo si veste di rosso sfumando verso il rosa. Lei osserva quelle sfumature senza provare nessuna emozione.
Un bell'involucro imbottito di niente. Una bambola di pezza senza volto.
Quanti anni è durata l'agonia prima che il silenzio diventasse assoluto?
Non lo sa. Il tempo ha perso i contorni lasciando una scia di dolore.
E' sposata, ha tre splendidi bambini. I suoi bambini che da troppo tempo non vedono più il sorriso della mamma. Indossa abiti firmati, una preziosa collana d'oro le cinge il collo.

E' bella, elegante e giovane ma quel benessere lo sente pesante come una corazza. Una gabbia dorata dove non riesce a volare. Vuole tornare a essere felice. Vuole godere di quei colori che esplodono in cielo. Vuole abbracciare i suoi figli con la gioia nel cuore e il sorriso a illuminarle il volto immobile.
Tutto le appare inutile come le persone che le passano accanto sfiorandola. Anche loro imbottiti di niente. Non prova più sentimenti né amore per nessuno. Neanche per se stessa che non riesce più a vedere la sua immagine riflessa.
Come un fantasma. O un Angelo. Come fosse già morta. Dentro. Lei cammina ma senza anima. Non sente più niente. Neanche le lacrime che scendono lasciando solchi profondi sulla pelle bianca. Bianca il suo nome.

Bianca perché la sua nascita era avvenuta in una fredda giornata d'inverno. La neve scendeva quel giorno, candida, immacolata come solo l'anima di un neonato può essere. Mancavano pochi giorni a Natale anche quell'anno.

Bianca a casa non vuole più tornare. E perché dovrebbe. Non ha più nulla da dare. Da dire.
E' quasi sera. Il cielo dipinto dei colori del tramonto si carica di blu, sfondo perfetto per la luna immensa. Bianca si fa inghiottire senza difese da quel buio.

Come sospesa in un tempo al di fuori del tempo si guarda entrare in una piccola chiesa. Osserva il suo corpo mentre apre il pesante portone.
Lo scricchiolio riecheggia nella sacralità del luogo. All'interno ombre trafitte da un flebile chiarore sembrano accoglierla. Fa molto freddo ma Bianca sembra non sentirlo. Si siede sull'unica panchina che sta di fronte all'altare. Osserva le poche semplici cose messe da una mano invisibile. Inspira il profumo antico di candele che nessuno accende più.

Sta bene lì dentro, un tepore la avvolge proteggendola. Vorrebbe pregare, è da molto tempo che non lo fa.
Si alza per accendere l'unica candela rimasta. Con mano tremante la fissa al sostegno. Una preghiera esce dalle labbra screpolate, sottili, senza più ardore.
Con gesti lenti sfila la preziosa collana. C'è una piccola cesta ai piedi dell'altare. In quella cesta una mano benevola ha adagiato un Gesù Bambino di ceramica. Bianca lo osserva, ha le guance paffute e rosee come quelle dei suoi bambini.
Si inginocchia davanti alla piccola statua. La collana tra le sue mani ha un bagliore.
-Tienila tu, a me non serve. Tu sai di cosa ho bisogno.

E Adesso puoi sorridere Bianca. ​


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