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Una storia di DomenicoDeFerraro

CANTO DI PENTECOSTE

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12 minuti

Pubblicato il 08 giugno 2019 in Storie d’amore

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CANTO DI PENTECOSTE



Un miracolo può essere di tanti tipi ed ogni miracolo contiene in se una verità intangibile che può cambiare la vita di un uomo o di una donna, tutti possiamo ricevere un miracolo , un angelo appare ti comunica che per volontà divina tu sei stato prescelto a ricevere una grazia. E come vincere un terno a lotto e come cambiare casa, divenire improvvisamente da paraplegico uno scattate atleta i miracoli badate bene sono una cosa seria , non si scherza con chi governa il nostro destino, ne con gli angeli, ne con dio. In un vicolo buio dove si squagliano le ombre e le zizze delle janare sono mosce e pendule , appese fuori al balcone fiorito, dove cascate di gerani penduli , adombrano l’inferriata arrugginita in un vicolo non lontano dal mare che accoglie ogni mistero ed ogni alito di vento si tramuta in uno zefiro musicale . La oltre la chiesa di sant’Anna tra vico del palladio e vico Bisio oltre il cavone , dove vivono i peggiori malviventi che fanno a botte per un non nulla pronti a succhiare il sangue alle loro vittime si concentra ogni male ed ogni demone governa indisturbato il fato degli uomini. E un luogo tetro dove in molti hanno paura dove la morte fa la spesa, riduce in pochi battiti quel cuore infermo nel suo paradiso nel suo andare a ritroso nel tempo. In un palazzotto eroso dal tempo che vantava antiche memorie di tempi migliori che aveva visto nascere e crescere gente nobile e sventurate massaie , poveri facchini e ciabattini senza parrucchino . Vivevano due famiglie che vantavano una lunga parentela comune . Il nonno era stato un capitano di fanteria e dal ritorno dall’ultima guerra in quei tristi tempi con i proventi dei saccheggi commessi in guerre come il sottrarre denari ai vinti aveva comprato quel palazzotto e trasferito all’interno , moglie ed amante con al seguito figli e figliastri.


Ora voi direte ma di che miracoli parli, aspettate che adesso vedrete come nasce da una disgrazia una benedizione, da una terra brulla sboccia un fiore dai mille colori , una casa diviene un castello, una brodaglia , una minestra . Tutto è lecito , tutto può avvenire sotto un cielo che trasforma il nostro essere ed anche il nostri averi. Il nonno capitano si divideva tra moglie e amante e le due donne consapevoli dell’adulterio , si dividevano il marito per meta settimana, dalla domenica al mercoledì la moglie legittima, dal giovedì al sabato l’amante. Ed i figli erano una unica famiglia e guai ad incontrarli per strada erano cosi uniti cosi fratelli di sangue che a dire qualche sparuto commento su quelle piccole canaglie t’avrebbe tagliuzzato o peggio spolpato come carne da macello , come minimo t’avrebbe riempito di botte.


Maria l’unica figlia del capitano era una donna dedica a lavoro e dato che il palazzato quasi s’univa alla chiesa di sant’Anna , Maria dopo aver fatto i servizi in casa si ritirava nella chiesetta antiqua alla sua abitazione e li vi passava diverse ore contemplando la statua di sant’Anna. Che vistosa come una farfalla colorata s’apriva incantata sull’altare di marmo apuano , venato di strisce rossicce nelle cui vene sembra scorrere il sangue dei defunti. Maria con un fazzoletto in testa parlava con la statua si confidava con lei di tutto il male ed i grattacapi che gli potevano capitare. La donna confidava nella statua lignea e la statua di sant’Anna la sorrideva dall’alto parlando al suo cuore, gli parlava in diverse lingue alcune antiche , alcune quasi incomprensibili lingue perdute o sconosciute che sembravano essere parlati in altri pianeti ed in altre dimensioni. Il cinese e l’inglese il coreano ed il norvegese erano linguaggi magici che avvicinavano ed incantavano Maria nell’ascoltare quella statua lignea parlare cosi naturale che ella stranamente comprendeva ogni cosa detta. Anche quando c’era molto gente, Maria seduta nei primi scanni parlava con sant’Anna gli elencava i mali ed i peccati degli uomini e in diverse lingue faceva levitare il suo spirito in altre dimensioni ed in mondi onirici , cosi belli , cosi infiniti che il suo sguardo s’illuminava nel percorrere quelle dimensioni linguistiche quei luoghi sovrannaturali. Ed anche se la gente non capiva ne tanto meno s’accorgeva di quei dialoghi mentre bande di scugnizzi entravano ed uscivano dalla chiesetta il dialogo tra i due rimaneva accesso ed interrotto.

Maria udiva chiaramente la santa parlare in diverse lingue al suo animo afflitto.


Non sai quante pene ho in corpo

Non disperare la vita è un gioco

Si per te e facile basta alzare gli occhi e ti compare un panino tra le mani

Ma cosa credi questo bene , viene dall’alto io sono un intermediaria

Vorrei diventare nonna, vedere sposata qualche figlia mia

Non ci sono parole e tutto questione di tempo

E di tempo mi rimane poco, chi sa quale giorno c’incontriamo in paradiso se il signore vuole

Ma dai fatti una risata che quando ridi mi sei simpatica assai

Io rido ma tu poi il miracolo me lo fai

Perché chi t’aiutato a comprare la macchina, ti ricordi vincesti al Superenalotto duemila euro

Fu fortuna, ma lo so dietro c’era la tua mano

E lo puoi dire forte io qui conosco tutti i santi e sono in buona accordo con nostro signore che è un gran signore e non si tira mai indietro alle mie richieste di grazie . Se puoi aiutarmi si fa in quattro. Poi c’è pure la parentela sono o non sono la nonna e la nonna è un bene prezioso parte del proprio essere.


C’erano giorni in cui quel lungo dialogo tra entrambe non si fermava tra quelle quattro Mure si parlava di tante cose ed in fare spiritoso in lingue cosi strane che nascondevano un che di diabolico , si parlava d’amore e degli uomini di come sarebbe finita questa storia umana in un botto in una botta , tutto sarebbe ritornato a come s’era all’inizio, cavernicoli a combattere i mostri generati dalla natura nemica. Un parlare fatto di tante chiacchierate, tra vecchie comare . Con Maria che elencava il suo disappunto e sant’Anna taciturna la sull’altare meravigliosa coperta dalle ali degli angeli di fiori solinghi , di corone d’alloro che a vederla sembrava la madre celeste. Colei che governa il mondo e ti manda all’altro mondo. Da tempo immemorabile Maria voleva bene a quella Sant'Anna e si affannava ad esaltarla fra la gente. Fino a pochi anni prima, per il ventisei di luglio, quasi estorcendo piccole somme ai conoscenti e ai passanti era sempre riuscita a improvvisarle una festa. Venivano un po’ tutti del quartiere venivano vestiti a festa con l’abito buono con quell’aria di rapper i più giovani, di sorcio i soldati , di lupo , di leone affamato della vita la tanta gente del quartiere , ed ogni cosa scorreva nell’attimo nell’imago nel dolce canto tra le nuvole che passano per il cielo e si confondo con i sogni degli innocenti con l’essere che rinasce nella sua deleteria esistenza . L’incontrarsi fuori al bar Gambrinius a prendere tutti insieme un caffè bollente, gustato in fretta al bar Maria era sempre li alla ricerca di una offerta da fare a sant’Anna e alla vergine Maria sua figlia.


La gente non ci poteva credere che Sant’Anna parlasse con Maria che lei potesse parlare in mille lingue ed in tutte le lingue del mondo con una madre celeste , potesse entrare in confidenza con lei dirgli tutto quello che provava in cuor suo dei tanti mali che assisteva nello scorrere dei giorni pigri. Nell’illusione di un vivere mesto confuso nella forma si trascinava Maria per i vicoli derelitta con i suoi anni con i suoi capelli spettinati il mantesino sporco di sugo. Intorno alla vecchi statua con il passare del tempo si fece una selva di candele , perennemente accese che illuminavano la volta della piccola chiesa e le ombre dell’incredulità danzavano una mazurca , un tarantella con i spettri della fame e della disperazione . Giorni crudeli , occhi di lince dietro quei paraventi sacri si nascondeva il maligno.


L’andare e venire, l’incessante folla che chiedeva una grazie , doni e quant’altro in molti invasero la piccola chiesa e quel luogo un tempo tranquillo rifugio d’ anime pie divenne l’anticamera dell’inferno. Cosi una mattina alcune devote nell’entrare in chiesa vide la statua di Sant’Anna con le spalle voltate. Provarono a metterla a posto ma niente dopo pochi minuti un tremore serpeggiava nell’aria e fiamme e fuoco avvampava intorno alla statua che adirata rigirava le spalle ad ogni uomo o donna a chiunque entrasse come fosse assente per il loro subdolo comportamento e l’incessante richiesta di un bene deleterio.


Lacrime e panico si spersero a macchie d’olio la gente non sapeva più a chi santo votarsi

Madonna mia, sant’Anna ci ha abbandonata

Signora Carmelina siamo rovinate ,una maledizione

Peppino smetti di fumare quel sigaro

Signora calate il paniere abbiamo tre uova fresche per Michele

Qua sta succedendo la fine del mondo

Calate le mani ,non parlate assai

Io sono una persona educata e non ci sembra , me l’avete messa nell’interno della gonna

Scusate pensavo fossero le tasche dei miei pantaloni

Sant’Anna, Sant’Anna mia

Chiamate il parrocchiano

Andiamo a Roma da papa Francesco

Facciamo una processione

Appicciamo tanti ceri facciamo un fioretto

Ecco preghiamo

Lei non metta le mani dove non li dovete mettere ma questo è un vizio

Scusate non ci vedo bene

Mettetevi gli occhiali

Sant’Anna, santarella mia

Che brutta gente che c’è in questo mondo


Poi all’improvviso quando tutto il vicolo irruppe nella chiesetta, Sant'Anna , la statua aveva ripreso la sua posizione normale; ma di lì a poco il prodigio si ripeté e centinaia di occhi videro la statua girare le spalle . Lacrime e panico serpeggiarono ed un malessere si manifesto in diverse lingue ed espressioni dialettali che uno della Romania incominciò a parlare napoletano ed uno dei quartieri spagnoli austriaco . Tutto questo lo interpretarono nell'unico senso possibile: che la santa si risentisse dell'abbandono in cui da anni l'avevano lasciata. L'indomani l'intero rione era impraticabile; la folla vi dilagò con massiccia lentezza, come lava che scende dal cratere di un vulcano in eruzione . Uomini e donne, oberati di colpe, sentendosi oscuramente responsabili dei più remoti ed imprecisi peccati, come sempre , accade quando il sovrannaturale ci sfiora, sfilavano pallidi e muti fra le vecchie pietre. Camminavano o stavano tutti seduti muti nella loro goffa figura uomini e donne , piccoli e vecchi tutti con le lacrime agli occhi a recitare il mea culpa ad interrogarsi su i mali commessi , sulla decisione d’essere o non essere, chi sa che cosa , chi sa perché la santa gli aveva voltato le spalle per sempre , lasciandoli soli in quel loro inferno ch’era la loro vita quotidiana, fatta di tante colpe , di tanti vizi, poche virtù ed amori che si contano sulla punta delle dita.


Anche la polizia fu allertata e venne il prefetto ed il sindaco della città di Napoli con la fascia tricolore di traverso e una candela in mano pronto ad inginocchiarsi a supplicare la santa perché ritornasse lieta ed amata come un tempo. Benevole con la faccia rivolta verso chiunque entrasse in chiesa a chiedere una grazia. Il commissario Russo fece i suoi dovuti interrogatori acciuffò due o tre ladruncoli , interrogò un sacco di gente e fece un fioretto se Sant’Anna che se riusciva ad acciuffare quel malandrino che l’aveva offesa, si avrebbe fatto a piedi da piazza del Carmine fino a Pompei a piedi , lui sua moglie e sua madre che stava paraplegica in carrozzella .

Il commissario scuoteva il capo e si domandava chi fosse quel patetico animale ch’aveva fatto adirare la santa che di pazienza sant’Anna ne aveva avuta sempre tanta ed amato gli uomini come tanti figli suoi ora perché non voleva più parlare con marocchini e portoghesi con napoletani e pugliesi per non parlare poi con i siciliani che era sempre andata d’accordo quello non riusciva proprio a capire ne a digerire. Chi impostore aveva agito per lucro girando la statua ; cosi che la gente richiamata dal falso miracolo, mezza Napoli era accorsa a pregare e portare tante offerte in denari e beni culinari mozzarelle e mortadelle, finocchi e cetrioli che poi erano improvvisamente scomparsi al girarsi della statua . Alcuni birbanti e malviventi avevano sfruttato l’evento per vendere la loro mercanzia. La gente continuava ad accorre copiosa, penosa si trascinava sulle loro gambe malferme, vecchi ed infermi in cerca di una grazia. Mentre in un angolo Maria che era stata sempre una buona amica di Sant’Anna continuava ad ascoltare a parlare tante diverse lingue , ascoltava il canto di disperazione della santa , un canto melodioso che porta le anime verso l’aldilà , verso quel paradiso mitico, quel luogo ameno ove confluiscono tutte l’anima pie . La sentiva mormorare dentro di lei : figlia mia abbi pieta di tanta gente e di questo amore che lieto consuma il nostro vivere e c’unisce in quel amore in cui il padre ed il figlio sono un'unica cosa. Maria non piangere domani quando tutti se ne saranno tornati alle loro case, ritorneremo a chiacchierare e non ti dimenticare di portate quei biscotti che a me piacciono tanto.


Sant’Anna mia non preoccuparti non t’abbandono , ti sarò sempre devota, come una farfalla su un fiore mi posero sopra di te , sarò il tuo scialle e la tua stella a sera , la tua luce e la tua voce per quegli ultimi figli tuoi. La mia fame di santità e tanta, quanto la tua , ed io domani oltre i biscotti ti porto pure due bistecche ed un fiasco di vino rosso , cosi sia fatto grazia a chi ci tiene in grazia, festeggiamo questa santa Pentecoste , madre di ogni festa con canti e musici , pantomime e fuochi d’artifici . E tutti potranno parlare con te madre celeste in ogni lingua ed in ogni lingua che parlerai e loro parleranno ti capiranno e tu capirai il loro cuore ed il loro dire per rime in metri allegri e vivaci , stupefacenti versi a cui la sorte dona un animo per essere divini al pare del divino che tu doni ad ogni uomo o donna di questa terra.



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