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Una storia di AleCiviero

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Questa storia è presente nel magazine Le mie Storie di 20 Lines

Come vanno le cose

Pubblicato il 29 giugno 2015 in categories.


Il capo redattore del programma giornalistico di maggior successo in quel momento sulla nostra emittente era un buon diavolo, ma non c'era verso di fargli capire che, dopo tutto, l'innovazione, la dinamicità, le ventate di novità, avrebbero portato i loro frutti, sotto il punto di vista degli ascolti. Io mi limitavo a fare l'autore, scrivevo i testi, correggevo le bozze, impostavo l'atteggiamento che gli anchorman di turno dovevano assumere davanti alle telecamere. Le notizie erano sue, su questo non c'era discussione. Era lui che decideva cosa mandare in onda e cosa no, ma sul "come", beh, quello era compito mio. Anche se Tommaso Molco, detto Tommi, molto spesso non era d'accordo. - Ma che diamine significa "...la polizia ha riferito...", "...il portavoce di Tizio ha dichiarato...", "...la testimone ha asserito..."? Che diavolo vuol dire? - Rieccolo, Tommi Molco, il suo volto rabbinico deformato da una perenne preoccupazione, che era, talmudicamente parlando, "la verità siamo noi": - Dobbiamo riportare i fatti, dobbiamo dare l'impressione che la notizia l'abbiamo già verificata, vivisezionata, collaudata sulla nostra pelle: dobbiamo darla noi la notizia! - I fogli che aveva in mano erano tutti sgualciti, e quando alzò lo sguardo trovò noi redattori poco accondiscendenti. Perfino la truccatrice che stava imbellettando Deborah, strinse le labbra e scosse negativamente la testa. Mi azzardai a parlare io: - Tommi... è la notizia moderna, è la dinamica della strada, infatti la nostra rubrica si chiama "La Voce della Strada"! Dobbiamo riportare quello che la gente dice, quello che la gente sente, per farla vivere da protagonista. Vedrai come schizzeranno gli ascolti. La notizia della gente, sono anni che in America... -, ma Tommi Molco non mi ascoltava e a muso duro usciva dallo studio.
Davide Sarfati, una carriera brillante tutta davanti a me! Ad appena trent'anni, o poco più, potevo contare su un lavoro che mi entusiasmava, su una moglie che mi amava e su un cane che concentrava su di sé tutte le nostre preoccupazioni. Mie e di Guendalina. Fantastica ragazza, di famiglia benestante, no, agiata... o comunque la più rilevante delle due. L'avevo conosciuta il giorno che la mia ex fidanzata, sua sorella, mi portò a trovare per la prima volta i suoi genitori. Lo so, può non sembrare etico, ma non sono io quello immorale. Piuttosto è stata Gloria, la mia ex, a provarci ancora con me il giorno che mi stavo per sposare con Guendalina. Una storia complicata. Comunque è tutto passato, anche se mi è costato un occhio dalla testa in sedute dall'analista. No, non per me, ma per quella matta di Gloria, che tra le due sorelle sembrava la più intelligente, sana e affascinante. Tutto rimesso in discussione, tutto da dimostrare di nuovo. Era quello che cercavo di far capire a Tommi Molco, il nostro capo redattore alla TV. Dopo l'episodio di quella mattina, ritrovai Tommi al bar del centro di produzione, seduto su un trespolo, con il gomito appoggiato al bancone e a mano infilata tra i riccioli radi che aveva sulle tempie, ma tendevano a sparire sulla sommità della testa. Aveva una, no due, forse tre tazzine di caffè vuote, di fronte a lui e un grappino, tra l'indice e il pollice della sinistra. Gli diedi una pacca sulla spalla: - Andiamo, su, Tommi... -, come dirgli di non buttarsi giù, anche se aveva l'aria di chi si sarebbe buttato giù, ma dal sesto piano. Lui mi guardò e fece spallucce, dimostrando più anni della sua età: - Bah, lo sai Davide, io sono tradizionalista.- Diceva quella parola come a significare che per lui la tradizione era come un'illusione di immortalità. Tommi voleva fare le cose a suo modo, conscio del fatto di essere superato. Gli chiesi: - E con la moglie, come va?
- Bah! Lo sai come vanno queste cose, tu che ascolti la gente; la voce della strada!- Rispose Tommi e trangugiò il grappino come io l'acqua dopo il giro di corsa che faccio alla sera attorno a casa. Sorrise, anche, guardandomi. Il suo sguardo, in quel momento, non era di quelli che ci lanciava in redazione, era piuttosto di una persona che chiedeva aiuto, ma non voleva farsi sentire, si aspettava che lo capissi. - Mia moglie ha deciso di lasciarmi, pensa, dopo quindici anni e due figli.- Aveva giocherellato per un po' col bicchiere, spingendolo qua e là, quasi avesse in testa un percorso particolare da fargli fare. - Forse hai ragione, sai?- Disse improvvisamente lasciandolo finalmente stare e voltandosi verso di me. - Hai ragione, nel senso che bisogna pur cambiare se le cose cambiano; se non vanno più come sono sempre andate. E' come quando ti scappa il pallone. Hai in mente quello del rugby? Che saltella di qua e di là? Ecco. La vita, a quanto pare, non è una boccia che tiri e fila liscia verso il pallino. Hai mai giocato a bocce? Ecco, la vita non è una boccia, ma un pallone che salta e ti scappa via e non sai dove arriverà.- Sulle prime, mi sono sentito un po' in imbarazzo, ascoltandolo e guardandolo, come quando capita al bar uno che ti si attacca e non ti molla con le sue storie. Abituato ad avere davanti una persona con cui discuti quotidianamente, che dice cosa devi e non devi fare, alla fine immagini che sia un treno, specialmente lui, così deciso nelle sue idee. E invece, anche Tommi ha i suoi problemi a quanto pare. Quello che aveva iniziato a preoccuparmi era che domani magari avrebbe dimenticato tutto, o forse che avrebbe potuto pentirsi della confessione e farmela pagare.
Così, di punto in bianco, decisi di fare io la prima mossa, in modo che il povero Tommi non avesse di che lamentarsi. Sì, forse giocai sporco, detto con il senno di poi, ma invitare a cena il mio capo redattore rientrava in una tattica che consideravo ancora lecita. Non dico di essere più scaltro di lui, ma il fatto di avere esperienza da nerd, è stata una buona palestra. Li so riconoscere, i perdenti. Io ho iniziato così, il Davide Sarfati occhialuto, col naso messo in evidenza da una montatura troppo spessa, è stata quasi la mia fortuna. Quindi decisi di prendermi a cuore il caso di Tommi Molco, forse per evitare che lui stesso si pentisse di avermi confessato la sua situazione sentimentale. Lo convinsi per il sabato sera successivo. Io e Guendalina non avevamo impegni, e quando lo comunicai a mia moglie, sorrise quasi raggiante, dicendomi: - Ma è una bella idea; aspetta che sento Nadia, che ne dici, Davide? Nadia Sviadoschi era la psicanalista che aveva tenuto in analisi la sorella di Guaendalina, la mia ex, e che era diventata amica di mia moglie. Un’analista freudiana forse non era la migliore delle idee per distrarre Tommi Molco dalle sue fisime, ma non potei sottrarmi all’entusiasmo di Guendalina, visto che la sua amica sembrava aver rotto anche lei con il compagno. Nadia era una bella donna, con capelli lisci e voluminosi, che le scendevano sulle spalle; aveva carnagione pallida, ma sempre un trucco elegante e sapiente, accompagnato da un sorriso discreto e due occhi accesi. Tommi ne rimase ovviamente colpito. In quanto alla cena avevamo optato per un ristorante kosher nel quartiere Washington, vicino piazza Piemonte, dove servivano anche ottimi kocktail. Dopo il terzo mojito, il viso di Tommi sprizzava buonumore, e non si staccava un attimo dalla conversazione con Nadia.
- Vedi, mia cara Nadia...- Stava dicendo Tommi alla psicanalista, perchè in quel momento lo era davvero, attenta e concentrata come se fosse nel suo studio e stesse ascoltando con interesse professionale la confessione biascicata del suo malcapitato paziente, che, aveva intuito, non reggeva per niente l'alcool, e il terzo mojito lo aveva decisamente abbattuto. Avrei voluto ascoltare il proseguimento del racconto di Tommi, ma Guendalina, come suo solito molto più perspicace di me, mi distrasse con una storia di cambiamento di mobili: - come ti avevo già accennato ieri...- aveva esordito, allargando gli occhi, significando che quanto stava dicendo era semplicemente un diversivo per lasciare che i due si parlassero, che avrebbe comunque saputo tutto il giorno dopo dalla sua amica. - Ah, sì, hai avuto proprio una buona idea, sì, concordo pienamente.- Risposi, sorridendo, allargando anch'io gli occhi, non prevedendo che questa mia risposta sarebbe diventa invece conferma a quando aveva realmente pensato Guendalina circa un cambiamente in sala, ma questa è un'altra storia. - Dovremo parlarne con più calma.- Stava dicendo Nadia. - Forse è meglio che noi andiamo, non vi dispiace vero? - Il suo sguardo era luminoso e, non so perché, forse per via della mia indole erotomane, mi parve di leggervi intenti diversi da quelli professionali: il fine non sarebbe stato certo stilare con tranquillità una diagnosi, con relativa ricetta. - Ma ti pare? Andate pure.- Approvò subito Guendalina, sempre comprensiva, quando si trattava di aiutare le persone e secondo lei Nadia era quella giusta per Tommi. Sul momento non le chiesi in che senso intendeva ciò, non mi sembrava il caso. La sua purezza di pensiero a volte era disarmante.
Poi accadde tutto all'improvviso, e purtroppo sappiamo come vanno le cose. Ripeto, col senno di poi, io e Guendalina ci pentimmo di aver scelto per una cena che doveva essere sia conciliante sia eversiva, il più classico e frequentato ristorante kasher di Milano. Eravamo al dunque del congedo tra noi e la nuova e affiatata coppietta, quando al bancone del bar, in evidente stato di alterazione da alcool, rigorosamente kasher, rigorosamente giudaico, ma pur sempre alcool, si materializzò la nota figura di Miriam, la moglie di Tommi Molco. O la sua ex moglie, o comunque la donna con cui il mio capo redattore, accidenti a lui, aveva rotto. Guendalina cercò di distrarla, andandole incontro, e coprendo la fuga di Nadia e Tommi, ma non ci fu nulla da fare. Miriam vide il marito ad intima distanza con la nostra amica. Lanciò uno sguardo infuocato dalle parti di Guendalina, che cercò di blandirne l'espressione ferina, esplosiva con furia incontrollata da un momento all'altro. Nadia non conosceva la moglie di Tommi; egli non fece nulla per evitare il contatto, in quanto, come detto, era già liquefatto dai mojito; io, con un sorriso idiota sotto i miei occhiali da nerd, mi misi in mezzo per distrarre Nadia, senza impedire l'inevitabile. Miriam e Tommi si sorrisero acerbi come limoni, ed ovviamente fu lei ad elettrizzare l'aria: - Vedo che non perdi tempo... - sì, era ciucca come Noé! Nadia mi guardò interrogativa, io scossi la testa: - No, no, non è niente! - Balle! I due erano già partiti e la vergogna di mia moglie si evidenziò sul suo bel viso bruno che nonostante questo arrossì. C'era parecchia gente intorno. Tommi replicò, ridendo: - Almeno non mi ubriaco da solo al ristorante! Già dimentico di Nadia disse alla moglie: - Che ne dici di andare a casa a fare l'amore?, lei disse: - Sul mio cadavere! E Tommi: - Perché no! Come l'abbiamo sempre fatto. Io avrei voluto sprofondare. Nadia non uscì più con noi.

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