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Una storia di AleCiviero

Questa storia è presente nel magazine Le mie Storie di 20 Lines

(The Slip) - La caduta

Pubblicato il 07 settembre 2016 in categories.


Lo chiamavano Porgy perché “porgeva” sempre il joint. Porgy era un bravo batterista, anche se il suo fisico dinoccolato non s’intonava bene con rullante e cassa. Era tutto sporgente in alto e in avanti, con quel suo naso a punta, il mento a punta, il pomo d’adamo a punta. Eppure batteva fisso sui tom, con le bacchette di banano che aveva sempre con sé, anche quando andavano in autobus. Il joint era quasi finito, quando Lesty lo prese in mano ustionandosi i polpastrelli che gli servivano per masturbare le corde del basso. Basso che Lesty suonava rigorosamente col plettro, indossandolo ad altezza ginocchia; guai che qualcuno osasse dire di alzarlo. La sua testa era perennemente piegata in avanti a sfoggio del crestone variopinto. Lesty, a dispetto del nome, fece cadere a terra il mozzicone, e venne rimproverato da Bozz, il leader indiscusso del gruppo e della compagnia. Chitarra leader, capello leader, orecchino leader, jeans fasciante da leader, anfibi esplosi e scarabocchiati, da leader. Il Bozz era il boss e loro erano il miglior gruppo punk del circondario, quando il postpunk spopolava postdatato in quella cittadina di provincia postmoderna. Loro erano i The Slip – e se qualcuno equivocava, loro s’incazzavano – gruppo punk molto post litteram. Beh, poi c’era anche Mizzy, la ragazza del Bozz, con la sua spolverina sdrucita, le unghie corte ma multi color, come i capelli e le canottiere attillate che indossava. Sarebbero saliti sul 21 a scrocco, come ogni martedì, per andare ai giardinetti, dove tutti li guardavano male, ma a loro non interessava, tanto erano gli altri che avrebbero dovuto capire… Mizzy era un po’ lunatica in quel periodo, irritabile e distratta, ma questa non era una novità. Si appiccicava morbosamente a Bozz, che la trattava con la solita sufficienza. La sufficienza del leader.
Loro erano i "The Slip", e scivolavano sopra la superficie liscia delle cose, senza mai perdersi dentro. Loro erano un gruppo punk, che non scendeva a compromessi e faceva musica ruvida. Sempre se c'era da fare musica... Lesty s'era appollaiato come un falchetto sopra la spalliera di una panca e insozzava con le sneakers sporche e sdrucite il sedile scolorito dalle intemperie: «E' saltato anche il "Dome Festival", non ci resta che andare a suonare al centro sociale sabato sera...», ma su quell'argomento pendeva il veto intransigente del Bozz: non gli andava a genio di suonare per quell'orgia di comunisti! Lo stava per dire, ma a Porgy bastò l'espressione del capo per anticipare: «Ma Bozz... ci servono soldi... è un pezzo che non...» «Perché? Ti aspetti che ci paghino al centro sociale del cazzo?» L'avevano già fatto. Avevano già suonato in quel centro sociale, e avevano preso anche i soldi: gli organizzatori erano gente seria. Mizzy stava per ricordarlo a Bozz...: «E su... ci servono soldi e poi...» «Okay, okay,» s'arrese il leader: «Basta che non mi stiate tutti col fiato sul collo!» Mizzy e Bozz si allontanarono sul vialetto, lei sempre più attaccata a lui, lo abbracciò facendogli passare una mano dietro la schiena e appoggiando la testa variopinta sulla sua spalla. Dietro di loro, Lesty e Porgy valutavano se festeggiare la loro prossima esibizione con una nuova cannetta. Una mamma che accompagnava al parco le sue bambine vide i punk da lontano, e tornò sui suoi passi. Altri ragazzini, un po' più grandi, erano incuriositi dalle strane capigliature e dai visi allampanati, ma anche loro passarono oltre, prendendo un giro più lungo.
Eppure, non avevano mai fatto male a nessuno. Il Bozz notava tutte queste cose, anche se scivolava sulla superficie ghiacciata che si era costruito da tempo. Ma lui certe cose le notava. Sapeva che la gente li vedeva, li giudicava, li aborriva... era questo il termine giusto? Ma cosa c'era di giusto o di sbagliato? Erano quegl'altri i giusti? Quelli che si vestivano perfettini, quelli che s'alzavano presto al mattino per andare a scuola o a lavorare? Convenzioni o convinzioni? Per Bozz non erano altro che balle! Stupide, squillanti, sacrosante balle che la gente si beveva, o ci nuotava dentro, per poi affogare nel proprio perbenismo, come nella merda! Gli piaceva il suono del nome che aveva scelto per il suo gruppo punk rock: the slip! Che poi voleva dire la scivolata, la caduta. Ma a Bozz piaceva pensare che lui, Mizzy e gli altri ragazzi sapessero scivolare oltre, guardare altre, glissare su tutto. «Bozz!» Disse a un certo punto Mizzy, mentre continuavano a passeggiare quasi come due colombini lungo i vialetti alberati del parco. Lui si staccò dalla sua ragazza, quasi preso da una scossa, quasi spaventato dalle smancerie che potevano accadere, e accorgendosi del pallore della sua ragazza, più accentuato del solito: «Che c'è, che hai?» Lui aveva sempre quel tono secco, spazientito, insofferente. Mizzy lo sapeva, e sospirò come tante altre volte, guardandolo negli occhi: «No, niente, sono un po' stanca.» E passandosi una mano sul ventre nascosto dalla sua spolverina nera, sorrise e alzando le spalle tornò verso i ragazzi. Ehi! Ho! Let's go! Era tempo di andare, aveva pensato il Bozz. Dopotutto sabato avrebbero suonato in quello schifo di centro sociale. Tanto valeva fare un po' di prove.
Mizzy è appollaiata su un trespolo con il sedile di paglia e sta lì con i suoi occhi di quello strano colore indefinito a guardare i The Slip che suonano, anzi, che violentano i loro strumenti. Alle volte pensa che non servirebbe tutta quella foga, mentre il suo ragazzo, il Bozz, urla dentro al microfono, tanto che le arterie della gola sporgono dal collo paonazzo, accompagnate dalla grezza voce che sembra un urlo di vendetta di qualche tribù preistorica. Mica è punk, questo, pensa Mizzy, ma si guarda bene dal dirlo. E poi, vuole così tanto bene al Bozz, che le piacerebbe anche se cantasse come gli Smiths! Sorride, Mizzy, inclinando sulla spalla quella sua testa matta di colori e pensieri, sfiorandosi il basso ventre, come a trattenere qualcosa di misterioso che le sale dentro, e le provoca un senso di nausea. Il Bozz salta sulle gambe magre, ma scattose e flessibili, e quando atterra portato giù dal peso della chitarra, aggredisce il microfono. "Sheena is a punk rocker/Sheena is a punk rocker/noow" I capelli di Lesty segano l'aria andando su e giù con gli impulsi del basso, seguendo il ritmo forsennato dei colpi precisi di Porgy, che batte il tempo sia con le sue braccia nervose, sia col pomo di Adamo, che rimbalza come una pallina da tennis prima del servizio. «Bella! Questa viene bene!» Dice il Bozz, interrompendo improvvisamente: «Ci vuole qualcosa di più duro però, per sabato sera...» Lesty annuiva sporgendo il mento, mentre slappava le corde del basso: «Che ne dite di "Anarchy in the U.K.?"» Cazzo, com'era fuori luogo! E quindi per il Bozz era perfetta: ci stava prendendo gusto. Si sarebbe divertito sabato sera...
Bozz, a volte, pensava di essere nato nel periodo sbagliato, ma di contro, se avesse avuto vent'anni attorno alla metà degli anni Settanta, adesso sarebbe stato un vecchio bacucco come i suoi. Viveva lontano da casa da un po', quando le lotte verbali con suo padre erano quasi diventate lotte fisiche. "Ma come ti conci?" "Ma che cosa sono quei jeans?" "Che cazzo è quello? Un orecchino?" "Tagliati i capelli da uomo, sembri un pagliaccio!" "Cazzo urli?! Rincoglionito!" "Che fai? Sembri un drogato!" "SEI un drogato! Ma non ti vedi?!" Più o meno era stata questa l'escalation, con suo padre. Del resto i padri non capivano, le madri sopportavano, e in casa andava pian piano tutto all'aria. Finché, lui che non era ancora il Bozz, aveva deciso che poteva bastare. Si era portato via solo la chitarra e l'ampli. Per il resto c'erano gli amici più grandi, all'epoca. Quelli che potevano ospitarlo. All'inizio le cose non erano andate per il verso giusto, e il suo aspetto eccentrico non aiutava affatto. Aveva provato a cercare lavoro, ma tanti benpensanti con la testa colma di pregiudizi non l'avevano preso, solo per la sua faccia strana e i capelli colorati. Per un periodo aveva pensato anche di tornare dai suoi, ma che figura avrebbe fatto? Poi erano arrivati gli amici, quelli veri, quelli che realmente la pensavano come lui. Porgy e Lesty erano solo i più fidati, quelli che non tradiscono mai. Così era diventato il Bozz. Un punk fuori dal tempo, ma ancora idealista. Quello che contava, per lui e i suoi amici, era essere liberi, privi di ogni forma di controllo. Non erano cattivi, infondo. Volevano solo fare quello che gli piaceva. Ah, certo... poi era arrivata anche Mizzy. All'inizio s'era messo con lei perché era il Bozz e lei era una bella tipa, ma con il tempo aveva cominciato a volerle bene. Forse ad amarla.
Come sempre Porgy fece un tiro carico ed assorto e poi porse la canna. Lesty la prese tra l'indice ed il pollice, poi era la volta del Bozz. Era un joint speciale, che aveva offerto il capoccia del centro sociale, dietro le quinte, prima del concerto. C'era un'altra band sul palco e bisognava alzare la voce per capirsi, perché il volume rimbombava sul soffitto alto del vecchio capannone dismesso. Il Bozz tirò una lunga boccata, mentre stringeva il collo della sua Mizzy con l'avambraccio. Lei scacciò la nube densa e odorosa con una mano. Non accettò il mozzicone, facendo un'espressione schifata e stranita. «Non vuoi, Mizzy? Non sai che ti perdi...» Sentenziò il Bozz. «No, non voglio... anzi...», la voce di Mizzy aveva qualcosa di strano, ma non si sentiva nel trambusto di chitarre distorte e mazzate sul rullante. «Bozz... io... non sto bene.» Disse con un filo di voce. Ma il Bozz non sentiva. Aveva Mizzy a dieci centimetri, ma le sue orecchie erano piene di fumo e gli occhi volavano in orbita: «Ragazzi... stasera spacchiamo!» Cenni di assenso arrivarono sia da Lesty sia da Porgy: spacchiamo, spacchiamo... cazzo! Erano su di giri. Mizzy tolse a fatica il braccio di Bozz dalle sue spalle e barcollando cercò l'uscita nell'oscurità fumosa del dietro le quinte. Il leader dei The Slip alzò le spalle. Battè sulla schiena di Porgy e Lesty per incitarli: «Dai che tocca a noi.» Ma i suoi amici lo guardarono interdetti: «Bozz, guarda che Mizzy sta male!» «Che cosa?» «Mizzy sta male!» «Ma se non ha fumato...». Comunque, il Bozz lasciò per un attimo i suoi compari e uscì all'aperto. Mizzy stava seduta sullo spigolo del marciapiede, tenendosi le mani sul ventre, con aria disgustata: «Che hai, bella?» Lei guardò il Bozz, coi suoi occhi grandi e colorati, pieni di lacrime: «Ho la nausea...» poi guardò da un'altra parte: «Sono incinta!» Tutto scivolò via, come in una caduta (The Slip), e nulla contò più.

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