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Una storia di MarcoCasagrande

Invidia

Della solidarietà femminile e della sua mancanza

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3 minuti

Pubblicato il 19 settembre 2018 in Humor

Tags: #Colleghe #Gelosia #Invidia

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"Siam tre piccoli porcellin..." Canticchiai, mentre, con le mie due colleghe, raggiungevo l'azienda che dovevamo sottoporre ad audit.

Il mio sfoggio d'infantilismo era un patetico tentativo di stemperare la tensione montante fra Caterina e Anna.

Caterina, all'auditing da tre anni. Laureata con il massimo dei voti alla Bocconi. Una specie di scatolone, un personaggio di Minecraft dall'espressione perennemente rabbiosa.

Anna, l'ultima arrivata. Anche lei laureata alla Bocconi con il massimo dei voti, ma piombata in società subito dopo la laurea: niente stage, niente contratti capestro a termine, niente di niente. Una gazzella, una statua d'avorio dall'espressione perennemente sfingea.

Caterina aveva subito iniziato a borbottare che Anna, per saltare a piè pari la gavetta in quel modo, doveva essersi scopata questo e quello. A queste illazioni io opponevo un diplomatico silenzio o cambiavo argomento. Mi dispiaceva che Caterina, ragazza intelligente, scadesse in banalità del genere. Dall'altra parte, dovevo ammettere che Anna, con quella postura da dea egizia discesa fra i mortali, non ispirava una particolare simpatia.

Stupida non era, e percepiva distintamente l'ostilità mal dissimulata di Caterina. Non raccoglieva le provocazioni, ma, ormai, ogni audit era una gara a chi rilevava più irregolarità. Se quell'andazzo fosse continuato, sarebbero diventate l'incubo di ogni cliente sottoposto al nostro controllo... e, inutile illudersi, ci sarebbero state ripercussioni. Per questo, speravo ardentemente che le due trovassero un modus vivendi.

Quel giorno, peraltro, era ancora lontano. Mentre salivamo in ascensore verso l'Amministrazione, l'aria era così pesante che sembrava di nuotare nella teca di un acquario. Quando le porte metalliche si aprirono, Caterina, che era pur sempre la senior, decretò a denti stretti: "Io mi faccio la contabilità, Valentina la conformità, Anna la privacy". Sapeva benissimo, naturalmente, che difficilmente la privacy avrebbe presentato irregolarità. Il nuovo Regolamento europeo era entrato in vigore due anni prima e i referenti aziendali lo avevano divorato e digerito fino alla nausea.

Mi sarei aspettata una reazione di Anna, ma non ve ne fu alcuna. Ci smistarono in tre salette riunioni, a esaminare la documentazione di rispettiva competenza. L'audit durò tre giorni, duranti i quali Caterina e Anna si evitarono accuratamente. Il quarto giorno, però, fu giocoforza tornare in sede e fare il debriefing.

"Allora," ghignò Caterina, "io sono andata a caccia grossa: trentotto irregolarità. Tu, Vale?"

"Uhm... io diciannove..."

"E tu, Anna?"

"Cinquantasette".

"Cinquantasette?! Sulla privacy? Mi prendi per il culo?"

"Avevo un whistleblower".

"Un... whistleblower?"

"Non farò il suo nome, devo proteggere la mia fonte".

"E come ti ha contattato?"

"Sul cellulare, poi mi ha inviato via mail una lista completa delle falle informatiche. Avranno un bel po' da lavorare".

"Ma chi sarebbe? Un ex contractor? Un dipendente licenziato?"

Anna le strizzò l'occhio glauco: "Posso dirti solo una cosa: è un uomo".

Il volto quadrato di Caterina divenne purpureo, poi bianco come il gesso. Come un turbine, ella si alzò e abbandonò la stanza. Stavo per seguirla e accertarmi che stesse bene, ma Anna mi trattenne posandomi delicatamente la mano affusolata sull'avambraccio.

"Guarda che non è vero niente," mi spiegò. "Le falle informatiche le ho individuate da sola. Sono appassionata di coding da anni... ma vallo a spiegare alla tua amica: per lei sono una coniglietta di Playboy ritardata".

Concluse la sua rivelazione con un verso di Shakespeare: "La gelosia è un mostro dagli occhi verdi, che dileggia la carne di cui si nutre".

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