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Una storia di BarbaraVilla

Questa storia è presente nel magazine Spunti di scrittura: #unastoriaunacanzone

Chissà se poteva nascere un Noi

#unastoriaunacanzone

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2 minuti

Pubblicato il 19 novembre 2018 in Storie d’amore

Tags: #amore #noi #sguardo #sorriso

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Suona il telefono. Sono le otto di una domenica mattina dicembrina. Io sono ancora a letto. Fuori nevica e un silenzio assurdo copre la città. Mamma risponde. Le mamme, si sa, si svegliano presto ogni giorno. La sento parlare, forse con zia. Non lo so. Mi giro dall’altra parte, la testa sotto le coperte cercando di continuare un sogno che mi ha coccolato l’intera nottata. Io e te. Noi. Tu, occhi neri e profondi. Io, sorriso aperto e guance rosse. Tu quasi sempre in jeans e giubbotto in pelle. Io, spesso, con la tuta da ginnastica. Tu sai quanto amo stare comoda a scuola. Un pullman a coccolare sorrisi e sguardi. I nostri. Un pullman ad agitare e additare. Quelli chi ti guardano con disprezzo. Ma che ne sanno loro di noi. Di me, di te. Non ci conoscono neppure. E in fondo non ci conosciamo nemmeno noi.


Ma si sa, al cuore basta un battito diverso per cominciare a macinare chilometri e sogni verso un amore più grande di noi.

E così ci si ritrova sul pullman ogni giorno. Scuole diverse, età diverse, amici diversi. Solo una cosa è identica. Il mio sguardo nel tuo. I tuoi occhi nei miei. E quella canzone, in quelle cuffiette, a coccolarci i pensieri. A disegnare e immaginare un futuro pieno di poesie e canzoni. Colorato e pieno di vita. Quella che forse non hai mai avuto. Senza genitori da quando hai dieci anni e un fratello più grande che entra ed esce di galera. Ti sei sempre arrangiato, qualche volta hai sbagliato. Sei caduto. Ma ora ci siamo. Noi.


Mamma entra in camera, si siede sul mio letto e mi accarezza la testa. Biascico un “lasciami dormire”, ma lei non molla. Dice che è successa una cosa terribile. Allontano le coperte, la guardo fissa e ho già capito tutto.

Tu non ci sei più.

Quella merda è entrata troppo in circolo nel tuo corpo. Io ho fatto di tutto per entrare nelle tue vene, appiccicarmi alla tua pelle, fissarmi al tuo bellissimo sorriso, insinuarmi malandrina nel tuo sguardo triste. Ma troppo tardi. Sono arrivata troppo tardi. Cristo. Non c’è stato niente da fare. Te ne sei andato così. Solo. In una stradina ricoperta di neve. Di notte. Dicono per overdose, quelli che sanno tutto. Dico per la troppa solitudine di questi anni, io che non so niente.


Affogo nelle mie lacrime e maledico il mondo. Chissà se sarebbe nato davvero quel Noi che ci sembrava così magico, in quei giorni. E intanto ascolto in loop la nostra canzone.

E non ti dimentico.


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