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Una storia di Katzanzakis

Dagli appennini alle amandes

Cronaca di una migrazione annunciata

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7 minuti

Pubblicato il 06 gennaio 2019 in Avventura

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Dopo tre giorni di trasloco e 368 casse (60 metri cubi di vita), imbarcate con discreta difficoltà otto gatte, due cani e una tartaruga sul pulmino all'uopo affittato, è iniziato il viaggio della speranza, 26 ore senza tappe per ridurre il disagio animale. Due mega gabbie singole per le due gatte con turbe psichiatriche e voluttà d'isolamento, altre tre mega gabbie con lettiera per le altre 6 gatte, accoppiate non random dopo aver studiato le affinità elettive, è iniziato il viaggio tra lamenti indignati, respirazione affrettata e lingua di fuori, subito contenute dalla salita dei cani, vero elemento stabilizzatore malgrado la divisione della terza fila di sedili. Allignava una certa preoccupazione, alla luce dei 2000 km da affrontare e della mancanza di cuffie antirumore, poi, per fortuna, l'istinto di sopravvivenza felina ha prevalso, piombando tutte le gatte in una sorta di coma vigile ed inibizione motoria, pur con non occasionali occhiate indignate all'autista che cercava invano di convincerle della bontà della scelta e della bellezza della nuova sistemazione (ci sono momenti, nella vita di un uomo, in cui si apprezza la propria inadeguatezza e la miseria del ricorso alla razionalizzazione).

Tappe di due ore per far scendere i cani, cercando di afferrarli prima che si scatenassero nell'attraversamento dell'autostrada, ciotola dell'acqua (quella buona, da 2 euro e cinquanta al litro, mica quella dei rubinetti dei bagni, che vai a sapere come sono le tubature), sgambata nelle rare zone verdi (in Italia, in Francia le aree di servizio sono quasi dei parchi) e risalita, con inevitabile sollevamento di peso di 60 chili di cane, tutt'altro che entusiasti di tornare in macchina e condividere una così massiccia presenza felina, e lo show può ricominciare.

I primi tentativi di far bere i gatti dentro alle gabbie si traducono inevitabilmente in docce improvvisate e maledizioni feline, finché si decide di desistere, tanto il coma continua: berranno a casa...

La discesa del Monte Bianco (su strada, per fortuna!) di notte e con la pioggia battente, è di quelle sognate da qualsiasi essere vivente, stambecchi esclusi: pendenza del 7%, tornanti continui, visibilità prossima allo zero. Dopo qualche minuto di scuotimenti mi pare di avvertire, dalla sezione felina, una sorta di "E che cazzo!" Decido di rallentare e mi piazzo dietro ad un TIR perché mi faccia da guida, ma con grande disappunto mi accorgo che mi distanzia con grande facilità: "ragazze, dico alle femmine animali, qui ne va della nostra dignità, o ribecchiamo il TIR o si muore". Quando già intravedo le sue luci posteriori, il bastardo decide di prendere un'altra direzione, niente consegne a Parigi. Dopo il terzo colpo di sonno, interrotto dal miagolio acuto di Kalimba, l'unica sveglia nella macchina (è una gatta furbissima), chiedo all'amico Gianluca di darmi il cambio. Il viaggio procede finché, alle tre del mattino, sotto pioggia battente, decidiamo per una sosta. Solita piazzola, bellissima, qualche camper, i gatti fanno finta di dormire, i cani anche ma li costringiamo a scendere per una sgambata sotto la pioggia, per niente apprezzata: "ma non avevi sonno?" mi dicono "allora dormi e facci tornare a dormire". Dopo 1 ora e mezzo si decide di ripartire, i Pringle sono finiti, la coca cola pure, dal settore animale preoccupante silenzio. Ma già le prime luci ridanno speranza: "Mancano solo 5 ore, siete contente? Ma ormai si è esaurita anche l'ultima scorta di umorismo felino, Margot mi guarda con espressione disgustata, le altre nemmeno sollevano un orecchio. Infine l'arrivo, anzi no, a 2 km da casa, in piena campagna e nomi ignoti, reimposto il navigatore: altri 48 km, bazzecole agli occhi degli eterni. Ed eccoci nel nostro piazzale, dopo aver rimosso i 75 chili di bagagli da sopra e sotto le gabbie, aver sollevato 15 chili di rosa con terra e spine di 8 cm, portata per ricordare la casa lontana, si comincia con il trasbordo delle gabbie. Tutto bene finché non si arriva a quella con Ameliè e Roselìe. Amelie continua nel suo coma autoindotto, Roselie, la grande gatta bianca che era rimasta immobile e muta per tutto il viaggio, comincia ad urlare come un'indemoniata, avventandosi contro le sbarre. I vicini escono di casa allarmati, ma poi rientrano rassicurati quando si accorgono che siamo noi ("Ah, l'Italien!"). Deposito la gabbia in camera, cercando di evitare rasoiate micidiali, finalmente i gatti sono tutti svegli e incazzatissimi e urlano come se il nostro non fosse il viaggio della speranza. Mi coglie il dubbio che non abbiano affatto apprezzato il trasferimento....Nemmeno i cani sembrano molto soddisfatti, che cacchio di posto è quello in cui non si sente, ogni 5 ore "Si svuotano cantine, avvicinatevi con fiducia!" così da poter ululare tutto il proprio entusiasmo. Ci si guarda per un attimo negli occhi, uomini e bestie "Con te facciamo i conti dopo, vedi se riesci a farci uscire dalle gabbie!". Bilancio (quasi consolidato) a 5 giorni dall'avvento: 1) i gatti non ci hanno perdonato ma hanno deciso di darci una seconda chance; 2) i cani si stanno godendo 700 metri di giardino quasi esclusivo, 3) il pensiero di Stachek (la tartaruga) non è pervenuto, ma non sembra indispettita; 4) la prima a uscire dalla gattaiola è stata Lilith che, essendo sorda, non era più uscita all'aperto nella vecchia maison, dopo un infelice incontro con i dogo argentini del vicino. Per la gioia ha mangiato mezz'ettaro di erba (non quella buona!) con conseguente gastroenterite, per fortuna risolta dopo un giorno di digiuno e minaccia di flebo, 5) le altre gatte hanno imparato ad uscire ed apprezzato il percorso dei gatti (e della tartaruga), con l'eccezione di Margot e di Amelie, quelle che vivevano sempre all'aperto ed ora rifiutano l'idea di una contenzione. Nel dubbio non hanno ancora imboccato la gattaiola ed annusato i profumi di Bretagna. 6) Katrine, dopo tre giorni di digiuno non compensato è stata convinta, da una flebo che le ho fatto sulla scala della nuova casa, a bere e mangiare come prima ed ha ricominciato a fare le fusa; 7) sul nostro letto di fortuna, in attesa dell'arrivo dei traslocatori, siamo passati dai 2 gatti della vecchia casa a 6 gatti, che hanno considerato abbastanza democratico il nostro dormire su materassi a terra ed hanno deciso di tenerci compagnia per tutta la notte; 8) i cani, particolarmente rumorosi e chiassosi in Italia, dopo qualche timido tentativo di abbaiamento, intimiditi dai silenzi bretoni si limitano ora a sporadici uggiolii ed occhiate strappalacrime; 9) vai che forse ce la facciamo...

Che dire, dopo l'arrivo dei traslocatori con TIR di 12 metri ci ritroviamo: con mobili affastellati nel salone per il forte ritardo nella consegna della veranda (e che, solo in Italia?); con circa 10 mobili di troppo, comprese 2 librerie che presto trasformeremo in legna da ardere; con duecento libri che faranno la stessa fine, magari in modo più discreto rispetto a tristi trascorsi; con un centinaio di casse con la scritta "fragile" e "molto fragile" accatastate in garage in attesa di tempi migliori; con tre casse con la scritta "studio Vanni" che porterò personalmente alla discarica (mi ero illuso di avere uno studio anche nella nuova casa, ma il Fato ha deciso diversamente e noi antichi eroi micenei abbiamo il massimo rispetto per il fato); con un centinaio di quadri con pareti disponibili ad accoglierne massimo una ventina, naturalmente quando si riusciranno a rimuovere i mobili che abusivamente le occupano. Insomma, storie di ordinario trasloco.

Ed ora le buone notizie: stanco di sballare casse con taglierina, sono andato a comprare un barbecue. Secondo tradizione francese l'imballo constava di circa 4000 pezzi da montare dopo assunzione di Prozac. Sotto lo sguardo di compatimento dei cani, in sole 3 ore sono riuscito a fargli assumere un aspetto grosso modo simile all'originale ed ora fa bella mostra di sé in giardino (ho versato più di una lacrima per le decine di viti avanzate che speravano di rendersi utili e invece...viti spezzate!); il clan felino si è ormai pienamente ambientato, di giorno se la spassano facendosi le unghie sulle casse, qualcuno più temerario riesce ad entrare persino nelle scatole armadio (di solito verso le 3 di mattina, per non farsi beccare) salvo cominciare a fare un casino d'inferno perché non riescono più ad uscire, costringendomi ad andare a recuperarli, normalmente aggrappati con tutte le unghie a qualche parte di quello che era il mio vestiario (tanto, quando sei in pensione, bastano pochi capi...). Per farsi perdonare, vengono a deliziarmi sul letto mettendomi il posteriore in faccia, in segno di grande fiducia e non si creda che non apprezzi il pensiero (però con riserva). Insomma, tutto procede nel migliore dei modi e dei mondi: ieri sera ho riunito tutta la famiglia, umana e non, per esternare tutta la mia preoccupazione al pensiero dell'amarezza di Renzi quando, tra sei mesi, smetteremo di pagare le tasse in Italia. La risposta unanime è stata: "Renzi chi?".

Vai, che c'è ancora speranza.


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