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Una storia di Chrisma

Cià, scè.

Un flusso qualsiasi molto importante.

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2 minuti

Pubblicato il 22 ottobre 2019 in Storie d’amore

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Mi chiedono di ragionare.

Che cazzo c'è, da ragionare?

Quando di mezzo c'è quel coglione del cuore, e quelle troie dei sentimenti, beh, non c'è nulla da ragionare.

Nulla da poter pensare.

Anche perché io non ce l'ho il coraggio di pensare.

Col cazzo, che penso.

A cosa, poi? A cosa cazzo dovrei pensare?

Forse ai miei errori. Ho sbagliato tante volte, e con una frequenza quasi imbarazzante, mai mi sarei aspettato però una cosa del genere.

Mi hai insegnato che le persone vanno via. Mi hai insegnato che a volte non tornano.

E vorrei pure ringraziarti, per queste lezioni di vita, al momento però l'unica cosa che riesco a fare è darti della stronza.


Stronza.


Per cosa, poi?

Per aver deciso della tua vita? No, so che non è così.

In fondo sono infastidito dal fatto che nei sacrifici che hai fatto per essere dove sei ora ci siano anche i miei; sei così, e un po' è anche grazie a me.
Anche io ti ho costruita.


Sto così ed è colpa tua. Ma poi è colpa mia.

È strano.

Non devo pensarci. Meglio uscire, guardare la vita che va avanti.

Chiederle un passaggio. Magari un giorno passo sui sedili davanti.

Giusto?

Mica rimarrò per sempre così?

Rotto?

Il tempo le aggiusta queste ferite, no? Kintsugi col sangue, con le lacrime. No?

Con le notti bianche, e lo schermo del cellulare che illumina il mio volto scavato.

E quindi mi chiedono di ragionare, di andare avanti, ma poi non mi chiami più, non mi messaggi più.

Ho persino paura di vedere i messaggi che ci siamo scambiati... Ora li cancello.

Che ho pure già dimenticato il tuo numero.

Sì.

33...3? Boh. Meglio così.

Dovrei cancellare anche il tuo numero, e ammetto che la cosa sarebbe un tantino terapeutica.

Ma poi è giusto?

Dimenticare la persona che ha mosso i tuoi passi e il tuo cuore?

Forse sì.

Perché poi ti immagino lì, distante anni luce, mentre stringi la mano di qualcun altro, come stringevi la mia, guardandolo con gli stessi occhi con cui guardavi me.

E quell'uomo bacerà le tue labbra, vi porrà un sigillo sopra, una firma indelebile; ti marchierà a fuoco, cancellando su di te ogni traccia della mia presenza.


Ho detto che non devo pensare, cazzo...

Ma qui vedo amore ovunque, quello che manca a me, e la cosa è così fottutamente crudele che fa quasi ridere.

Rido.

Ma ti odio.

Tieniti i nostri ricordi, che ti tormentino durante la notte.


Non devo pensare.


Il sole è un po' più freddo oggi, e qualche nuvola passeggia zitta zitta nel cielo.

Poi pioverà.

Magari laverò via quest'angoscia e regalerò a un'altra donna ciò che per te non era più abbastanza.

Stavolta sarà una donna più calda.

Una donna che si sa ancora commuovere.


Cià, scè.

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