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Una storia di Brividogiallo

Cecilia, ovvero quando il sogno diventa realtà

Se si sogna da soli, è un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia

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Pubblicato il 22 giugno 2021 in Spiritualità

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Quanto può essere pesante ed ingombrante un fascio di libri tra le braccia di una giovane ragazza esile? Del resto non si tratta solo di carta e cartone, Cecilia lo sa bene. In quelle pagine vivono tanti personaggi, tanti paesaggi, tante storie, dolori e felicità e Cecilia trova logico che abbiano tanto peso, devono pesare altrimenti la creatività e la sensibilità di chi li ha scritti, avrebbero ben poco valore.

Ad uno ad uno li sistema al giusto posto negli scaffali dell'immensa libreria dove lavora.

Questo è uno dei suoi compiti, l'altro è quello di far le pulizie nel negozio appena l'ultimo cliente se n'è andato e lei rimane sola, fisicamente sola, ma intorno a lei, racchiusi tra le pagine di quei libri, ci sono eroi ed eroine, mascalzoni ed assassini, c'è felicità e disperazione, insomma c'è un intero universo a farle compagnia mentre spolvera gli scaffali e pulisce il pavimento e questo è il momento della sua giornata lavorativa che lei ama di più, quando tutte le commesse sono andate e lei rimane da sola, il disagio si dilegua, come il senso di inadeguatezza.

Già perché le sue colleghe appartengono ad un mondo sostanzialmente diverso dal suo, sono tutte graziose se non addirittura belle, spigliate e indossano abiti che Cecilia non indosserebbe mai.

Un po' perché non si può permettere di acquistarli dato il suo esiguo stipendio ma anche perché il suo fisico e la sua faccia non meritano altro che vestiti acquistati ai grandi magazzini o su qualche bancarella.

Non è bella Cecilia, con quegli occhiali dalla montatura pesante sul naso, i capelli sempre raccolti in una coda, il colorito pallido e quel corpo del tutto privo di femminilità.

"Il sorcio" è il nome che le sue colleghe usano quando parlano di lei, quando sghignazzano alle sue spalle, chiedendosi come possa essere tanto insignificante e anacronistica una ragazza al giorno d'oggi.

Cecilia lo sa ma non se la prende, o almeno, cerca di non pensarci, di non dar peso al giudizio della gente ma in fondo al suo cuore aleggia sempre un velo di tristezza per non poter essere all'altezza delle sue coetanee, perché la natura non è stata generosa con lei, perché essere così mediocre in tutto le rende difficile, se non impossibile, socializzare, anzi, a dir il vero, raramente Cecilia parla, solo quando le viene rivolta una domanda o quando le danno un compito da svolgere.


È sabato e domani Cecilia avrà una lunga giornata da trascorrere da sola nel suo squallido appartamento.

Cerca di pensare a qualcosa di diverso da fare, non la solita TV, non il solito ricamo che ha iniziato mesi prima e non ha ancora finito ma non ha amici, non ha genitori né parenti da andare a trovare con cui dividere il pranzo della domenica, vive costantemente con un senso di solitudine interiore, una sensazione oscura e persistente che la segue sempre.

Avrebbe tanto voluto avere un'amica, la classica amica del cuore con cui parlare, a cui confidare la sua malinconia, il desiderio di un'opportunità che le cambi la vita ma non ha mai trovato nessuna ragazza della sua età che l'abbia trovata abbastanza interessante da stringere un'amicizia con lei.

Vive chiusa nel suo mondo fatto di sogni e solitudine e sognare è l'unica cosa che le procuri quell'oblio che le fa vivere avventure, amori da favola, una casa bella e confortevole e tanti amici intorno a farle compagnia invece non ha nessuno a cui mostrare il suo vero "io".

Ha tentato anche di trovare compagnia sui social ma pure lì sembra essere trasparente, passa inosservata. Probabilmente il suo aspetto poco accattivante ed il fatto che non abbia nulla di interessante da postare rende inutile anche lì la sua presenza.

Per questo, prima di andar via, ha sottratto un prestigioso atlante dalla libreria ha staccato la placca antitaccheggio riservata ai libri di maggior pregio e l'ha nascosta in uno scaffale all'entrata quindi lo ha infilato nel suo borsone con l'intenzione di restituirlo il lunedì seguente.

Sa che è proibito portare libri a casa ma quell'atlante sarà l'aereo che la porterà in giro per il mondo per l'intera giornata.


È una uggiosa domenica, bagnata da una lieve pioggia, di quelle che possono durare l'intera giornata e rovinare progetti di gite, scampagnate o picnic sui prati.

Cecilia si sveglia alle dieci, vede il cielo grigio ma non se ne preoccupa, in ogni caso non le cambierà nulla.

Poi si ricorda dell'atlante.

Va in cucina, si fa un caffè, prende qualche biscotto e mette tutto su un vassoio.

Prende anche l'atlante dal borsone e porta tutto sul letto.

Inizia a far colazione mentre sfoglia le prime pagine del libro.

Avere con sé quell'atlante le fa sembrare quella domenica diversa dalle altre.

Oggi la sua mente non percorrerà i penosi sentieri della malinconia, della solitudine e del suo senso di inadeguatezza, oggi la sua mente girerà per il mondo alla scoperta di luoghi esotici, lontani, irraggiungibili se non con la fantasia.

Prende il cellulare e fa partire la sua musica, vuole che i suoi viaggi siano un bel film con una degna colonna sonora.

Ora è a Katmandu con i suoi templi, le statue dorate o colorate del Buddha, la piazza Durbar...

Si sente felice Cecilia, come se si trovasse davvero in quel posto lontano e suggestivo, variopinto e disordinato.

Un forte tuono la fa sobbalzare e la tazzina di caffè che ha in mano vacilla e fa cadere parte del liquido sulla pagina dell'atlante.

Cecilia è sconvolta, quel pregiato libro è rovinato per sempre e a nulla varrà la sua offerta di pagarlo di tasca sua, sa che il proprietario della libreria non si fiderà più di lei, si è comportata da ladra, ha sottratto dal negozio un oggetto di valore, come potrebbe perdonarle un furto?

Sarà già molto se non verrà denunciata ma il suo posto di lavoro è perduto come anche la sua dignità ed il suo orgoglio.

Soffriva per il fatto di non essere considerata, di essere derisa per il suo aspetto, la sua timidezza, la sua goffaggine ma ora verrà additata come ladra, una persona non solo scialba ma anche disonesta.

Anche quel poco che aveva le crolla addosso come un macigno, qualcosa che proprio non può sopportare, che la fa sentire un essere inutile, incapace, dannoso.

Dove troverà un altro lavoro che le consentirà di vivere?

È già stato tanto difficile essere assunta in quella libreria dopo la morte dei suoi genitori e forse il burbero signor Castelli, il proprietario del negozio, l'aveva assunta più per pietà che per una effettiva convinzione riguardo le sue capacità.

Sta malissimo Cecilia, ormai non tanto per l'atlante rovinato, la figura meschina che farà e l'inevitabile licenziamento ma per il ribrezzo che prova verso se stessa, ora vede la gente intorno a lei come uno specchio e in quello specchio lei si vede come le persone la vedono, come le persone la giudicano. Una fallita, una ragazza senza alcuna aspettativa, priva di intelligenza, di capacità, di attrattive, di saper vivere e di saper stare al mondo.

Quindi perché continuare a starci?

È questo il suo destino, essere invisibile, trasparente, che ci sia o non ci sia non cambia nulla a nessuno data la sua inutilità ed una vita inutile, fatta solo di sofferenze fallimenti e umiliazioni non ha più senso, è un peso troppo pesante da portare e perché poi? Per che cosa o per chi?

Con calma va verso un mobile dove si trovano esposti pochi oggetti fra cui un piccolo pugnale che i suoi genitori le portarono come souvenir da un viaggio in Brasile.

Come si tagliano le vene per porre fine alla propria esistenza? Il taglio dev'essere fatto in orizzontale o in verticale?

Cecilia non lo sa ed allora fa una croce su entrambi i polsi, si sdraia sul letto e chiude gli occhi.


"Buona domenica Marzia. È riuscita a rintracciare l'indirizzo della signorina Faletti?"

"Si signor Castelli. Dalla sua scheda risulta risiedere in un residence in via Ramazzini 15"

"Bene, bene. Sono certo che sarà in casa e voglio darle la notizia di persona anche per rallegrarle questa domenica grigia e piovosa."

È quasi mezzogiorno quando Castelli arriva al residence.

"Dovrei fare visita alla signorina Faletti, può annunciarmi, per cortesia?"

Il portiere guarda l'uomo con aria stupita poi alza la cornetta del telefono, compone due numeri e attende.

"Strano non risponde!"

"E lei non l'ha vista uscire?"

"Ma no, sono qui dalle sei di questa mattina, sono certo che non sia uscita e del resto...non lo fa mai. Dove dovrebbe andare quella ragazza? Non ha nessuno a cui far visite poverina."

"Forse dorme ancora..."

"Lo squillo del telefono è talmente forte che resusciterebbe un morto. È strano, molto strano davvero."

Castelli resta perplesso ed indeciso sul da farsi poi un'idea si fa strada nella sua mente.

"Senta non posso andarmene senza sapere se la signorina sta bene. Lei ha sicuramente un passepartout, quindi mi faccia la cortesia di aprire la sua porta affinché si possa controllare che non le sia successo nulla."

"Ma signore non è usanza di questo residence introdurci negli appartamenti senza un valido motivo."

"Il valido motivo c'è. La signorina è in casa ma non risponde al telefono della portineria. Apra quella porta così evito di chiamare la polizia."

"No, no la polizia no! Metterebbe in subbuglio gli abitanti del residence, no signore. Mi segua per favore ed una volta entrato dica alla signorina che lei mi ha costretto ad aprire. Non voglio guai io."

Il portiere si dirige verso una porta posta al pianterreno, la apre e poi dice a Castelli :"Io torno al mio posto di lavoro, giustifichi lei questa intromissione, io non voglio essere coinvolto."

"Non si preoccupi, la signorina Faletti non avrà alcun motivo per prendersela con lei, anzi, forse la ringrazierà"

Castelli entra nel piccolo appartamento.

Da una porta chiusa si sente della musica quindi immagina che Cecilia si trovi in quella stanza.

Bussa senza ricevere risposta.

La porta del bagno è aperta ma dentro non c'è nessuno ed anche la cucina è vuota.

Cecilia dev'essere per forza in quella stanza.

Senza altri indugi apre la porta e la scena che gli appare davanti gli fa fare un balzo all'indietro mentre emette un grido rauco e soffocato.

La ragazza è sul letto, supina con le braccia aperte gli occhi chiusi e il lenzuolo sotto di lei è impregnato del suo sangue.

Poi vede l'atlante macchiato di caffè.

Capisce all'istante che la sua intuizione era esatta e senza perder tempo chiama un'ambulanza.

Mentre attende non riesce a trovare il coraggio per avvicinarsi a lei per controllare se respira ancora, si limita ad osservare attentamente il suo petto e vede che un leggero movimento c'è. Forse è arrivato appena in tempo per strapparla a quella morte che lei desiderava.

Desolato poggia su un tavolino la cartella che aveva con sé e attende con ansia lo squillo della sirena.


Cecilia è distesa sul letto dell'ospedale nel reparto di rianimazione, un respiratore sulla faccia, una flebo attaccata ad un braccio e vari fili che la collegano al monitoraggio.

Castelli la guarda dal vetro e, con i capelli sciolti sparsi sul cuscino e quel il viso pallido quasi cereo, sembra una bambola in attesa di qualcuno che la prenda tra le braccia e la culli con dolcezza.

Aveva immaginato qualcosa di molto diverso da tutto questo, un momento di felicità per lei, forse il primo dopo tanto tempo invece è lì che lotta tra la vita e la morte.

Se solo fosse arrivato un'ora prima!

Così cerca di convincersi che ognuno di noi ha il suo destino, che nessuno può cambiare per quanto ci risulti difficile accettarlo ed il destino di Cecilia è appeso ad un filo posto sopra un bivio, continuare a vivere o perdersi per sempre.

Castelli non ha idea della gravità delle condizioni di quella ragazza, non ha avuto ancora l'opportunità di parlare con il medico quando lo vede uscire da una porta e dirigersi verso di lui.

"Lei è il padre?"

"No, no, sono il suo datore di lavoro."

Il medico lo guarda stupito poi aggiunge :"I familiari sono stati avvertiti?"

"Non ha nessuno. È sola, né familiari, parenti o amici. Ma mi dica, ce la farà?"

"È ancora troppo presto per saperlo, ha perso una gran quantità di sangue ma è giovane e i suoi organi vitali sono forti. C'è solo da aspettare, non si può fare altro oltre a quello che le stiamo facendo. Ora vada a casa a riposare, sono ore che è in piedi davanti a questo vetro."

"Va bene ma le lascio il mio numero di telefono, per ogni evenienza....a qualsiasi ora."

La luce rossastra del tramonto gli punge gli occhi mentre esce dall'ospedale per rientrare a casa.

Una casa molto diversa da quella di Cecilia, grande ed accogliente, arredata con gusto e dotata di ogni comodità ma ugualmente vuota e silenziosa, un silenzio opprimente, a volte insopportabile che lo fa sentire vicino a Cecilia, quella ragazzina che quattro anni prima era entrata nel suo ufficio, timida e imbarazzata.

Gli aveva raccontato brevemente la sua storia e gli aveva detto che aveva un disperato bisogno di lavorare.

Una storia tanto triste e difficile per una diciassettenne, tanto che sarebbe stata pesante anche per una persona matura.

Ed ora che era rimasta sola al mondo, invece di vivere la sua adolescenza come tutti gli altri ragazzi della sua età, era lì, davanti a lui con lo sguardo malinconico e implorante a chiedergli la possibilità di vivere, di poter mangiare tutti i giorni e di avere un tetto sopra la testa.

Una ragazzina con un problema esistenziale più grande di lei che avrebbe gettato nell'angoscia anche un adulto.

Castelli non aveva bisogno di personale ma non se la sentì di abbandonare quella ragazza, quindi sollevò le commesse dall'incarico di rifornire giornalmente gli scaffali e licenziò la donna delle pulizie.

Le offrì dunque un modesto impiego con uno stipendio esiguo ma che le avrebbe permesso di vivere, di più non poteva fare per lei.

Ma ora una delle commesse si è licenziata per andare a vivere all'estero insieme al marito e lui ha pensato subito subito a Cecilia deciso a darle quell'opportunità che lei immaginava solo nei suoi sogni.

Essere una commessa di una delle librerie più prestigiose di Roma non significa solo un sostanziale aumento di stipendio ma soprattutto la consapevolezza di essere considerata all'altezza di quell'incarico, lavorare a contatto con la gente, sorridere e parlare e non passare più le sue giornate chiusa nel magazzino. Sarebbe stata una bella iniezione di fiducia ed avrebbe accresciuto la sua autostima, cosa di cui Cecilia ha disperatamente bisogno.

Questo pensava Castelli mentre si recava al residence dove lei viveva e mai avrebbe immaginato un epilogo simile.

Da ormai cinque anni conosce anche lui la solitudine, non quella fisica ma quella interiore.

Da quando ha perduto la sua amata Brigitta, una donna energica, positiva, solare che non le aveva fatto sentire troppo la mancanza di un figlio dovuta alla sua infertilità, lui si è chiuso in se stesso, oppresso dal dolore e dai sensi di colpa per non essere riuscito a rendere madre Brigitta e per non avere, ora che ne sente maggiormente la necessità, un figlio da tenere per mano e guidare attraverso la vita.

È un uomo professionalmente realizzato ma solo, con quel senso di vuoto interiore che lo avvicina a Cecilia e gli fa comprendere ma non giustificare il gesto disperato di quella ragazza.


Castelli si sveglia a fatica dopo una nottata passata tra il sonno e la veglia, con l'ansia di sentire il cellulare squillare all'improvviso.

Ma non ha squillato.

Questo lo fa sentire più tranquillo ma, nonostante sia lunedì e dovrebbe recarsi in libreria, si veste e corre in ospedale.

Cecilia è sempre lì, in rianimazione, ma è ancora viva e gli sembra che il pallore del suo volto si sia attenuato dando alla ragazza un aspetto più vitale.

Ferma un'infermiera e chiede di parlare con il medico che si occupa di Cecilia.

"Ha passato la nottata in maniera tranquilla e questo è un ottimo segnale perché, sinceramente, credevo che l'avremmo persa da un'ora all'altra.

I parametri vitali sono migliorati e, se continua così, questa sera sarà trasferita in reparto."

"Non immagina quanto questo mi renda felice."

"Sì, signor Castelli, ma noi stiamo salvando il corpo di Cecilia ma non la sua anima.

Chi tenta il suicidio, anche dopo una perfetta ripresa fisica, ha bisogno di cure, psichiatriche e affettive. Sono preoccupato dalla solitudine pratica ed interiore in cui vive questa ragazza e niente ci può escludere che non tenti di rifarlo nuovamente."

"No dottore, la vita di Cecilia cambierà e con essa anche il suo spirito. Cecilia, quando uscirà da qui, sarà una ragazza diversa, è un impegno che mi sono preso ed è anche quello che desidero."


Cecilia è seduta sul letto e, dentro di lei, assapora quel misto di ansia e fortissima curiosità, agitazione ed eccitazione.

Le hanno detto che sta per ricevere una visita e lei non riesce ad immaginare di chi possa trattarsi.

"Il portiere del residence, solo lui sa, perché mi hanno detto che è stato lui a trovarmi. Sono sicura che si tratti di lui ma intanto al negozio si staranno chiedendo che fine ho fatto ed io non ho il coraggio di raccontare al signor Castelli tutta la verità. Meglio sparire, da codarda quale sono. Ma che ne sarà di me ora? Non voglio pensarci adesso, voglio solo godermi questa visita anche se dovrò dirgli che sono costretta a lasciare il residence." prende lo specchio e la spazzola che le hanno dato e, lentamente, pettina i lunghi capelli dorati cercando di non pensare al suo futuro.

Sente bussare alla porta e dopo un istante la vede aprirsi e la persona che le appare le fa balzare il cuore in gola.

"Buongiorno Cecilia, sono felice di vederti, non immagini quanto."

Posa su un tavolo il grosso mazzo di rose rosa che stringeva tra le mani e si siede accanto a lei.

"Signor Castelli... lei qui? Come ha saputo dove mi trovo?"

Vede le sue labbra tremare, lei è in preda ad un'agitazione che lui non vede l'ora di placare.

"So tutto Cecilia, tranquilla. L'atlante sottratto e rovinato dal caffè, la tua disperazione e il tuo gesto sconsiderato e inconsulto."

Cecilia è confusa, sta vivendo una situazione che non avrebbe mai previsto, vorrebbe dire qualcosa di sensato ma non sa proprio cosa dire.

"Merito un mazzo di rose per tutto questo?"

Castelli scoppia a ridere e le prende delicatamente una mano :"Meriti molto di più ed io sono qui per questo. Appena ti sarai ripresa del tutto, al negozio ti aspetta una nuova postazione. Lascerai il magazzino e ti occuperai delle vendite. Conto molto su te, so che hai letto più libri tu di tutte le mie commesse messe insieme! Sarai un'ottima venditrice."

Cecilia è senza parola e senza fiato. Ha sempre amato sognare ma non ha mai creduto che i sogni si potessero avverare ed ora, in quella che sembrava la sua ora più buia e spaventosa, si sta realizzando il suo sogno più grande: qualcuno di molto importante per lei le sta dimostrando fiducia, crede in lei e nelle sue capacità e questo le fa sentire un piacevole senso di calore nel petto.

"Dimmi solo una cosa. Perché hai sempre cercato di sembrare bruttina? Senza quegli orribili occhiali e con i capelli sciolti sei così graziosa!"

"Io non so che dire, posso solo ringraziarla per questa opportunità che non credo di meritare dopo quel che ho fatto, comunque grazie dal più profondo del mio cuore."

"Sono io che ringrazio te. Mi hai restituito uno scopo nella mia stupida vita. Da oggi prendermi cura di te sarà fonte di gioia e soddisfazione. Un po' come avere quella figlia che non ho mai avuto."

E con la mano fa una carezza su quel viso delicato bagnato da qualche lacrima.












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