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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TRAVELOGUE

Bla, bla, bla ...

(..tre uomini in barca, per non dire delle pentecane).

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3 minuti

Pubblicato il 04 ottobre 2019 in Giornalismo

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Senza parole.
Senza parole.

Bla, bla, bla … tre uomini in barca, per non dire delle pentecane.


La deprecabile governabilità del binomio giallorosso + uno da poco instauratosi sugli scranni del Parlamento si è già arenata sul ‘fondo melmoso’ per le medesime idiosincrasie che sentiamo ripetere da tempo immemore.


Sempre le stesse da sempre e sulla bocca di tutti, come il ritornello della nota canzone: “..parole, parole, parole”. Tant’è che è diventata ormai sinonimo di smaccata ironia: “parole, parolacce e sproloqui” giornalieri, eseguita in tutti gli spalti da una parte e dall’altra, come mai prima si era sentita, neppure dai garzoni (leggi borgatari) dei più malfamati mercati rionali.


Ma gli insulti tra i due (anche tra i tre, i quattro e i cinque) non sembrano bastare mentre i fatti, che stentano ancora a prendere il via, sembrano arenatisi sul fondo stavolta ‘merdoso’ delle molte promesse lasciate sulla carta, la cui puzza invade le strade e le piazze della Capitale, di quella Roma definita ‘la più bella città al mondo’.


Un’immagine romantica d'una città resa però invivibile dalla sporcizia riversata che si va accumulando giorno dopo giorno e che ormai arriva all’altezza dei primi piani dei palazzi. Quindi 'di dentro' e 'di fuori' dalle segrete stanze parlamentari, lasciata da chi: rossi, gialli, verdi e turchini, tutti assieme, di volta in volta vi si alternano.


E, come si suol dire, venuti da chissà dove, a ‘cagare’ fuori dal bidone; tant’è che hanno trasformato questa oltrefamosa città in una discarica a cielo aperto e che, come se non bastasse, è abbandonata a se stessa senza ispezioni e manutenzioni di quelle aree di giurisdizione comunale e/o regionale che più abbisognano di cure specifiche.


Ma non basta. Tutti ricordiamo quando Venditti cantava: “..quanto sei bella Roma quanno è sera” e continuava con “..quanno piove”. Quando piove?, che ne volete sapere se non siete mai capitati a Roma 'quando piove', quando gli ombrelli colorati vengono sostituiti dalle calosce e le mascherine diventano mute da palombari.


O quando la ‘monnezza’ comincia a sciogliersi in liquami puzzolenti negli acquitrini che vanno riempiendo le innumerevoli buche stradali; o quando le fogne incontinenti straripano e si trasformano in fossati maleodoranti che sprofondano nel sottosuolo. In quel sottosuolo dove spesso trovano rifugio gli 'immigrati' e i senzatetto.


Per non dire delle ‘pentecane’ (leggi ‘sorche’ in romanesco), grasse come porcelli che si arrampicano fin sulle auto in sosta per farsi finalmente una doccia d’acqua pulita. E di quei gabbiani cosiddetti ‘reali’ per la loro grossa costituzione che, lasciate le sponde del biondo Tevere s’intrufolano nelle case e incominciano a volteggiare attorno ai frigoriferi.


Entrambi ‘sorche’ e ‘gabbiani’ non sono poi così diversi da quei parlamentari che ben si nutrono, a nostre spese, di cibi prelibati e manicaretti, ‘alla faccia di quanti tirano a campare’ con quattro baiocchi di pensione, raccimolati dopo aver sputato amaro per 40anni sui posti di lavoro.


Di quanti, haimè, si ritrovano oggi a frugare nei cassonetti dell’immondizia … quella sì davvero ‘indifferenziata’. Quando cioè ... ma è tutto un dire.


pst: le risposte, se ci saranno, sono rimandate al prossimo 'bla, bla, bla.





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