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Una storia di Minisorge

Quell'incontro tanto desiderato

quando i desideri prendono vita

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17 minuti

Pubblicato il 16 novembre 2020 in Erotici

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Ed ero lì, in quella fredda serata di metà novembre, dietro la stazione di Santa Maria Novella. Ero infreddolita, d'altronde indossavo solo quel leggero vestito estivo, e, mentre aspettavo l'arrivo di Daniele ebbi tutto il tempo di pensare a cosa mi aveva spinto ad arrivare fino a qui.

Avevo conosciuto Daniele circa un anno prima, su una chat online a tema bdsm, un mondo che io trovavo affascinante ma del quale non avevo mai fatto parte; il suo nick era "IL MAESTRO", e a differenza di me, la dominazione faceva parte del suo stile di vita. Dopo la prima chiacchiera in chat ci scambiammo l'indirizzo mail e iniziammo a scriverci quasi quotidianamente, lui era di Padova ed io di Firenze, e tra noi non ci fù mai uno scambio di numeri di telefono, mai una chiamata, mai una videochiamata, mai una foto, era tutto affidato alla nostra sincerità. Fin quando ieri ricevetti una sua mail:

"Domani sera sarà vicino casa tua, se vuoi vedermi vieni alle 21:15 dietro la stazione, davanti al McDonlad's. Non rispondere a questa mail, se deciderai di venire hai 3 cose che devi necessariamente rispettare: 1)indossa qualcosa che ti lascia le maniche scoperte, così posso riconoscerti 2) metti scarpe aperte e 3)non indossare il reggiseno. Se non ti farai trovare lì addio per sempre."

Riflettei su questa mail per tutto il giorno, poi dissi a mio marito che stasera sarei uscita con le amiche, e, neanchefosse stato calcolato, lui avrebbe fatto il turno di notte.
Avevo deciso, stasera avrei incontrato Daniele. Così stasera ho indossato questo lungo vestito estivo, con una scollatura generosa, dei sandali non troppo alti e, contrariamente alla richiesta di Daniele misi un bel reggiseno coordinato con le mutandine. Parcheggiai la macchina e mi misi ad aspettarlo nel punto stabilito.

Alle 21:20 una macchina bianca si accostò a me "LadyCuriosa, sali", quello era il mio nick quindi l'uomo alla guida era lui, il Maestro. Sali in macchina immediatamente, non vedevo l'ora di trovare un pò di calore dato che avevo preso abbastanza freddo. "Piacere Sabrina" dissi porgendogli la mano, "Piacere Daniele, ma tu devi chiamarmi Maestro", mi disse sorridendo, ed io pensavo stesse scherzando.

La macchina partì, ma dopo veramente pochissima strada sulla mia guancia si stampò la sua mano. "Ma che cazzo fai" dissi. "Sbaglio o non hai fatto quello che ti avevo detto?" "Scusa ma se non indosso il reggiseno è troppo evidente, ho un seno troppo grande, non posso non metterlo, si vede troppo, mi vergogno" "Le condizioni erano queste, se non ti sta bene scendi" e accostò la macchina. Esitai un momento, ma ormai ero lì, e avevo troppo voglia di conoscerlo, sbottonai il reggiseno e lo sfilai dalla scollatura del vestito, lui lo prese e lo lanciò sui sedili posteriori. La macchina riparti e continuammo il nostro viaggio.

Iniziammo a parlare del più e del meno, di mio marito e di sua moglie, del lavoro, e nel mentre iniziò ad accarezzarmi una coscia, il suo tocco mi fece provare un brivido mai provato prima che esplose nel mio interno coscia, i miei capezzoli si irrigidirono e non passarono inosservati, infatti subito li prese tra due dita e li tirò, mi fece male, ma mi uscì più un verso di piacere che di dolore, "mi piace la tua resistenza al dolore". Un pò imbarazzata sviai il discorso "dove stiamo andando?" chiesi, "a cena". Arrivammo fuori questo bel albergo, presi un giacchetto dalla mia borsa e lo misi, intanto lui aveva fatto il giro della macchina e mi aprì la portiera, ma appena mi vide , uno schiaffo, anche più forte del precedente mi colpì. "Non ti ho detto di coprirti, e tu stasera fai quello che ti dico io. Te lo chiedo per l'ultima volta, vuoi passare questa serata con me? se accetti non hai diritto a fare le tue scelte, perchè sarò io che sceglierò per te. sono il tuo Maestro e tu farai solo quello che ti dico io"

Tolsi il giacchetto e scesi dalla macchina.


Entrammo in questo bell' albergo del centro. "è pronto il nostro tavolo?" chiese Daniele appena entrammo. "Si signor Mancini, potete accomodarvi". Per la prima volta venivo a conoscenza del suo cognome! Seduti al tavolo inizia ad osservarlo bene. Daniele era un bell'uomo sulla quarantina, alto, robusto, con delle spalle davvero possenti. Era moro con dei bellissimi occhi verdi, ed era elegante con quella sua camicia bianca e la cravatta blu, come i suoi pantaloni. Ordinammo e mangiammo, appena finito mi disse con autorevolezza "Ora va in bagno, togli le mutande e lasciale in bella vista sul water e poi torna qui." Mi alzai, e forse solo per mia suggestione, sentii gli sguardi su di me, novità per me che di solito passo abbastanza inosservata. Sono 160, ho gli occhi castani e i capelli mogano, sono rotondetta e l'unica cosa che fa girare gli uomini a guardarmi sono le mie tette, ho una 6!

Arrivata in bagno tolsi gli slip, ma per timore che entrasse qualcuno subito dopo di me , li accartocciai in un angolo ed uscii in fretta, ma dietro la porta trovai Daniele "tu va a sederti, che io devo controllare se stavolta hai obbedito", feci no con la testa, ma ormai non potevo far molto quindi tornai a sedermi. Poco dopo arrivò Daniele che aprendo la mano sul tavolo fece cadere le mie mutande che prontamente io presi e infilai in borsa. "Anche stavolta non sei stata obbediente, si vede che tuo marito ti lascia troppo libera, avresti bisogno di qualche strigliata , mi hai fatto arrabbiare, il dolce lo mangeremo in camera" mi afferrò per un polso e si fece seguire. La camera era al terzo piano, in ascensore spinta da non so quale coraggio mi avvicinai per baciarlo, ci baciammo, appena arrivati in camera mi buttò sul letto a pancia in giù, mi bacio il collo , le spalle, mi accarezzò, ma dopo poco sentii freddo al collo, mi aveva poggiato qualcosa di freddo, appena realizzai mi accorsi che era una specie di collare di metallo, con un gancio davanti e uno dietro al quale era collegato un guinzaglio . "Spogliati e mettiti in ginocchio vicino la porta e aspettami li, io vado in doccia"

Lo feci, lo aspettai per circa 15 minuti, in ginocchio, vicino la porta, con le gambe che mi facevano male, ma non volevo deluderlo ancora. Uscì dal bagno nudo e visibilmente eccitato, allora non ero l'unica ad esserlo pensai. "Vedo che stavolta sei stata obbediente, ma io non dimentico e devi ancora scontare quello di prima" e si andò a sedere alla scrivania, "cammina come una cagna e vieni qui" andai, e lui legò il guinzaglio alla gamba del tavolo e subito mi colpì con una manata sul culo "Oh mi fai male Daniele, fa più piano!". Per risposta mi diede un altra sculacciata, stavolta più forte tanto da sentite nitidamente la fede sulla mia chiappa. "Daniele non esiste, ti ho detto che devi chiamarmi Maestro in questo momento, e non esiste nemmeno il fai più piano". Dal cassetto prese un frustino di quelli per cavalli, "Facendo un breve calcolo, per non avermi obbedito, dal reggiseno ad adesso ti meriti 35 frustate, io ti frusto e tu le conti e mi ringrazi "mi disse. SBAM! "1 scusami per averti deluso" SBAM! "2 grazie per la pazienza che hai avuto con me" SBAM! "3 grazie perchè mi stai facendo provare nuove cose"... Arrivati alla 25esima avevo il culo in fiamme e le lacrime agli occhi, e lui aumentava la forza ad ogni frustata. "Allungati a pancia in su" mi ordinò. Mi girai come meglio potevo dato che ero legata con il guinzaglio. SBAM! erano 26, il colpo prese in pieno il mio capezzolo e sentii un dolore lancinante, dalla mia bocca non uscì una parola ma solo un urlo. SBAM! SBAM! SBAM! SBAM! Il 30 lo contò lui. Ne mancavano ancora 5, io ero distrutta e le mie tette erano rossissime. "Allarga le gambe" subito ci passò la mano e mi accorsi che ero un lago di umori e se ne accorse anche lui, che senza delicatezza infilò 3 dita dentro ed un urlo di piacere uscì dalla mia bocca. "Ma allora ti piace essere frustata, senti come ti sei bagnata", tolse la mano e me la passò sul viso, e SBAM! 31, la frusta era sul mio interno coscia, SBAM!32 e la frusta era sul mio clitoride, SBAM! 33 sempre li ma ancora più forte, stavo piangendo, ma a lui non interessava e a quanto pare neanche alla mia fica che continuava a bagnare dei suoi umori il pavimento.SBAM!34, SBAM! 35. Avevo smesso di contare da tempo, portavo il conto solo nella mia testa. "Vado a chiamare mia moglie per la buonanotte, hai tempo per riprenderti un pò".

Si vestì, mi sciolse il guinzaglio dal tavolo, mi baciò e uscì dalla camera.


Mi alzai dolorante, era la prima volta che qualcuno mi faceva del male fisico; mio marito al massimo mi aveva dato qualche sculacciata a pecorina. Andai in bagno e decisi di farmi una doccia, ma quando provai a togliere il collare mi accorsi che era chiuso con un lucchetto, senza chiave non avrei potuto aprirlo. Feci una doccia in fretta, mi coprii con un asciugamano, vidi che Daniele non era ancora tornato e mi buttai sul letto ancora dolorante. Mi addormentai per un attimo credo, e venni subito svegliata dalle sue mani che accarezzavano i segni che mi aveva lasciato sul sedere e dalla sua bocca che baciava la mia schiena. “Sei stata davvero brava per essere alla tua prima esperienza” mi disse. “Ah grazie, ma non credo che quando mio marito vedrà questi segni potrei dirgli questo” “Non farti vedere alla luce per un paio di giorni e non se ne accorgerà neppure, andranno via in fretta”. I suoi baci mi eccitavano da morire, tanto che il dolore era già scomparso. “Lo sai cosa sanno fare bene le cagne come te?” disse cambiando il tono della voce. “Cosa?” risposi con la voce un po’ tremante. “Devi dirmelo tu, facciamo un gioco, tu hai due possibilità, se indovini ti tolgo il collare, se invece sbagli verrai punita”. “Obbedire?” risposi senza nemmeno pensarci, sembrava che fosse la cosa a cui lui teneva di più. “No, ritenta, hai un'altra possibilità”. “Leccare?”. “Potrebbe essere, ma non è questa la risposta che volevo, quindi tra poco avrai la tua punizione, le Cagne sanno scodinzolare bene, e adesso dato che stasera sei la mia cagna scodinzolerai per me in questa stanza”, io rimasi un po’ perplessa, lui si alzò e prese un plug anale che aveva un coda e me lo diede. “Questa è la mia punizione?” chiesi scuotendo la testa. “No, questo è per il mio e per il tuo piacere, la punizione sarà che dovrai infilartelo da sola, e purtroppo per te, ho dimenticato di mettere in valigia il lubrificante, dai non fare troppe storie, veloce” e si andò a sedere nuovamente alla scrivania. Mi lasciò sul letto con il plug in mano, lo osservai bene, era la prima volta che ne vedevo uno dal vivo, Fortunatamente non era grande, ma d'altronde lui lo sapeva che il mio culo era vergine, ci misi un poco di saliva e provai ad infilarlo, ma provai dolore e soprattutto tanta resistenza, si era immediatamente asciutto. “Mettilo prima in fregna e poi subito al culo, si lubrifica meglio”. Feci quello che mi aveva detto ma non riuscivo a farlo entrare. Daniele si alzò di scatto, prese il plug, mi fece mettere a quattro zampe, lo infilò nella mia vagina e, con un colpo secco e violento, lo mise nel mio culo. Mi morsi un braccio per non far sentire i miei urli in tutto l’albergo. “Adesso da brava cagnolina fai un giro scodinzolando per la camera e torni qui da me a leccarmi le palle” Si tolse nuovamente i vestiti e si risedette alla scrivania. Sentii di nuovo quel brivido esplodermi tra le gambe, scesi dal letto e gattonai in fretta, nonostante mi facesse male il culo, e , arrivata tra le sue gambe iniziai subito a leccargli le palle, a succhiarle e a leccarle ancora, poi proseguii per tutta l’asta del cazzo e finalmente lo presi in bocca, lo desideravo da quando era salita nella sua macchina, dopo qualche mio su e giù, mi mise una mano sulla nuca e spinse la mia testa sul suo cazzo, mi arrivò fino in gola, volevo tossire, ma lui non mi lasciava muovere, mi continuava a scopare la gola ed io ero inerme tra le sue gambe, la mia bava colava sulla sedia e sul pavimento, poi mi lasciò e io continuai con gusto, i suoi gemiti mi facevano capire che stava apprezzando e io non mi sarei più fermata, mi scopò la gola ancora un po’, non avevo mai sbavato così tanto, se ne accorse anche lui. Si alzò di scatto “Guarda che cazzo stai combinando?” rimasi in ginocchio, con lo sguardo basso, li per li non capivo a cosa si stava riferendo. “Lurida cagna hai sbavato dappertutto, pulisci!”. Mi alzai per andare a prendere della carta, ma mi prese per i capelli e mi ributtò per terra. “Lecca troia, lo vedo che sei eccitata, usa quella lingua cosi eccitata dall’essere trattata come una cagna”.

Feci quello che mi aveva detto senza esitare, era vero, ero eccitata come forse non lo ero mai stata, d’improvviso il mio telefono iniziò a suonare, non so bene che ora si fosse fatta. “Sarà mio marito, devo rispondere, non l’ho avvisato sul mio rientro a casa, sarà preoccupato”, mi alzai e risposi alla chiamata. Appena risposi Daniele mi prese per i capelli e mi buttò a pancia in su sul letto, io non potevo fare un verso, e la telefonata si prospettava lunga perché mio marito aveva iniziato a raccontarmi una faccenda di lavoro. Di colpò tolse il plug che avevo nel culo senza un minimo di delicatezza, cercai di dargli un calcio, ma lui legò le mie caviglie alle 2 estremità del letto e mi infilò violentemente 3 dita nella fica che entrarono senza nessuna difficoltà, trattenni con fatica un gemito di piacere; appena chiusi la telefonata mi disse “Ma che brava cagna che sei, sai stare in silenzio quando devi e dovresti sentire che lago sei qui sotto, si vede che desideravi essere usata un po’, adesso ti farò vedere come le cagne vengono usate per soddisfare le voglie del loro padrone, dimmelo che sei una lurida cagna in calore!” “Si sono una cagna ed è vero che desideravo essere usata da te”, mi diede un colpo deciso su un capezzolo, “Una cagna come?”, “Una cagna in calore” risposi, ricevetti un altro schiaffo stavolta sul viso, “Manca ancora un pezzo”, “Una lurida cagna in calore Maestro” dissi, quasi spaventata dal ricevere un altro colpo. Ma non mi colpì, anzi mi baciò, mi accarezzò e nel mentre mi legò i polsi tra di loro e uniti li legò alla sponda del letto. Ero completamente immobilizzata, nuda, con le gambe spalancate davanti a lui, desideravo che mi possedesse, ma ciò non era ancora tra i suoi piani. “Finalmente hai dato la risposta giusta, brava, adesso ti aprirò come mai sei stata aperta in vita tua, goditela e non urlare troppo, è tardi, potresti svegliare qualcuno, e mica vorresti farti vedere conciata così se qualcuno dovesse venire a bussare perché con le tue urla disturbi?” Annuii senza dire una parola, si alzò e prese del lubrificante. “Ma non avevi detto che non c’era?” Lo incalzai immediatamente. “Mia cara, era la tua punizione, con il gel sarebbe stato troppo facile e tu non te lo meritavi”. Mise un po’ di gel sulle sue dita “Ora ne infilo 4” le infilò con la sua solita indelicatezza, le muoveva forte, mi piaceva da morire, i miei gemiti crescevano, “Ora 5”, i miei gemiti si trasformarono in urletti di piacere, ed a lui non sembrava dargli fastidio, fino quando spinse tutta la mano dentro di me, urlai forte, “Ho detto che devi stare zitta” “Ti prego Daniele, mi fai male”. Tolse la mano e iniziò a stringere forte il clitoride, pensavo si staccasse da un momento all’altro. “Ho anche detto che non devi chiamarmi Daniele” “Perdonami Maestro non lo farò più, ma ti prego, mi stai facendo male”, allungò la mano nella mia borsetta e prese le mie mutante che mi spinse velocemente tutte in bocca. “Se le sputi la mano te la ficco nel culo” e mi diede altri 2 schiaffi sui seni mentre ancora stringeva il clitoride. Mi lasciò e io cercai di rilassarmi il più possibile, Il Maestro tornò ad aprirmi completamente la fica, e così ebbi il primo squirting della mia vita, ma lui non si fermò e poco dopo ebbi anche il secondo, ero distrutta. Mi sciolse velocemente le caviglie e si mise sopra di me, iniziò subito a scoparmi con forza mentre mi schiaffeggiava su tutto il corpo, il seno, la faccia, le gambe. Venni di nuovo. Senza preavviso tolse il cazzo dalla mia fica e lo infilò nel mio culo. Urlai forte, ma le mutande nella mia bocca attutirono il tutto. Iniziò nuovamente ad aprirmi con la mano mentre mi scopava il culo, ebbi altri 2 orgasmi!

“Voglio venire nella tua bocca!” mi disse sciogliendo le mie braccia dal letto. Mi tolsi le mutande dalla bocca, mi misi in ginocchio e inizia a succhiarglielo con foga, dopo pochissimo mi venne in bocca, e senza nemmeno farmelo dire mandai tutto giù e lo pulii per bene. Mi tolse il collare ed infine mi sciolse i polsi e mi baciò mentre io ero ancora in ginocchio. “Andiamo a fare una bella doccia” mi disse. Entrammo nella doccia e lui mi disse “Inginocchiati, che il tuo lavoro non è ancora finito”, sicura che volesse un altro pompino lo feci subito, ma lui mi tenne la testa con le mani e iniziò a pisciarmi sul viso. Cercai di divincolarmi, mi faceva proprio schifo la cosa, ma lui mi diede un calcio su un fianco e mi tenne la testa in una morsa fortissima. “Ti ho detto che devi essere ubbidiente con me. Ecco ho già finito. Serviva farti menare ancora? “ Scusami, hai ragione , perdonami ancora Maestro” dissi rassegnata e un po’ schifata per la puzza di pipì che avevo sul viso e tra i capelli. Mi lavai per bene, lui mi insaponò la schiena, ci baciammo a lungo. Uscita dalla doccia mi soffermai davanti lo specchio, sul mio corpo erano evidenti alcuni segni che mi aveva lasciato, ero stanca ma il mio corpo ancora fremeva di piacere. Ci mettemmo sul letto per un po’, ci anche addormentammo, dopo qualche ora uscimmo dall’albergo e mi riaccompagnò alla macchina. Ci salutammo affettuosamente ed io tornai a casa, giusto una mezz’oretta prima di mio marito. Misi addosso un pigiamone molto coprente e mi infilai a letto.

Ora mio marito dorme al mio fianco, ma io non faccio che pensare alla nottata appena trascorsa; ho ricevuto una mail da Daniele, c’è scritto: “Scusami se ho dovuto farti del male, ma è così che funziona il mondo che tanto dicevi di voler sperimentare, ma mi sono accorto che il dolore ti eccita molto. Credo che tornerò qui molto presto, e magari chissà, non ci sarà nemmeno bisogno di rovinare a forza di schiaffi quel bel visino, truccati un po’ prima del risveglio di tuo marito, temo di averti lasciato un livido su uno zigomo, e comunque, ho ancora il tuo reggiseno con me, se magari mi dai il tuo indirizzo posso spedirtelo”. Sono corsa subito in bagno a controllare, ed è vero, ho un livido abbastanza evidente, dovrò esagerare con il fondotinta. Rivado a letto e rispondo in fretta alla mail: “E’ stato tutto per me un piacere in questa serata, se questo mondo BDSM mi provoca questo piacere spero davvero che tu, caro il mio Maestro, torni presto in questa zona, per approfondire la conoscenza.” Gli ho anche allegato il mio indirizzo. Ci incontreremo ancora? Chissà!



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