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Una storia di DomenicoDeFerraro

CANTO SERALE NEL REAL BOSCO

TARANTELLA NAPOLITANA

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5 minuti

Pubblicato il 12 ottobre 2019 in Poesia

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CANTO SERALE NEL REAL BOSCO




Afflitto dalla volgare vita, canto il mio vaneggiare per rime. Scendo negli inferi sotto mentite spoglie , lungo il mio cammino accordo la mesta lira, nella sera esprimo il mio desiderio di crescere poi si attanaglia in me il dubbio , mi batto contro il dilemma che ogni cosa debba essere al fine . Ed odo voci leggiadre , più rade , man rade, sento la folla avanzare , indietreggiare, gemere , urlare poi comprendo la fine del mio canto . E non ci sono scusanti , senza mezzi termini in questo delirio lirico quasi satirico. Con tutti i mie anni legati alle caviglie , vado all'esequie del gatto , ci vado ben vestito con la mia compassione di sempre poi colgo nel volgo la volgare lingua , declamo un immortale poema ,ballo con una virgola che rima gentile sul bordo di un rigo. Sono felice d’essere nell' ossessione naturale , maturo, turbato dal limite precostituito , pregnante , saccente, incappato nel tarlo , colpito dalla freccia assassina. Gaudente lo fui poi perdente , infido condottiero , esule amico di una battona . Ed il suono della campana destarono in me il breve senso di un tempo perduto , un breve tragitto tra i morti la breve speranze di rinascere ed in preda a questo delirio mi destai dal sonno.


Sono passata le sette , non si vede nessuno in giro credo siano tutti davanti alla televisione , c’è chi chi cerca di passare dentro la cruna di un ago . Un angelo gaudente amico della mia gioia , mi siede vicino , poi gemente, ripasso con tutta la mia tristezza , sotto gli alberi nascosto vado nella città che si prepara ad aprire le gambe a mostrare il suo volto vulvare quasi vulcanico . Sulla spiaggia , felici con tanti rifiuti , un amica tira l’amica amata , cercando di capire cosa potrebbe accadere poi la morte dolce come il suono dei violini dei grilli canarini s’ode suonare nel bosco incantato. In molti si cercano , alcuni si vedono , oltre la boscaglia ove tutto può succedere , ove tutto sembra lecito è la città diventa sempre più una pattumiera dove gettare i propri rifiuti.


La confusione la falsità , emergono dentro il mio animo, rimango perplesso, povero tra gli uomini , appresso a qualcuno che non vuole morire poi rido ed così facile superare l’incerta sorte , essere presi per mano e gettati dentro questo fosso d’anime dannate. E verranno i musici con la banda in testa guidati dall’ uomo dall’irto sopracciglio sul monte della misericordia , nel ricordo d’amori passati , passa si perde implorando nell’ angoscia ogni cosa finisca presto.

Il mistero è celato in noi e quando saremo giunti , oltre questo breve tragitto , oltre il credere ed il volere, oltre la falsità con la consapevolezza dell' essere , oltre questo corsi e ricorsi storici , tradito dalle parole , balleremo in cerchio dentro i roghi della giovinezza. Facile a dirsi , difficile giungere ad una sana conclusione.


Fatti fummo per capire ed il passare , oltre questa breve sogno che si bagna dentro la fonte dell’innocenza , lassa nell’ossesso di forme infide , tutte legate alla morte e all’incomprensione. E per città e terre lontane va il mio spirito indomito , oltre i verdi monti dell’infanzia , nella lussuria , crudele che brucia il mio corpo nelle vane passioni materne. Il mondo si prenderà mai cura di me , c’è chi ride cerca di capire cosa è giusto . Come ogni interrogativo si svela il senso nascosto del dire in questa danza di desinenza, intrisa di verbi ed avverbi. Tutto ho compreso , poi non sono fatto per essere troppo sincero, per capire che l’amore è sola una candela votiva , accesa a tarda sera , una cotoletta cotta male e cerco di tirarmi su di portare il mio animo oltre questa confusione , sulle labbra della bellezza . Temo nel poetare , trovo, volo, vivo nell' attimo nel delirio lirico che m’ assale e fa di me un poeta , un buono a nulla , solo al mondo ed ogni cosa mi è permesso nel verso ed io sono il padrone di questa vita e di ogni cosa che mi circonda , mi dona , amore, pace.



Forse non ho mai compreso l’amore , forse neppure me stesso e nell' ossesso di voler raggiungere ad ogni costo il successo , sono caduto nella fossa ove declamo struggenti versi multicolori , rime bislacche, intrise d’ escrementi di topiche amorifiche , rime assurde, tutto fumo e poco arrosto. Poi passo e m’assumo la mia colpa . Come ieri anche oggi ragiono sulla legge e leggo ad alta voce su come fummo lesti nel baciare questa morte in minigonna. E sono lieto di annunciare una nuova era , una nuova rinascenza. Sono convinto di vivere una vita speciale , mi spoglio di volgarità spicce , stolta vipera , striscia verso il topo che balla con il gatto ed il cane abbaia all’ inganno, lottò contro l’omertà, contro la diffamazione ed io sono il valoroso signore dei sogni , sono la lingua di un antico dio . Sono l’incompreso , sono il mondo intero , sono questa rima rapita , dall’animo della gente. Sono l’inconoscibile , escandescenze dall' esistenza. E quando ogni cosa mi sarà data io divulgherò nel mondo della poesia il verso che sarà il colpo di pistola , esploso nel silenzio di chi legge, poi avvolto in un sudario sarò l’uomo deposto dalla croce innanzi al creato.


Questa la mia vita , un magnifico viaggio nella poesia d’altri tempi nell' amore tiranno e mentre spingo il carro dei dannati sono io che sospiro, ballo questa tarantella , signore dello sciatto verseggiare , sono il tutto ed il nulla, sono le palle che rotolano lungo il crinale si sgonfiano , si abboffano nel capire che il gatto è morto mentre il topo è salvo. Io vivo di tanti amori , di tante gioie , sono la bella canzone cantata a sera alle tarde stelle , sono la terra ove la rosa sboccia , ignaro di quante gioie possa dare il verso, rosso, giallo , blu. Questa mia funesta canzone mi trascina tra le tante che ascolto , ed io vivo , amo e canto nel giro di pochi versi l'umanità redenta. .



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