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Una storia di LorenzoKConsole

Al di sopra di ogni paranoia

Abbiamo poco controllo sui nostri pensieri. Siamo prigionieri delle idee. (Ralph Waldo Emerson)

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4 minuti

Pubblicato il 23 aprile 2018 in Thriller/Noir

Tags: #Algoritmo #Apple #Paranoia #Valigia #Viaggio

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Il Mac si è surriscaldato. Brucia la scrivania sporca di sigarette spente, coperta da fogli di carta, post-it e penne, evidenziatori e diverse calcolatrici. La mano destra è fredda, muove il mouse con precisione.

Non può aspettare. Scorre la barra degli strumenti con il cursore, scrive su Google: Skyscanner.

Parte, cerca un volo in fretta, vuole scappare. I risultati consigliati lo ispirano, clicca su L'Avana per le 21:13 un biglietto di solo andata. Controlla i migliori alberghi sulla base di qualità, prezzo e distanza dall'aeroporto. Un boato riempie la stanza, abbassa subito il volume, è apparso un pop-up pubblicitario di Starbucks. La freccia bianca si sposta sulla casella rossa con una x sopra e chiude. Deve ricordarsi di mettere il blocco per lo spam fastidioso, non sopporta che qualcuno gli dica cosa comprare o cosa vedere. Si disconnette dai suoi indirizzi e-mail e toglie la sincronizzazione automatica. Rimuove i dati dal proprio ICloud, perde tutte le foto, i video e la musica salvata ma è obbligato a farlo. Elimina il proprio account di Youtube, ed entra per un'ultima volta su Facebook: il profilo è cancellato. Loro lo stanno cercando, non si sono arresi, perché loro ascoltano, vedono e percepiscono tutto.

Non ha più tempo, prende due paia di jeans e qualche maglietta a mezza manica, farà molto caldo a Cuba. Butta tutto dentro la valigia: mutande, calzini, libri e qualche medicinale per la cervicale. La cerniera è chiusa.

Il laptop è inutile. Corre in cucina e apre il frigo. Una lattina di Coca-Cola è ciò che è rimasto. La prende e alza la linguetta. “Bzzss..” Le bollicine vengono in superficie, il tempo di tornare in camera e queste vengono versate sopra la tastiera.

Guarda l'orologio e prende il suo smartphone, disattiva il localizzatore GPS. Poi fissa la finestra, la veneziana è giù. Impugna con maggior decisione il telefono e inizia a sbatterlo contro lo spigolo del tavolo. Quel cazzo di telefono lo lancia contro il muro e lo spacca. Gli articoli di giornale appesi alla parete fanno riferimento a notizie di suicidi misteriosi.

Chiude la porta a chiave. Scende le scale correndo, quasi saltando gli scalini, sta per cascare ma si tiene in equilibrio con la valigia. Dalla tasca tira fuori un Nokia, digita un messaggio. Prende qualcosa dal pacchetto di Malboro, sembra una sigaretta. La tiene in equilibrio con il broncio mentre si avvicina con le chiavi ad una vettura grigia. Mette la valigia dietro e si allaccia le cinture.

Le cinture se le allaccia anche sul posto 13B, lancia un'occhiata fuori dal finestrino, poi abbassa subito la tendina. Anche se è notte lui non vuole essere accecato da quel poco di luce, i lampioni possono farti vedere meglio la strada, ma questi sono stati posizionati secondo volontà diverse dalla tua, gli altri scelgono per te perché tu pensi di scegliere ma in realtà sei scelto.

E' giorno, un nuovo giorno a Cuba. Il rumore delle rotelle della valigia si ferma davanti alla porta vetri automatica. E' più calmo, è al sicuro. Entra nell'Hotel e chiede la chiave alla reception.

La 113 si apre, lui entra tirando la valigia. Chiude la porta con la sicura, e controlla cosa si vede dalla finestra, sposta delicatamente le tende rosse. Si accerta che tutto sia messo in ordine, il cavo del telefono e lo schermo della TV satellitare. Guarda sotto il materasso, toglie le lenzuola e poi apre gli armadi. La cassaforte vuota andrebbe riempita, ma lui si è liberato di tutte le carte di credito e non ha più un conto corrente.

Bussano alla porta.

Con una scatto si fionda con le mani sulla maniglia. E' fredda. Non ci sono spioncini, perciò è costretto a parlare: chi è?

Dietro c'è la risposta delicata di una signorina, vuole consegnare un drink di benvenuto. Avrebbe potuto lasciarglielo in camera, ma non lo hanno fatto. Sospetta.

Aspetta in silenzio che se ne vada. Gli dice che quando vorrà potrà scendere giù per prendere un ticket speciale per la colazione di benarrivato.

Lui aspetta venti minuti, con le spalle appoggiate contro la porta. Ha fame, si alza e cerca il frigobar, non c'è.

La mano destra fa pressione sulla maniglia, entrambe sono fredde. La porta è aperta.

La signorina appare davanti a lui. E' mora, occhi marroni cangianti sull'arancione, bellissimi, troppo belli per una donna normale.. quello sparo non fa nessun rumore.

Lo hanno trovato lo stesso, nessuno sfugge all'algoritmo. Pensi di decidere, ma qualcuno ha già deciso per te.

Un buco al centro della testa. Il corpo è fatto strisciare al centro della stanza, la pistola messa nella sua mano destra e la porta viene chiusa.

Ora è freddo, dentro e fuori.


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