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Una storia di DomenicoDeFerraro

Questa storia è presente nel magazine FAVOLE E FILOSOFIA NAPOLITANA

LA FIABA DI BABBO NATALE

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11 minuti

Pubblicato il 25 dicembre 2020 in Fiabe

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LA FIABA DI BABBO NATALE


Un gelido inverno bussa forte alle porte di ogni casa che incontra strada facendo , lasciando udire il suo lugubre lamento ,il trascinare delle sue vecchie catene. Attraversa a piedi, pianure deserte , gelando ogni campo ,scalando montagne altissime , piene di neve ove infuriano i venti e danzano gli spiriti delle terre del nord. Venti che soffiano impavidi fino alle porte delle tristi città . Portando dolori ed influenze ,gelando ogni sguardo , visitando ogni luogo ,spegnendo ogni tiepida fiammella accesa davanti ad una edicola votiva. Giuseppina era una bambina dai lunghi capelli biondi, una bambina con delle piccole ali , con tante lentiggini. Amava e sognava succhiare la canna di zucchero da sola , sperava di poter un giorno volare verso un altro mondo , forse migliore , forse pieno d’amore. Giuseppina non era nata triste ed aveva lunghi capelli che gli scendevano come una cascata sulle fragili spalle , aveva grandi occhioni blu , profondi come il mare . Giuseppina detta Giusy non aveva mai conosciuto il suo papà, morto tragicamente causa una brutta malattia , quando ella era in tenera età . Viveva da sola con la sua mamma , donna di carattere che sapeva scalare le montagne con la forza delle sue braccia, che sapeva cantare i Rolling Stone e Bruce Springsteen , sapeva come si cucina un pollo in padella , come si taglia un pomodoro baciato dal sole. Ella lavorava ai mercati generali come contabile ,viveva insieme a Giusy in una piccola casa al secondo piano di una fatiscente palazzina a tre piani in vicolo lungo e storto detto vicolo dei miracoli.

Una mattina di fine dicembre Giuseppina giunta all’ultimo giorno di scuola, quella mattina non aveva nessuna intenzione d’andare a scuola . Cosi inventò a tal proposito, mille scuse da dire alla sua mamma per non andarci dicendo : Mi fa male la pancia , oggi non mi sento assai bene , non ho ancora finito di fare i compiti . Mamma ti prego posso rimanere qui a casa, ti prometto che sarò buona e non combinerò guai.

Va bene Giusy, ma mi raccomando , non aprire la porta a nessun sconosciuto . Fai i compiti ci vediamo stasera , vieni qui dammi un bacio .

Oh mamma rispose lei affrettandosi, correndogli incontro e baciandola . Ti voglio tanto bene.

Sei terribile Giusy quando vuoi qualcosa saresti capace di fare di tutto.

No mamma , questo è amore ed io voglio dimostrartelo.

Non dire sciocchezze , l’amore è una cosa seria

Mamma tu sei la mia vita ed il mio amore

Che birichina che sei

Farò i compiti

Imparerai le tabelline

Farò un salto all’indietro

Stai attenta a non rompere nulla

Non rompo nulla io , mica sono babbo natale

Si che lo sei . Tu sei la figlia di babbo natale

Oh mamma cosa dici

Si che vero, il tuo papà è babbo natale

Mi prendi in giro

No, no, no , no poi ti spiego .Va bene ora scappo se no faccio tardi a lavoro a stasera e fai la brava

Ciao befana

Io befana

La befana più bella del mondo.

Ti voglio bene ciao


La mamma di lì a poco andò a lavoro , lasciando Giusy da sola a casa. La neve copriva ogni cosa , un bianco coniglio sbucò fuori dalla boscaglia e sorridendo , sventolando le sue enormi orecchie , corse lesto sul manto di neve , lasciando le sue fragili tracce per il cacciatore armato di fucile , lungo un sentiero solitario . Un netturbino mezzo ubriaco, svuotò i cassonetti ricolmi d’immondizia, mentre un arzillo vecchietto se ne andò passeggiando con il suo cagnolino per una strada secondaria con indosso il suo grande cappotto abbottonato fino al collo. Mancavano pochi giorni al santo natale le strade erano addobbate a festa e si vedevano tanti negozi pieni d’ogni leccornia . Lo spirito del natale , entrava in ogni cosa , ed in ogni cosa fioriva, come fosse un albero , un fiore , una stella con una lunga scia di scintille , di bollicine , di sogni che galleggiano nel mare del storia. Il natale , anima la vita di ogni uomo e di ogni donna , rende questa esistenza un azione irreversibile in una buona azione che irraggia la sua gioia all’interno di un corpo provato da tante disgrazie.

Molti dicono che quando giunge il natale ogni cosa cambia aspetto , sono questi giorni particolari , la magia della natura , prende il sopravvento e trasforma ogni male in bene e viceversa . Basta poco per scoprire , questo particolare evento , basta chiudere gli occhi dolcemente , lasciarsi andare alla magia dei giorni freddi e solitari e vedere fiorire la propria vita nel mondo della fantasia. Il natale è un animale con tante teste , un sentimento insolito che ti conquista come una dolce canzone, ti rammenta che l’amore è qualcosa che guarisce da ogni male. Giusy aveva un gran freddo quella mattina , cosi tornò a letto e infilatosi sotto due o tre coperte al calduccio , chiuse gli occhi per continuare a sognare . Ed in questo suo dormiveglia , vide apparire dapprima un ombra sottile, scivolare tra le pieghe del tempo , venire avanti , saltellando come un canguro , muovere la pancia , rimbalzare e poi ritornare indietro , farsi sempre più visibile. Vide la strana forma, scendere dolcemente dalle nuvole, un ombra barbuta assai buffa quasi oscura che prendeva corpo di un baffuto essere che le facevano assai paura . Provava tanta paura , ma nel qual tempo si sentiva terribilmente attratta. Sentiva dentro di se il bisogno di scoprire , cosa fosse quella strana figura . Intimorita Giusy ma per nulla spaventata , chiuse ancora di più gli occhi e s’infilò , ancora più sotto le coperte . L’ombra apparve e scomparve, sui muri delle case circostanti , poi lesta la vide correre sui tetti camminare in bilico sulle tettoie con un gran sacco nero sulle spalle . Girarsi sorridere , lesto infilarsi, dentro i comignoli , guardandosi attorno guardingo poi velocemente vi scendeva dentro.

Giusy voleva gridargli .

Chi sei ?

Dove vai

Sei il mio papà

Sei un ladro

Maronna quanta paura

Vorrei capire, ma non ho il coraggio di vedere

Chi sei brutto , mariuolo ?

Sei un furfante ?

Un assassino

Non sei il mio babbo

Sei un gatto

Sei un virus

Che buffo vestito che hai

Mi vieni a trovare ?


Non avendo la forza, ne voce, per gridare aiuto si sentiva inerme ,pronta ad essere chi sa mangiata tutto ad un tratto da quello strano essere, tutto rosso. Giuseppina in quei istanti , cosi drammatici per la sua giovane esistenza , avrebbe voluto la sua mamma ed il suo papà vicino ,ma ella non aveva un papà , come il resto dei bambini di questo mondo. Sentiva di essere indifesa in preda ad uno strano delirio. Un brivido gli corse lungo la schiena , gli grattò il capo , la rese tutto d’un pezzo in quel piccolo suo lettino . Avrebbe voluto scappare , uscire fuori dal letto ,chiedere aiuto ma si sentiva sola , pietrificata dalla paura. Poi provò a guardare meglio quell’ombra che la terrorizzata è vide che aveva una precisa forma , era una figura d’un uomo grande e robusto , assai familiare d’aspetto , con un berretto rosso in testa .

Non riusciva però a vedere il viso, così pensò subito ad un mostro orribile che voleva mangiarla in un sol boccone.

L’uomo di spalle, grande e grosso , era vestito tutto di rosso ed aveva un enorme sacco sulle spalle . Camminava sui tetti, illuminati lievemente dalla luna che faceva capolino dietro le nubi. Si calava lungo i camini e scendeva , scendeva, fin giù , poi ritornava su, tutto allegro con il suo sacco un po’ più sgonfio. Giusy pensò: forse è il mostro delle fiabe che mangia i poveri bambini , non voglio morire , ti prego madonnina abbi pietà di me sono così giovane . Oh se ci fosse qui la mia mamma o il mio papà gli darebbe un sacco di legnate a questo orribile mostro.

Che orribile orco

Sono indifesa in preda alla paura

Non riesco a scappare

Non so volare

Aiuto l’orco mi vuole mangiare

Voglio andare a scuola

Cosa racconterò ai miei compagni di classe.

Che brutto sogno che sto facendo

Il mondo è cosi cattivo con noi bambini senza padre

Sono sola

Sono qui ehi mi vedi

Tutto ad un tratto sentì un rumore nella sua stanza , pensò sarà un colpo di vento o il gatto della vicina che rincorre qualche topo vagabondo.

Non avendo il coraggio di cacciare fuori la testa da sotto le coperte, così intimorita incominciò a sudare freddo , sudò tanto che la poverina , si squaglio come neve al sole . Senti così un altro rumore , questa volta un tintinnio di campanelli che emetteva una dolce e soave melodia. Giuseppina voleva gridare , ma non ebbe ne il coraggio ne la forza per farlo . Terrorizzata dalla paura , tutto ad un tratto senti una leggera e calda carezza sfiorarle i lunghi soffici capelli biondi ed un senso di pace l’invase in un istante. Un bene profondo le sollevò subito il suo morale ed un ricordo felice la conquistò impadronendosi di lei . Così tutto ad un tratto non ebbe più paura ed ebbe anche il coraggio di uscire fuori da sotto le coperte e dire :

Chi sei ? per favore non farmi del male.

Non ho fatto nulla di male

Sono una povera bambina

Vuoi una caramella

Vuoi un soldino, sono li sopra il tavolino

Posso uscire da sotto le coperte

Promettimi che non mi farai nessun male

Giura , giuretto.

Ed io ti darò un bacetto

Sei un mostro ?

Dai parla

Sempre impaurita rimase nascosta ancora sotto le coperte . Poi tutto ad un tratto, udii una voce assai familiare , rispondergli :

Non aver paura , non ti faccio del male .

Esci pure fuori da lì sotto , non hai nulla da temere.

Ti giuro che non ti faccio alcun male

Non preoccuparti

Siamo a Natale

Ed io sono un gigante buono

Sono qui per donare amore

Sono qui per baciare la tua fronte

Non voglio mangiarti

Giuro sul mio onore

Va bene io esco , ma tu fai il bravo .

Ricorda che hai promesso di non mangiarmi in un sol boccone.

AhAhAhAh rise il gigante vestito di rosso.

Hai paura che ti mangio , io non mangio i bambini .

Loro sono miei amici .

Sono qui per sapere cosa desideri.

Cosa desidero? Rispose Giuseppina.

Uscendo con il capo allo scoperto .

Si quali doni desideri per questo santo natale.

Io non so. disse Giuseppina presa alla sprovvista.

Posso uscire fuori mi prometti che non mi farai nulla di male?

Promesso , esci pure .

Così nel sbucare da sotto le coperte, vide davanti a sé un grande omone rosso con una folta barba bianca un sorriso stampato sulle labbra . Un uomo cosi buono non l’aveva mai visto, gli ricordava tante cose ed il suo viso gli sembrava assai familiare . Quella lunga barba bianca, candita come la neve brizzolata dal vento freddo del nord , ululante per i vicoli oscuri canticchiante la sua pena gli ricordava suo padre.

So che quest’anno sei stata particolarmente buona ,hai aiutato la mamma nei lavori di casa , ti sei comportata assai bene con tutti.

Qualche bugia mi dicono alcuni miei amici l’hai detta ,ma non c’è nulla di male in questo sé dette a fin di bene.

Beh io … disse Giuseppina.

Va bene non preoccuparti disse l’omone non devi scusarti ,anch’io da piccolo ho detto qualche bugia per salvarmi dalle birichinate che combinavo.

Ma tu chi sei? Disse Giusy fissando negli occhi l’omone

Beh questo lo dovresti sapere, senza che io ti dica altro.

Lo dovresti sentire nel tuo cuore chi sono .

Sentire dentro di me , rispose Giusy meravigliata.

Possibile che ti sei dimenticata di me mia piccola Giusy .


La piccola bambina avrebbe voluto capire cosa stava accadendo poi tutto ad un tratto in lei si sciolsero ogni dubbio cosi Giuseppina gridò : è meraviglioso non credo ai miei occhi . Non mi sono dimenticato di te , come avrei potuto e piangendo scese di fretta dal letto , scalza , corse a braccia aperte verso il grande omone vestito di rosso .

Tu sei il mio papà e piangendo continuava a ripetere il mio papà , sei il mio papà.

Si che lo sono , disse l’omone e l’abbracciò forte a sé e la baciò sulla fronte , accarezzandogli i suoi lunghi capelli biondi .Poi la tenne stretta a sé sul suo petto come faceva quand’era piccolina. Intanto la neve continuava a fioccare ed il freddo divenne intenso .

In quell’intenso , particolare momento la mamma di Giuseppina ritornò da lavoro, apri la porta di casa lentamente ed una luce immensa quasi l’accecò ,quando riuscì a vedere ogni cosa chiaramente , vide la sua bimba felice con tanti regali . Meravigliata le chiese chi gli aveva dato così tanti giocattoli . Giusy rispose : Mamma guarda quanti doni me li ha portati papà ,era vestito tutto di rosso ed aveva una lunga barba bianca .Tra i tanti doni c’era anche un sacchetto pieno di pietre preziose per lei , un grosso anello d’oro , una collana di diamanti , un sacchetto di banconote per andare avanti , un pezzetto di felicità , tante perle colorate, ed un assegno con tanti zeri . La mamma non ebbe il coraggio di chiedere ulteriori spiegazioni. Continuò ad abbracciare la sua bambina , una lacrima gli corse lungo il viso e tra le ombre della sera le sembrò vedere quello strano omone vestito di rosso cosi simile al suo povero marito scomparso tragicamente causa un brutto male ,sorridergli per un attimo e dirgli sussurrando nel vento , buon natale amore mio.



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