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Una storia di MirianaKuntz

Nella mia testa

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6 minuti

Pubblicato il 19 febbraio 2019 in Storie d’amore

Tags: #amore #desideri #pensieri #riflessioni

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Nella mia testa c’è una casa piccola con le scale grandi sul davanti. Un porticato stretto con una panchina a dondolo. C’è un vento fresco, ma non fa troppo freddo. C’è il sole, ma non si suda. Una piccola porta blindata, che se spingi non si apre, non si muove, non si sposta di un millimetro, ma se sfiori da dentro, ti basta poco per uscire fuori. C’è un lavandino che perde, poco tempo per l’idraulico. Le sue gocce scandiscono il tempo dei baci, si intervallano tra una parola e l’altra, sono la traccia musicale dei silenzi. La finestra affaccia su una strada pulita e luminosa, in lontananza un lampione che fa sempre tardi ad accendersi. La folla c’è solo di domenica, poi torna il silenzio dei giorni di mezzo, dove solo il giradischi e la tv fanno baccano.


Nella mia testa si sente il profumo del caffè, dei dolci appena sfornati, dei miei problemi con le cotture, perché – non so mai quando è pronto- e lascio controllare sempre agli altri. Perché ho paura si sformi, ho paura di assaggiare le briciole, di modificarne l’aspetto. Che poi passo venti minuti solo coi ciuffi di panna, la frutta fresca tagliata in diagonale, le mandorle o il trito di nocciole. Perché quando li vedrai – i tuoi occhi dovranno brillare prima del tuo gusto- Perché ho sempre pensato che le cose belle spettassero a te.


C’è un gatto che miagola alla finestra, le coperte stropicciate, quattro gambe intrecciate. Dove -non smettiamo, ti prego- fa da padrone sul tempo. Come quando ti assaggio in tutti i punti possibili, e ti riconosco poi in ogni profumeria, in ogni gelateria, in ogni fondo da caffè. Ti rintraccio, perché ti ho imparato a memoria, perché conosco le curve di ogni tuo pezzo di pelle, l’ampiezza di ogni tuo movimento. Il gatto continua a fare lamenti, mentre non ti stacco gli occhi di dosso. Perché sei il cioccolato più buono, la panna leggera che posso mangiare. Il tuo ombelico è una fragola deliziosa che mordo piano. Tiro su le coperte, come a proteggerci dal mondo che è fuori, come a dimenticare tutti gli altri, come a imitare i bambini e le loro capanne improvvisate. Spengo la luce del cellulare, il lampadario è già spento, sotto un buio denso e corposo ti rubo un altro bacio. Divento la ladra più abile del mondo, se il bottino sei tu.


C’è una canzone che mi piace tanto, tu nemmeno conosci il cantante. Muovo le spalle e ballo facendo la scema, tu mi guardi e sorridi perché -un po’ sono uguale a te-. Facciamo il karaoke più bello del mondo, quello senza vestiti, con addosso solo l’amore. Le calze messe da un lato, la giacca su una sedia che imita un comodino. Giochi coi miei capelli, e tracci la rotta dei sogni. Quando mi afferri la mano, canta solo la radio, non parlo più.


Nella mia testa c’è uno scivolo bianco, dove più che giocare, si cade soltanto. Ogni volta che non mi sento abbastanza salgo i cinque scalini e poi cado di colpo dall’altra parte. Ogni volta che mi hai sgridata, ho fatto lo stesso. Ogni volta che mi hai fatto promesse impossibili, ogni volta che mi sono detta – adesso la smetto- ma riprovarci mi faceva sentire più forte, mi permetteva di amarti. Ogni volta che basta non era mai basta, e ogni volta che la fine mi dava sollievo ma poi mi metteva paura. Ecco, io cadevo. Lo scivolo diventa ogni volta un drago. Mi sputa fuoco addosso, mi brucia i vestiti, mi annebbia la vista. Quando brancolo nel buio, scopro ogni volta che la vita è più difficile di quanto sembri dalle istruzioni iniziali.


E scopro che senza di te ho due viti in meno, e il mio mobile pende da un lato.


Nella mia testa c’è la primavera che scoppia, quando il polline arriva e le allergie ci massacrano la gola. Metto apposto il tuo disordine, ti aspetto all’entrata della cucina, sul salotto nero fumo, a rigirarmi i pollici, a leggere un libro che avevo messo via. Che quando ti vedo tornare, ti corro in contro come un cucciolo di cane, il mondo sembra tornare sul suo asse. Perché mentre lavori mi sembra di stare col fiato sospeso, perché mentre sei in bagno vorrei coprirti di schiuma. Perché quando dormi vorrei essere il tuo sogno più bello, farti il solletico in testa, farti svegliare sorridendo.


Perché sono il tuo sapone, il tuo cuscino, il tuo spazzolino da denti, ma tu non lo sai.


Nella mia testa c’è un giorno in spiaggia, con la chitarra che canta e si sgola. Con il panino a sacco, gli occhiali da sole. Quando sei distratto ti accarezzo la fronte e ti rubo i pensieri. Che se guardo poco più in là del mare mi trema la voce. Ancora con le calze tirate su, ti tiro per un braccio, ti porto nell’acqua alta, ti spingo nella sabbia, ti sporco tutto. E prima che il sole tramonti ci baciamo col sale in bocca e il freddo in testa.

Senza essere nudi, ma nudi comunque.


C’è quella volta in cui mi hanno detto che sono grassa, e ho smesso di mettermi i vestiti che amavo, perché -non posso permettermeli- senza neppure provarci, senza nemmeno guardarmi allo specchio. C’è quella volta in cui mi hai detto -non passo a prenderti, sei troppo lontana.- e avrei voluto cancellare la mia vita, nascere a due metri dalla tua porta, sentirmi le ali sgusciare dalle scapole e correrti in contro. Avere le palle di guidare una macchina, pagare il pedaggio, arrivare fin sotto casa e gridare – nessuno è lontano abbastanza se ci si ama.-


E invece no. E allora ho smesso di mettere le gonne, e ho smesso di sentirmi importante, anche se a volte dicevi che mi sbagliavo. Anche se gridavi -sei importante- per me non è stato più lo stesso niente e nessuno. Perché sono diventata lontana anche per la mia testa, perché ho pensato che nessuno mi avrebbe raggiunta se non l’avevi fatto tu.

Perché se per te non valeva la pena, non lo sarebbe stato per nessuno.

Ed io francamente ci ho creduto, ci credo.


Nella mia testa c’è un calendario fatti di giorni rossi, tutti messi di fila. Per le cose che non abbiamo mai fatto, per quelle che non abbiamo mai visto. Giorni rossi per andarcene lontano, per annullare le distanze, per mettere a tacere la gente, per dimenticare tutto il resto, per morire e rinascere lì accanto, per vedere la nostra casa edificata, per comprare i fiori per il centrotavola, per perdonare i tuoi errori, per perdonare anche i miei agli occhi di me stessa.


Nella mia testa c’è un regno dove tu scegli me e dimentichi tutto il resto. Dove non c’è più il ballo con le altre principesse, dove non c’è la matrigna, dove le mie cose non sono più a tempo, dove a mezzanotte parte un’altra mezzanotte. Dove io e te siamo insieme, e il silenzio, le persone, e il passato non hanno forza abbastanza per distruggere tutto.


Un regno, dove tu hai forza abbastanza per amarmi più di così.


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