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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TUTT'ALTRE STORIE

Renato Zero / Zerofavola

..la 'voce' della differenza.

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11 minuti

Pubblicato il 20 settembre 2020 in Giornalismo

Tags: #Artista #Canto #Mimo #Musica #Zero

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Renato Zero
Renato Zero



Renato Zero / Zerofavola ... la 'voce' della differenza.


Ciao nì!

Talvolta sono le parole a fare la differenza, altre volte è nel modo di esprimerle nel canto o nell’accostarle alla forma che più s’adduce alla poesia a configurare un tuttuno lirico proprio dell’anima alla ricerca di un ‘sé’ errante, nel modo che questa ha di comunicare con l’esterno del proprio essere interiore. Lo sanno gli scrittori impegnati come lo sanno i poeti più ispirati o, forse, i cantautori più fedeli a se stessi; quella sorta di cantastorie migranti che oggi riempiono gli stadi e talvolta le platee sterminate con le loro canzoni, spesso altrettanto ‘vere’, da sembare ‘vissute’ ognuna sulla propria pelle, sulla nostra pelle di ‘ascoltatori erranti’, persi nelle mille disuguaglianze che ci separano l’uno dall’altro, e che pure formano quel tuttuno che rappresentiamo: questa umanità così diversa e così uguale nei sentimenti e nelle affezioni dell’anima ...


"Il cielo"


Quante volte
Ho guardato al cielo
Ma il mio destino è cieco
E non lo sa
E non c'è pietà
Per chi non prega e si convincerà
Che non è solo una macchia scura
Il cielo

Quante volte
Avrei preso il volo
Ma le ali
Le ha bruciate già
La mia vanità
E la presenza di chi è andato già
Rubandomi la libertà
Il cielo

Quanti amori
Conquistano il cielo
Perle d'oro nell'immensità
Qualcuna cadrà
Qualcuna, invece, il tempo vincerà
Finchè avrà abbastanza stelle
Il cielo

Quanta violenza
Sotto questo cielo
Un altro figlio nasce e non lo vuoi
Gli spermatozoi, l'unica forza
Tutto ciò che hai

Ma che uomo sei
Se non hai
Il cielo.

Copertina del disco.
Copertina del disco.
Tributo a ...
Tributo a ...

Diversi sì, ma non nel modo in cui l’abbiamo appreso dalle convenzioni, bensì dissimili perché separati dalle diverse condizioni di vita di ognuno, da ambigue fasce sociali che dividono anziché tenere reciprocamente uniti nella medesima utilità; perché d’appartenenza ‘all’altra gente’, quella massa informe che va tenuta ai confini della società, dove attingere all’occorrenza, per poi attribuire ad essa tutte le malefatte frutto dell’altrui cupidigia, come delle altrui frustrazioni, per l’appunto dalle mortificazioni di una umanità diversa. Due realtà diverse messe a confronto che si rivelano enrambe necessariamente valide, ognuna con il proprio linguaggio, con le proprie realtà da difendere, ognuna con la propria dignità.

Due risme formate di ‘numeri uno’ v/s ‘numeri zero’ che s’incontrano solo o quasi, esclusivamente negli stadi, nei concerti di musica leggera, nelle piazze della movida. L’una per ‘mostrare se stessa’, l’altra per guardare chi si mostra, lasciando che la vita ‘quella vera’ continui a scorrere nell’indifferenza delle parti, ma l’esclusiva è negata a entrambe, fin quando ci si accorge che il divario è giunto all’estremo e si arriva allo scontro, onde per cui si accetta che la disparità fra gli ‘uni’ e gli ‘zero’ è sociale, e lo spazio umano spetta di diritto a tutti in egual misura. Anche a coloro che per ragioni difficili da scandagliare hanno accettato di essere considerati gli ‘zero’ del mondo.

Renato
Renato

Questa introduzione è alquanto dovuta poiché si vuole qui parlare di ‘canzonette’ come in molti erroneamente interpretano questa forma di composizione, erroneamente più leggera, dovuta spesso alla rima che scatena una qualche sonorità in più, ma non di meno espressiva e profonda della lirica ‘poetica’ con la quale viene spesso confrontata. Il Nobel a un menestrello come Bob Dylan ci dice forse qualcosa riguardo un riconoscimento che solitamente viene dato a un ‘poeta’ di tutt’altro genere e non che non vi fossero altri cantautori cui attribuirlo (esempio siano Leonard Cohen, Cico Buarque, Vinicius de Moraes ecc.) ma, come si sa una giuria dev’essere libera di fare le sua scelte in autonomia.

Così è che oggi apprendiamo, come già fu per la letteratura attribuito a quel grande che è stato Dario Fo, della possibilità di questo riconoscimento anche per quei cantautori che si distinguono per i testi. Ancor più ci pregiamo che un numero Zero (e chi più di Renato Zero lo è) può autoattribuirsi (anche insieme a Lucio Dalla, Franco Battiato e, ovviamente il duo Mogol-Battisti), il Nobel per aver scritto i testi più significativi di questa nostra epoca straordinaria e rappresentativa della musica italiana: stereotipi di quelle che finora erano considerate disuguaglianze sociali, amori impossibili, diversità inaccettabili, mondi lontanissimi, cieli incondivisibili che improvvisamente nelle loro ‘liriche’ diventavano non solo possibili ma estremamente ‘vivi’ da sentirli scorrere sulla propria pelle, nelle proprie vene ...


"Più su"


E poi
Di colpo eccomi qua,
Sarei arrivato io,
In vetta al sogno mio,
Com'è lontano ieri….
E poi,
Più in alto e ancora su,
Fino a sfiorare Dio,
E gli domando io :
" Signore, perché mi trovo qui,
Se non conosco amore ?! "
Sboccia un fiore malgrado nessuno lo annaffierà,
Mentre l'aquila fiera, in segreto a morire andrà,
Il poeta si strugge al ricordo di una poesia,
Questo tempo affamato consuma la mia allegria ….
Canto e piango pensando che un uomo si butta via,
Che un drogato è soltanto un malato di nostalgia,

Che una madre si arrende ed un bambino non nascerà,
Che potremmo restare abbracciati all'eternità….
E poi,
Ti ritrovo qui,
Puntuale al posto tuo,
Tu spettatore, vuoi, davvero,
Ch'io viva il sogno che non osi dire te ?!
Questa vita ti sfugge e tu non la fermerai…
Se qualcuno sorride, tu non tradirlo mai…
La speranza è una musica antica,
Un motivo in più,
Canterai e piangerai insieme a me,
Dimmi lo vuoi tu ?
Sveleremo al nemico quel poco di lealtà,
Insegneremo il perdono a chi dimenticare non sa,
La paura che senti è la stessa che provo io,
Canterai e piangerai insieme a me,
Fratello mio!!!
Più su, più su, più su,

Ed io mi calerò nel ruolo che è ormai mio,
Finche ci crederò, finche ce la farò…
…Più su, più su …
Fino a sposare il blu,
Fino a sentire che,
Ormai sei parte di me…
Più su, più su, più su .

In un momento dello show  a Roma
In un momento dello show  a Roma
Icona di Renato Zero
Icona di Renato Zero

Molti i titoli che andrebbero qui elencati per ognuno dei sopra citati cantautori e protagonisti di quelli che non stento a definire “i migliori anni della nostra vita”, almeno per noi attenti alle scelte della musica, di quelle varianti che pure l’hanno vista evolversi e diversificarsi nel corso dei decenni. Ciò che più importa è che le attuali generazioni non sembrano abbiano dimenticata la lezione di quei ‘grandi’ e accorrono pieni di entusiasmo ad ogni loro concerto sia dal vivo che ‘in ricordo’, ed esultano al punto di conoscerne i testi a memoria e li cantano tutti insieme. Ciò che dà la misura della eccezionale forza che questi trasmettono, per cui si può ben dire che nel loro canto sta la 'differenza’.

Una ‘differenza’ che Renato Zero a vissuto fin dagli esordi in prima persona e a dimostrato di poter cavalcare davanti a tutti coloro che malevolmente lo indicavano come un numero ‘Zero’, a tal punto che il suo non era un amaro ‘voto in condotta’, bensì un giottesco e coerente ‘cerchio’ in cui spendere la propria vita, pur illuminata da mille lustrini e paillettes, di costumi variopinti e di autentica poesia. Chi può, ricorda il suo primo affacciarsi al Teatro Sistina di Roma nella minuscola parte avuta in “Orfeo Nove” in cui egli cantava una canzone di Tito Schipa Jr. “Il venditore di felicità” distribuendo sorrisi e brandelli di verità all’indirizzo di un pubblico attonito, quasi sconvolto, dall’energia di quella ‘favola’ ancor bella e stralunata che si svolgeva davanti ai loro occhi.

Una onesta bugia e una finta realtà di un ragazzo che mai sarà grande..” – cantava Renato Zero in “Tutti gli Zeri del mondo” e che ha raccolto intorno a sé una fetta generazionale di quanti, come lui all’inizio, non aveva le possibilità di frequentare gli studi, quei tantissimi Sorcini (maschi e femmine all’unisono) costretti a vivere di un amorevole disincanto, in un costante ‘sottolerighe’ del pentagramma della vita, di chi ha provato o prova la dimensione di una ‘diversità’ incomprensibile, rifiutata, socialmente abiurata, che Renato ha sconfessata alla radice, demolendo il castello delle convenzioni, con le sole ‘parole’ d'una canzone, quella stessa che molti scambiavano per banale favola del tempo.

In camerino nel momento del trucco
In camerino nel momento del trucco
Copertina del disco
Copertina del disco

Favola sì, ma una Zerofavola che egli racconta ormai da ben 30 anni di palcoscenici calcati e che non arretra nella sua dimensione di ‘speranza’ lanciata come un dardo verso quel cielo che ha sfidato con coerenza, mai con superficialità. Lo rivelano i testi delle sue canzoni più belle e più sentite ‘sulla pelle’ di quanti le ascoltano. I più vecchi legati agli anni che furono, e i giovani che per qualche ragione (qualunque essa sia non ha importanza), trovano le ragioni del proprio ‘essere’ che talvolta si allontana ‘nei giardini che nessuno sa’, circondati da quei silenzi in cui tutto si appiana: difetti, incoerenze, tradimenti, sorrisi virtuali, pianti disperati, ma anche emozioni suggestive, sogni irrealizzati, volontà dimesse.

L’invito che Renato lancia (da sempre) è quello di non ‘abbandonare mai la presa’, di esercitare il proprio libero arbitrio, di non lasciarsi prendere dallo sconforto della notte che prima o poi arriverà, perché comunque saranno questi gli anni in cui avranno vissuto ‘la favola più bella della loro vita’, allora “..dipingiamolo questo nostro mondo, dell’amore che vuoi, dell’amicizia che rincorri da sempre, dipingiamolo di noi, a noi ci basta un sorriso, una stretta di mano, e ci basti dire ti amo”. C’è qualcos’altro da dire? Sì, c’è molto di più, tantissime cose, un’infinità di cose ‘altre’, diverse ed entusiasmanti, sulla scia delle sue canzoni più recenti, sulle emozioni che si provano nell’ascoltare o, se preferite, nel leggere i testi delle sue canzoni, nella consapevolezza “..di non esserci mai definitivamente perduti o, forse, che è ancora stupendo restare al buio abbracciati e nudi, come gli ultimi sopravvissuti, e che in realtà tutta quella tristezza in realtà non è mai esistita … per tutti gli anni della nostra vita” ...


"I migliori anni della nostra vita"


Penso che ogni giorno sia
Come una pesca miracolosa
E che è bello pescare sospesi
Su di una soffice nuvola rosa
Io come un gentiluomo
E tu come una sposa
Mentre fuori dalla finestra
Si alza in volo soltanto la polvere
C'è aria di tempesta!
Sarà che noi due siamo di un altro
Lontanissimo pianeta
Ma il mondo da qui sembra soltanto
Una botola segreta
Tutti vogliono tutto , per poi accorgersi
Che è niente
Noi non faremo come l'altra gente
Questi sono e resteranno per sempre?
I migliori anni della nostra vita.
I migliori anni della nostra vita
Stringimi forte che nessuna notte è infinita
I migliori anni della nostra vita

Penso che è stupendo
Restare al buio abbracciati e muti
Come pugili dopo un incontro
Come gli ultimi sopravvissuti
Forse un giorno scopriremo
Che non ci siamo mai perduti?
E che tutta questa tristezza in realtà
Non è mai esistita!
I migliori anni della nostra vita
I migliori anni della nostra vita
Stringimi forte che nessuna notte è infinita.
I migliori anni della nostra vita!
Stringimi forte che nessuna notte è infinita
I migliori anni della nostra vita.

Avatar di Renato Zero
Avatar di Renato Zero

Renato Zero, “l’amico” che nella fotografia abbraccia ognuno di noi compie 70 anni e per l'occasione pubblica un nuovo album contenete "L'angelo ferito", un brano di grande attualità in cui affronta la difficile convivenza con la pandemia da virus che ci sta togliendo il piacere dello stare insieme, dell'abbraccio dei propri cari, del respiro di un amico. E' così che Renato torna a sorprenderci con un ‘nuovo tour’ che doveva prendere il via all’inizio dell’estate da Roma verso altre città italiane, su quelle “spiagge immense ed assolate che hanno visto nascere mille avventure e mille amori”, sui versi delle canzoni che hanno parlato al cuore di ognuno, nel mentre, "un’altra vela và", nel prosieguo della sua Zerofavola che non è ancora finita ...


"L'angelo ferito"


Chi ha corrotto quello specchio
quello lì non sono io
Son sparite le mie ali
quel collare non è mio
Ero un angelo perfetto
pronto per servire Dio… chi mi ha spento?
Un angelo lo giuro
bell’anima la mia
Mi bastava una carezza
spazi per volare via
Sempre forte il desiderio
ogni casa fu la mia…
Chi mi ha spento?
Tradito dalla smania incalzante del mondo
Avere tutto subito, tutto in un giorno…
Sono l’angelo ferito
mi hai tradito ingenuità
A quel mondo gli ho creduto
e alla fine eccomi qua
Sempre appeso a un manifesto
me la caverò così
Esibendo il mio talento…
fino ad arrivarvi lì
Non so perché
proprio a me… mi spengono
La fortuna è nelle braccia
nella forza di un’idea
Un’accattivante faccia
ed un grammo di follia
Finché non arriva un mostro
che ci fotte l’energia… Che ci ha spenti
Più difficile il decollo
cieli viola su di noi
Non si parte né si arriva
inchiodati siamo ormai
Muti e vuoti e siamo in tanti
affan*ulo pandemia… che ci hai spenti
Traditi dalla smania incalzante del mondo
Avere tutto e subito, tutto in un giorno…
Ancora altre due ali
mi risolleverò
In quegli squallidi alveari
io non ci tornerò
Un’aria pura e trasparente
più consona per me
Ritroverò il coraggio
la luce dentro me
Lo sai anche te
che c’è… ancora tanto da scrivere!!!
Qui vedrai
per noi… c’è ancora un mondo in cui credere!
Oh si! Si!
Abbiamo grinta da vendere
C’è ancora spazio se vuoi
C’è sempre un modo per vincere…


Cio Renà,
è stato bello conoscerti, se asuperati i miei 'anta le tue canzoni mi commuovo ancora.

Avatar di Renato Zero
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Copertina del cofanetto di 3 LP
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