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Una storia di Nihil

Questa storia è presente nel magazine Il Giardino

2. Pioveva

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19 minuti

Pubblicato il 24 novembre 2019 in Storie d’amore

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Pioveva. Si ricordava che anche quando l’aveva incontrata la prima volta la pioggia scendeva incessante. Disegnava volute sul suo ventre allenato dall'atletica ed imperlato di sudore, osservava divertita i piccoli spasmi che provocava, mentre appoggiava come una bambina la testa al suo fianco. Era sempre stata di piccola statura e per questo si divertiva a comportarsi come una bambina con le persone a lei gradite, i suoi grandi occhi azzurri ed i lunghi boccoli biondi brillanti contribuivano a darle questa immagine, le sue forme non erano per nulla avvenenti: le gambe sottili, il sedere piccolo e poco appariscente come il seno, che non cresceva dalla seconda media; tuttavia non le mancarono mai uomini desiderosi di uscire con lei, di proteggerla od anche solo di possederla, lei pensava che fosse dovuto tutto ciò al suo apparire infantile e quindi gli uomini la guardassero quasi come una bambola di porcellana, da maneggiare con cura, o come conquista erotica di certi pervertiti smaniosi di farsi ragazze simili fisicamente a delle ragazzine delle medie. Ammetteva lei stessa che non tutti fossero così con lei: alcuni l’amavano veramente, si vedeva da come si muovevano, da come la guardavano e lei pensava che, ricevendo una dichiarazione da uno di questi, le sarebbe sembrato di librarsi in cielo come una rondine, di vedere il mondo scintillare; erano passati quattro anni di liceo da quei pensieri, nel frattempo era giunta alla maggior età, e nulla era cambiato, tutte le sue amiche avevano già avuto due o tre ragazzi, non parlavano d’altro e per questo lei si sentiva esclusa dal discorso e sola.

Un giorno di novembre inoltrato pioveva piuttosto copiosamente e lei tornava dalla scuola alla stazione ferroviaria sotto il suo ombrello grigio. All'improvviso, appena svoltato l’angolo da sotto la pensilina del panificio chiuso per fallimento, una donna sulla trentina corse sotto la pioggia scrosciante roteando i capelli neri e la gonna, mentre l’acqua le schizzava addosso dalle pozzanghere al suolo: lei ne fu ammaliata. Quell'istante mentre la donna roteava felice sotto la pioggia sembrava un quadro, illuminato da un tenue raggio di sole che faceva capolino dallo spesso manto nuvoloso e disegnava di riflessi dorati le piccole gocce di pioggia e la figura della donna. Si ricordò di quel mito che la madre le raccontava sempre prima di addormentarsi: di come una donna, rinchiusa nell'alto di una torre, fosse salvata da un Dio sceso sotto forma di pioggia dorata su di lei; aveva scelto un percorso di studi classici soprattutto per conoscere altri miti come quelli. «Danae» le sfuggì a voce alta, la donna si volse per capire chi la chiamasse e vide una ragazza bionda con una borse sulla spalla sinistra che la osservava stupefatta. Danae si ricompose e schiarì la gola, sedendosi sulla panchina di legno del panificio: «Desideri?» chiese mal celando l’imbarazzo di esser stata vista

«Nulla- disse lei risvegliandosi dal suo sogno personale- solo che lei mi sembrava come Danae, l’eroina del mito» poi le porse un fazzolettino bianco candido con un pizzo delicato ai lati di color azzurro, sugli angoli erano ricamati a mano i simboli dei quattro evangelisti

«Sicura? Sembra un fazzoletto di grande valore e lavorato a mano» chiese Danae ammirando la preziosa fattura dell’oggetto che aveva tra le mani e trattandolo di conseguenza con la cura maggiore possibile

«Non si preoccupi signorina è solo acqua, non lo rovinerà di certo» le rispose sorridente lei, mentre la osservava asciugare il viso. Ora che la guardava più attentamente lei s’accorse che era proprio una donna bellissima: viso ovale d’un bel colorito rosato, capelli lunghi e neri, come gli occhi, labbra sottili e naso dritto, il corpo era molto allenato, lei pensava ad una sportiva, con i muscoli che trasparivano dai collant neri delle gambe e la gonna d’un viola scurissimo, tuttavia un seno prospero e prepotente appariva chiaro nei lineamenti della camicetta scura, resa aderente dalla pioggia.

«Danae, puoi chiamarmi così. Grazie per il fazzoletto» disse porgendoglielo. Parlarono per alcuni minuti in attesa che la pioggia cessasse o scemasse quel tanto che bastava da permettere a Danae di raggiungere la stazione senza prendersi malanni, dato che l’ombrello di lei era troppo piccolo per entrambe; migliorato il clima, le due ragazze si diressero discorrendo verso la stazione, casualmente scoprirono di essere dirette nella stessa zona e quindi continuarono a parlare per la durata del viaggio: parlavano di cose senza importanza, si scambiarono i numeri di telefono e commenti su alcuni film e libri. Quando lei rincasò la madre vide sua figlia con un’aura luminosa che la circondava, anche se sembrava la stessa di sempre. Lei si buttò sul letto della sua piccola camera arredata solo con una scrivania, un armadio ed il letto, niente quadri o poster alle parete, che erano dipinte di bianco neutro, ed osservava la pioggia che aveva ripreso a cadere scrosciante dal cielo plumbeo. I giorni passarono e l’inverno sopraggiunse con i suoi freddi venti e gli alberi spogli, lei osservava fuori dalla finestra del suo banco in ultima fila, desiderosa che la lezione di chimica organica finisse il più presto possibile; il suono della campanella ruppe i suoi pensieri, ripose il quaderno e l’astuccio nella borsa e prese celere la via dell’uscita, al cancello di ferro era appoggiata Danae che leggeva tranquillamente un libro ricoperto da una pellicola rigida di colore scuro, non prestando la benché minima attenzione agli sguardi incuriositi sia delle studentesse, che ammiravano il corpo ed il portamento affascinante della donna, sia dei maschi, che indugiavano sulle forme mature e provocanti del suo corpo femminile messe sapientemente in mostra dagli abiti scuri di quando lei l’aveva incontrata la prima volta. Il tempo minacciava pioggia e lei si sentiva imbarazzata dalle attenzioni tanto di Danae tanto delle persone che la guardavano incuriositi, le si avvicinò lentamente, mentre il volto arrossiva sempre più: «Ti sembra il caso di aspettarmi proprio difronte a scuola, ti stanno guardando tutti» disse lei quando le fu a fianco

«Lascia che guardino- rispose lei riponendo il libro nella sua borsa- tanto chi non mi interessa solitamente lo ignoro»

«Che ci fai qui? Non dovevamo incontrarci direttamente alla caffetteria di cui mi hai parlato ieri su Whatsapp?» chiese incuriosita lei, cercando intanto di parlare naturalmente

«Certo, è vero. Ma sai dov'è?» chiese Danae divertita dall'imbarazzo quasi infantile di lei

«In effetti non me lo avevi detto ieri, ma potevi inviarmi la posizione sul telefono o per caso non ne sei in grado?» chiese maliziosamente lei piegando in un sorriso le sue labbra sottili appena vivacizzate da un lucidalabbra glitterato

«E perdermi la tua faccia imbarazzata, nanerottola» rispose lei con un ghigno complice sul volto

«Tuttavia come conoscevi la mia scuola? Non mi pare di averti mai detto dove si trovi» chiese lei mentre s’incamminavano assieme

«Ho guardato il tuo profilo instagram e dice che tu frequenti l’ultimo anno di liceo classico e questo è l’unico in questa zona» disse Danae indicando l’istituto: un vecchio edificio, probabilmente ristrutturato durante l’immediato dopoguerra, con un grande portone all'ingresso ed i mattoni a vista sulla facciata, nonché finestre spesse ed incassate nella parete con delle inferiate di ferro tutte arrugginite

«Stalker» disse lei con fare serio

«Disse la ragazza che ha azzeccato il mio nome al primo tentativo»

Continuarono a parlare e punzecchiarsi per le vie poco affollate della città, mentre le luci delle insegne natalizie illuminavano la strada ciottolata di mille sfumature e colori differenti, dal rosso acceso dei babbo natale al bianco della neve intermittente delle insegne; d’un tratto iniziò a piovere intensamente e le due arrivarono appena in tempo alla caffetteria, o meglio al caffè letterario: un piccolo locale con i mattoni delle pareti colorati di un bianco candido, con i tavolini in stile liberty e panche in legno lavorato con un colore nocciola, a distanziare i posti c’erano piccole librerie, che fungevano da divisori, integrate nelle panche da dove gli avventori prendevano e leggevano a piacimento. All'ingresso una dipendente elencò alcuni generi letterari per indicare il luogo in cui i clienti desideravano sedersi e Danae chiese la mitologia; la gentil ragazza le accompagnò sorridente al piano superiore, uguale per disposizione, e le fece accomodare in un angolo assai appartato del locale. Lei declamava in lingua latina i grandi miti dell’antichità da Arianna abbandonata di Catullo all'infelice amore di Circe per Pico:

«O per questi tuoi occhi che hanno ammaliato i miei, per la tua bellissima forma, che mi obbliga a supplicarti pur essendo dea, preoccupati della mia fiamma ed accetta come suocero il Sole, che vede ogni cosa e non essere duro con Circe, la figlia del Titano» mentre lei declamava questi versi accesa sia dalla passione che dall'orgoglio, Danae rideva sommessamente ripetendo: «Suocero, chi diavolo si presenta ad un ragazzo al giorno d’oggi, dicendogli piacere questo è tuo suocero»

«Insomma, è una storia bellissima e millenaria» mise il broncio Lei per quella che reputava una grave mancanza di Danae nel suo disinteresse all'argomento, nonostante fosse stata lei a chiedere di leggerle qualcosa

«Trovo bellissimo il modo passionale con cui leggi queste opere, sono molto rilassanti ed avvolgenti» disse Danae gustandosi qualche sorso della cioccolata calda, che nel frattempo la cameriera aveva portato loro; lei parole della sua amica sembravano come sfuggite dalla bocca di Danae, da quel viso sempre sereno ed imperscrutabile su cui solo gli occhi apparivano vispi e vitali, come in un quadro di Raffaello. Quei complimenti risuonavano intensi nell'animo di lei e la rendevano inquieta, ma senza saperne il perché; chiese infine una curiosità che si teneva dentro da qualche tempo:

«Senti per caso tu fai qualche sport? Dato il corpo così atletico»

«Mi alleno in atletica, per la precisione peri cento metri piani, non faccio competizioni, ma ho una specie di gara in primavera» disse Danae mettendo in mostra la muscolatura delle gambe da sotto i pantaloni

«Che intendi?» chiese lei incuriosita

«Mi hanno lanciato una sfida delle persone che conosco e non potevo rifiutare, mi allenerò all'aperto dall'inizio della primavera, ti va di accompagnarmi?» chiese sorseggiando un altro sorso. Lei accettò senza indugio. Passato Natale, arrivò gennaio. Due compagne di classe videro lei intenta a mandare messaggi sul telefono ed incuriosite le domandarono: «Scusa, chi era quella donna che ti aspettava fuori da scuola qualche mese fa? Non si parla d’altro ultimamente»

«Una… una… un’insegnante di atletica, mi è venuta a prendere perché si è appena trasferita e non conosce ancora bene la zona» disse lei mal celando il suo imbarazzo; le due ragazze non sembravano molto convinte delle sue parole, ma, pensando di esser state indiscrete, non insistettero

«Senti tu che ne pensi di Davide della quinta b, ho saputo che ti ha chiesto di uscire, ma hai rifiutato. Racconta, racconta» chiese maliziosamente una delle due

«Seria?! Non lo sapevo, ora sono curiosa» le fece eco l’altra

«Nulla di che- disse sospirando- mi ha chiesto di uscire ed io ho rifiutato. Sembrava parecchio sorpreso»

«Ma è il ragazzo più popolare del nostro liceo e tu l’hai respinto così su due piedi. Non è che sei lesbica per caso?» chiese per scherzare una delle due

«Chiara! Non è carino da dire- disse dandole una pacca sulla spalla, poi rivolto a lei- scusala, a volte non connette la bocca al cervello. Comunque non hai mai desiderato un ragazzo? Sei sempre da sola» chiese l’altra incuriosita dalla noncuranza di lei. Lei pensava a quanto ed a quale tipo di ragazzo aspirasse, ma tutto ciò che le veniva in mente era l’immagine di Danae che ballava sotto una pioggia dorata come una dea; la riscosse la voce delle sue compagne di classe curiose di sapere cosa la facesse arrossire tanto, ma lei non rispose confusa dai suoi stessi pensieri. Le voci di una sua presunta omosessualità aumentarono considerevolmente durante le settimane successive, ma lei non ci faceva caso e continuava a comportarsi normalmente, finché i suoi genitori, cattolici piuttosto ortodossi, non le chiesero delle voci sentite dagli insegnanti: «Tesoro ci è giunta notizia da un genitore della tua classe di voci calunniose diffuse a tuo danno e siamo molto in pensiero per te» disse la madre con una retorica magniloquente che lei non apprezzava minimamente, reputandola vana e stucchevole come tutta la sua persona sempre perfetta e puntuale nel vestirsi: ordinato con le perle della collana allineate ed un leggero trucco e, come in tutte le questione, rigida oltremisura se non si seguivano pedissequamente i suoi ordini.

«Temiamo che tu subisca atti di bullismo e qualora fosse davvero così ti prego di parlarcene» mentre lei rispondeva che nulla di tutto ciò stava accadendo e che avevano solo frainteso ed i genitori annuivano, pensava che in realtà volessero sapere dietro quel linguaggio formale era se ci fosse un fondo di verità tale da poter in qualche modo minare la loro perfetta immagine pubblica di coppia devota alla Chiesa; fin da piccola era stata abituata a prediche a sfondo religioso in un educazione piuttosto conservativa, ma la sua tendenza innata all'intuitività e la sua passione sfrenata per i miti dell’antichità la resero critica ed insensibile nei confronti di qualsiasi predica religiosa, tanto da sostenere con le conoscenze acquisite a scuola discussioni in questo campo piuttosto accese, come di saper distinguere la retorica dalle vere intenzioni delle persone. Forse era per questa inclinazione naturale che non riusciva a trovare interessanti le altre persone e preferiva la solitudine; il telefono vibrò e lei pose bruscamente fine alla conversazione e si diresse in camera per rispondere al messaggio in tutta calma, Danae era sempre allegra e quasi infantile allo sguardo di lei, nonostante all'apparenza sembrasse così adulta, l’esatto opposto di lei, aveva una vitalità ed una spensieratezza che invidiava ed ammirava , che le permetteva di ballare sotto la pioggia per poi imbarazzarsi se veniva vista. Non se ne accorgeva, ma sorrideva leggendo i suoi buffi messaggi.

Primavera. Danae le chiese di aspettarla alla fine del suo allenamento che si era protratto più del previsto, lei la osservava correre veloce con i capelli corvini raccolti in una lunga coda che ondeggiava al ritmo della corsa, i muscoli delle gambe di Danae apparivano definiti nel contrarsi e rilassarsi mentre tutto il suo corpo era imperlato di sudore; le passo dinnanzi veloce come Ermes, splendente nonostante sul viso avesse impressi i segni di un lungo allenamento, lei le porse l’asciugamano che aveva visto sulla panchina ai bordi del campo d’atletica lì vicino e Danae la ringraziò: «Scusa l’attesa, la gara di beneficenza si avvicina e non voglio fare brutta figura»

«Non era una scommessa?» chiese lei

«Anche, se non arrivo prima, pagherò la cena a tutti i partecipanti» ridacchiò Danae ansimante

«Mai una volta che tu sia seria e poi perché incontrarci dopo il tuo allenamento? Non hai un odore gradevole» le disse lei risentita dal comportamento infantile di una donna che dovrebbe essere più matura di lei

«Mi faccio una doccia qui e ho messo un bel completino nella borsa per dopo, guarda che sono affidabile, anche se non sembra- disse mettendo l’indice sul labbro inferiore- anche se quando sono con te mi sento sempre una bambina»

«Perché?» chiese lei con un improvviso batticuore

«Sai davvero tante cose per la tua età, cose che io nemmeno immagino. Hai sempre un atteggiamento freddo ed altero finché non mi vedi o non parli di quei miti antichi che mi racconti sempre; quindi ogni volta che ti vedo per me è una sferzata d’energia e penso spesso alla prossima volta in cui ti vedrò perché sei un’amica speciale per me » lei fu profondamente colpita dal fatto d’esser definita amica, in un istante pensò che non fosse quella la parola giusta per definire ciò che sentiva, ciò che aveva provato quando l’aveva vista ballare spensierata sotto la pioggia: così la prese per la maglietta, la tirò verso di sé e la baciò, così senza pensarci senza capire ciò che stava facendo, solo sentendolo. Danae balbettava parole o pezzi di esse confuse non appena quell'istante terminò, ma lei non la lasciava e continuava ancora ed ancora a baciare quelle labbra morbide e carnose, che avevano il sapore salato del sudore; la piccola lingua di lei si fece largo fino a raggiungere quella di Danae e l’avvinghiò stretta come un constrictor, mentre le loro salive si mescolavano ed in parte colavano fuori dalle bocche, Danae aveva smesso di fare resistenza e s’era lasciata andare accogliendo la forza di quella piccola donna che la dominava completamente, anche se avrebbe potuto con pochissimo sforzo divincolarsi, ma chissà perché non voleva. Quando lei fu soddisfatta si staccò dalla donna, mentre un filamento di saliva rimaneva pendente tra le loro bocche. Nessuna delle due parlò ed andarono a cena, una cena molto silenziosa. Quella notte lei la passò con Danae a casa sua. Quella notte perse la verginità. Pioveva.

La maturità s’avvicinava e le occasioni di vedersi per le ragazze erano sempre più rare, si mancavano vicendevolmente e fisicamente: lei era presa dalle versioni di prova di latino, uscito come esterno quell'anno, ed i suoi genitori non le avevano tollerato il fatto di non essere tornata a casa a dormire quella notte e tutte le stranezze che seguirono quell'evento, era sorvegliata quasi a vista tanto a scuola quanto a casa; Danae invece aveva ricevuto una interessante quanto assai remunerativa offerta di lavoro oltre oceano nello stato di New York, ma era dibattuta se dirlo a lei e metterla in una difficile situazione, più di quanto già lei non fosse, o non dirle nulla e sparire dalla sua vita, cosa migliore dal suo punto di vista. Quelle rare volte in cui riuscivano a vedersi durante il giorno passavano il tempo da sole in una camera di un albergaccio in periferia per non farsi vedere soprattutto dalle compagne di classe di lei, cosa che lei aveva espressamente chiesto, ma Danae era comunque sempre preoccupata e pensierosa e lei, dopo lunghe preghiere, ottenne di sapere l’agognata notizia:

«Ora lo sai- disse Danae sospirando- probabilmente dopo la tua maturità andrò a lavorare in America, pagano bene e potrei lavorare in condizioni migliori di queste: ho intenzione di accettare» lei non mosse un muscolo, si appoggiò solamente al ventre nudo della sua amata, infine chiese:

«Avevi intenzione di sparire senza dirmi nulla per non obbligarmi a scegliere se separarmi da te o dalla mia famiglia, vero? Ma questa non è una decisione che devi prendere tu da sola, ma noi insieme» e le strinse la mano il più forte possibile per le sue forze

«Davvero- disse Danae sorridente- quando sono con te mi sento sempre una bambina, fai sembrare insignificanti anche i problemi più grandi»

Lei non dimostrò alcuna esitazione mentre studiava alacremente per avere un ottimo voto d’uscita dalla maturità, cercava quali università ci fossero in quella città a lei accessibili ed i documenti necessari per ottenere il passaporto, che lei non possedeva; tuttavia le continue telefonate alla questura ed in inglese, per quanto sdentato fosse, non passarono inosservate all'occhio vigile dei genitori di lei che la incalzavano con frequenti ed assillanti domande, anche se lei non demordeva, conscia del fatto che non le avrebbero mai permesso di avere una donna come compagna né tanto meno di studiare all'estero. Doveva cavarsela da sola. La goccia che fece traboccare il vaso fu quando i genitori vennero a sapere che la loro figlia si vedeva di nascosto con una donna e per di più di dieci anni più grande di lei, come ottennero l’informazione era semplice intuirlo, qualcuno le aveva viste insieme probabilmente; il padre, solitamente gentile e mansueto, picchiò per la prima volta sua figlia dal momento che non si scusava e non prometteva che non avrebbe più visto quella donna, le inveiva contro dandole della meretrice e dell’immorale mentre la picchiava, ovviamente in zone coperte dagli indumenti salvaguardando le apparenze. Lei sopportava in silenzio, tanto il più era fatto: il suo passaporto era in mano a Danae, che aveva anche acquistato i biglietti aerei, ma non sapeva delle percosse, aveva da poco completato l’iscrizione all'istituto di cultura italiana in America, che l’aveva accettata con riserva se fosse passata alla maturità italiana, aveva infine chiesto ed ottenuto un visto per studenti dal momento che s’era iscritta in quella scuola, il tutto all'insaputa di tutti. Mentre i suoi genitori la sorvegliavano a vista lei si dimostrava inflessibile ed impassibile come sempre, tanto che iniziarono a dubitare di ciò che la scuola aveva riferito loro.

Gli scritti passarono senza problemi e venne il turno dell’orale, i genitori la portavano e riprendevano per assicurarsi che non incontrasse “quella”, così la chiamavano loro, ma lei aveva un piano: disse ai suoi genitori, ed era vero, che sarebbe stata l’ultima della giornata, invece , fingendo di non star bene, andò per prima e poi uscì per andare in bagno, scavalcò la finestra e si diresse di corsa verso l’aeroporto della sua città; quando la scuola ed i genitori s’accorsero che era sparita il volo era già a metà strada per Londra, unico scalo prima di New York, al contempo la madre della ragazza aveva trovato la lettera della figlia che annunciava la sua fuga volontaria di modo che le autorità non intervenissero. Tutta la faccenda suscitò un gran clamore che, come velocemente nacque, velocemente si spense; solo i genitori di lei conservarono nel cuore non il rammarico della fuga della figlia, ma il rancore di avere, a loro dire, una figlia tanto scellerata e di lì in poi dissero sempre di non aver mai avuto figli.

Pioveva. E lei giocava con le piccole goccioline i sudore sul ventre di Danae osservando i piccoli spasmi che provoca, e ricordava tutto ciò che avevano passato in quei tre anni dal loro arrivo negli Stati Uniti: l’università, il nuovo lavoro, l’appartamento in un palazzo storico molto carino ed il piccolo caffè letterario che avevano intenzione d’aprire lì. Sull'anulare di lei come su quello di Danae capeggiava uno splendido anello color argento, simbolo del loro fidanzamento ed imminente matrimonio, secondo le nuove leggi americane sulle unioni civili: all'interno erano scritti i loro nomi e la data del fidanzamento, mentre sull'esterno Danae volle che ci fosse scritto

Danae e la sua Pioggia Dorata

Fine


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