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Una storia di RossellaDettori

Ben prima di Greta

Dei Millennial e di altri disastri

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2 minuti

Pubblicato il 04 novembre 2020 in Giornalismo

Tags: #ecologia #gretathunberg #madreterra #millennial

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Forse, il guaio è addormentarsi ogni notte illudendosi di poter vedere nell'indomani un giorno migliore.

Chi ci dà il diritto di credere che sarà così?

Forse, il freddo del mattino porta già scritto in sé, aleggiante tra le nebbie, che ci eravamo raccontati una bugia, un'altra volta.

E pensare che, da bambina, sospettavo che qualcuno non me la raccontasse giusta, specie quando infarcivano la mente mia e dei miei coetanei dell'idea che saremmo stati la generazione decisiva per realizzare grandi cose: l'utopia che più tardi sarebbe stata definita "un progresso equo e solidale", ad esempio.

Dal momento, però, che dal dopoguerra in avanti, non si rammenta gioventù che non sia stata allevata similmente, non vedo perché ai trentenni di oggi tutto ciò debba pesare più che ai predecessori.

Troppo sensibili?

Ma perché, alla fine?

Crescemmo tra coccole e scapaccioni, giocando per strada, cadendo e sbucciandoci le ginocchia, esattamente come i nostri genitori e i loro.

Ci ha rincoglioniti la tecnologia, di cui abbiamo assaporato i benefici, passo dopo passo?

Io appartengo, giusto per un pelo, ai cosiddetti Millennial, tanto sbeffeggiati prima dai "Boomer" e ora persino dalla nuova "Generazione Z".

Non so cosa contenesse il nostro latte (citazione non a caso); forse ne bevemmo troppo, persino alle scuole elementari, distribuitoci quotidianamente con inutili e spero non dannose pastigliette di fluoro.

Vedo, però, cosa ci propina questo secolo: tre, dico tre, spaventose crisi mondiali, di cui l'ultima non solo economica, ma anche sanitaria e che non accenna a finire.

La generazione cui spetta fronteggiarne le conseguenze, manco a dirlo, è la mia.

La generazione che se ne deve fare carico, responsabilmente, è la mia.

La generazione chiamata a riprodursi (come dite?), in tempi del genere, è la mia.

Quando a scuola celebravamo gioiosi la "festa degli alberi", richiamo entusiasta all'ecologia, chi poteva anche solo figurarselo, il surriscaldamento globale, negli attuali termini così drammatici?

Chi avrebbe mai pensato agli attuali Stati Uniti d'America, così colpevolmente refrattari ad ogni sana ideologia, ad ogni tema importante, che anche solo odori di eccessiva cultura, ammesso che la cultura possa mai esserlo?

E chi avrebbe mai osato disperare nella preveggenza che l'intero mondo si sarebbe accodato a loro, altrettanto colpevolmente?

E pensare che noi, sì, proprio noi, pigri, choosy, bamboccioni, depressi e narcisisti Millennial, proprio noi che "se piantiamo un fiore ci sentiamo già contadini", cantavamo così, da bambini (ben prima di Greta Thunberg, con tutto il dovuto rispetto per lei!):

"Siamo disposti a perdere il mondo, per il progresso e le comodità?

... Tu, Madre Terra, sei tutto per noi.

Se ti ameremo, tu ti salverai".


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