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Una storia di Andrealidonnici

PARCO NAZIONALE DELLA SILA

BIOSFERA

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2 minuti

Pubblicato il 07 marzo 2019 in Viaggi

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La Sila si divide in Sila grande, Sila piccola e Sila Greca:

a comporre l’altopiano è una pluralità di paesaggi che si estendono per 74.000 ettari, nei quali svettano anche cime che raggiungono quasi i 2000 m, come quelli di Botte Donato, Monte Nero, Volpintesta, Gariglione e Femminamorta.

I fiumi che attraversano il parco sono il Lese, il Crati, il Mucone e il Trionto ed ancora il Tacina, il Soleo, il Simeri, l’Alli e l’Ampollino.

Una delle conseguenze più importanti della lunga ed articolata storia geologica della Sila è rappresentata da un livello molto alto di diversità biologica, riscontrabile a livello di popolazioni, specie, comunità e habitat.


Infatti dato che il parco presenta diversi colli e varie altitudini, sono presenti 175 specie di vertebrati autoctoni, di preciso:

65 specie di mammiferi;

80 specie di uccelli (considerati solo i nidificanti);

16 specie di rettili;

12 specie di anfibi;

2 specie di pesci.

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Il Parco Nazionale della Sila è un Parco soprattutto montano, in cui i boschi occupano l’81% della superficie totale, mentre i pascoli interessano il 4% della superficie totale. È caratterizzato dalla presenza massiccia del faggio che interessa prevalentemente le aree più in quota e dalle pinete di pino laricio nelle vaste aree pianeggianti o in leggero pendio che contraddistinguono l’altopiano.
In Sila Piccola particolarmente importanti dal punto di vista storico-culturale e vegetazionale sono i boschi misti faggio-abete di Monte Gariglione e Monte Femminamorta. In Sila Greca assumono rilevanza i popolamenti di querce (soprattutto cerro e farnetto), localmente misti con aceri e frassini e altre latifoglie. Nella presila di Catanzaro, dove il territorio del Parco scende a quote modeste, si hanno cedui e castagneti da frutto, soprassuoli di leccio, localmente misto a sughera e rimboschimenti di pini mediterranei. Tipici di tutta l’area del Parco sono anche i pioppeti di tremolo, soprattutto nelle zone percorse da incendi, e le formazioni di ontano nero lungo i corsi d’acqua.


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