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Una storia di Albert5454

Una storia di #Natale.

Una storia dal sapore antico... forse vera.

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8 minuti

Pubblicato il 01 dicembre 2018 in Altro

Tags: #albero #casa #giocattolo #natale #neve

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Il freddo pungente di Milano arrossa le guance. Le discese in questa città per lavoro, sono per il momento terminate. II lavoro ben eseguito paga sempre. I molti complimenti ricevuti allietano il cuore, come lo allietano, queste incipienti festività.

Mentre il mio Cartier segna le 16.30. I guanti nuovi, non riescono ad impedire alle mani di gelare. Con la mente, mentre attendo un taxi, ricontrollo i pacchetti dello shopping natalizio.Le borse di Burberry`s, ci sono.Da Vuitton sono passato ed ho acquistato il portamonete.Da Bulgari ho trovato, il profumo che lei cercava.


Il bianco taxi un po' sporco arriva. “In Centrale” dico all'autista mentre soddisfatto penso di aver acquistato tutto. Il traffico é caotico come sempre e la nebbia inizia a coprire tutta la città. Casualmente un semaforo ci arresta. L'occhio intravede un bellissimo, fornito, negozio di giocattoli antichi. Chiedo all' autista di fermarsi un attimo, cosa che esegue appena può. Scendo. Corro verso quella vetrina ed eccola, la piccola "corriera di latta" che sognavo da bambino. Rossa, con le porte apribili e quelle gomme dal profilo bianco.
Sul suo fianco noto anche la chiavetta con cui veniva caricata la molla, che in seguito, la poteva far muovere. Entro. Vorrei acquistarla. Quel giocattolo a molla lo desideravo, lo sognavo, tanto, tanto tempo fa. Negli anni cinquanta. “Non é in vendita” mi dice la proprietaria. Poi aggiunge:“Mi ricorda, quando mio padre giocava con noi”. Come la capisco mi ripeto, mentre uscendo deluso risalgo su quell'anonimo taxi.


Arrivati alla stazione, saluto l'autista e correndo, raggiungo la rampa che mi porta verso i treni. Con aria indifferente osservo la gente attorno a me. La vedo discutere. Muoversi e spostarsi con mille pacchetti. Tutti attendono pazientemente il loro treno. Il Natale, riunisce veramente molte persone. Manca ancora mezz'ora alla partenza. Salgo comunque sul Pendolino che mi riporterà a casa, Sistemo le varie borse sperando, in cuor mio, che anche il Tignanello del 79, verrà apprezzato.


Improvvisamente, voci alte un poco stridule, attirano la mia attenzione.
Pulisco un poco il vetro appannato, e vedo alcuni "Martinitt" di Milano.
Orfani, che si recano da famiglie ospitali per trascorrere qualche giorno in serenità.

Giorni sereni mi dico? I loro occhioni non esprimono certo euforia penso.
Mentre il treno esce dalla stazione i miei occhi si riempiono di acqua. Ricordi lontani e mai sopiti, iniziano ad affiorare alla mente. Spesso basta solamente un oggetto, una visualizzazione, un giocattolo, a far veleggiare la memoria. Memoria, magnifica e preziosa custode del tempo andato e degli anni che inesorabilmente trascorrono. Per cercare di ingannare un poco il tempo, cerco di far riaffiorare antichi ricordi. Osservo le mie gambe e mi dico: "quanta strada abbiamo percorso assieme!" Mentre osservo di nuovo, quei bambini dal treno, cerco ulteriormente di forzare, questo mio specchio dell'animo. Ne sono certo. I pensieri riusciranno di certo, a farmi rivisitare, ricordi, degli anni passati.


La sensazione del vuoto dei miei primi anni é sempre lì. Mi accompagna, come sempre, giorno dopo giorno.Mi ricordo solamente le suore, ma null'altro. In questo vuoto totale rivedo il silenzio e le attese, di un bimbo seduto sul suo letto. Un Natale trascorso lontano, fra le mure fredde, cariche di muffa, di un anonimo orfanotrofio. Poi un piccolo bagliore... Mi accorgo in seguito, che quella piccola "corriera di latta" a molla, coincide con i miei primi ricordi di bambino. Avevo ormai la bella età di sei anni! Un ulteriore sforzo, e riecco ora lucente e vivido negli occhi, quel ricordo.Quel mio primo Natale, da bimbo vero.


La prima elementare mi regalava le prime vacanze. Vacanze importanti, meritate. Una prima parte dell'anno scolastico, che mi aveva visto impegnato, allo strenuo. Volevo e dovevo, essere sempre il primo a scuola! Nella mia piccola testolina si era insinuato il concetto, che se non fossi stato il primo, non sarei stato apprezzato e quindi, la via dell'orfanotrofio si sarebbe riaperta. Mentre il treno ora corre veloce mi suggerisco, che in fondo, quella paura in seguito mi ha aiutato a vincere, tutte le successive sfide. Quanto la vita mi avrebbe proposto.


Quel primo Natale mi ripeto... Ne rivedo ancora, colori sapori ed attese.

Le campane erano allora il vero simbolo del villaggio, delle festività. Campane, che spesso “suonavano" i ritmi delle fatiche della vita. Dopo la novena era finalmente giunta la vigilia. Accompagnato dai miei genitori era la prima volta, che partecipavo alla messa di mezzanotte! Erano oramai giunte le ventuno. I racconti di Zii e cugini più grandi, mi avevano fatto addormentare. La piccola casa la sentivo carica di sensazioni. Vi era chi tornando da lontano, dove il lavoro lo costringeva a vivere, raccontava le sue esperienze. La stufa a Kerosene diffondeva il suo calore. Il gatto faceva le fusa dopo aver ottenuto, anch'esso un ottimo pasto. Anche il piccolo albero con le bocce ormai consunte, appariva felice. Le sue nuove luci, unite alle prime intermittenze, gli donavano un' inattesa vitalità.


Mi sentii scrollare. Bisognava incamminarsi verso la chiesa. Seppure ancora assonnato, mi alzai di scatto. Forse, qualche piccolo regalo mentre ero in chiesa sarebbe arrivato, in quella casa fatta di poche, piccole, ma linde stanze. Esco. Le lampade nella strada diffondo una luce fioca e debole. Si vede poco, ma la strada é conosciuta. Corro, davanti a chi mi accompagna. Su quella strada esisteva l'unico, piccolo negozio di giocattoli. Per il Natale con maestria riempiva le sue vetrine. Che colori, vivaci. Quanti sono i giocattoli all'interno del negozio! Sono comunque già certo, che non potrò averne nessuno. Almeno il guardarli, mi scalderà il cuore, e riempirà la mia fantasia. La speranza di averne uno poi, non svanisce mai. Sono quasi arrivato, il cappotto ritinto, mi offre solo quel poco di caldo, che mi impedisce di gelare. Eccolo il negozio! Subito, incollo i miei occhi, su quella vetrina. Una splendida millecento passa dietro le mie spalle. Li osservo mentre dopo aver parcheggiato scendono. Le pellicce delle signore felici e ridenti, con i loro capelli perfettamente cotonati. Vedo anche i mariti scendere. Il profumo di quei ricchi sigari si diffonde nell'aria. Li sento mentre dicono ai loro figli, di star tranquilli in quanto, Babbo Natale ha già, confermato i loro doni. Io resto lì. Incantato,,. affascinato, da quella vetrina. Il naso é incollato da tempo, su di lei. Con i miei guanti con un unico dito, pulisco i vetri che si stavano appannando con il mio fiato. Il pallone. La pistola di Ringo. Il trenino... la corriera di latta rossa . Mi raggiungono i miei genitori. Devo staccarmi da li!


La chiesa é fredda ma ricolma di gente. Il suono del vecchio armonium apre la cerimonia.
Queste nenie, ispirano serenità e bontà d'animo.Il parroco dal pulpito ricorda a tutti, il vero significato del Natale. Un significato complicato, poco chiaro, per la mia piccola testolina. Quel bimbo, in quella mangiatoia, almeno, aveva accanto, papà e mamma. Era la prima volta anche per me, che non ero solo. Anch'io ero accompagnato da mamma e papà. Il prossimo Natale sarebbe stato ancora così? Termina la messa, l'armonium diffonde ancora le sue note.Un' occhiata al presepe della chiesa, con le sue stupende antiche, statue di legno immerse nel muschio. E poi... a casa. "Mi sento grande" penso mentre esco. Sono andato alla messa di mezzanotte! Sul sagrato, sgranando, gli occhi dico, "che sorpresa!" Il paese é tutto candido, lucido, pulito. Nevica!Il bianco aumenta il silenzio e diffonde magia, tutt'attorno. Anche se rientrando forse, non troverò niente, almeno il cielo mi ha offerto un regalo. Dalle suore, con la neve non ci avrei potuto giocare. Ma domani..... invece... Rientrato in casa, mi infilo sotto le ruvide fredde lenzuola. Le vacanze sono ancora lunghe. Certo se avessi quella corriera di latta...


Quanti anni son trascorsi da allora. Il treno é ormai giunto alla dogana di Chiasso.

"Da dichiarare ?" mi chiedono. Ecco ciò che avrei voluto dichiarare:
"Cambiasi, Vuitton, Burberry`s, etc, contro "corriera di latta". Sicuramente, non avrebbero potuto capire. Arrivo nella mia amata Bellinzona. La cabrio mi aspetta. I pacchi nel baule e poi il rombo del potente motore, mi accompagna verso casa. Sono arrivato sono contento. Salgo le scale con le mani cariche di borse. Casa mia mi dico. Quella casa, mancata nei miei primi anni. Entrando, subito mi infonde gioia e quiete. Qui ritrovo Il calore di chi mi accompagna da decenni. Qui ritrovo colei, che é riuscita, a riscaldare il mio cuore. Lo stesso cuore che batteva nei miei primi anni di vita, in uno stanzone, spoglio e desolato.


Il camino diffonde il suo calore. L'odore della legna é migliore di quello del Kerosene!
Con la sua luce illumina anche l'albero, da cui, le stupende stelle di Swarovski riflettono e regalano mille bagliori. L' Ipad diffonde musiche natalizie. Il profumo delle pere al merlot, che giunge dalla cucina, lascia presagire una cena speciale. La serenità regna sovrana in questa casa. Una serenità composta da valori importanti, inossidabili e comuni.
Una sintesi del grande messaggio che il Natale ci insegna: Pace e serenità!

Conoscendomi, sicuramente cercherò e comprerò quella "corriera di latta" su Ebay!
Quella "corriera", ora, non é più un giocattolo, ma l'essenza di un Natale lontano nel tempo. Un Natale, che era stato sereno seppur carico di rinunce. Un Natale, che mi ha instillato i suoi valori più veri e sinceri. Un Natale, che allora scaldava l'animo. Come questo che arriva ora.
Albert.

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