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Una storia di Mrhappy

UN TIPICO SABATO SERA

"Il locale è fermo ed esistono solo i nostri occhi che si guardano"

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6 minuti

Pubblicato il 12 ottobre 2018 in Altro

Tags: #alcol #follia #ricordi #solitaserata

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Poi arriva il weekend, maledetto o benedetto non si sa! I preparativi sono la cosa che più preferisco. Un gruppo di matti pronti ad ubriacarsi dal pomeriggio, passando per la cena finendo nel locale. Ore 16:00. Raggiunti gli altri al chiosco si fanno i cosiddetti: "Piani di guerra", che guerra poi, la ricerca tattica della figa.

"Allora voi due zona nord del locale, voi zona est e gli altri, mentre noi ci sbronziamo al solito bar, fanno un giro di perlustrazione". Solite cazzate che nemmeno i quindicenni arrapati. Passa così il pomeriggio, tornando a casa si respira già quell'aria di serata al ritmo di musica latino americana o house leggero e io tanto gasato quanto schifato, inizio a sentire quell'adrenalina; l’adrenalina che non ti fa pensare a nient'altro che alla triste serata che ti aspetta, la solita serata, ma sembra sia l'unica alternativa per evadere, per pensare di meno. Con qualche birra nello stomaco cerco un posto con la mia cabrio per il centro storico, guido piano, mi godo il panorama. La calma apparente prima della follia della triste e squallida notte. Doccia veloce e cena, bevo vino come se fosse acqua, poi liquori ed inizio ad essere brillo parlando a voce alta nel ristorante, ma non finisce qui. Inizio a perdere i freni inibitori, sono gasato ed eccitato, conquisterei il mondo stasera! Ore 23:00. Solito bar, giù di tutti i tipi di liquori finché i sensi non esistono più. Di corsa in auto con la musica a palla come se non esistesse nessuno per strada, gli sbirri stasera riposano, arriviamo al locale non ricordando più il volto di nessuno, ci sentiamo come isolati tra tanta gente, solo tante mani che toccano, non le avvertiamo nemmeno, come se non avessimo più la pelle o i nostri recettori del tatto fossero svaniti, come se fosse aumentata la densità degli stessi campi recettoriali al punto tale da sentirci quasi anestetizzati. "Se dovessero darmi un pugno lo avvertirei dopo un'ora". Penso. Una volta dentro giù un altro paio di cocktail e siamo completamente K.O. Le luci del locale fanno il loro gioco, inizia la caccia. Ci buttiamo su qualsiasi ragazza, brutta o bella che sia. Ad un certo punto tra la folla compare lei: vestitino celeste da far impazzire, occhi neri che incrociano volontariamente il mio sguardo, capelli neri e lunghi. Una bella mora che ti fa girare la testa. Mentre tutti cercano di trovare la figa più bella del locale o la più disponibile per una scopata veloce, io l’ho trovata e me ne accorgo dal modo in cui mi guarda. Mi avvicino a lei con i miei occhi azzurri completamente spenti ed uno sguardo inebetito a causa dell'alcol, ballo con lei, ci sta, cazzo. Improvvisamente non esiste più nulla, solo noi due, e la mia mano scende cercando il primo approccio con la sua parte femminile, lei mi lascia fare, si volta e mi guarda negli occhi, ora il locale è fermo ed esistono solo i nostri occhi che si guardano, azzurri e neri, così diversi, opposti, ma così vicini e persi gli uni negli altri.

"Ti va di bere qualcosa?", le dico.

"Certo che mi va".

"Vodka lemon?".

"Vodka lemon sia!".

Si chiama Chiara, ha la mia stessa età ed è decisamente la più bella del locale. Decidiamo di uscire dal locale e continuare a bere in spiaggia.

"Come mai sei anche tu in questo squallido locale?", mi disse lei.

"Ci sono perché non ho alternative. Questa città è tanto bella quanto nostalgica triste e noiosa a volte, quasi più triste di questa serata!".

"Triste?! Ma se hai appena conosciuto me e stiamo passeggiando in spiaggia?!", replicò lei quasi perplessa.

Non aveva tutti i torti, ma non potevo dirle di quanto fosse triste scopare una tipa appena conosciuta, mi avrebbe preso per frocio e alla fine se vai a queste serate non puoi pretendere l'amore della tua vita, solo una scopata, e a volte nemmeno quella. Lei è diversa però, vedo nei suoi occhi qualcosa di estremamente romantico. Anche lei come me prigioniera di amori mai realizzati e storie incasinate, siamo sulla stessa barca e sappiamo entrambi che con alcol e sesso non risolveremo mai niente, ma ce ne fottiamo entrambi, pensiamo al presente almeno per questa sera. Mentre siamo seduti in riva al mare, sulla spiaggia, iniziamo a baciarci. Un bacio come tanti, inutile, forse liberatorio (almeno per il nostro ego). La cosa positiva è la passione con cui ci baciamo e così la fisicità inizia a prendere il sopravvento. Scopiamo. Niente di che, un bisogno fisiologico per entrambi, ma questa cosa mi puzza un pò; perché i nostri occhi si sono cercati e quando si sono incontrati non hanno smesso un attimo di guardarsi? Con una tale intensità poi! Forse abbiamo scopato per essere più sicuri di noi, per scacciare via i nostri pensieri, solo per un bisogno fisiologico o perché volevamo entrambi che succedesse perché così era scritto da qualche parte nel grande libro del destino? Questo non lo saprò mai e per quanto possa interessarmi non mi tocca più di tanto; sono inutili seghe mentali, su di una che il mondo definirebbe puttana solo perché vive la sessualità a modo suo, dovute al troppo alcol. Rientrati nel locale ci salutiamo e ci scambiamo i numeri, solo perché così si fa, per dimostrare a noi stessi di non essere animali o così vuoti, anche se sappiamo di esserlo, ma lo facciamo per non pensare a questa cosa o semplicemente per mettere la testa più serenamente sul cuscino. Nella confusione ci perdiamo, ognuno prende la sua via e la serata va avanti. "Andiamo a casa ragazzi?". Dico io stanco e "soddisfatto" dalla serata (capirai che soddisfazione scoparsi una tipa di cui non sai niente e magari non rivedrai più o non la riconoscerai nemmeno per strada talmente che sei ubriaco). "Si dai chiavettiere hahahaha". Rispondono tutti in coro prendendomi un po' in giro. Mentre usciamo dimentichiamo alcune persone dentro, allora decido di entrare per recuperarle e ne approfitto per un'ultima ballata. Improvvisamente il locale è quasi vuoto ma è rimasta l'unica persona che quella sera mi interessava.

"Non stavi andando via?", chiede lei quasi con sospetto.

"Si certo ma sono entrato per recuperare alcune persone. Ci rivedremo?".

"Mmm forse". Silenzio. Le sue braccia improvvisamente sono intorno al mio collo, mi bacia dolcemente tra quella musica assordante e quello squallore. Un bacio diverso, quasi a dire volevo che rimanessi ancora qui con me.

"E' un bacio di addio questo o faremo di nuovo l'amore in altre circostanze?”, le chiesi. "Chissà. Dipende da te, da me, da noi, dalle circostanze e tante altre cose".

Ci salutiamo, quella frase mi fa capire tante cose ma mi lascia comunque perplesso. Non importa, stasera non ho pensato, ho vissuto di attimi, ho assecondato i miei istinti e le mie voglie, ho dato sfogo alla mia follia che mi tormenta sempre. Sono stato bene e non voglio pensare a domani. Accompagni tutti. La strada è deserta e la radio passa "Maybe tomorrow" degli stereophonic. Mi identifico molto in quella canzone, soprattutto nel ritornello: "Forse domani troverò la mia strada". Chissà. Sono a casa, spengo la luce, invio un messaggio alla tipa che è diventata un po' meno sconosciuta adesso. "Grazie per la bella serata!". Ore 6:00. Il sole sorge, io muoio nel letto tra stanchezza e alcol. Finalmente prendo sonno.

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