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Una storia di CinziaMarchese

Fotogrammi d'estate

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9 minuti

Pubblicato il 18 febbraio 2019 in Altro

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Fotogrammi d’estate

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“I have to do breakfast.Please where is the bar?”

Lo guardai paziente..ecco ci risiamo! La scena si ripeteva quasi puntualmente,il cliente confuso tra i giardini del nostro albergo cercava con gli occhi ancora impastati di sonno, l’ingresso del bar,mimetizzato in una grossa dependance bianco calce.

“It’s there,no problem.” Sollevato, il dinoccolato ospite s’avviò a compiere il più elementare dei riti mattutini, mentre io,essendo iniziata la stagione “hot” alzavo gli occhi al cielo ,pregando il buon Dio di mandarmela dritta anche stavolta.

Non c’era stata alternativa ,eravamo in piena crisi economica,il lavoro scarseggiava e così, propostomi un impiego come addetta ai piani in un lussuoso albergo 4 stelle, avevo accettato. Il mio bagaglio linguistico non era servito molto però:ambivo al ricevimento ma, il russo oggi va di moda e, tra il mio inglese/francese e spagnolo proprio non rientrava. Allora, amen…! Cosa mi trattenne lì,dal non mollare tutto su due piedi,in quei frangenti di maggiore stress,non saprei….forse la sete, innata, di conoscere mondi altrimenti lontani dal mio,usi, costumi, linguaggi dai suoni accattivanti . Sognavo così di migrare,come gabbiano,fuori dal mio paese,obsoleto oramai , come le lingue straniere che conoscevo…


Angie


Angie mi attendeva fuori dalla stanza, con uno dei suoi cappellini di paglia colorati, l’abito di cotone floreale e le classiche scarpe da ginnastica in tela bianca. Arzilla settantenne di Boston, sorridente già di buon mattino, con il suo cordiale “Hello Cinthia” , sapeva ricompensarmi di tutti i pensieri più bui e della fatica giornaliera. Lei amava respirare l’inebriante odore dei libri , lo capii guardandone qualcuno sullo scrittoio, accanto ad un grazioso taccuino dov’ella annotava aneddoti della sua vacanza. Mi somigliava Angie … le donai qualcosa di mio e stupita mi ringraziò, illuminandosi d’immenso. Rientrò poi trafelata, recuperando il suo chiwawa , un piccolo ammasso di pelo grigio fumo, a cui aveva dato il nome di Amore. Si nascondeva tra le gambe di Angie, impaurito, pensando forse che la padrona volesse abbandonarlo nelle mie mani: la mia amica d’oltreoceano, mi spiegò che Amore si era già perso, allo scalo in aeroporto ed ora, non riusciva più a tranquillizzarlo. Povera bestiola, un vero trauma ! Altro che cambio di fuso orario… La salutai augurandole una buona giornata, lei con dolcezza agitò la mano, sgattaiolando agile verso le scale. Entrai in camera, mi guardai intorno… per me il cielo era lì, in quella stanza, come la canzone di Gino Paoli mi suggeriva. E le risate, le voci spensierate echeggianti al di fuori, in quella veduta florida nel verde dei viali, dove altri placavano l’afa estiva , oziando nell'azzurra frescura della faraonica piscina, risuonarono lontane, estranee… La perenne lotta con le lancette del tempo, mi intimava di focalizzare tutti i miei foschi pensieri in piacevoli ricordi, onde sopravvivere all'ennesima giornata di duro lavoro….


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Sophie et Guillaume


“Bon jour, bienvenue chez nous !”


Fu la prima frase che mi uscì dalle labbra quando la incrociai , il giorno dell’arrivo , accompagnata da un giovanotto alto due metri.

Avevo letto sul foglio degli arrivi la loro provenienza e, non stavo più nella pelle.

Adoravo il francese, da piccola m’insegnarono delle filastrocche che, tutt'oggi ricordo.

Una seconda madre lingua ..come perdermi l’occasione?

Sophie e Guillaume erano gli occupanti della camera 307, anch'essa con vista sulla piscina, immersa nel verde, sobriamente elegante con le mantovane in tinta e l’arredo arte povera: il luogo giusto per rinfrancarsi dal grigiore invernale.

I tratti di Sophie erano i tipici della sua terra: capelli neri in uno sbarazzino taglio a caschetto, occhi piccoli e verdi, carnagione diafana. Guillaume, suo figlio, aveva l’aria del ragazzo trasandato, con il ciuffo di capelli ribelli sulla fronte, spalle larghe e stazza da watusso: un giocatore professionista di basket che amava camminare scalzo in giro per l’albergo. La nostra conversazione quotidiana nasceva così, spontaneamente: lei non celava il suo stupore per aver incontrato in Italia qualcuno con cui poter parlare serenamente in francese,mi confermò la loro fama di convinti nazionalisti e, pur conoscendo l’inglese ,

all'estero lo parlava malvolentieri. Com'era mia abitudine la feci sentire a suo

agio, mettendomi a sua disposizione: s’interessò di me, mi raccontò di aver dovuto lasciare il marito in Francia per motivi di salute e , di essersi spostata soltanto perché aveva promesso a Guillaume di visitare Roma,la città eterna, e le nostre spiagge. Da gran buongustai quasi ogni sera , cenavano a base di pasta, pizza e mozzarella di bufala, di cui ne erano ghiotti. Alla faccia delle soupes e delle escargotes: per quanto se ne dica ,all'ottima varietà culinaria italiana, nessuno restava indifferente! La mattina, usciva a fare colazione sola,di buon ora, poi rientrava mentre il figlio ancora dormiva, per riuscire con la borsa del mare a tracolla, diretta in piscina. Si raccomandò affinché riordinassi la camera per ultimo ,consentendo a Guillaume, gran dormiglione , di trattenersi ancora nel letto.

“Mais oui, ce n’est pas un probleme !”

Sorridendole mi congedai,soddisfatta! Le belle persone , ma belle dentro, non hanno età , religione, colore della pelle che possa rendere di meno di quel che in realtà c’è…..ed io lo stavo sperimentando ,lì, tra i corridoi, tra i viali alberati, tra un saluto cordiale ed un sorriso. Mi sentivo una di loro , figlia dei fiori, del mondo…la 307 era l’ultimo dei miei pensieri.

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Joshua and Annie


La coppia era sistemata in una matrimoniale, accogliente , con tre finestre affacciate sui rigogliosi aranceti e roseti in fiore, un tripudio di colori ed odori dolciastri…Mi colpì la loro complicità, la premura l’uno verso l’altra tanto che, li immaginai non tanto coniugi ma, teneri amanti. Tipicamente americani del sud, avevano un aspetto vagamente bohemienne…in seguito mi si svelò il perché. Joshua si presentava come un piacente uomo di mezz'età, dai capelli lunghi brizzolati, raccolti maliziosamente in un codino: la sua camicia di lino color del mare, sui pantaloni larghi bianchi mi rammentava l’onda che sbatte su di un lattiginoso scoglio. La fermava, nel suo rullio ribelle,una tracolla di cuoio vissuta, gelosamente accostata a lato ,compagna inseparabile, forse,di tante avventure… Annie gli si affiancava silente, eterea ma vivace, nel trucco ispirato ai toni acquerello: una matrona avvolta in un kaftano acceso,frusciante udivo il suo rumore , nel corridoio, come la scia dell’essenza al patchouli che indossava,

femminile e suadente…

Non ci fu modo di approfondire la nostra conoscenza ,solo brevi scambi di battute poiché, erano teneramente riservati come due ragazzini alla loro prima storia d’amore: li osservavo,discreta ,adeguandomi alle loro richieste.

La loro stanza parlava ovunque l'occhio spaziasse:un letto sapientemente disfatto, un libro riverso di fianco l'abatjour in tela, stinto dal tempo, valigie gettate alla rinfusa, in terra, trasbordanti di piccole tele virginali e pennelli, occhieggianti veli colorati adagiati alle finestre aperte ad asciugare.L’atmosfera visiva creatasi era orientale,da Mille e Una Notte: sullo scrittoio svariati cartoncini dipinti a sfumature narravano del mare increspato,dei gabbiani in volo, inspirai profumo di salsedine…Un sigaro mezzo spento nel posacenere bianco logato, ed un biglietto già usato, per l’ingresso agli Uffizi di Firenze facevano compagnia ad un bicchiere di servizio, ingentilito da una rosa rossa. L’unica

nota degna di rispetto, nel caos di una stanza d’albergo e di un tenore di vita,banalmente ostentato..

Certo non era il loro caso,il pittore e la sua musa ..un viandante di strada che, seppur alloggiato in un residence lussuoso, trasmetteva la semplicità ed il carisma posseduto unicamente dagli artisti. Quella mattina,alla partenza uscirono mano nella mano, riuscii a malapena a salutarli, oberata già di buon ora di lavoro..mi sorpresi quando trovai, riverso sul letto,uno degli acquerelli in miniatura con un semplice biglietto: “Thanks,this is for you!”

Gli occhi cominciarono a bruciare , incredula ,mi fermai per un momento: non so se fu l’erba fresca , tagliata nel giardino e il suo odore dalla finestra a infastidirmi ,oppure una reazione di semplice emozione…. Sono gesti che comunque lasciano un impronta , arrivando dritti , fino al cuore!



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Love Nights Packet







La suite mi attendeva, per l’ennesima volta, con i residui di una mise raffinata, fatta e disfatta

tra petali di rosa, sali profumati e champagne consumato in vasca idromassaggio e l'alcova lì, sul soppalco.. Notti d’Amore , così proposta dall'albergo a tutti coloro che cercavano , illudendosi durare per sempre, il lussureggiante momento magico del connubio di corpi e d’anime ,e spesso, il più basso istinto del sesso, consumato in una cornice dorata, da coppie mordi e fuggi… .ma la mente, in quel misero frangente, fantasticava i bei tempi della contessa Steinbeck. Le feste sontuose nel salone della villa, giù all'ingresso, dove marmi intarsiati inneggiavano l'opulenza dell'aristocrazia russa e, la solitudine palpabile di nobildonne , manichini inamidati lasciati a riflettere su quel vuoto incolmabile che le dilaniava...lei, sola in mezzo agli orchestranti. E sulla balaustra del terrazzino bianco, affacciato sull'estasiante Golfo, mi parve di vedere il suo profilo nel tormento, lenito dolcemente dal profumo degli agrumi e la salsedine pungente, mescolata alle sue lacrime ingiallite. Chissà cosa pensava, ora , in quest’epoca di fumo, la sua anima vagante tra i corridoi lucidi e le colonne dai capitelli di foglie d’acanto, quanti amanti, quante frasi già ascoltate, promesse poi irrealizzate… Nel mezzo della stanza ascoltavo il silenzio per percepirne, la sua presenza ripetendomi: “ No, non sono matta!” Sarei bugiarda se dicessi che, entrare in quella suite , ogni volta, non mi mettesse un misto d’ansia mescolato a piacere….poiché nella dura realtà di tutti i giorni, nell’accettazione di situazioni in cui mai avresti immaginato di trovarti, solo il sognare poteva essermi d’aiuto. Ed io ,come lei ,anima sensibile e tormentata , non avevo mai smesso di farlo……

Mi girai, lasciando il lucido quadro in cornice pronto, perché il circolo vizioso si ravviasse con la coppia di turno, schiacciai il tasto per visualizzare, in reception , la camera pulita e chiusi la porta…

Sbirciai l’orologio, poi tirando un sospiro di sollievo guardai anch'io dalla balaustra ,verso il mare dicendomi : “ Anche oggi è finita!” Conclusi che, in fondo ,nel bene e nel male, era bella la vita…

Click! La prossima avrà una scala lunga dritta fino al cielo…

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