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Una storia di RossellaDettori

Questa storia è presente nel magazine Romanzo a puntate

La simmetria dura solo un minuto

8 - Saurus

146 visualizzazioni

9 minuti

Pubblicato il 09 settembre 2020 in Altro

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Aveva un timbro vocale meraviglioso.

Persino migliore di quello di Hialmar. Le sorrideva. Le sussurrava parole carezzevoli e protettive. La teneva per mano lungo quel fiabesco viale alberato, mai visto prima e mai più dimenticato negli anni a venire.

- Hai sognato il Principe Azzurro? – la prese in giro Regina.

- Non lo so… poteva avere sui trent’anni… - fu la risposta.

- Sul serio? Problemi con la figura paterna, Eleusi? Devo chiamarti Lolita, d’ora in poi? –

- Light of my life, fire of my loins… - le rifece il verso quest’ultima, aggiungendo: - E tu da quando ti interessi di psicologia? –

Regina non rispose, ma le chiese: - Com’era questa meraviglia maschile? –

- Non saprei se fosse esattamente bello. È solo che sembrava che io fossi esattamente al mio posto, dopo una lunga attesa.

Dimenticherò senz’altro quei tratti, ma non il modo diretto con cui mi guardava negli occhi. C’era un che di indiscreto, in questo. Ma non spiacevole –

Seguì un attimo di silenzio.

- Certo che sei strana… - considerò Regina – Hai detto che ti sei svegliata controvoglia… Immaginavo una specie di Jude Law! – E prese a giocare col suo gatto, la siamese Nefertari.

Amore e bellezza fisica: un binomio inscindibile?

Di certo, pensava Eleusi, nemmeno Regina era immune da tale convinzione diffusa, specie tra i loro coetanei.

Quanto il presunto problema la riguardasse, non era semplice comprenderlo in via definitiva.

Di Hialmar l’avevano colpita la leadership, l’intraprendenza, più che l’aspetto. L’amabilità e capacità di conforto che sapeva mostrare a chi ne aveva bisogno, in modo inatteso.

O così, perlomeno, le era sembrato, in quella loro poco approfondita interazione.

Ma non era forse, il suo, un modo indiretto di lasciarsi catturare dalla bellezza a sua volta? Chi ha leadership, frequentemente, la mostra già nella propria figura (e in questo pensava a suo padre): buona struttura ossea, postura corretta, meglio se naturalmente elegante.

E Hialmar era dotato - come lei aveva scritto in una poesia sul suo diario segreto - di una certa “grazia criminale”.

A questo punto, qualcosa di tali riflessioni la inquietò. Qualcosa di ciò che pareva attrarla, le suggerì un certo disagio. Decise quindi di abbandonare tali pensieri e propose a Regina di fare merenda.

- Andiamo alla cornetteria? – fu la replica.

All’idea, Eleusi fu riluttante: le parve già di scorgervi Lavinia, con un qualche odioso codazzo al seguito.

Ma più dell’ansia, poté la gola.

L’autoprofezia si avverò.

Una decina di metri! Ancora dieci maledetti metri di distanza, e già cominciarono le risate di gruppo.

Eleusi perse – di nuovo – naturalezza e tranquillità.

Avvicinandosi al locale, quasi incespicò sui suoi piedi.

Regina la invitò a rilassarsi e a prendere posto presso un tavolino all’esterno.

Ma Lavinia urlò: “Guardate! S’è messa un prato addosso!”

Eleusi, infatti, indossava un leggero cardigan verde di sua madre.

D’un tratto, mentre invettive e risate crescevano e Regina tentava invano di richiamare la sua attenzione, la mente della ragazza si svuotò, e lei pareva non udire più niente.

Fu una questione di una manciata di secondi, che sembrarono lunghissimi.

- Eleusi! – seguitava a chiamarla Regina.

Infine l’amica la udì e riprese il contatto oculare.

- Che significa Saurus? Che hai detto? –

Eleusi, incredula, non seppe che cosa risponderle.

Lavinia riprese con il suo inquinamento acustico, ma non fu immediato comprendere contro chi o cosa, stavolta, se la prendesse.

- Vicino a Milena! Cos’è quello schifo? – strillava.

Qualcuno si allontanò di scatto dal tavolo, qualcun altro prese a ridere, chi ancora la rassicurò: - È solo una pelle di serpente! –

Ma quella, in preda ad una sfrenata agitazione, cominciò a respirare più velocemente e superficialmente, e a sibilare, tra un violento colpo di tosse e l’altro.

A fatica, afferrò un farmaco broncodilatatore dalla borsa.

Inalò energicamente, più volte, ma tardò a riprendersi.

- Beh, cos’avete da fissare, voi due? – si indirizzò infine, in malo modo e mezza rauca, a Regina ed Eleusi, ancora esterrefatte.

- Andiamo via! – intimò al codazzo – Questo posto oggi è infestato! –

E fu evidente non si riferisse solo alla muta di quel misterioso rettile.

Svuotatosi il piazzale, Eleusi e Regina si guardarono e presero a ridere convulsamente, per quasi un minuto.

Conclusero, in coro:

- Ma che diavolo è successo? –



“Non so chi sono.

Non so che cosa voglio dalla vita.

Ho 16 anni, è forse troppo presto anche solo per chiederselo?”

Ballavano un lento. Eleusi si perdeva in quello sguardo diretto e penetrante.

La voce della cantante risuonava, ammaliante, come un misto tra Nina Simone e Macy Gray.

“Non so risponderti. Io sono un rettiliano” e le sorrideva dolcemente.

“Posso solo dirti che forzare la propria natura è una sconfitta.”

“Ti chiami Saurus?” gli domandò, sorridendogli a sua volta.

“Puoi chiamarmi come preferisci.”

E lei gli si strinse più forte.

“Sai…” proseguì lui “La mia stirpe è naturalmente portata al comando, al controllo. Anche per noi le pressioni sono tante e di vario genere.

Ma sappiamo trarre piacere dall’ambizione.

È questo che ti sfugge.”


- Eleusi! – quasi sbraitò Clara – Sono già le sette e mezza! Farai tardi a scuola! –

Alla ragazza pareva di non aver dormito affatto.

Tra rapida colazione, doccia e lavaggio dentale, rifletté sul sogno e si disse che avere un fidanzato immaginario, onirico, non era esattamente il massimo della vita.

Lavinia l’avrebbe ridotta a brandelli, se l’avesse saputo.

A proposito: costei, quel giorno, rimase interdetta nel vedere Eleusi scendere da una macchina in compagnia di un ragazzo, nei pressi della scuola.

Indagò tra i presenti nel piazzale, che seppero dirle che si chiamava Giorgio Caroli e frequentava la terza liceo.

- Sono arrivata in autostop! – sentì più tardi Eleusi dire in classe, ridendo, a Regina - Io e Giorgio oggi abbiamo perso l’autobus! -

Quell’”io e Giorgio” fece inviperire Lavinia che, di scatto, si avvicinò.

- Chissà quante diottrie mancano a quel tizio, anche solo per avvicinarsi ad un quadro di Picasso come te! – gettò in faccia ad Eleusi, con fare bellicoso.

Eleusi, facilmente ferita ancora una volta, guardò Regina.

L’amica sospirò prendendo posto, tra lo sconsolato e l’annoiato.

Eleusi avrebbe voluto spiegare, per trarsi d’impiccio.

Arrivò la Merck, di greco e latino, e Lavinia ebbe la decenza di parcheggiarsi al suo solito banco.

Ma Eleusi avvertì ancora i suoi sguardi roventi addosso per tutta la mattinata, forse anche figurandoseli irrealisticamente.

“Io e Giorgio” la udì rifarle il verso nei corridoi alla ricreazione, con il suo codazzo perennemente sghignazzante.

Eleusi, che da sempre odiava si ridesse di lei, fuggì via dalla pazza folla,causando l’accrescersi di quelle maligne risate, uscì dallo stabile e corse a strafogarsi alla solita rosticceria.

Doppia merenda: pizzetta margherita e panino con cotoletta.

- Forse ti serviva solo una scusa! – commentò benevola Regina.

Ma la digestione fu problematica.

Al rientro in classe, fu chiaro cosa fosse avvenuto nel frattempo.

Lavinia doveva aver indagato ulteriormente su Giorgio, finché qualcuno non avesse saputo rivelarle una semplice, innocente verità, che lei ovviamente infarcì di malizia e veleno.

- Incestuosa! – gridò, a più riprese, all’arrivo della malcapitata.

E tutta la classe rise.

- E così te la fai con un tuo cugino, e te ne vanti pure! –

Sentendosi tutti quegli occhi addosso, oppressa da tutte quelle risate maligne, Eleusi avvampò, mentre Lavinia le sbarrava il passaggio con il suo corpo, cercando insistentemente il suo contatto visivo.

- Avete visto? È arrossita! Quindi è tutto vero! –

Non era timidezza, ma rabbia.

Lavinia rischiò nientemeno che un naso rotto con un colpo secco, da parte di quella che credeva la sua mite vittima remissiva.

Non sapendolo, intendeva infierire ulteriormente.

Ma qualcosa la fermò, lasciandola di stucco.

Qualcuno, anzi.

Un uomo, alto ed elegante, fermo sulla porta, che assisteva ben attento alla scena.

Non era il professore di chimica, in evidente ritardo.

- Buongiorno a tutti – si decise a presentarsi alla classe – Perdonate l’intrusione, ciò esula dal mio dovere in questa scuola.

Intervengo su richiesta, privatamente nel mio studio, su appuntamento e in accordo con i docenti. –

L’intera classe, ripartita in gruppetti, si domandò, consultandosi sommessamente, chi potesse essere.

- È evidente, però – proseguì l’uomo - che quanto segnalatomi corrisponde a verità. -

Ciò detto, fissò in silenzio Lavinia, che arrossì a sua volta.

L’uomo avanzò verso Eleusi, le pose una mano sulla spalla.

- Eleusi, giusto? –

La ragazza, con gli occhi rossi e gonfi, per la serie di emozioni in rapida successione che le toccava fronteggiare, annuì.

- Avremo giusto un breve colloquio, se te la senti. Il professor Miceli, che sta per arrivare, è d’accordo –

Eleusi lo seguì fino al suo studio.

Apprese più tardi il prosieguo della scena.

Lavinia, vistasi nuovamente libera di spadroneggiare, prese a ridere nervosamente.

- Quello doveva essere lo psicologo della scuola! – disse, indirizzandosi alla sua migliore amica, Selma – Siamo finalmente riuscite a farla impazzire! – aggiunse trionfante.

Ma la classe, stordita, spalancava tanto d’occhi e ridacchiava in modo sommesso, guardando alle spalle di lei.

Inviperita di colpo che, stavolta, si ridesse proprio di lei, assunse la sua tipica espressione truce nei confronti dei compagni.

Ma poi si voltò.

Nientemeno che la preside, nella sua imponente figura, rivolgeva la stessa terribile occhiata verso di lei.



- Non puoi trarre insegnamenti di vita, attualmente spendibili, da I Promessi Sposi! – rise il dottor Paoletti, questo il suo nome, alla rivelazione di Eleusi.

- Qualunque sia il problema di quella Lavinia con te – proseguì – non puoi certo continuare a ripeterti “a mostrare le unghie, il debole non ci guadagna”.

Anzi, dovresti imparare a rimetterla al suo posto.

Nessuno ha il diritto di trattarti così.

Vedi, nel nostro rapporto con gli altri, è necessario un certo fare educativo.

Più sgarbi sopporterai, più libertà la gente si prenderà nei tuoi confronti.

Devi essere tu a porre loro dei limiti –

Eleusi non rispose. Guardava in basso.

Il dottor Paoletti le chiese: - Gli altri compagni come ti vedono? –

- Non mi considerano affatto. Dicono che non ho carattere – lo informò la ragazza, con un filo di voce.

- Sono certo che abbiano un’impressione di te del tutto sbagliata – affermò lo psicologo – Ah, ho dimenticato di dirti una cosa molto importante.

Vedi, la segnalazione che ho ricevuto proviene proprio dalla tua sezione, unico requisito informativo del modulo della richiesta anonima. –

Eleusi spalancò tanto d’occhi.

Allora, per incontrare lo psicologo, era necessario compilare una richiesta cartacea, da inserire poi in una cassetta delle lettere apposita, all’ingresso della scuola.

- Mi hai detto di non avermi contattato personalmente. Hai idea di chi possa essere stato? –

Solo pochi istanti di riflessione e la ragazza proruppe finalmente in un pianto liberatorio.

Non lo avrebbe mai immaginato.

Ora sì, ora sapeva di avere almeno una vera amica.


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