scrivi

Una storia di AliceInWonderland17

Ti va' un caffè senza me e te?

205 visualizzazioni

4 minuti

Pubblicato il 27 gennaio 2019 in Storie d’amore

Tags: #amore #ioete #passione #uncaff

0

“Scusami se sono difficile da sopportare… Ti amo.”

Avevo buttato tutto, non volevo più che ogni cosa mi parlasse di lui, invece quel giorno quel pezzo di carta uscì involontariamente dal taschino posteriore di una piccola pochette nera… Si era nascosto li, come se sapesse che quello fosse l’unico posto sicuro, per poi sbucare fuori dopo più di sette anni…

Non ricordo esattamente quando lo scrisse, probabilmente dopo una delle tantissime litigate che eravamo abituati a fare, sicuramente dopo aver letto quelle piccola dichiarazione, l’avevo abbracciato, mi aveva dato un bacio leggero sulle labbra ed io mi ero sciolta guardando i suoi occhi blu.

Improvvisamente la rabbia si era placata, non provavo più quel rancore che da più di sette anni mi portavo dietro come un fardello pesantissimo, difficile da far sparire, improvvisamente lo pensai e per la prima volta mi uscì una lacrima di gioia, erano state tante negli ultimi anni quelle di dolore che quasi mi ero dimenticata cosa significasse piangere di felicità. Quel bigliettino in quel freddo pomeriggio di gennaio sembrò quasi un fuoco caldo arrivato proprio per far sciogliere quel cuore che gelosamente avevo racchiuso in un cofanetto di ghiaccio senza più permettere a nessuno di sfiorarlo.

Allora, nonostante tutto, nonostante i tanti insulti, nonostante il dolore, nonostante il fango che siamo riusciti a buttarci addosso, presi il telefono e lo chiamai.

Dopo due squilli arrivò il panico, l’ansia, magari aveva cambiato numero, magari era fidanzato, magari mi avrebbe risposto una donna di cui io non sapevo l’esistenza… magari… non ebbi più il tempo ti trovare possibili scuse, terminò il terzo squillo… Sentì la sua voce, una voce tremolante, insicura, non sembra il solito arrogante che per anni aveva risposto con sufficienza alle mie telefonate, era la stessa voce che per quattro anni mi aveva riscaldato l’anima, forse non se l’aspettava e forse non me l’aspettavo nemmeno io, non volevo chiedergli nulla in realtà, volevo solo sapere come stava, com’era cambiata la sua vita in questi sette anni, come aveva fatto a cancellarmi dalla sua vita dopo i tanti riavvicinamenti che avevamo avuto, volevo sapere se c’era una donna stabile nella sua vita, se qualcuno gli preparava la colazione con amore come avevo fatto io per anni, volevo sapere del bar, se era riuscito a realizzare i suoi sogni… Lui mi chiese com’era andata la mia vita dopo la laurea, se ero diventata una giornalista, mi chiese di raccontargli di quel ragazzo delle foto che aveva visto sul mio profilo Facebook, mi chiese dei miei genitori, della tartaruga chiamata col suo soprannome… Poi dopo un ora, tra una risata ed un vaffanculo mi chiese: "Ti va un caffè?". Mi diede appuntamento per il giorno seguente in un bar vicino casa mia, il bar in cui c’eravamo detti addio tante volte, quel bar che mi aveva vista piangere sotto la pioggia per quell’amore che si stava portando via la parte migliore di me… Accettai.

Il pomeriggio seguente arrivai al bar mezz’ora dopo l’orario stabilito e dall’angolo della strada lo vidi… Era seduta in un tavolino dietro la grande vetrata all’ingresso del locale, aveva il cellulare in mano come sempre, ogni tanto alzava lo sguardo quando sentiva la porta del bar aprirsi, poi leggeva qualcosa, sorrideva, lo guardai per più di un ora, era un uomo adesso, i capelli non erano più lunghi come li ricordavo io, adesso li portava abbastanza corti, la sua barba rossiccia aveva qualche sfumatura bianca, portava gli occhiali, ma probabilmente solo per darsi un’aria più seria, era indubbiamente un bell’uomo…

Dopo un po’ lo vidi andare via, non mi chiamò, non mi mandò nessun messaggio, probabilmente aveva capito il perché io non mi fossi presentata… Rivederci quel giorno sarebbe stato come tornare indietro di dieci anni, ci saremmo innamorati l'uno dell'altro e tutto sarebbe andato esattamente come allora, io ero ancora io e lui era ancora lui, uno dei due si sarebbe fatto di nuovo male ed io non potevo permettermi di perdermi ancora.

Tornai a casa e mi buttai sul letto e piansi tutta la notte.

La mattina seguente con gli occhi gonfi presi il bigliettino, lo piegai, lo infilai nel taschino posteriore della piccola pochette nera, mi preparai e come ogni mattina andai a lavoro.

E chissà... Forse un giorno, non a quel bar, non in questa città, non più me e te, prenderemo quel caffè.

Si vedrà...


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×