scrivi

Una storia di GeorgeDebilatis

CANDIDA DE NIGRIS ET DE CANDENTIBUS ATRA FACERE

SISTEMANDO L'INVOLUCRO

230 visualizzazioni

7 minuti

Pubblicato il 30 luglio 2020 in Horror

Tags: #1500metri #diaconato #rosone #sipario #torbiere

0

Daria lo aveva osservato per almeno cinque minuti
prima di morire.

Occhi sereni, da labrador, pupille che trafiggevano
senza necessariamente scombussolarti l'apparato spirituale.
E il Pastore Caspar Pohl l'aveva ammirata e rispettata parecchio

a causa di ciò.

Di sicuro era veramente la donna che lo aveva amato
e creduto, prima di essere portata in quel bosco di lecci
all'interno del Festung Marienberg, ed essere colpita
(all'inizio senza particolare ossessione)
a calci e sberle.


Lei si era allontanata dalla Ford Ecosport quasi carponi.
Poi si era arrestata in ginocchio, con un incisivo traballante;
presa da uno scatto di orgoglio aveva deciso di affrontare il lato
poco visibile del bel religioso con fermezza e determinazione:
addirittura fermezza.

Le era stato necessario qualche minuto per rivelarsi la situazione
come si stava sviluppando in tutta la sua lurida efferatezza.

Caspar Pohl l'avrebbe trucidata.
Caspar Pohl magari avrebbe infierito sul cadavere.
Caspar Pohl avrebbe occultato i resti del suo orrendo misfatto.

"Sei un porco."


Uno dei rappresentanti di Cristo a Würzburg si era aggiustato
il cavallo dei pantaloni e aveva sospirato, perché sapeva
che con Daria le cose sarebbero state molto, parecchio
più complicate rispetto agli avvenimenti che gli avevano
costellato gli ultimi otto anni di condotta immorale e sacrilega.
Sarebbe stato del tutto differente rispetto a Gerwine, Janis,
Leila, Olga, Suleika, Urschel e Margret.
Il perché lo sapeva solo lui.
O forse adesso lo sapeva anche Daria...

al prete le mani iniziavano a tremare, le rotule parevano
sganciarsi e fuoriuscire dalla loro sede, il cuore batteva
di certo intorno ai 120, i timpani prendevano a ronzare.

E se avesse collassato?

Non ce l'avrebbe fatta, eppure doveva; sennò era finito.

Terminato.


Non lo spaventavano i tre-quattro ergastoli che lo attendevano,
ma la chiara evidenza che sarebbe impazzito, e sarebbe finito
come una larva a sbavare contro le pareti di una cella azzurra
e rosa... (Non ne facevano più bianco-accecante per i pazzi furiosi).
Poi avrebbe dovuto arrendersi all'evidenza più formidabile
e distruttiva: che sarebbe stato solo, con tutto il suo fardello
di incubi e sepolcri che si spalancavano nel cervello forato.

"Sei un maiale, un maniaco, un falso, un ipocrita assassino
e un maledetto demonio."

"Sì, certo. Hai ragione. Ma cosa posso farci? Qualcosa...
Anzi Qualcuno mi ha condannato, più o meno vent'anni anni fa."

"Cosa.. Che cazzo...?"

Il pastore si strizzò le palpebre per due minuti buoni
e Lui tornò a visitarlo e a rimetterlo in carreggiata.

Tirò un sospiro di sollievo.
Ora era pronto a concludere quello che aveva cominciato,
malgrado avesse veramente amato Daria più di tutte le altre.


Lei torse leggermente il capo mentre si rialzava con fatica

e prendeva a fuggire a rotta di collo verso un parco giochi,
parzialmente abbandonato al termine di una leggera discesa.

Caspar Pohl si rimboccò tranquillamente le maniche;

poi estrasse il martello da una tasca interna del giubbotto
da ginnastica. Adesso che si stava focalizzando di nuovo
e i dubbi estemporanei sparivano non aveva tanta fretta.

Prese ad accelerare il passo, poi a correre a lunghe falcate.
(Al seminario era stato primatista nei 1500 metri).
In cinque minuti era già alle spalle della ragazza,
con l'oggetto contundente ben saldo nel pugno destro.


Gerwine l'aveva smembrata non lontano da Bielefeld,
con sega elettrica gioiello, coltelli specializzati e forbici
da boscaiolo.

Janis l'aveva dissolta nella calce poco fuori Braunschweig.

Leila l'aveva sezionata nella sua soffitta e poi sparpagliata
fra Soltau e Munster.

con Leila s'era affezionata ai suoi acidi di Braunschweig.
Quindi aveva reiterato: un capanno che aveva riattato,
munito del necessario materiale tecnico, e tirato a lucido.

Olga l'aveva fatta affondare con la sua utilitaria nelle paludi.


***


Suleika l'aveva banalmente sepolta in un luogo impervio
fra Nabburg e Pfreimd.

Urschel l'aveva messa sotto l'altalena su cui giocava
da bambino con suo padre Gottfried.

Con Margret nel bagagliaio aveva fatto 400 chilometri
fino a Zwickau: una piccola selva chiamata Graurock,
per la precisione. Era stata l'ultima, a essere chiari,
prima di Daria. Per questo ci si era in parte affezionato
e ne aveva fatto una sorta di pira funebre, e poi frantumato
le ossa.

Adesso Daria, abbattuta con un colpo unico e preciso,
era ai suoi piedi. Non l'avrebbe squagliata:
voleva mantenerla bella e qualcosa avrebbe
comunque
inventato...
In otto anni un poco di pratica ed esperienza se l'era procurata.
Nel frattempo le lacrime avevano preso a solcargli il viso;
come incisioni rupestri sopra rughe di colpa. Non c'era ipocrisia:
per la prima volta si sentiva pentito; e comunque poteva dire
di avere saldato un suo debito. E tutto era concluso.


+++


Mentre saliva sul pulpito il cuore, finalmente, gli era leggero.

Come se un macigno si fosse spostato dall'anima e sprofondato
in una pozzanghera maleodorante.

Eberwin, il diacono, lo osservava dietro lenti bifocali

con la montatura in titanio. Era un uomo della sua
stessa età: trentanove anni e un portamento
da guardia forestale, malgrado l'ampia cultura

e la conoscenza puntigliosa delle sacre scritture.
Lo stava squadrando con attenzione, come se stesse

realizzando (per qualche via misteriosa)
che la guida del gregge era mutato dentro.

Il Pastore Caspar Pohl aveva gettato l'occhio
sulla LETTERA AI CORINZi che era argomento del suo sermone...
Non l'amava ma aveva un debole per le cose che lo ostacolavano.
Gli piaceva battere e ribattere finché un ostacolo non si frantumava,
e dietro trovava qualcosa di rivelatore sul suo spirito.

Era sempre successo così.


"Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti,
Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti,
Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò
che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo
possa gloriarsi davanti a Dio."


Tutte le donne fra i trentasette e i cinquant'anni in prima fila

pendevano dalle labbra di quel bel ragazzone, convincente;
carismatico; affascinante.

Ma fu allora che Gerwine, Janis, Leila, Olga, Suleika, Urschel
e Margret fecero il loro ingresso dal portale.
Non erano pallide o viola, smembrate o sfigurate dagli acidi,
ammazzate come cagne e scaraventate in qualche brughiera,
o torbiera dai confini indefinibili agli innocenti.

Erano bellissime. E si stavano sistemando a raggiera dietro
i bravi cittadini di Würzburg.

Caspar aveva gettato un grido che poteva scuotere persino
l'Inferno e s'era nascosto sotto l'altare, iniziando a vomitare
bile gialla.
Si stava strozzando mentre prendeva a vomitare bile verde.

Poi le mura della chiesa s'erano messe a traballare
come in una giga sozza e vertiginosa, e tutto il mondo

gli era ruotato intorno, con angeli perversi e armati
di tutto punto, fulmini e vortici che risucchiavano persino
le fondamenta dell'edificio.


Poi, dopo un tempo che nemmeno Il Creatore avrebbe potuto
calcolare, qualcuno lo aveva carezzato su una spalla, quindi
lo aveva tratto da fuori del suo rifugio. Una mano semplice

ma pure dolorosa: una stretta conciliante ma spietata.

Allora il Pastore s'era sollevato in tutto il suo metro e novantuno,

e aveva notato che la Casa del Signore era sempre al suo posto.

Nessuna Apocalisse, nessun sventramento o terremoto
da terribile punizione ultraterrena.

Caspar Pohl riflettè su suo padre Gottfried Pohl:

immacolato diacono per venticinque anni.


Gottfred Pohl che l'aveva afferrato a cinquantacinque

primavere sul miserabile letto d'ospedale,
mentre si dissolveva sotto i colpi di un cancro al pancreas.

Lui aveva ventiquattro anni: il babbo gli aveva imposto
di farsi guida delle anime per pregare per la sua di anima.

Avrebbe mollato Medicina e abbracciato Teologia.
Così pretendeva l'anima sforacchiata di un uomo
livido e bastardo, proprio sotto l'apparente paramento
di carità e la beneficenza.

L'anima di un uomo che aveva massacrato Agnete, Camilla,
Elma, Gisela, Inse, Konny e Nantje.

L'anima di un uomo che moriva, confessandosi unicamente
al suo figlio. Dannandolo per sempre.
Un figlio che non avrebbe

pregato per lo spirito miserabile del babbo, ma ne avrebbe percorso

l'esatto, perverso tragitto.

Sin quasi nei dettagli minuscoli.


Eberwin Schmidt si portò un dita alle labbra e, sostenendolo
per le spalle, mosse il bel Pastore verso i locali interni.

La folla aveva preso a diradarsi, sino ad eclissarsi completamente.

La chiesa adesso era vuota come una boccia di plastica,

senza le palline giocattolo dentro.

Caspar Pohl, seduto su una miserabile sedia, rifletté
che azzurro e rosa erano bei colori per trascorrere il resto
dei suoi giorni in penitenza, mortificazione e preghiera.
Chissà perché gli venne in mente proprio Daria.
Si fece un lunghissimo segno della croce mentre il diacono

bravo, Eberwin Schmidt indossava, scrutandolo in sottecchi,
il proprio pastrano.

Poi si avviarono.





Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×