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Intervista a Marisa Cappelletti: migliore autrice novembre.

Il nostro premio all'autrice con più seguito nel mese di novembre.

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5 minuti

Pubblicato il 10 dicembre 2018 in Giornalismo

Tags: #autoredelmese #intervista #marisacappelletti

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Marisa è una delle scrittrici di lunga data qui su Intertwine e attraverso questa intervista cerchiamo di conoscere qualcosa in più su di lei e sulla sua scrittura.


Qui su Intertwine è conosciuta come Maricapp.

Ciao Marisa, sei una scrittrice molto attiva all’interno della community, dalla tua biografia su Intertwine si capisce che la scrittura non è solo un hobby ma una vera e propria passione, per questo vogliamo sapere da te, cosa ti ha spinto verso la scrittura?


La mia passione per la scrittura ha origini lontane: quando frequentavo le scuole medie e vi prego di non chiedere in che anni perché sono andati persi nel tempo, avevo una prof di lettere piuttosto antipatica, ma con un vero talento per l’assegnazione dei temi.

Ricordo ancora il titolo di quello che mi stregò letteralmente e mi aprì l’immenso mondo della scrittura:


- In fondo al mare -


Feci un reportage di taglio giornalistico sugli abitanti, non solo pesci, dell’ambiente marino, sulle barche perdute sul fondo.
Il tema mi fruttò oltre ad un bel voto che non ricordo, la stima della prof, il giro di tutte le classi della scuola e la nomea di secchiona.

Tra le tante storie e poesie pubblicate qui su Intertwine qual è la tua preferita?

Senza alcun dubbio Lettera a mia figlia. Al di là dei riconoscimenti e della pubblicazione da parte di Historica Edizioni, rispecchia esattamente lo splendido rapporto che ho con mia figlia Cristina. Siamo due donne che condividono moltissimo e non solo le avversità che la vita non ci ha certo risparmiato e che continua, bontà sua, ad elargirci, ma tanti momenti unici, compresi quelli di pura felicità quando cantiamo vecchie canzoni a squarciagola su strade deserte ad una velocità che non si può confessare.


E poi le mie poesie tutte, belle o brutte che siano, perché sono parte di me.

Siamo due donne che condividono moltissimo e non solo le avversità che la vita non ci ha certo risparmiato.

Racconti Milanesi di Marisa Cappelletti
Racconti Milanesi di Marisa Cappelletti

Sappiamo che oltre a scrivere su Intertwine, hai pubblicato anche libri. L’ultimo è “Racconti

milanesi”, pubblicato da pochissimo. Quando scrivi da cosa o da chi trai l’ispirazione?


Posso dire da tutto? Dalla mia storia personale, dalle storie degli altri, da chi incontro casualmente per strada, da quel che vedo e da quel che sento, da un’emozione improvvisa, da una sensazione persistente, un profumo. Da tutto. Nel l’ultimo libro - e permettetemi di aprire una parentesi sul fatto che nonostante io sia una scrittrice altamente sconosciuta, credo di essere stata una delle pochissime ad esser cercata dalla Casa editrice e non il contrario e lo dico come incoraggiamento per tutti - ho messo insieme storie vecchie e nuove, aneddoti e ricordi, perché io amo svisceratamente la mia città, l’ho vissuta e la vivo ogni giorno e ne conosco le strade del centro, le periferie popolari e quelle pericolose, le pieghe nascoste. Ma non penso sia finita qui, credo che ne scriverò ancora, della mia Milano. Ha sempre tanto da darmi e da dare.

Al di là della scrittura, hai altre passioni?

Raccontaci un po’ di te per farti conoscere dalla Community.

Sono una qualsiasi vecchia signora che fino alla fine del secolo scorso si è occupata di finanza e di investimenti per una grande banca. E devo dire che il mio lavoro, anche se di fantasia là non ne serve proprio, non mi è affatto dispiaciuto. Sono sempre stata una persona precisa e competitiva. I fondi d’investimento, la Borsa facevano per me!


Ho abbandonato tutto senza nessun rimpianto, sono andata in pensione ed ho iniziato a cercarmi un lavoretto nel mondo editoriale. Così ho avuto la fortuna di lavorare qualche anno prima come lettrice e poi come aiuto-editor per Leone Editore.

Ho lasciato perché dovevo leggere inediti che tali sarebbero rimasti per sempre perché , vi assicuro, mi è capitato di tutto tranne che un buon lavoro. Forse deriva da là la mia incapacità di scrivere un romanzo: la paura di dilungarmi, di annoiare, di raccontare storie ovvie che non interessano a nessuno.

Mi piace la musica in tutte le sue declinazioni, ma sono una rockettara della prima ora che poi è andata verso il rock bello tosto: l’hard ed il metal, per intenderci.
​​​​​​​
Ah ecco! Ho il pollice verde ed un magnifico terrazzo che mi dà grandi soddisfazioni.
Limoni ed arance compresi.

Ho abbandonato tutto
​​​​​​​senza nessun rimpianto.

l’Ulysses di James Joyce
l’Ulysses di James Joyce

Da brava scrittrice scommettiamo che sei anche una lettrice appassionata, quali sono i tuo scrittori e i tuoi generi preferiti? Quale libro consiglieresti a tutta la community?


Da ragazza avevo un metodo: se una storia mi piaceva andavo a cercare i libri di quello scrittore e li leggevo tutti. Certo alcuni mi sono risultati leggermente ostici, non avendo ancora una cultura sufficiente per capirli, un esempio per tutti Kant e le sue “Critiche”, ma altri mi hanno aperto strade che non avrei mai immaginato.


Solitamente leggo tre libri per volta: un classico, il mio chiodo fisso è l’Ulysse di Joyce letto e riletto con gran fatica e poca comprensione; un thriller: mi piace la scrittura chiara e lineare di Jeffery Deaver, che ho avuto la fortuna e l’onore d’incontrare a Milano qualche anno fa e che ho trovato molto disponibile e simpatico, inoltre apprezzo sempre le metafore sulla vita di King nascosta dietro l’horror. Infine quel che mi piace al momento spazia tra poesia, biografie, storie d’amore e attualità. Non me la sento di consigliare un libro specifico, prima di tutto perché ognuno ha i propri indiscutibili gusti e poi perché io ne ho amati e ne amo tantissimi e non voglio fare torto a nessuno.

Ultima domanda, hai già in mente la tua prossima storia, di cosa parlerà?

Ne ho in mente tante, ma so che ne scriverò pochissime perché me le perdo per strada. Spiego: all’inizio l’idea mi piace tantissimo, rileggo e trovo dei difetti incorreggibili, rileggo e trovo che fa schifo. E avanti così. Ma sicuramente una volta o l’altra, magari a ottant’anni, scriverò un altro libro su Milano. O magari, copiando il mio autore di culto Jack Kerouac, un novello On the Road di una settantenne stramba.


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