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E a proposito di racconti milanesi

Storia di vita vissuta. A Milano.

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4 minuti

Pubblicato il 07 ottobre 2018 in Avventura

Tags: #milanosabatosera

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Ieri sera dovevo partecipare, in un locale tipico milanese dalle parti di Viale Monza, alla presentazione di un libro.

Non conosco né il nome dell’autore né il titolo del libro e me ne dispiaccio, ma dovevo solo vedere il posto e rendermi conto di come il distributore della Casa Editrice che mi ha pubblicata presenta i libri.

Sono uscita da casa, con altre persone, alle 18.15, convinti tutti che ce l’avremmo fatta benissimo per le 19.

Illusi!

Non abbiamo tenuto conto del traffico, ma soprattutto del traffico del sabato sera! Ma dove vanno tutti il sabato sera a Milano?

Mi sono trovata immersa in un fiume fermo di auto disciplinatamente (noi a Milano siamo cosi’: guidatori di solito disciplinati e rispettosi di semafori, divieti ed altre piacevolezze) in attesa di fare un…passo avanti dopo l’altro.

Ho potuto apprezzare con tutta la calma possibile, una Città immersa, oltre che nello smog, nella luce magica dell’inizio serata, scintillante delle mille luci di vetrine e palazzi, animata da una marea inarrestabile di persone di ogni età e razza che camminava, attraversava, parlava, rideva, si cercava.

In fondo non c’era alcun bisogno di altro: lo spettacolo era tutto li’ nei viali e nelle vie di Milano.

Il Corso piu’ lungo d’Europa, Corso Buenos Ayres (se si ama lo shopping qui tutto si trova e tutto si compra), era come una gran dama vestita da sera, adornata da diamanti che, trasformati in vetrine, lucevano di mille colori, i rumori del traffico attutiti dai finestrini chiusi dell’auto non disturbavano lo spettacolo.



Corso Buenos Ayres
Corso Buenos Ayres

Certo, poi ci sono sempre gli inconvenienti anche nelle migliori rappresentazioni: ci siamo persi nei meandri di una periferia non proprio tranquilla e per niente sicura.

Abbiamo costeggiato gli antichi docks di Via Ferrante Aporti, tutti ormai chiusi da tempo, i muri trasformati in tele imbrattate da mille writers disperati, la strada sporca di tutto, i ponti sotto la ferrovia che è meglio, molto meglio, non frequentare, le strade deserte dietro Viale Padova, la paura che l’auto si potesse fermare in questo novello inferno metropolitano.

Fortunatamente non si è fermata e siamo riusciti a tornare su Viale Monza, rinunciando per sempre al localino tipico ed alla presentazione informale ed alternativa.

Di alternativo ne avevamo già avuto a sufficienza.

Via Ferrante Aporti
Via Ferrante Aporti

Dovevamo cenare ma il problema di Milano negli ultimo tempi, è che si mangia solo giap. Tutti i ristoranti sono giapponesi belli da vedere, arredati in modo rigoroso, design ovunque, eleganti e gelidi , in ogni via in ogni luogo si mangia giap! Il guaio è che io non mangio pesce fuori casa, tantomeno sushi o anche sashimi e men che meno tempura. Sarà per principio, sarà perché lo scorso anno sono stata malissimo, sarà per stupido campanilismo, sarà quel che sarà ma io quei cibi li’ non li mangio! ​​​​​​​

Ristorante giapponese
Ristorante giapponese

E cosi’, ancora immersi nel fiume immobile di auto pazienti (ma poi quando arrivano a destinazione, dove mai vanno a parcheggiare tutti quanti?), abbiamo preso la coraggiosa decisione di andare in un locale dalle parti di Piazza Sant’Ambrogio. Ma, se non è serata non è serata, passando davanti al Museo della Scienza e della Tecnologia abbiamo dovuto fermarci perché da un inquietante e gigantesco tir tutto nero vetri compresi, stavano scaricando qualche cosa di evidentemente prezioso (forse opere d’arte, quadri o chissà cosa per qualche mostra), infatti la via era ingombra di guardie armate piu’ inquietanti del tir! Pareva di essere in uno di quei film tratti dai romanzi di Dan Brown.

Museo della Scienza e della Tecnologia
Museo della Scienza e della Tecnologia

Riusciti infine a passare, sorpresa: in Sant’Ambrogio non si va perché è tutto transennato a causa di qualche lavoro misterioso, dunque giro a vuoto e, indovinate? Altra full immersion nel fiume di auto.

Alle 22 circa abbiamo deciso che non tentavamo nemmeno la via dei Navigli perché li’, la sera, sia sul Naviglio Grande che su quello Pavese, non è possibile, data l’enorme frequentazione, parcheggiare e quasi camminare né anche soltanto pensare di parcheggiare, figuriamoci poi cenare.

Ci siamo ritrovati alle 22,30 seduti intorno al tavolo di un ristorantino sotto casa di una persona del gruppo, a pochi metri di distanza dalle nostre abitazioni.

E’ stata un’avventura che io ho trovato comunque piacevole, se si escludono il mal di schiena per la seduta troppo lunga in auto, le code interminabili, le ambulanze che sfrecciavano, i sensi vietati, i quartieri pericolosi.

Concludendo:

-Che hai fatto sabato sera?-

-Sono uscita in auto!-

E niente fu mai piu’ vero di questo.

Ieri sera, Piazza Tricolore
Ieri sera, Piazza Tricolore

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