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Una storia di Massimo.ferraris

Questa storia è presente nel magazine 800 parole

800 parole - 2

Il buco nero

242 visualizzazioni

4 minuti

Pubblicato il 11 aprile 2019 in Giornalismo

Tags: #astronomia #buconero #futuro

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Ce l'abbiamo fatta, finalmente abbiamo dato un senso alla teoria di Einstein. Il buco nero è realtà, grazie ai ricercatori dell'Event Horizon Telescope e alla loro foto fatta ad un “qualcosa” che dista da noi 55 milioni di anni luce ed ha una massa pari a 6,5 miliardi e mezzo di volte a quella del Sole.
Entusiasmo certo, ma anche la consapevolezza di quanto in realtà siamo nulla nei confronti di un Universo che racchiude in se misteri e domande a cui gli astrofici di oggi e del futuro cercheranno di dare risposte.
Ma cosa è in parole povere un buco nero? Il risultato della morte di una stella che, collassando su se stessa crea una zona dello spazio dove la gravità ha una forza talmente enorme da risucchiare qualsiasi cosa le capiti a tiro, siano essi semplici asteroidi, sino ad inglobare interi pianeti.
Questo è avvenuto grazie alla teoria delle onde gravitazionali, una perturbazione dello spaziotempo (struttura quadrimensionale dell'Universo in cui si stabilisce un'equivalenza tra lo spazio in tre dimensioni e l'osservazione dello stesso da parte di più osservatori in condizioni differenti) che si propaga con carattere ondulatorio.
Come è stato possibile tutto questo? Grazie ad una foto scattata cento anni fa (29 maggio 1919) da Sir Arthur Stanley durante una eclissi di sole. La foto mostrava la posizione non corretta di una stella da quella che avrebbe dovuto occupare; era la prova che il campo gravitazionale del sole è in grado di piegare la luce, uno dei fondamenti della Teoria della Relatività.
Da lì gli studi si sono susseguiti, sino ad arrivare ai giorni nostri, un secolo esatto, durante il quale l'uomo ha raggiunto la Luna, ha posato macchinari su Marte e lanciato sonde che hanno raggiunto i confini del sistema solare. Una ricerca a carattere esponenziale, frenata solo dalla tecnologia non ancora in grado di farci viaggiare a velocità tali da avvicinarci a quella della luce e da un sistema economico mondiale che invece di lavorare per il bene comune cerca sempre di primeggiare.
E' comunque un passo significativo, uno di quei classici tasselli che fanno da fondamenta nello sviluppo di una scienza. Si deve solo trovare il modo di trarne un guadagno, una visibilità che possa avvantaggiare lo sponsor che si farà carico di sborsare le risorse necessarie.
Il solito modo di procedere dell'uomo, che nulla fa se non dietro compenso e che preferisce buttare valanghe di denaro in studi futuristici, mentre la realtà avrebbe bisogno di essere considerata come primaria.
Universo e fantascienza, da sempre presenti nell'immaginario collettivo, voli mentali che ci trasferiscono ovunque senza muoverci, grazie a ciò che il cervello ci permette di fare, riuscendo a trasportarci in una frazione a 55 milioni di anni luce solo chiudendo gli occhi. Basta fare la prova, pensare alla foto e vedersela comparire davanti, nera totale, con quell'anello di plasma pulsante che le ruota attorno; possiamo pure sentirne il rumore, anche se nello spazio non si propaga, girarci attorno e provare ad attraversarlo. Il brivido di volare attraverso la porta a senso unico che ci può portare verso l'uscita da questo universo (s)conosciuto ad un altro tutto da immaginare. Una sensazione strana, la trama di un film che di sicuro non tarderà ad arrivare nelle sale cinematografiche.
Ma distanze così assurde, fotografie di una realtà che appartiene a milioni di anni fa, che senso hanno? Pensare in grande quando si è minuscoli, cercare l'infinito quando invece esso è in noi, immaginare di attraversare lo spazio interstellare per dare una spiegazione alla nostra esistenza, è ciò che ci spinge a cercare un senso al fatto di esistere.
Andiamo a cercare tra le stelle le risposte, esaminando ogni più piccolo frammento vagante, trivellando asteroidi, sondando pianeti con la speranza di scovare il seme della vita, con studi che la maggior parte dell'umanità considera inutili.
Anche ora, davanti a questa foto che sembra la sfocatura di una luce nella nebbia vista attraverso un vetro, c'è chi si esalta e chi invece passa oltre, preferendo ad essa la notizia di un nuovo modello di cellulare. Perchè questo in fondo ha un senso: i sognatori rimarranno tali per sempre, mentre chi si accontenta di ciò che il mondo ci può ancora offrire continuerà a tenere gli occhi a terra e a far scorrere il dito su schermi sempre più sensibili al touch.
La colpa non è di nessuno, l'umanità ha mille sfaccettature e il pensiero di poter essere risucchiati dal buco nero ci farà dormire sonni tranquilli per almeno altri 55 milioni di anni. Quindi perchè preoccuparci: per allora avranno sicuramente inventato modelli sofisticati di cellulare che fungeranno anche da passaporta, permettendoci, come futuri Harry Potter, di andare a fare shopping su Alpha Centauri o gustare un'ottima cena a base di pesce fresco su qualche sperduto pianeta della costellazione del Cancro.


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