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Una storia di DomenicoDeFerraro

IL CONIGLIO PASQUALINO

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12 minuti

Pubblicato il 21 aprile 2019 in Fiabe

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IL CONIGLIO PASQUALINO


Fiaba Surreale Di : Domenico De Ferraro



La Pasqua è santa come un uovo sodo. E’ una passione, che in questa vita attraversa il nostro essere , fiorisce , nasconde tante sorprese. Il coniglio pasqualino lo ricordo sempre incapace di vivere la sua vita , a volte simpatico, altre volte più brutto di un debito . Amava saltellare , correre a perdifiato verso la sua libertà, nell’aria dolce cantare gli inni d’aprile . L’ira placa l’animo capovolto nella propria ignoranza in mezzo a tanto ossesso sono sulla fermata dell’autobus in attesa passi la slitta di babbo coniglio . Pasqua un giorno di libertà , un uovo che contiene tante sorprese , tante elette schiere, modi di dire, mutande sporche , ciabatte rotte. Un pianeta che esplode , una nave che passerà oltre questo spazio grigio, dove prenderà vita una intelligenza artificiale. Il coniglio pasqualino aveva una gran voglia di mandare a quel paese tutti quelli che conosceva giocava ad essere il re di un pianeta abitato da galline.

E vedrai , diceva chi la sa lunga, ascolterà chi non capisce un fico secco ed alla cassa , sedeva una signora che da poco aveva perso il marito.

Una maledizione.

Ma non dire parolacce , queste son cose stupide

Perché noi chi siamo ?

Scusate, cercavo di ricucire lo strappo all’interno di una commedia andata male.

Ora non facciamo come al solito, mettiamo a cuocere l’uovo e poi vogliamo mangiare la gallina

Io sarei d’accordo con il pulcino lesso

Ma ci predi per dei cretini , siamo dentro una barzelletta ebraica

Già , di cambiali ce ne sono tante a bizzeffe

Mo’ volesse capì , perché hai cambiato partito?

E tu perché non hai tirato una linea retta

Questa pasqua è pazzesca

Io non mangio carne

Anche noi siamo vegani

Abbasso l’abbacchio

Evviva la cioccolata

Che citrullo ti sei messo in un bel guaio

Non facciamo gli gnorri ti ho visto c’eri anche tu

Cosa importa l’importante e partecipare , essere in prima fila

Certo ma continuare a guardarsi allo specchio e non avere la minima idea di chi essere, mette in se una strana sensazione

Non è la prima volta che ti vedo in giro per questi gironi

Certo io sono il coniglio pasqualino

Io sono l’abbacchio

Io l’agnello quello che verrà sacrificato all’inizio del banchetto

Ci sarà da leccarsi i baffi

Facciamo ammenda dei nostri peccati

Non dire t’amo se non sai d’essere salvo

Se mi daresti un bacio

Nu vaso azzeccuso

Non voglio sporcare le labbra

Aprite le vostre porte

Non voglio essere violentata

Non è violenza ma allenamento quotidiano

Me lo chiami allenamento , tagliare l’aglio poi mettere del peperoncino nella minestra

Certo sarebbe bello essere un uovo

Perché non dividiamo il contenuto

E la forma, amico mio ad essere il traguardo finale.


La Sera è bella , vestita da sposa dentro il profumo dei fiori la pasqua della resurrezione, emerge in ogni cuore , batte per un amore saffico. Uno slancio lirico un unire le mani si corre a perdifiato verso un traguardo , una idea che illumini il proprio credo . E tutto giace sparso, distratto il coniglio pasquale al bar sorseggia un drink con ghiaccio parla , parla della sua vita di quando era piccolo di quando, saltò il primo fosso, quando crebbe e capi di non d’essere un coniglio qualunque. E la madre l’aspettava là in quella grande fattoria, illuminata dalla luna che passava in mutande per il cielo e chiacchierava con sua nonna e con quel suo vecchio cuore che non voleva correre più che non voleva morire . Rime dopo rima, amori dopo amori , siamo giunti vicino al mare e alla felicità sperata. Siamo li sulla strada deserta in attesa che passi questo autobus pieno d’immigrati , ingrati, tigrati, fatti di pelle di leopardo di pantera di cane zoppicante . Si va di corsa in attesa ritorni quel fremito, quella speranza quei baci suoi sognati sotto la luna sotto questo cielo ed il coniglio pasquale aveva una gran fretta di partire di raccontare belle novelle dolci come uova di cioccolate ripiene , piccoli scrigni di una morale legata alla vita che riassume in se una convivenza . Una certezza , una mezza bellezza un rimanere a lungo riverso su quel letto di piume d’oca, aspettando la fatina dei denti.


Questo mattino mi faceva pensare alla pasqua dei disoccupati. Chi diceva che fosse una festa pagana , chi una sorpresa un dente estratto come un numero a lotto, tirato con forza. La pasqua che mi porto dentro e come l’uovo di colombo. Che bello navigare lontano in mezzo al mare trasportato dalle onde, navigo, vado controcorrente credo che ci sia una nuova terra, oltre questo mare, oltre questo giorno che ritorna a splendere timido alle prime luci dell’alba.

E ti chiesi di capirmi

Ma tu non avevi voglia e girasti la frittata poi ti calasti le braghe

Che nero

Che paura in quel fosso ci fu tutto il senso ed il sesso dell’universo

Non per dire la mia ma io continuai ad ammirare la luna

Avrei voluto essere una scimmia

Io un gabbiano

Ma io sono il coniglio pasquale che facciamo saltiamo la corsa

E tutti mi credevano una brava persona, invece ero uno strafottente maleducato studente di medicina

Non per dire , ero assai bello, quando ero giovane

Mi ricordo con in mano fette di mortadella in mezzo al pane

Ma la cioccolata è la cosa più buona più buona che ci sia

spalmata sul pane

Io sono del parere che noi siamo figlio di un dio troppo piccolo

Un dio minore

Una mezza cartuccia

Non dire fregnacce

Perché ti inquieta sapere di dover morire

No, farei marcia indietro e non mi abbasserò mai i calzoni

Questo ti fa onore ma non ti rende santo

Anche per capire cosa e vano, tanto la sorpresa siamo noi

Forse siamo stati traditi ,causa essere nati lontano dall’odio

Eravamo fratelli

Oggi una frittata di maccheroni




Il coniglio pasquale era un grande oratore di balle era un idea raminga che si perde nel cosmo , a volte diviene piccina un idea falsa a volte vera, una certezza. Ed il coniglio non sapeva parlare bene l’italiano ma conosceva molto bene il napoletano. E portava mutande rosse e verdi e sapeva suonare l’armonica a bocca. Il coniglio pasquale era stato in galera, aveva passato molto tempo della sua vita in una cella con strani personaggi che si chiamavano mani di forbici , baffo lesto e sturalavandino che non odiava nessuno ma sapeva rapinare banche e negozi con il suo stappa bottiglie. Ed era un vero spasso vederlo in azione quello strano coniglio raccontare un sacco di fandonie alla gente la in quella piccola piazza dove una volta passò un coniglio pazzo. E la gente rimase li ad ascoltarlo e lui si faceva bello si massaggiava la pancia e diceva di conoscere la formula magica della giovinezza. Ma ogni cosa e destinata a perire e tutto il tempo trascorso in quella maledetta galera aveva reso il coniglio pasquale insensibile ad ogni dolore. Incapace d’intendere e perdonare ogni cambiamento ad ogni ammenda. E non per criticarlo e sbeffeggiarlo ma il coniglio pasquale la sapeva veramente lunga ed amava una gallina dalle uova d’oro. E tutti al paese conoscevano la storia del loro amore, tutti si giocavano i numeri a lotto, chi non si perdeva una puntata in televisione. Il mondo non conosce limiti innanzi alla decenza , non conosce i santi li scansa. Poi chi siamo per davvero ,siamo come le onde della radio viaggiano nello spazio profondo. Le domande si propagano si infittiscono diventano elastiche metriche figlie di una tema inappropriato.


Il coniglio pasquale l’avrei fatto arrosto. Ma il sapore di un coniglio non è simile al sapore dell’agnello e carne sulla brace, profuma come un fiore reciso alle radici. Un fiore che voleva spingere le proprie corolle verso il sole. Girare la frittata , divenne in poco tempo un vero problema. Fatta con l’uovo della gallina innamorata del coniglio, era una gran prelibatezza , ma una vigliaccata tirala in faccia al primo che incontri. E come tirare l’uovo dal sedere alla stessa gallina e cercare dentro questa vita il senso della vera poesia. Poi il coniglio era una persona ragionevole , capace di riempire dei vuoti profondi era sempre lì in attesa che cadesse una stella dal cielo. Ma proibire di amare ad un coniglio era una dura condanna era come gettare l’amore dentro un fosso a sera quando non c’è più nessuno che t’ascolti. Cosi che il coniglio imparò a volare e lo fece con la sua bella gallinella dalle uova d’oro . Che lui adorava che difendeva , gelosamente dentro il suo animo, una gallina vecchia fa buon brodo ma una giovane scioglie il sangue nelle vene.


Il povero coniglio aveva compreso che essere saggi non serve a nulla che forse era meglio accontentarsi della sorpresa. Ma essere conigli comporta un duro compito, una cosa proibita troppo faticosa come una cicca di tabacco, come il cigno nello stagno che ammira la sua bellezza specchiandosi la nel magico laghetto. E tutto può essere sostanza , una azione, una balla colossale ma non ha importanza alla fine del gioco , l’importante e continuare a vivere oltre la propria ignoranza, oltre l’’incerto dire, oltre ogni convenzione.

Certo l’ignoranza non paga

Chi provò far fesso il coniglio fu messo in galera con lui

La vendetta, fu vendere tutte le uova della gallina d’oro

Accidenti ed io mi ero preparato ad una santa pasqua da trascorrere in montagna

Meditare

Dormire

Poi vedi d’artantene dove ti pare

Una bella giornata , pensa se non viene a piovere

Sei convinto che amare serva a qualcosa ?

Non dico rotondo fin quando non lo ricordo

Ma il quadrato è balordo

Sarà ma me mi piace mangiare leggero

A pasqua si mangia il tortaniello chino di pepe

Io il salame quello troppo lungo, non riesco a digerire

Ma avete visto Andrea

Forse stava con Maria Luisa

Erano fuori nel giardino

Cosa facevano li abbracciati ?

Non posso rispondere

Siamo rimasti in tre

Che serata

Non ho mai mangiato tanto in vita mia

Era tutto squisito

Delizioso

Quella panna con le fragole una golosità

Il botto è stato quando è caduta con il paracadute quella bottiglia di vino in mezzo alla tavola

Hai visto come ballava Andrea ?

E Giovanna ha mostrata pure la mutande

Il mazzo di fiori e andata ad Adalgisa

Che fortuna allora si sposerà ?

Ma che vuoi che ne sappia a me le seppie con i piselli non sono piaciute

Quella storia della nera e della bianca una menzogna

Eravamo ad un passo dal capire ogni magagna

Avete mangiato bene ?

A più non posso mi sono bevuto tre litri di vino

Sei alticcio

Hai un alito fetido

Che vergogna , che tristezza

L’agnello era un angelo

Il coniglio il figlio del peccato

Che rime

Tutto ben condito pochi versi molte strofe

Forse non siamo soli nell’universo

Forse mio nonno aveva ragione la pasqua e un trampolino di lancio per giungere della redenzione alla resurrezione

Mio nonno era avvocato

Il mio un rivoluzionario

Piove , accidenti

Ho ancora un po’ di carne tra i denti

Il povero coniglio pasquale ne ha passate di tutti i colori. Aveva conosciuto il bene ed il male, aveva conosciuto chi era il grande professore, chi era il signore dell’universo e quando giunse il tempo della libertà, il sole ed il vento spinsero le nuvole nel cielo dentro un buco nero . Alcuni santi scesero sulla terra, chi portando seco un sogno chi un mazzo di fiori e tanto era bella quella città che sembrava un miraggio. La santità prende corpo , diviene una storia che tesse la sua tela , racconta la sua triste vicenda. L’ amore è un uovo pieno di sorpresa è un agnello che gioca a pallone con altri angeli contro scugnizzi che continuano a giocare a zecchinetta dentro il vicolo dopo aver mainato le zizze di Antonietta . La pasqua è l’attesa degli uomini umili, di chi non può pagare il pigione di casa, di chi cerca fortuna nel gioco delle carte, di chi attraverso la storia cerca un riscatto sociale. E una lunga militanza, una povera canzone quasi incomprensibile, fredda , falsa che ti mette nell’animo una strana sensazione . E se li per cantarla per essere un tutt’uno con quella sostanza.

Una resurrezione, una liberazione dal male in questa società.

Un liberarsi dalle parole crude ,che non sono mai state cotte nel forno a dovere.

E mentre cerchi un senso a tutto ciò

Io mi gioco l’animo in mille tormenti

Rammenta, moriremo poi risorgeremo

Speriamo che sia come dici

Ho un panino da dividere

Io questo sogno da condurre oltre questo peccato

Siamo in tanti a sperare

Manca poco e mettiamo nella pentola il coniglio

A me non piace farlo bollito

Oh mio dio perché non me lo hai detto prima

Pensavo che lo sapessi

Faceva parte di una logica perversa

Di verso in verso

Fatti ad immagine e somiglianza

Senza baffi

Senza testa

Sono allibito non ci posso credere

Non ridere il coniglio se nascosto dietro alla pentola

Starà pomiciando con la sua gallinella dalle uva d’oro

Non fare il finto tonto

Che spasso non posso dire che mi sia stancato di capire

Come una vecchia storia finita male

Non tirare troppo la corda

Dai ricominceremo, tutto da capo domani

Saremo uniti nel peccato

Nello spirito nella salvezza

Avremmo potuto convolare a nozze

Mettere un ragno nel buco , un negro nell’uovo

Che centra ?

Perché il coniglio sa volare?

Ma questa è un altra storia

Ed io vivo , attraverso i tuoi sogni, passo e mi perdo nella notte , nella voglia di continuare a vivere ancora come un coniglio pasquale con la sua gallinella dalle uova d’oro la in quella piccola casa illuminata dalla luna. Vicino al mare ascoltando il suono delle campane giulive in un din ,don, dan che s’ode per tutta la città per i monti e valli. Nella pasqua risorge il santo , risorge dalla morte, scende dalla croce per essere in mezzo a noi come uno qualunque. Come ieri tutto è possibile , tutto cosi sincero come l’acqua del ruscello che scende giuliva , verso il mare, verso l’animo , verso di noi. E siamo in molti ad attendere timidi un nuovo rinascenza, una nuova canzone d’ amore che ci liberi dal male . Ci liberi dal peccato commesso dagli errori e da quell’orrore del vivere , che non guarda in faccia nessuno, che passa e ti dona una sua idea , un immagine che si scioglie in un lungo viaggio, dentro il suo passato con in sè una sorpresa per chi spera di sognare ancora.


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