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Una storia di utente_cancellato

Questa storia è presente nel magazine Mille volte morta

Giorno 292 - Autodeterminazione

49 visualizzazioni

9 minuti

Pubblicato il 29 novembre 2020 in Horror

Tags: #Romanzoapuntate #morte #introspezione #Splatter

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Le ultime parole della Signora delle Perle non mi avevano abbandonata: erano lì, nella mia mente, brucianti e precise come se le avessi appena ascoltate.


Ecco perché, il giorno duecentonovantadue, aprii gli occhi con la consapevolezza di dover agire in modo rapido e deciso, se avessi voluto batterla sul tempo.


Avevo bisogno del corso d'azione più immediato possibile, uno che potessi mettere in atto direttamente in casa, nell'arco di un paio di minuti al massimo: era questo, o correre il rischio altissimo che la Signora delle Perle fosse più veloce di me e recuperasse il controllo della situazione.


Per fortuna ce n'era un modo che, per quanto banale, faceva esattamente al caso mio.


Saltai giù dal letto e andai a lunghi passi in cucina; una volta lì, frugai nel primo cassetto alla ricerca della lama più tagliente che avessi a disposizione.


Ce n'era una perfetta: era un bel coltello per sfilettare, di una misura che lo rendeva pratico e maneggevole e – neanche a farlo apposta – che mio padre aveva affilato, insieme agli altri, non più di due settimane prima che iniziasse il mio calvario.


Lo presi senza pensarci un attimo.


Sedetti sul pavimento, lì, in cucina, con la schiena appoggiata a un armadietto. In fondo, che importava? Nessuno mi avrebbe trovata e nessuno avrebbe dovuto ripulire, quindi l'estetica poteva andare a farsi benedire.


Posai la punta del coltello al centro del polso; attraverso la pelle tenera e sottile si vedevano con precisione le vene che, sotto la leggera spinta del metallo, apparivano già deformate.


Presi un respiro profondo e lo trattenni nei polmoni; contai fino a cinque ed espirai.


Poi premetti con più forza la lama sul polso.


E tirai.


Avevo visto giusto: il coltello era perfettamente affilato. Bastò poco perché si aprisse un varco attraverso pelle, vene e carne; lo sentii affondarmi nel braccio e lasciarsi dietro una scia di dolore secco e bruciante, netto come il taglio che mi ero appena inferta.


Quando con la punta del coltello arrivai a metà strada verso il gomito, mi fermai. Per una volta, potevo guardarmi morire; o quantomeno, potevo guardare come stavo morendo. Il sangue fluiva dalla ferita in modo costante; mi scivolava lungo la pelle in rivoli sottili che si andavano unendo dapprima in una ragnatela cremisi, poi in un'unica distesa rossa, prima di raccogliersi sul pavimento in un mare di gocce.


C'era qualcosa di poetico, nel modo in cui la mia stessa vita si spingesse da sola fuori dal corpo con ogni battito del cuore.


Dopo aver osservato per un minuto buono la mia opera, mi passai il coltello alla mano sinistra e, con un po' di fatica, completai il lavoro incidendomi una ferita identica alla prima sul braccio destro.


Non fu rapido come due giorni prima, ma comunque impiegai poco tempo a morire.


Quando il mio cuore si contrasse nel suo ultimo, faticoso battito, sorrisi: era fatta. Non mi restava che aspettare.


E per una volta, l'attesa fu lunga.


Perché quando finalmente la Signora delle Perle fece la sua comparsa nella mia cucina, il sole aveva superato lo zenit da un bel pezzo.


Sbucò dal corridoio e avanzò sul finto parquet a passi lunghi e perfettamente ritmati; il contatto tra i tacchi delle sue scarpe e il pavimento risuonava in piccoli rintocchi che scandivano il tempo.


«Alla buonora!» sbottai. «Mi stavo annoiando a morte


La Signora delle Perle non parve apprezzare il mio senso dell'umorismo; si fermò di fronte a me e mi osservò dall'alto con aria tempestosa, senza degnarsi di rispondere.


«Tu sei davvero troppo cocciuta» disse infine. «Ti ho detto e ripetuto che non hai il potere di decidere come e quando morire, eppure persisti! Così riuscirai solo a farmi arrabbiare, Rose, e credimi – tu non vuoi vedermi arrabbiata!»


Percepii l'accenno di un sorriso tirarmi gli angoli della bocca. «Magari la tua rabbia è un prezzo equo da pagare, per ottenere ciò che voglio». M'interruppi per un istante, fingendo di riflettere. «Sì. Sì, è certamente un prezzo che sono disposta a sborsare, e senza esitare».


La Signora delle Perle prese un respiro profondo attraverso il naso; vidi le sue narici fremere nervose mentre i suoi occhi mi scrutavano impietosi.


Quando parlò di nuovo, lo fece con una calma che di naturale non aveva nulla.


«E quale sarebbe, di grazia» esordì in tono esageratamente cortese – peccato che il suo parlare a denti stretti ne vanificasse in buona parte l'effetto, «questa cosa che desideri al punto da non temere di sfidare la mia collera?».


Stavolta le rivolsi un sorriso vero e proprio. «L'autodeterminazione. Cos'altro?»


La mia nemesi rimase a guardarmi a bocca aperta: sembrava folgorata. Dopo alcuni istanti che sembrarono durare un'eternità la richiuse, allungò una mano dietro di sé e afferrò con sicurezza una sedia; trascinò il complemento d'arredo davanti ai miei piedi e ci si accomodò sopra, accavallando le gambe con un gesto fluido.


«Spiega» ordinò.


E io fui fin troppo lieta d'obbedire.


«Be', cara» ignorai il modo in cui storse il naso a quel vezzeggiativo, «io sono sempre stata una grande fan del libero arbitrio. Non che mi senta di negare che, in una certa misura, il destino di ognuno sia già scritto, ma... diciamo che ho una visione tutta mia della cosa».


«Come di molte altre cose» sbuffò lei.


La ignorai. «Arrivata a diciott'anni, mi ero già formata un'idea molto chiara del fato, se vogliamo chiamarlo in questo modo. Per sintetizzare: credo fermamente che ci si siano dei momenti, delle tappe se preferisci, nella vita di ogni persona, a cui sia impossibile sfuggire; ma i modi per arrivarci sono innumerevoli. Provo a semplificare: i momenti ineluttabili sono come degli enormi snodi ferroviari, in cui convergono – e da cui si dipanano – infiniti binari, che a loro volta si ramificano in altri binari, e via così... che però, alla fine, convergono tutti nel successivo snodo. E una volta arrivati là, ecco che, forti delle esperienze vissute per arrivare a quel punto, ci si trova a scegliere il primo dei tanti binari – uno tra tanti – che ti farà iniziare il percorso per arrivare allo snodo che segue». Feci una pausa. «Agli snodi non puoi sfuggire, presto o tardi devi inevitabilmente passarci, ma i binari da percorrere per arrivarci li puoi scegliere in piena libertà tra le miliardi di possibilità esistenti che hai a disposizione».


Entrambe restammo in silenzio per un minuto buono.


«Una visione molto profonda della cosa» ammise infine la Signora delle Perle, a quel che sembrava dalla sua espressione, controvoglia. «Anche piuttosto azzeccata. Non che questo mi sorprenda: è proprio per questa tua insolita capacità di penetrazione del reale, se adesso ci troviamo qui».


Anche stavolta, non potei trattenere un sorrisetto. «Uno snodo. La domanda è: uno snodo solo per me... o anche per te?»


«Posso avere il potere di manipolare il tessuto dell'Universo, di sfuggirvi anche, in una determinata misura e per scopi ben precisi, ma anch'io ne faccio parte» replicò. «Dunque oserei dire che questo è uno snodo che attendeva entrambe e, con ogni probabilità, ci attendeva insieme».


«Già. Probabilità». Mi lasciai sfuggire una risata breve e secca, sebbene non fossi per niente divertita. «E quanti altri ci vedranno transitare insieme?»


«Dipende da te». Prese fiato. «Dipende sempre da te, Rose, anzi: è sempre dipeso da te. Potresti... come dire? Imboccare un binario che ti allontani dal mio». Mi lanciò un'occhiata obliqua. «Rientrerebbe comunque nel tuo ventaglio di possibilità e resterebbe una tua scelta. Perché è tutto qui il nocciolo della questione, vero?»


Sapevo che ci sarebbe arrivata; sapevo che avrebbe capito. E, cosa più importante, in un modo o nell'altro sapevo anche che non sarebbe stata troppo arrabbiata nel comprendere il perché di questo mio atto di ribellione all'autorità che cercava di impormi con la forza.


«Credo fermamente nell'autodeterminazione» dissi a voce alta. «Credo nella possibilità – nel dovere – di scegliere la propria strada in ogni momento, in ogni situazione, con razionalità e consapevolezza, per crescere e, si spera, migliorare». La guardai dritto negli occhi. «Tu hai provato a togliermi tutto questo e ci sei quasi riuscita; ma io non sono pronta a cedere il controllo di me stessa. Non sono pronta a diventare il burattino di nessuno, neanche della Morte in persona. E se devo lottare per conservare il mio diritto di scelta, ebbene sia!»


La Signora delle Perle non sembrò toccata dal mio sfogo; si limitò a scuotere la testa tra sé.


«A volte sei così melodrammatica, Rose» commentò. «Te l'ho già detto: puoi decidere di accettare quello che ti propongo, di conformarti un po' di più ai tuoi simili e riprendere ad avere una vita normale. Sarebbe comunque una tua scelta» ripeté.


«No» ribattei. «Il tuo è un tentativo di coercizione: accetta l'unica opzione che ti concedo oppure non potrai scegliere mai più niente, nella tua esistenza. Questa non è autodeterminazione né libero arbitrio: è oppressione, costrizione. E io non ci sto». Chiusi gli occhi per un istante. «Posso scegliere di oppormi a te in ogni modo possibile, posso scegliere di portare avanti questa nostra guerra privata fino a vincere o quantomeno fino a non cedere mai. Posso scegliere di non diventare quello che tu vorresti fare di me... ed è proprio questo, che scelgo».


«Tu scegli, in una parola, di autodeterminarti».


«Sì».


«Anche a costo di non avere più nulla di reale su cui esercitare questo potere. Anche a costo di esistere in un limbo a cui non appartieni, in cui non lasci traccia del tuo passaggio, in cui le tue azioni diventano inconcludenti al finire di ogni giorno» insisté.


Percepii, nelle sue parole, il chiaro intento di essere crudele.


E la nostalgia che provai nell'ascoltarla mi confermò che, ancora una volta, aveva colpito nel segno.


Era davvero così importante che io potessi scegliere per me stessa, se nell'esercitare il mio potere decisionale non ottenevo nessun cambiamento, nessun effetto?


Serviva a qualcosa?


Serve a te, sussurrò una parte della mia mente. Serve a ricordarti chi sei, a non diventare una marionetta in balia degli eventi. Serve a conservarti così come sei, così come ti sei amata finora. Oppure sei pronta a cambiare?


Sei pronta a cambiare, Rose? A cambiare in peggio?


Tornai a guardare negli occhi la Signora delle Perle.


«A qualsiasi costo» risposi decisa.


La Signora delle Perle si alzò scuotendo di nuovo la testa; alle sue spalle, l'oscurità che ormai conoscevo tanto bene prese a strisciare sul pavimento e sulle pareti, dritto verso di me.


«La tua caparbietà sarebbe ammirevole, se fosse destinata a portare a qualcosa» commentò mentre spariva in quel buio liquido che inondava ogni cosa. «Ma ricorda, Rose: l'unica cosa che ti farà ottenere sarà altra morte».


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