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Una storia di Adaclaudia

I ciciu del Villar

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2 minuti

Pubblicato il 25 marzo 2021 in Fiabe

Tags: #Ciciu #Dronero #fate

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La luna piena rischiara la notte e guida i passi del giovane che, silenzioso, si acquatta fra i merli del parapetto del ponte.

Il cuore sussulta ad ogni stormire di fronda o al grido di qualche civetta.

“Ponte del diavolo”, un nome che solo già mette paura, ma lui ha coraggio e ad infondere coraggio c’è un grande amore.

Il suo cuore è lì a Dronero nella casa vicina alle rive del Maira.

Sopra il ponte il giovane e di sotto il fiume che ribolle, mostrando la forza delle sue acque.

Quella notte non è solo l’acqua a far mulinello, ma lo spirito dell’antico dragone mandato a riscattare l’onta subita dal signore delle tenebre.

Lo scherzo del cane, che attraversando per primo il ponte appena costruito, lo privava dell’anima pattuita in cambio dell’aiuto nell’impresa che fino ad allora pareva impossibile da realizzare.

Ora lui era lì per rapire la fanciulla più bella di quel paese, la sua bellezza era unica come singolare il nome che le avevano dato vent’anni prima.

I massi battenti alla base dell’arcato ritmavano l’inizio della malia di avvicinamento.

Il suono che attira, fa muovere i passi per raggiungere chi pronuncia il suo nome:” Licena, Licena, segui il tuo destino” “Licena, Licena, sarai la serva del mio padrone” “Li-ce-na, Li-ce-na, vie-ni, vie-ni”.

Ora sono solo due parole ben cadenzate come i passi che Licena sta facendo già fuori da casa in quello strano sogno che l’accompagna stanotte.

Torpore di sonno interrotto da una mano che stringe la sua per poi attrarla in un abbraccio mentre l’altra mano le tappa la bocca.

Poi c’è la corsa senza spiegazioni, per quelle c’è tempo.

Il suo amore la guarda stravolto e le urla: ”Corri, corri!” e lei, senza chiederle altro, corre.

Il cuore sta per scoppiare nel petto, il fiato brucia i polmoni; la strada li ha portati al Villar.

Tra i massi cercano di sfuggire alla forza del male che, potente, fra poco sarà sulle loro tracce.

La luna rischiara quel luogo li ha visti bambini intenti nei giochi e poi abbandonati nei giochi d’amore.

Lì si sentono a casa e forse protetti da quei strani massi che ora , col cuore che scoppia proprio lì nella gola, somigliano a corpi di giovani fanciulle.

Un tremito per la stanchezza e la paura li prende, la vista si annebbia e il sonno li trascina nel suo gorgo di suoni e di voci: “Noi siamo le fate, questa è la nostra casa”, “Qui siamo le signore, nessuno più vi farà del male” “Cari ragazzi, restate con noi” “L’aspetto di pietra è solo un inganno, il nostro è un mondo con tutti i colori e le bellezze che non si possono neppure immaginare. Se lo vorrete potrete restare con noi per qualche tempo oppure per sempre”.

Ciciu di Villar San Costanzo (CN)
Ciciu di Villar San Costanzo (CN)

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