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Una storia di IBonamiciFredducci

Questa storia è presente nel magazine I 7 - Racconto ad episodi

I 7 - parte 17

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13 minuti

Pubblicato il 31 marzo 2020 in Avventura

Tags: #fantascienza #fumetti #mutanti #poteri #supereroi

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Eravamo rimasti al povero “Nasodapugile” che entra nella stanza di Valeria, le spara due dardi che ovviamente non le fanno una ceppa e la fa assai incazzare, con lei che le mostra i denti, estende i canini fino alla massima lunghezza e lui cade a terra perché le gambe non lo sorreggono a causa della paura…

Cadde provando ad indietreggiare, quindi picchiò una bella culata sul pavimento di resina e restò comunque con la faccia rivolta in direzione della spaventosa redhead, osservandola mentre saltava dal letto e gli si avventava contro.

Quando atterrò su di lui gli fece battere una testata contro il pavimento e questo lo tramortì. Perse pure il fucile, che ruzzolò lontano.

Valeria affondò, come da previsione di George, i canini nel collo dell’uomo azzannandolo appena sopra alla clavicola sinistra: le maglie metalliche della tuta di Faraday si tagliarono come se fossero fatte di burro e figuriamoci la pelle ed i muscoli del malcapitato!!!!

Valeria sentì la bocca e la gola inondarsi di sangue caldo, e percepì di potersi connettere col cervello di Nasodapugile: avendo squarciato le maglie della tuta, il suo corpo non era più isolato dagli impulsi elettrici.

Si ricordò di quando a Fuling le avevano innestato i canini retrattili e l’avevano addestrata affinché imparasse ad usarli: non aveva mai avuto bisogno di “sporcarsi le mani” in scontri fisici ed era abituata a puntare solo sul telecontrollo o sull’aiuto di Jakov, ma ci prese rapidamente gusto. Non aveva una grande forza, ma essendo una incassatrice straordinaria grazie alla sua invulnerabilità quelle affilatissime zanne bastavano ed avanzavano per renderla imbattibile in qualsiasi lotta contro umani (o grossi predatori: spesso i cinesi la facevano lottare contro gli orsi). Nella sua mente era vivido il momento in cui aveva assaggiato il sangue per la prima volta: non avrebbe mai pensato che le sarebbe piaciuto, ma fu così…


Qualcosa la colpì alla testa: d’istinto mollò la presa e alzò lo sguardo. Dal collo squarciato di Nasodapugile usciva sangue a fiotti e il poveraccio non riusciva a respirare: stava letteralmente annegando dissanguandosi...

Valeria si alzò in piedi e, come aveva previsto, la sua adorata maglia della Roma per la Champions League 2001-2002 era zuppa di sangue.

Tino si era fatto coraggio, era entrato nella stanza e, cercando di salvare il collega, aveva sparato un dardo in testa a quella selvaggia ben sapendo che sarebbe stato inutile ma, per poterla colpire nel punto penetrabile da quegli aghi avrebbe dovuto trovarla al contrario rispetto a come si era messa a sbranare il collega (con la testa verso la porta), e qualcosa doveva pur fare prima che per l’altro non ci fossero state più speranze!!!!

Lui la fissò e passò una frazione di secondo prima che quella parlasse, ma sembrò un’eternita. Si mise in piedi con le braccia parallele al corpo ed il busto leggermente proteso in avanti. La maglia era fuorimisura ma essendo fradicia il peso la faceva stare più aderente e lui poteva vederle il torace muoversi per i respiri profondi e veloci che stava facendo. Il viso di quella creatura era praticamente pieno di sangue e brandelli di pelle e tessuto muscolare di Nasodapugile, così come gran parte dei suoi boccoli. Tino fece a tempo a chiedersi come accidenti avesse fatto a ridursi a quel modo in un lasso di tempo così ridotto: era intervenuto non oltre 5 secondi dopo che quando aveva sentito il compagno di missione gridare e orribili rumori come di un grosso animale che divora un altrettanto grosso pezzo di carne!!!!!

Nonostante teoricamente fosse quasi una sua simile (Tino e Nasodapugile erano due Potenziati e Valeria una Sintetica) e da un punto di vista estetico non avesse niente di diverso da un Sapiens Sapiens (a parte i canini, comunque artificiali), a lui in quel momento parve un demone…


Lei si rivolse al bel Siciliano in tono disturbante e, per ogni lettera che pronunciò, rivoli di sangue le colarono fuori dalla bocca…: -Oh...buongiorno anche a te: sono contenta che siate venuti in due a farmi visita...-.

-Oh, cazzo...-

-Già: parole sante, bel biondino...-

Gli soffiò mostrando i denti, naturalmente rossi del sangue di nasodapugile!!!! Tino se la dette istantaneamente a gambe e Valeria gli corse dietro, scivolando sul sangue, ruzzolando ma rialzandosi subito; prima di uscire dalla stanza puntò i suoi occhi in versione “total dark” contro il morente “Nasodapugile”.

Tino cercò di filare lungo quel corridoio più velocemente di quanto mai avesse fatto in tutta la sua esistenza; ma quella maledetta tuta metallica non gli permetteva una grande rapidità e, soprattutto, una grande aderenza al suolo…

Valeria, al contrario, correva come una saetta e se non lo avesse fatto ridendo come una psicopatica sarebbe parsa un terminator per velocità e compostezza.

Gli fu addosso in un attimo: con un balzo saltò lui sulla schiena aggrappandosi con le braccia al suo collo e cingendogli il ventre con le gambe. Tino inciampò e rotolarono per alcuni metri, senza che lei mollasse la presa.

Si ritrovò faccia a terra sul pavimento, con Valeria stretta stretta addosso. Aveva perso il suo fucile e provò a divincolarsi. Sentì un’altra risata disturbante da parte sua e quei maledetti supercanini perforare tuta di Faraday, sotto tuta in lattice e la sua pelle…

Un forte rumore rimbombò per tutta la lunghezza di quel corridoio di cemento armato e Tino sentì Valeria prima irrigidirsi improvvisamente e poi rilassarsi, diventare più pesante e la forza del suo morso si affievolì…

Si alzò levandosela di dosso senza problemi (pesava piuttosto poco) e scattò in piedi urlando istintivamente e sorprendendosi di quanto femmineo fu quel suo grido.

Ancora tremando di paura la guardò che rantolava, muovendosi a rallentatore in direzione dell’ascensore: aveva uno di quei superdardi anestetizzanti conficcato appena sopra al retro del ginocchio. Indirizzò lo sguardo verso il punto da cui aveva sentito il rumore e vide George.

L’Americano si avvicinò alla rossa che, in quell’occasione, lo era completamente poiché coperta di sangue e le parlò: -Ti sei fatta fregare due volte da me! Santo cielo, Valiera: ti hanno dato tante doti ma si vede che hanno risparmiato sull’intelligenza, come quando crei un personaggio in un videogioco e non puoi settare tutti i campi al massimo: in effetti però, per lo scopo che avevi quando ti fecero, quella dote era superflua...-

Lei rispose con grande fatica e sembrò ubriaca fradicia: -Ti...ti farò...-

George le si mise accanto piegandosi per sentirla meglio e stando attento a non toccarla per non sporcarsi di sangue. Finì la frase per lei: -Mi farai...MOLTO MALE?-

lei scosse la testa, mugolando qualcosa di incomprensibile

-A pezzi? Mi farai a pezzi? Forza, arma difettosa, ce la puoi fare!!!-

-R...-

-Erre? Hum...quante lettere??? Mi farai “rockeggiare”?- e mimò l’atto di suonare una chitarra elettrica. Valeria sorrise e riuscì finalmente a dirlo: -RI...CRE...DE...RE-

-Wow!!!! Bellissimo!!!!!! Quindi mi dimostrerai che sei più intelligente di un procione? NON VEDO L’ORA. Comunque bello il tuo look: sembri Carrie dopo il gavettone di sangue di maiale...-

Vì chiuse gli occhi e perse i sensi. George strepitò nella piccola ricetrasmittente che tirò fuori dal taschino della giacca: -Avanti: portate via questo spreco di bioingegneria… Datele una bella lavata e mettetela nella sua nuova “suite”-, poi chiese a Tino: -Tu? La ferita è a posto?-

-Sì: si chiuderà del tutto tra qualche secondo...-

-Benissimo. Vai a farti una bella doccia pure tu...-

-E...- -“Nasodapugile”? Chi narra lo chiamava così… Beh, lui è ovviamente morto- -Mo...morto? Ma non credevo che fosse così...cioè...io...io pensavo che avrebbe potuto rigenerarsi!!-

Lansing mise su un’espressione da bravo papà amorevole che spiega al figlio qualcosa che sa essere davvero molto difficile da sopportare per lui, ma ciò che disse mal si accordò con la sua faccia: -Avrebbe potuto, esatto; ma quella piccola strega deve aver annullato il potere di rigenerazione rapida che possedeva… Ero certo che l’avrebbe fatto. Sono anni che vi ripeto che Valiera è cattiva!- poi fece una vocetta acuta e cantilenosa per gridare “Ma si è comportata sempre bene con quella gang guidata dallo Zar!!!!!!” e chiudendo, tornando ad esprimersi col suo normale tono di voce: -Lei è cattiva: in confronto a lei io sono Gesù Cristo! E’ un’arma...e un’arma difettosa, oltretutto. Comunque...io mi rendo conto che forse sono stato indelicato: lo conoscevi bene? Oh, cazzo...eravate per caso fidanzati?-

-Non eravamo fidanzati ma, stando nella stessa unità da 2 anni, ci conoscevamo e volevamo bene ...-

-In italiano si dice “oggi ci siamo, domani non si sa”, no??? Avverti i tuoi compagni di Unità...-

-Sìssignore...- e Lansing tirò un paio di calcetti sul sedere a Valeria, per poi allontanarsi fischiettando “row, row, row your boat”.

Tino, quando il suo capo fu lontano, assestò due fortissimi calci in faccia a “testarossa” svenuta a pancia sotto per terra. Sapeva che non le avrebbe procurato alcun danno, ma un minimo gli servì da sfogo. In seguito la afferrò per il braccio sinistro, e iniziò a trascinarla verso due addette spuntate dall’ascensore con una barella dotata di ruote: lasciava una gigantesca scia di sangue e questo dettaglio la faceva sembrare un cadavere….


Quando la sintetica dalla pelle alabastrina si risvegliò aprì gli occhi ma li serrò subito, disturbata dalla luce molto forte. Mugolò, arrabbiata…

Si stiracchiò, si abituò per bene alla luce e per prima cosa si osservò: era pulita, profumava di vaniglia ed indossava uno di quei camici che danno sempre ai pazienti ospedalieri americani.

-Ciao, Valiera. Ben svegliata...-

-Buongiorno, George… Non avevate qualcosa di meglio da mettermi addosso??-

-Non è di tuo gradimento?- -Non fa risaltare i miei fianchi ed il mio culo...-

-Più tardi vedremo di trovarti qualcosa ma, dimmi, ti piace la tua nuova stanza???-

Si guardò attorno e si trovava all’interno di una stanza davvero molto grande, perfettamente quadrata (ritenne che i suoi lati fossero di almeno 10 metri l’uno) e sempre in cemento armato: ad occhio e croce era alta almeno 6 metri. La cosa particolare è che lei era rinchiusa in una gabbia metallica a maglie piuttosto spesse che aveva un pavimento interno rivestito da un bellissimo parquet a listoni. Valeria ipotizzò che la gabbia misurasse 7 metri per 4, con un’altezza di 3. Un grazioso prefabbricato in legno occupava una porzione all’interno della gabbia e di certo era il bagno. Stavolta aveva addirittura a disposizione un letto matrimoniale con testate in legno che ben si riprendevano col parquet e un comodino ed una scrivania coordinati.

Si scoprì e aveva uno strano aggeggio stretto sulla coscia sinistra, appena sopra al ginocchio, che pareva un tutore elastico e, vedendola incuriosita, George le spiegò: -Quella fascia tiene in posizione un piccolo autoiniettore, caricato con una dose di sedativo da elefante che ti metterà KO per un paio d’ore se provi a levartelo, se provi a scassare la gabbia o semplicemente se fai girare le scatole a qualcuno… A proposito: ti ringrazio per non aver provato a rompere subito la gabbia-. George era seduto su una strana poltrona gialla in pelle, naturalmente al di fuori della gabbia. Accanto alla poltrona era stato piazzato un tavolino e vi si trovavano sopra un posacenere ed un grosso tablet. Valeria sorrise e rispose con estremo garbo: -La stanza mi piace davvero tanto, George. Se fosse possibile sarebbe magnifico abbassare un po’ l’illuminazione…- ed indicò le luci che pendevano dall’altissimo soffitto dello stanzone di cemento, che erano davvero molto forti.

-Non ho provato a controllarti perché ho visto subito la gabbia e ti stupirò perché so esattamente cos’è ed a cosa serve: impedisce agli impulsi elettrici di uscire, e quindi annulla il mio telecontrollo. Non ho provato nemmeno a tagliare le maglie coi miei denti perché ho pensato che, se te ne stai lì tranquillo in poltrona, significa che hai preso delle buone contromisure...come effettivamente hai spiegato quando ho visto il tutore- -Bene: sono contento di poter parlare un po’ con te con calma… Ora abbasso l’illuminazione perché hai ragione: è davvero troppo forte. Vuoi una sigaretta? Sono mentolate! Prendi il portacenere dalla tua scrivania...-. George smanettò sul tablet e la luce si fece più soffusa, poi estrasse dal taschino un pacchetto di Camel Activate e si alzò, avvicinandosi alla gabbia e passandone una attraverso le maglie, dalla parte del filtro. Senza nemmeno toccarla con le mani Valeria se la mise in bocca e se la fece accendere, sedendosi poi per terra davanti alla poltrona di Lansing ed esclamando: -Wow! Sapevo che il parquet era riscaldato!!!-

Fece un tiro soddisfatto e sentenziò: -Comunque non ci siamo spostati di tanto: siamo ancora in Italia!!-. George non si mise di nuovo a sedere in poltrona ma le restò molto vicino, in piedi. Le fece un gesto che significava "copriti per bene" e domandò: -Cosa ti dà questa sicurezza?- e a quel punto Valeria spiegò tutto in modo molte veloce: -Il parquet è italiano e ci posso mettere la mano sul fuoco; non posso nominare il marchio perché nessuno ci ha pagato per farlo; ma è italiano. Potresti dire che il fatto che sia italiano non significa che ci troviamo per forza in Italia; ma che senso avrebbe far venire un parquet direttamente dall’Italia, oltretutto per questa gabbia non certo gigantesca che serve solo per me, se ci trovassimo tipo negli States o in Russia? Poi...le prese di corrente sono Schuko ed industriali; ma lì e lì ci sono delle tripolari L- ed indicò due punti dello stanzone, per poi continuare: -Interruttori e prese sono vecchi, quindi non li avete di certo importati ora dall’Italia. So bene che il tipo tripolare L è tipico italiano ma anche delle ex colonie Italiane come Libia ed Etiopia e si trova tranquillamente in altre Nazioni come Cuba, El Salvador, Perù, Uruguay, Cile e perfino alle Maldive...- -Sono molto comuni alle Canarie e ce ne sono ancora tantissime in Spagna!- -Esatto; ma le placche che le ospitano e gli interruttori sono italiani e tipici delle basi militari sul nostro suolo...e poi qua sono lontani e non posso vederli bene; ma quando sono saltata addosso a Tino e siamo ruzzolati per terra ho visto, in quel corridoio, un estintore e tutto quello che c’era scritto sopra era in italiano, e anche il cartoncino con il timbro della revisione era scritto nella stessa lingua: è impossibile che ci troviamo in Cina, per esempio, e gli estintori sono italiani e revisionati in Italia! E poi, andiamo, tutta la gente che è qui parla italiano e la maggior parte sono madrelingua...anche Alvaro, che mi ha detto di essere Peruviano, vive in Italia fin da quando era un bambino!!!-

George a quel punto sorrise, annuì e le fece un piccolo applauso: -Ok, molto brava. Siamo ancora in Italia, sì. Sono davvero contento perché ero un po’ deluso: iniziavo a pensare che la tua memoria fallata ti avesse trasformata in una specie di animale selvatico! Col bellissimo numero della strage sul fiume mi avevi mostrato creatività e cattiveria; ma comunque rientrava nell’uccidere e quella è una cosa che ti viene istintiva… Ora mi hai dato un assaggio del fatto che sai usare un po’ quell’indistruttibile cervellino che sta dentro a quella indistruttibile testolina...- -Comunque non è così che intendevo farti ricredere!!!- -BUONO A SAPERSI, Valeria...- -Valeria???- -Basta provocazioni: vuoi essere chiamata Valeria, e ti chiameremo Valeria...- -Grazie...- -Te lo sei meritato, anche se hai ucciso uno dei miei potenziati...- -Non posso dire che mi dispiace; ma ti chiedo scusa...- -Scuse accettate-

CONTINUA...


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