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Una storia di Yolima

Amos Light e la Zona Oscura, capitolo cinque.

di Yolima M.

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6 minuti

Pubblicato il 14 maggio 2020 in Fantasy

Tags: #elfi #harrypotter #maghi #mondomagico #nani

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Prima di cominciare questo quinto capitolo, vorrei ringraziare tutti quelli che mi leggono. Grazie!

Bene iniziamo. Buona lettura!





« Eccola. Aprila, solo tu la puoi aprire. Quel babbeo di tuo zio ci ha provato ma penso che non ci sia riuscito. »

Amos prese la lettera dalle mani di Atticus e aprì la busta, dentro vi era una lettera o meglio vi era un documento che invitava il signor Amos Light a presentarsi al più presto alla scuola di magia e stregoneria di Edimburgo. E di presentarsi con in mano tale lettera alla Professoressa Josephine Pullman.

« Sei in ritardo ragazzo! La scuola è iniziata da ben due settimane! Lo avevo detto io al Preside che non c'era da fidarsi di quei umani senza magia! E infatti ecco qui la prova!tsè! »

Amos rilesse per ben due volte il documento firmato e controfirmato. Per qualche secondo si sentì mancare l'aria sotto i piedi. Lui. Un orfano. Uno sfigato. Iscritto a una scuola di magia. Incredibile.

« Non erano questi patti! I tuoi zii avrebbero dovuto tenerti con sé, darti un istruzione, una casa, un pasto caldo e soprattutto amore. Invece? Dormi in una stalla, sgobbi dalla mattina alla sera e sei trattato peggio di Cenerella! Ah credimi questa volta non la passeranno liscia, no signore! »

Atticus ripartì come una scheggia. L'uomo scese dalle scale saltando come un furetto. Dalle sue orecchie usciva parecchio fumo nero. Amos pensò bene di dirglielo per il suo bene ma l'uomo scomparì prima che lui potesse dire qualcosa.

Trovò Atticus seduto sulla poltrona preferita di suo zio, aveva le gambe accavallate e l'aria imbronciata.

« Aspetterò qui quel verme di Hugo e lo affronterò! Forse lo sfiderò a duello! » disse con una certa enfasi.

Amos s'immaginò per un attimo suo zio a duellare a colpi di spada con Atticus. Per poco non si mise a ridere.

I Puffley ritornarono alle cinque in punto. A quell'ora anche Amos sarebbe dovuto ritornare dalla sua lezione pomeridiana ma era rimasto a casa per via di Atticus. Lo sconosciuto era rimasto immobile, come una statua, sulla poltrona di velluto rosso per tutto quel tempo che ad Amos gli sembrò una cosa impossibile stare così immobili per tutte quelle ore senza mai aprire bocca.

« Ragazzo dove sei?! Il professore Lincoln mi ha chiamato per dirmi che oggi pomeriggio non ti sei presentato alla sua lezione, spero che tu abbia una buona scusa o saranno grossi guai! » disse zio Hugo mentre varcava la porta di casa seguito da tutta la famiglia che si pregustava già la punizione inferta a Amos. Ma quando arrivarono in soggiorno e videro Atticus seduto sulla poltrona preferita di zio Hugo spalancarono la bocca e i loro sguardi caddero su Amos appoggiato con le spalle al muro.

« Buonasera. È da molto che vi aspetto.» disse Atticus alzandosi dalla poltrona mentre zio Hugo fulminava con lo sguardo ogni cosa presente in quella stanza.

« Com'è entrato lei qui? Chi è? Patricia chiama immediatamente la polizia! C'è uno straccione in casa mia! Ragazzo conosci questa persona? Sei stato tu a farlo entrare? Parla dannazione! » disse sventolando un dito minaccioso in direzione di Amos.

« Amos non c'entra nulla. Lo lasci fuori. Mi chiamo Atticus Light, e guarda il caso sono lo zio di Amos Light. Non sono solo uno zio qualunque, da ormai un secolo servo sua maestà la Regina Emma I figlia di Robert e Julia la coraggiosa. Sono qui in sua vece per richiamare il principino ai suoi doveri. »

Zio Hugo spalancò gli occhi

« Principino?! »

« Ralph, mio fratello era stato nominato anni or sono principe e visto che è morto, il titolo passa direttamente al primogenito, cioè Amos. »

I Puffley guardarono Amos ammutoliti. Il loro cugino sfigato era un Principe? Ma sul serio? No, doveva essere uno scherzo. Amos non era fatto per fare il Principe, era imbranato, sfigato, e soprattutto orfano. Amos voltò la testa e guardò Puff saltare sulla poltrona di zio Hugo e guardare incuriosito i presenti.

Atticus da una tasca interna estrasse la lettera che li aveva sventolato davanti al naso alcune ore fa. La mostrò a zio Hugo che divenne pallido.

« Non ti fa onore Puffley. Questa lettera è giunta due giorni fa e hai pensato bene a non informare il ragazzo. Ralph mi aveva messo in guardia da te. "È un cafone, Atticus, il peggior umano che io abbia mai incontrato sulla mia strada, se non fosse per Jessica...io gli tirerei un pugno su quel brutto naso che ha." Queste furono le parole del mio povero fratello, alcuni giorni prima di morire. Non ho mai capito perché Jessica ti difendesse sempre anche quando esageravi, lei era sempre lì a prendere le tue parti e tu come l'hai ripagata? Mettendo suo figlio a dormire in una stalla e mentirli su chi è veramente. »

Dagli occhi di zio Hugo uscivano scintille.

« E tu dov'eri?! Se ci tenevi tanto al ragazzo perché non ti sei presentato prima?! »

« Ho fatto anche io i miei sbagli, Hugo Puffley. Perdonami Amos se non sono venuto prima da te, lo avrei voluto, davvero, ma non potevo, ero in giro a capire come sono morti veramente i tuoi genitori. »

«I suoi genitori sono morti in un incidente stradale, lo sanno tutti! »

«Non è vero! Sono stati uccisi e io scoprirò chi è stato! »

Amos guardò i due uomini affrontarsi faccia a faccia, sembravano due cani inferociti che non vedevano l'ora di darsele di santa ragione. Atticus era di qualche centimetro più alto di suo zio, lo guardava come si guarda un topo morto trovato in casa, poi Amos parlò e tutti, per la prima volta, lo stettero ad ascoltare in silenzio.

« Ehm Zio...zio Atticus io penso...è possibile che tu sia sbagliato? Guardami, non posso essere un Principe, un sangue blu. Io sono solo un orfano e nient'altro. »

Atticus distolse lo sguardo dal faccione paonazzo di zio Hugo e guardò con rispetto Amos e disse « Non mi sbaglio Amos Light. Ripeto quello che ho detto prima, con la morte di mio fratello il titolo è passato a te. Capisco che tutto questo, ti possa spaventare ma credimi non c'è nulla di cui avere paura. »

Amos si guardò la punta delle scarpe, com'era possibile? Aveva passato una vita a farsi umiliare dai Puffley; se fosse stato un principe e un mago perché non si erano trasformati in qualcosa di suo piacimento? Si guardò le mani, non aveva mai sentito scintille o altre cose simili nelle vene che lo facessero pensare che ci potesse essere qualcosa di strano in lui. Poi pensò alle orecchie a punta e guardò quelle di Atticus. Erano identiche. Se non che lui aveva la punta dell'orecchia sinistra dipinta di blu.

Nessuno aveva orecchie punta, solo lui le aveva. Tutti gli altri avevano orecchie normali.

« Se verrai con me, ti prometto che ti spiegherò ogni cosa. Mi potrai chiedere tutto quello che vorrai. Ti racconterò di tuo padre e di tua madre, erano delle bravissime persone, sai? Tua madre era una brava amica, una delle migliori che ho avuto al mio fianco. Sapeva come farti sorridere dopo una giornata uggiosa. E mio fratello...beh...era testardo ma aveva un buon cuore. »

« Se verrò? » disse Amos spalancando gli occhi. Di colpo qualcosa in lui si accese come una lampadina che era stata per troppo tempo spenta.

Atticus si strinse nelle spalle e disse « Non posso obbligarti a seguirmi, devi essere tu, di tua spontanea volontà a scegliere di venire con me. »

Amos tornò a guardare i Puffley. Aveva vissuto con loro per quasi dieci anni e ora qualcuno era venuto a salvarlo, come nei sogni che faceva da bambino. Come poteva rifiutarsi di seguire Atticus?

«Certo che vengo! Quando partiamo? »

Atticus sorrise ma zio Hugo no. Non era assolutamente intenzionato a cedere senza dar battaglia.



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