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Una storia di Milcham

Tagliente, irriverente.

Finalmente ora puoi odiarmi.

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6 minuti

Pubblicato il 08 gennaio 2019 in Storie d’amore

Tags: #Amore #Dolore #Sbagli

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Ciao.

È molto strano o comunque interessante il fatto che alla fine con te ci prendo abbastanza spesso. No dai diciamo la verità: sempre. Non so mi fa venire in mente quella strana abilità scema che ho di indovinare l'orario in qualsiasi momento. Ho appurato che sforo di 5 o 10 minuti al massimo. È una cosa figa. Un po' scema ma fa sentire fighi. Ecco diciamo che con te funziona uguale. Premesso che non ho la certezza matematica di essere stata chiamata in causa ho deciso di raccogliere le briciole un po' come Pollicino. Le mie parole, la mia vecchia dedica lasciata sul “Labirinto degli spiriti”... a meno che non ti sei appropriato delle mie frasi per qualche altra (in tal caso vaffanculo sei uno stronzo), forse stai bussando alla mia porta. E volutamente non aprirò. Avevo ragione. Credimi non me ne vanto molto perché avrei preferito sbagliarmi di grosso e non essere qui a scrivere. Ma ok, avevo ragione. Tu, noi, insomma quel che siamo o non siamo...ha un funzionamento a sè. (E se stai pensando no ma io con Tizio Caio e Sempronio ho provato questo o quello vaffanculo di nuovo. Ti odio. ). Dico ha un funzionamento a sé perché a me succede ancora quella specie di premonizione o connessione. È come se mi venisse naturale sentire cosa provi o come stai. O se stai scrivendo. Senza scherzare, sono diverse volte che sentivo dentro che sarebbe arrivato un racconto e tac apro la pagina e qualche ora prima l'avevi pubblicato. Alle volte, tipo due mesi fa ho detto “sai ho l’impressione che voglia comunicare con me in qualche modo. Dannazione ma che problemi ho.” Avevo questo granitico delirante presentimento. Una roba un po' inquietante sì. O eccezionale. Io e te siamo un microcosmo con leggi proprie. Prima soffrivo per questo. Perché era una cosa a senso unico. Gettavo infiniti segnali, boe arancioni fluo e tu allegramente te ne fregavi. Era il momento di Tizio, Caio, Sempronio, insomma di altre...Non era mai il mio momento. C'era sempre qualcuna a rubarmi la scena dei tuoi pensieri, del tuo cuore. Mora, ballerina o con le tette più grosse. Non perdevi mai l'occasione di farle risaltare ai tuoi occhi. Ed io attaccata alla boa. E nessuna scialuppa con il tuo nome. Noncurante. Crudele. Cose che succedono, certo. Ma cose che hanno delle conseguenze. Purtroppo. Non mi hai vista per troppo troppo tempo. Non mi hai voluto vedere. E questo è peggio perchè significa che non ero proprio nel tuo raggio di azione, sulla tua rotta, degna del tuo sguardo. E che cazzo. Ero tipo un satellite del cazzo, così, trascurabile. E questo ha delle conseguenze. Non può non averne. Le persone non sono dannate lavagnette che puoi ripulire con un colpo di spugna. Non lo sono. Non io almeno. E credimi non giudico la bontà dei tuoi sentimenti, ma la durata. Non dureranno. È stato così sempre, e lo sarà ancora. Perchè? Perchè con il tempo e con i tentativi la gente finisce per giocarsi la fiducia. Forse questo per te è un concetto astratto letto in qualche libro. Per me è realtà. So che è un qualcosa fuori moda al giorno d’oggi ma forse io sono d’altri tempi in un certo senso. Voglio una vita normale dannazione. Normale. Non voglio elemosinare l’amore di nessuno. Non voglio essere la tua palla da ping pong. Ho una mia identità, ho la mia dignità. E l’ho già persa molte volte con te. Si inizia sempre così, i richiami, i segnali, i “avevo bisogno di vedere per capire” che poi diventano “non so sono confuso” e infine “credo di non provare amore ma solo profondo affetto”. Un film già visto, già vissuto. Non posso. Davvero, non posso farlo. Ho bisogno di permanenza. Che non è una qualità a te nota. Ho bisogno di dimorare nel cuore di qualcuno. Perchè dentro ho un vuoto troppo grande e troppo antico che mi fa tanta paura. Ho paura. Ho scoperto questo sai? Che sono vuota e che ho paura. Ho coperto questo cratere con molta roba e fatto cose stupide tante volte compreso usare le persone. Esatto. In questo siamo simili, forse per questo ti capisco. Anche io ho usato e uso le persone. È una cosa che ho scoperto recentemente. E sai come ho reagito? Ho pianto. Pianto tanto. Dallo schifo. Dallo schifo di me stessa. E sai una cosa? Con te era diverso. Ma tu hai sempre snobbato quello che ti ho detto. Hai snobbato i “ti amerò sempre”, hai snobbato le mie dediche, hai snobbato i miei sospiri. Hai snobbato la mia presenza. Che ero? Non ho mai avuto una risposta. Prima ero una fidanzata, poi sono diventata un’isola felice per qualche momento e infine mi sono tramutata lentamente in un fantasma. Non ero niente. Tu non volevi rendermi niente. E sarà cosi ancora e ancora e ancora. Sempre. Perchè è la tua natura. Perchè è il nostro piccolo mondo con la nostra stupida incoerente giurisdizione. Non c’è piu’ fiducia. Non riesco piu’ a credere. Non riesco. Il finale è già noto a tutti. Sai, pensa che stupida...è il tuo “ti amo” l’unico che ricordo. Ne ho ascoltati altri, ma non riesco ad averne una immagine nitida. Di te, stupidamente ricordo tutto. Ricordo come eri adagiato sulla mia pancia, una sera qualunque, sotto la luce di una lampada qualunque. Ricordo il silenzio che non ho avuto bisogno di riempire. Ricordo le mie carezze sul tuo capo. Ricordo i tuoi occhi, il tuo sguardo sul mio e il debole “ti amo”. Si è fermato il mondo quella sera. Il mio. E ricordo il mio pianto in risposta. Ho pianto. Perchè per la prima fottutissima volta ho sentito qualcuno toccarmi dentro e ho avuto paura. Perchè non sai cosa significa vivere non provando un cazzo per chi ti circonda. Vivere aleggiando sulle persone, aleggiando sulle cose, senza mai farti davvero toccare. Non lo sai. Non sai cosa significa essere desiderato da tanti e scoprire che non riesci a sentire. Quando vorresti solo soltanto terribilmente sentire. E non me ne frega un cazzo se sei stato tu quella volta in cui ho sentito di essere viva. Non me ne frega un cazzo se per te non è stato così. Non me ne frega un cazzo se quella sera in cui mi sono sparata 4 ore da sola in un fottuto treno malmesso per venire a forza da te che forse nemmeno mi volevi, noi due sdraiati su quella cupola di cemento sotto le stelle, io abbia desiderato che quel momento si ripetesse per sempre. Non me ne frega un cazzo se anche lì ero sola a sognare ad occhi aperti. Ad avere tutti i canali di comunicazione aperti verso di te. Non me ne frega un cazzo se invece tu ti senti vivo con tutte le stronze sciacquette che incontri. Non me ne frega un cazzo. Accetto anche questo. Ciò che non posso accettare è di essere sempre il solito ripiego su cui inciampi quando sei al buio. Quello no, non posso piu’. E ricorderò sempre quella risposta che mi hai dato, ricorderò sempre la mia verità debolmente sussurrata tra le lenzuola bianche, “mi piaci molto”, e il tuo “sì, lo so”. Quello no, non si può piu’ cancellare.

Quindi, ciao.


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