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Una storia di GioMa46

Charles Dickens : "Il Mistero di Edwin Drood"

Un 'caso' letterario .

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7 minuti

Pubblicato il 17 agosto 2019 in Thriller/Noir

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Copertina del libro.
Copertina del libro.

“Il Mistero di Edwin Drood” - Gargoyle 2012.


Per commemorare i duecentocinquanta anni dalla morte del ‘genio inglese’ della letteratura, propongo una rilettura dell’unico ‘mystery’ della sua produzione di romanziere: “lI mistero di Edwin Drood”, l’opera incompiuta di Charles Dickens (Portsmouth, 7 febbraio 1812 – Gadshill, 9 giugno 1870), ultimo romanzo scritto dall'autore e pubblicato postumo nel 1870.

Fin dalla sua pubblicazione le supposizioni su come Dickens avrebbe portato a termine la storia si sono susseguite numerose; eminenti scrittori, letterati, registi cinematografici, autori televisivi, di teatro, narratori e disegnatori di fumetti se ne sono occupati a più riprese di provare a scrivere un finale all’accattivante ivoluzionario ‘mystery’ della letteratura fine ’800.

La partita è ancora aperta in quanto le poche note, lasciate dallo stesso Dickens, sviano dal permettere al lettore di avvalersi della propria ragione o fantasia per condurre la storia a una certa conclusione. Il resto sono allusioni, sottigliezze, performance più o meno argute, cauterizzazioni di ferite psicologiche instaurate nei diversi personaggi e che essi stessi non riescono a risolvere. E chissà se lo stesso Dickens volesse dare una ‘chiusa’ al romanzo oppure lasciarlo all’arguzia dei suoi moltissimi lettori (?).

Fatto è che possiamo classificarlo tra quei romanzi che, pur risentendo dell’epoca (Vittoriana) in cui è stato scritto, rompe con l’epoca stessa per accedere al ‘noir’ moderno, col farsi portatore di una nuova fase di scrittura che va oltre la costruzione della realtà sociale cui l’autore stesso ci aveva abituati. Prevenendo quasi la veemenza del ‘maestro del brivido’ per eccellenza, Alfred J. Hitchcock, Dickens ci dice che nulla esiste al di fuori del testo, insegnando a tutti coloro che verranno dopo come far sparire il mondo all’interno del testo.

Esattamente come A. Hitchcock farà in seguito, cioè di lasciare allo spettatore la parte più interessante del racconto: quello di pensare-dedurre-immaginare il finale che sia consono con le proprie aspettative. Cosa che ognuno di noi spettatori-lettori-affabulatori d’oggi fa, sia che legga un libro o visioni un film, sia quando racconta una storia-fiaba-fatto di cronaca che lo ha colpito e che elabora secondo la propria esperienza culturale, o la propria visione dell’esistenza, spesso accalorandosi e immedesimandosi ora in questo ora in quel personaggio che più lo rappresenta, mettendo così in moto una sorta di manuale ontologico che ci permette di capire e farci capire dall’interlocutore.

Ma chi è Edwin Drood? Un nessuno qualsiasi (e questo è il succo del romanzo), un giovane della ricca borghesia inglese prossimo al matrimonio che sparisce in circostanze misteriose, del quale le indagini (psicologiche) non ci dicono nulla di più di quanto è detto nelle righe a lui dedicate. Un’apertura dell’autore all’allora psicoanalisi freudiana che si affacciava sulla scena medica proprio sul finire del secolo? Non lo sapremo mai, anche se indubbiamente, dopo averci propinato (si fa per dire) le angherie della società nei suoi romanzi precedenti, Dickens sentiva il bisogno di riscattare una colpa ‘letteraria’ non sua.

Fatto è che gli elementi per inglobarlo nel filone ‘mystery’ ci sono tutti, dalle bambole di Carroll, alle segrete di Poe, ai cimiteri di Lovecraft, ai soggetti ‘psichici’ di De la Mare, Machen e Blackwood prosecutori del filone cosiddetto ‘gotico’, che da Walpole passa per E.T.A. Hoffmann, Irving Washington, e che, passando al ‘fantasy’ includono gli autori praghesi, per finire con Alfredo Castelli creatore di ‘Martyn Mystere’ che di Edwin Drood si è occupato, nel fumetto "Martin Mystere" nn. 77-78: "La regina degli gnomi" - "Il ragazzo prodigio" (agosto-settembre 1988).

La morte di Dickens (avvenuta in circostanze misteriose) ha reso sconosciuto per sempre il seguito della storia. Comunque, lasciò scritta una traccia base della storia e di come aveva pensato di concluderla, in una lettera spedita al suo biografo e amico John Forster. Tuttavia, vista l'incompiutezza del romanzo, non si sa se Edwin sia stato ucciso o sia fuggito. Diverse ipotesi sono state fatte da allora. Sebbene il killer non venga mai rivelato, il libro offre molteplici indizi del fatto che il colpevole sia John Jasper, lo zio di Edwin, e pensate, semplicemente per l’ossessiva bramosa-gelosia del nipote che sta per sposarsi con la ‘bella’ (bambola) Rosa Bud di cui è segretamente e follemente innamorato.

Cosa che John Jasper, durante un assolato pomeriggio, quasi un anno dopo la scomparsa di Edwin, le confida che il suo amore per lei è così grande che non avrebbe esitato a togliere di mezzo il nipote se fosse stato necessario per coronare il loro matrimonio. Ma ecco entra in scena Dickens/Freud/Hitchcock che si avvale di un qualcosa che lo zio Jasper aveva detto durante il suo annebbiamento dovuto all'oppio.

Jasper dice a Puffer alla fine del libro: «Supponiamo che tu abbia in mente qualcosa; qualcosa che stai per fare... Lo fai solo nella tua fantasia, stando sdraiato qui? ... L'ho fatto più e più volte. L'ho fatto centinaia di migliaia di volte in questa stanza». Mr. Jasper si sta forse riferendo qui all'omicidio di Edwin? Forse, chissà, il bello è nel fatto che la sfida è ancora aperta e ognuno di noi (lettori-scrittori-narratori) possiamo ancora dare una svolta alla storia che un ‘grande’ della letteratura ci ha lasciato in eredità.

Il libro inizia con un uomo, che più tardi scopriremo essere John Jasper, che esce da una fumeria d’oppio di Londra. La sera dopo, Edwin Drood va a trovare Jasper, suo zio, il direttore del coro della cattedrale di Cloisterham. Edwin gli confida i suoi dubbi circa il suo fidanzamento con Rosa Bud. Il giorno seguente, Edwin visita Rosa al convento di suore dove lei risiede e frequenta la scuola. I due bisticciano bonariamente, cosa che sembrano fare spesso durante le visite di lui.

Nel frattempo, avendo Jasper un forte interesse verso il cimitero della cattedrale, cerca la compagnia di Durdles, un uomo che conosce il cimitero meglio di chiunque altro... (il resto vi aspetta in libreria). Ma è interessante conoscere quali sono, fin qui, le opere che ne sono state tratte. Lo scrittore inglese Leon Garfield nel 1980 ha tentato di trovare un finale a ‘Il mistero di Edwin Drood’, dando alle stampe una nuova versione dell'opera completa dei capitoli mancanti.

Così i due autori italiani Fruttero & Lucentini che, sempre nel 1980, hanno indagato sulla scomparsa di Edwin, con il loro “La verità sul caso D.”, in cui i più grandi investigatori della letteratura sono chiamati a risolvere il caso. Di certo l'ipotesi degli scrittori, esposta da Hercule Poirot, è affascinante e fantasiosa: Edwin rappresenta lo stesso Dickens, anch'egli morto in circostanze misteriose. Interessante è anche quanto apprendiamo dagli autori di “Martyn Mystere” in cui si parla ampiamente del romanzo.

Appare inoltre, un bambino stranamente molto sapiente, che si immagina e scrive una fantasiosa e ben riuscita fine del celebre libro di Dickens, nel quale Neville Landless (altro innamorato in pericolo di vita) l'avrebbe drogato grazie all'oppio fornito da Rosa, minandone la sua capacità di pensiero. Jasper si rivela quindi il vero tutore della ragazza, che conoscendo i suoi disturbi psichichi la protegge da eventuali brutte figure che potrebbero portare a pensare che sia pazza. Addirittura arriva ad assoldare un attore, che non è che Ditcher. Alla fine Neville, scoperto, si suicida e Ditcher, sposa una Rosa ormai guarita, della quale si era innamorato, come se fosse davvero stato Edwin Drood.

Ancora nel 2009 lo scrittore statunitense Matthew Pearl pubblica il romanzo di ambientazione storica “Il ladro di libri incompiuti” (titolo che trovo straordinario), in cui la sorte del romanzo incompiuto di Dickens si intreccia con quella del suo autore. Nello stesso anno in cui anche Dan Simmons riscrive il romanzo dickensiano col titolo ‘Drood’.

In Italia il romanzo è stato pubblicato: più volte con
traduzione e cura di Stefano Manferlotti, Guida, Napoli 1983 e l’introduzione di Guido Almansi. Nuovamente tradotto da Pier Francesco Paolini, è apparso per i titoli di Rusconi Libri, nel 1984 con l’introduzione di Edward Blishen e le illustrazioni di Antony Maitland. Inoltre al citato libro di Carlo Fruttero e Franco Lucentini, Einaudi, 1990 (ed. ridotta, riscritta e continuata con il titolo ‘La verità sul caso D.’) a cura di Marisa Sestito, Utet, Torino 2009. Fino a quest’ultima qui presa a riferimento, riveduta e aggiornata, tradotta da Stefano Manferlotti, Gargoyle 2012.

Versioni cinematografiche:
1909 ‘The Mystery of Edwin Drood’ di Arthur Gilbert (UK-Gaumont) con Cooper Willis.
1914 ‘The Mystery of Edwin Drood’ di Herbert Blaché, Tom Terriss (World FIlm) con Tom Terriss.
1935 ‘Mystery of Edwin Drood’ di Stuart Walker (Universal) con Claude Rains.
Nel 1960, appare alla tv britannica in una serie omonima di 8 episodi di 30 minuti l'uno.
1993 ‘The Mystery of Edwin Drood’ di Timothy Forder (UK-First Standard Media) con Robert Powell.

Suggerimenti:
Consiglio di leggere la forbita introduzione curata da Stefano Marfellotti dopo la lettura del romanzo.

Nota d’autore: (ma non ce n’era assolutamente bisogno)

Charles Dickens è stato uno scrittore, giornalista e reporter di viaggio britannico, noto tanto per le sue prove umoristiche (Il Circolo Pickwick), quanto per i suoi romanzi sociali (Oliver Twist, David Copperfield, Tempi difficili), è considerato uno dei più importanti romanzieri di tutti i tempi, nonché uno dei più popolari al mondo.



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