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Una storia di DomenicoDeFerraro

Questa storia è presente nel magazine FILOLOGIA E FILOSOFIA NAPOLITANA

LA SINDROME

SIMBIOSI

30 visualizzazioni

9 minuti

Pubblicato il 15 novembre 2020 in Fantascienza

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LA SINDROME



La nostra battaglia infatti non è contro creature

fatte di sangue e di carne, ma contro i principati

e le potestà, contro i dominatori di questo mondo

di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano

nelle regioni celesti.(Efesini 6:12)





Cosa serve ,scappare . Fuggire dai spaventosi mostri che popolano la nostra mente . Mostri psichici , s’insidiano nella nostra intima realtà ,ombre ,figure orrende , vivono insieme a noi , nella nostra coscienza . Prolificano nella profonda notte terrestre , s’insinuano nell'oscurità dell’ inconscio . Ci conducono in un universo parallelo ove le immagini di altre dimensioni , scivolano nello spirito , come un sogno coltivato da generazioni passate. Non abbiamo più speranze, il mondo muore con i nostri ideali, con le nostre colpe, con tutto quello che abbiamo perseguito nel divenire in un attimo noi stessi . E milioni di virus , ci attaccano , ci invadano e mentre provi a fuggire, finisci dentro un ameba gigantesca , schiumosa che divora il mondo dei tuoi sogni.

Non c’è più scampo, non c’è più certezza, la voglia di farcela scema con il tempo che passa . La voglia di fuggire dal male e inquietante , come il morbo che divora il nostro corpo , in preda all’immaginazione. Nel lasso di tempo , perduti siamo in casti pensieri che s’elevano nel vago dire , verso utopie e distopie enigmi di un essere che racchiude in sé il male ed il bene di una società . Questo male ci trasforma, nella sua virulenza in altri esseri , incompresi , mentre saliamo, sulla giostra dei cavallucci che girano, girano , follemente intorno ad un idea di salvezza.


Rincorrendo, miti e leggende, incredibili storie , momenti vissuti in seno alla morte , al desiderio di vivere ancora . Svolto , lungo la statale , semi deserta ed entro fatalmente in una nuova dimensione . Non credevo, fosse possibile potercela fare da solo, con tutte le mie illusioni . Lottare contro questo terribile virus che si aggira , sinistro, subdolo, sghignazzante in un angolo. lo vedo per la prima volta posarsi sulla spalla di una signora, vestita di nero, saltellare sul capo del bimbo che fa le boccacce , andare incavolato allo studio del medico della mutua, discutere di filosofia, di storia , di scienza con la donzelletta di ritorno dalla campagna . E l’amore è stato pugnalato alle spalle , poi gettato in un fosso, profondo . Li giace ancora , senza ricordo , senza un gamba , senza un dente , senza questa speranza che ci ha aperto una via diritta nella selva oscura che costeggia la strada del ritorno a casa. Si spera di poter superare i mille interrogativi, che emergono dall’oscurità , della propria coscienza.

Non credo di riuscire a risolvere , questo crudele enigma ,questo strano dilemma machiavellico ,questo marchingegno, madrigalesco che mi stritola dentro , che mi costringe a lottare a ribellarmi alla triste sorte a cambiare ad essere , qualcosa altro che sia simile ad uomo sano di mente.


Ma questa è la mia vita, una lunga odissea , assediata da una lunga malattia, una morte che mi condurrà alla pace ad un bacio scoccante dentro l’oscurità, come fosse un lampo. Ed io , sono qui che mi trastullo con me stesso, con il mio peccato che vorrebbe volare via , andare oltre quello che credo. Ma la strada è troppo lunga , mostri e virus , mi aspettano ad un passo dall’andare a ritroso nel tempo di un racconto , la mia leggenda continua .


Avrei potuto ritornare a casa quella sera . Ritornare a dormire nel mio comodo letto , invece ho preferito andare in giro in macchina ,fermarmi in un bar notturno, prendere qualcosa da bere.

Non avevo voglia di ascoltare fandonie, di ridere delle disgrazie altrui . Ho visto tanta gente voltarmi le spalle , ridere di ciò che io credevo giusto. Ed ho attraversato il buio del mio tempo portandosi via con se , l'amore ,la morte, una sciatta risata soffocata dentro .


Non esiste, una remota speranza che possa, spezzare questo misogino gioco di vocali che danzano nell’aria con i virus. Una sottospecie di virus sconosciuti , seggono fuori al bar a cantare una triste canzone di una libertà remota . Ed ognuno , si lascia andare al suo tempo , ognuno cade dentro una dimensione spirituale che riempie il proprio animo e la morte è solo un sacco colmo di ossa e di vecchi giocattoli . C’è chi dice , che siamo tutti uguali . Ma lassù sulla collina, dove c’è il vecchio ospedale degli infermi, riposano sotto le coperte, dentro le fresche lenzuola, tanti corpi privi di vita. Corpi che un tempo , hanno amato e creduto fosse, tutto un gioco, fino a quando non hanno avuto a che fare con questo dannato virus . Azzurro , rosa , rosso , pallido virus che succhia il suo succo di frutta , sorridendo, dispettoso un po’ scorbutico che guarda sempre di traverso , seduto , sopra il muro che divide il paradiso dall’inferno.




L'inganno della odierna civiltà è stato , voler conquistare in ogni modo agi e ricchezze. E stato percorrere le stesse strade del successo , dell’ipocrisia è stato credere di voler sfidare gli dei e la stessa divinita . Abbiamo sputato in faccia all’amore e alla morte , alla vita che ci hai creato a sua stessa immagine. Immagine del mio creatore dei miei avi , che mi hai fatto andare verso terre misteriose, verso questo ritmo , appresso ad un amore che raramente soffre di mal di pancia.


Ed è come ascoltare i dialoghi muti di un anonimo personaggio dentro un piccolo dramma , mentre la città brucia nel suo inferno. Cosi finalmente , sono giunti , sono in tanti . Hanno viaggiato anni luce , son apparsi nel cielo di capri, su Roma , su Milano , sulla dolce Parigi , sulla sonnolenta Amsterdam sul caro Cairo , sulla vecchia Gerusalemme , con le loro migliaia d’astronavi in un mattino qualunque . Sono stati annunciati da radio e televisione , sono apparsi sui nostri schermi multimediali ,tutti, sapevamo che un giorno tutto ciò sarebbe accaduto . Eravamo culturalmente preparati che questo giorno sarebbe arrivato e con esso la nostra fine o il nostro inizio. Il nostro radicale cambiamento, il punto in cui avremmo scelto di essere liberi o di combattere , accettare di divenire , forse dei nuovi esseri , simili o dissimili ai nostri presunti originari creatori . La nostra mente si è messa in contatto con la loro intelligenza . La loro forza telepatica ci ha mostrato la loro storia ,immagini di un mondo straordinariamente assai simile al nostro.


Ci hanno trasmesso questo virus , questo male che viene dallo spazio . Qualcuno , l’aveva detto , un famoso scienziato che tutti hanno chiamato pazzo. Ma la scienza è una scorza che custodisce tante scemenze e tanti modi di dire che si divide in cattivi in buoni, in poche parole senza senso . Poiché la sorte di ognuno rimane attaccata a questa speranza di salvezza a questo spiraglio che potrebbe essere o non essere , quello giusto che sia . E la notte è lunga ed il virus venuto dallo spazio, impazza per le strade del mondo , vestito elegantemente , va da solo o in compagnia con tanti altri virus, rossi e verdi pieni d’invidia a vedere un melodramma . E la notte è dolce, come l’amore , che tiene stretto tra le mani questo cuore fatto appezzi . Questo pezzo di cuore è il corpo di un perdente . Un pezzente di meno , qualcuno ha commentato quando lo hanno ritrovano, accasciato a terra nel bagno dell’ospedale. Ed il tempo passa e non si sa parlare più d’amore, ne di scienza e scrivere poesie a cosa serve , perché siamo tutti colpevoli di aver voluto, tutto e nulla . Una passione e tanto sesso per stare meglio da soli e nel sedere tutto il resto.


Tutto ad un tratto , un senso di pace ha conquista lo spirito.

Anch'io come milioni di terrestri , ho incominciato a sperare , in giorni migliori ,un mondo lontano ,diverso , immagini di terre dalla straordinaria, incredibile bellezza. Ed ho incominciato a credere che forse, era giunto il tempo di cambiare . Sono uscito dal mio posto di lavoro , ed ho continuato a guidare , ridendo, piangendo ,senza curarmi dove andare con quell'immagini del mondo in preda alla pandemia . Mascherati da curati di campagna, da pagliacci , da chi sa quale strano mostro interiore. Sotto la mascherina, qualcuno fa le boccacce ed il mondo è un luogo dove si può stare tutti insieme con maschere di ossigeno o senza . Ed io confesso ho tanta paura di morire. Le immagini della malattia , la paura di contagiarmi di non riuscire più a rialzarmi . Una lunga fila di immagini surreali deleterie, poco serie in funzione di un un soggetto, costretto suo malgrado a dover morire per vivere. E si muore in piedi , qualcuno dormendo, chi combattendo , nelle barricate , negli scontri contro il corpo giudiziale, contro l’ipocrisia , contro abbasso il governo , contro alla disperazione , contro alla fame. E negli scontri si getta l’osso dell’amico morto da poco contro gli scudi alzati della polizia. E mentre, atteranno le navicelle aliene, piene di strani microbi , strani esseri minuscoli , popolano la terra . Essi , conoscono la nostra storia, conoscono chi siamo, cosa poteremmo riuscire a fare, usando antibiotici e cure palliative. Mi scivolava nella mente il mio passato ,ascoltando suoni melodiosi, provando emozioni mai provate. Ed alzo gli occhi al cielo e continuo a vedere le grandi navi galattiche , ferme all'orizzonte . Sono migliaia ,alcune , oscurano il sole , sono pronte a conquistare a distruggere ogni cosa . Ho smesso di credere , alle stupidaggini dei politici non ho più nulla da condividere , con loro, ne idee , ne fatti . La terra è giunta ad un cambiamento , oggi la terra , sceglie di vivere o morire. Tra non molto , sapremo se riusciremo a sopravvivere a questa ennesima pandemia , i mass-media c'invitano a stare calmi ad accettare i visitatori , assecondare il loro volere, i loro pensieri , di non travisare il loro messaggio di pace.

Attaccarli , sarebbe la fine del nostro mondo.


E l'alba ,la notte è quasi giunta al termine, le prime luci del giorno rischiarano il cielo con esso i nostri confusi pensieri , forse domani saremo tutti contagiati , dominati per sempre dai visitatori venuti da un'altra dimensione . Molti hanno paura di morire , di essere schiacciati come formiche all'interno del loro formicaio . Qualche folle a bordo di veloci , piccoli aerei , sono andati incontri alle navi ancorati nello spazio. Dicono, per incontrarli di persone. Delegazioni ufficiali di diversi stati , hanno incominciato ad inviare i loro ambasciatori per un dialogo guaritore . Io ho fame, guido e rido in simbiosi con il mio corpo , oramai invaso dal virus . Corro per luoghi lontani , anni luce in un mondo diverso, magnifico, tanto surreale che le ali della fantasia , mi trasportano verso un mondo migliore , forse , verso una possibile guarigione . Una salvezza che io cerco disperatamente nella mia coscienza in ciò che credo. E forse domani , non c’è la farò ad uscire da questo inferno. Sarò alfine uno di loro , un contagiato, un infetto , un positivo , un appestato, un morto che cammina per strada. Sotto , cascate d’acqua in foreste fitte e selvagge , cammino , le foglie si distendono , infinite davanti agli occhi . Adesso ho solo voglia di riposare , di sentire ciò che pervade ed elettrizza il mio corpo . Svolto cosi lunga una strada nera ,asfaltata ,mi fermo davanti ad un rifugio desolato , rimango un po' immobile , poi chiudo gli occhi e lentamente divento un altro ,un'altra creatura che vive su un altro pianeta.


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