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Una storia di sugarkane

Il bar all'angolo

Abbiamo ancora tempo per stare insieme, non pensare già a domani

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5 minuti

Pubblicato il 16 agosto 2019 in Storie d’amore

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Sedevano all'ultimo tavolino in fondo alla sala, quello appoggiato al muro della grande finestra coperta dalla tenda bianca divenuta blu a causa del riflesso del neon sul bancone. In sottofondo si sentiva l'eco della musica più variegata provenire dalle casse senza una logica apparente. Di tanto in tanto la donna cercava di prestare attenzione a quale potesse essere il tema principale, ma per non distrarsi troppo dal suo interlocutore cercava di non farsi prendere dalla deformazione professionale che da più di metà della sua vita la accompagnava ovunque. Era cresciuta con il suo lavoro, non poteva esimersi dall'essere sempre sull'attenti.

- Speriamo di non dare troppo nell'occhio... - affermò lei a bassa voce spostando la frangia dagli occhi con una mano.

- Qui in fondo non dovrebbero notarci molto. - la rassicurò l'uomo sicuro della riservatezza del luogo. Frequentava quel locale fin da quando era ragazzo, insieme alla compagnia di amici della quale uno aveva anche iniziato a lavorare dietro al bancone e, benché si fosse trasferito a Roma, quando gli capitava di tornare nella propria città faceva un salto da quelle parti.

Era la prima volta che decidevano di uscire insieme, nonostante tutti i rischi del caso: ciò che premeva loro di più era, di certo, non essere riconosciuti da troppe persone - in special modo da quelle sbagliate che non avrebbero saputo tenere un ceco in bocca e avrebbero iniziato a lasciare che la voce circolasse veloce per finire alle orecchie di chi non avrebbe (ancora) dovuto essere al corrente di nulla. Con un po' di accortezza ci sarebbero riusciti, in fondo gestire la propria vita togliendone buona parte allo sguardo indiscreto di un qualsiasi tipo di pubblico era stata una delle prime lezioni che entrambi - ognuno con i mezzi e i tempi più adatti - avevano dovuto imparare.

I bicchieri di whisky erano appannati dai cubetti di ghiaccio che contenevano e lasciavano gocce di condensa sul tavolo. Fuori dalla finestra si vedevano i passanti camminare nei pesanti cappotti per ripararsi dal freddo di fine gennaio,di tanto in tanto illuminati dai fanali delle auto che li superavano. Sugar osservava Luca parlarle, chiedendosi quanto tempo fosse passato dall'ultima volta in cui si era sentita così serena. Senza rendersene nemmeno conto, sorrise abbassando gli occhi e, quando li rialzò, incontrò quelli scuri di lui che la guardavano un po' perplessi ma divertiti.

- Cosa c'è? - le domandò ricambiando il sorriso.

La donna scrollò le spalle. - Nulla... Mi sono distratta... Scusa, ti ascolto.

- Voglio sperare che fosse qualcosa di bello...

- Sì, in effetti: - gli rispose lei, in un insolito slancio di confidenza - riflettevo sul fatto che era da molto tempo non mi capitava di essere tanto tranquilla.

- Lo meriti.

Un po' in imbarazzo ma felice, Sugar ringraziò e prese il bicchiere per bere. Nessuno li vedeva né si curava di loro e la cosa li confortava. Sembrava un appuntamento normale, tra due persone "normali" che si stavano avvicinando sempre di più.

Se qualcuno li avesse avvisati anche soltanto due mesi prima, non avrebbero mai creduto che sarebbe successo davvero. Non perché non sapessero che la vita è imprevedibile, ma perché risultava loro difficile immaginarsi l'uno in compagnia dell'altra.

Sarebbero potuti rimanere a quel tavolo per giorni, senza rendersene conto, a parlare di tutto e conoscersi sempre più a fondo. Si guardavano negli occhi, sorridevano e ridevano come non succedeva loro da tempo: erano così in pace con se stessi che anche qualcuno li avesse riconosciuti non se ne sarebbero nemmeno curati più di tanto.

- Quando tornerai a Roma? - gli chiese Sugar di punto in bianco, tornando per un momento alla realtà.

- Domani pomeriggio ho l'aereo... - rispose Luca e le strinse la mano come a cercare un po' di conforto.

La porta del locale si aprì e un gruppetto di amici si sedette al bancone chiacchierando ad alta voce. La donna li osservò per alcuni secondi, poi riprese la conversazione che aveva interrotto. - Passerò i giorni ad aspettare il mio soldato al fronte, allora.- Sugar era fatta così: usava il sarcasmo e l'ironia per aprirsi troppo e dare a vedere i sentimenti, anche se di lui sapeva che si sarebbe potuta fidare.

Guardando di nuovo la sua mano in quella dell'uomo si rese conto che, per la prima volta, non provava fastidio né imbarazzo per quel gesto. Non le era mai interessato mostrare affetto così, preferiva altri gesti che per lei avevano più valore e sapevano comunicare meglio ciò che provava; in una situazione del genere, però, in cui era ben cosciente di essere di troppo, sforzarsi di non trattenersi almeno quando erano (più o meno) da soli era il minimo per non sembrare indifferente. Sospirò, come per liberarsi da un peso che le premeva addosso, e rimase in silenzio.

- Abbiamo ancora tempo per stare insieme, - la rassicurò lui, spostandole una ciocca di capelli biondi lontano dal viso - non pensare già a domani...

- E' più forte di me, scusa... Sono un po' scoraggiata, insomma, per la prima volta dopo diverso tempo riesco finalmente a tornare a frequentare qualcuno e devono esserci tutte queste difficoltà.

Luca si alzò continuando a tenerla per mano. Aveva un'espressione piuttosto sicura di sé in viso, non distoglieva gli occhi da quelli della donna per convincerla a seguirlo senza doversi esprimere in altro modo.

- Che hai ora? - gli domandò lasciandolo per prendere la borsa dal sedia accanto alla propria.

- Usciamo, non possiamo perdere altro tempo qui... O sbaglio?

Sugar gli sorrise e insieme si avviarono verso la porta, in fila indiana per superare lo stretto corridoio dei tavoli che occupavano lo spazio per camminare. Passando accanto al bancone, il barista salutò Luca con confidenza da amico e uno dei ragazzi distolse per un attimo l'attenzione dal gruppo per seguire con lo sguardo i due, come se avesse notato qualcosa di strano. Aggrottò la fronte e i suoi occhi incrociarono quelli dell'uomo che asciugava i bicchieri da drink e li sistemava su uno scaffale.

- Ma, loro due...

- Noi non sappiamo nulla, non abbiamo visto nessuno da queste parti! - Il barista interruppe il giovane prima che potesse continuare, ridendo sotto i baffi e chiedendo alla comitiva se volesse ordinare altro.




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