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Una storia di Samanthapriolo

Lidia corre nel bosco

Lidia, il bosco e la rabbia.

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3 minuti

Pubblicato il 03 marzo 2019 in Thriller/Noir

Tags: #mistero #notte #racconto #storia

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La neve bianchissima avvolgeva ogni cosa, mentre la notte avanzava inquieta. Sotto il suo candore giaceva Lidia, eppure il freddo l'aveva conservata bene, nonostante le coltellate al viso e quella più profonda e mortale al collo. Il suo corpo era ancora integro e quasi sembrava innaturale la morte su di lei.

Le gambe spuntavano da sotto una gonna marrone attillata e il suo prosperoso seno si faceva spazio tra i bottoni della camicetta bianca, imbrattata di sangue. Le era rimasto solo uno stivaletto marrone, che cingeva la caviglia perfetta, quella di cui si vantava quasi in modo ossessivo. Non perse l'occasione di metterla in evidenza neanche in quel tardo pomeriggio di febbraio quando ricevette una telefonata in ufficio, mentre con una mano sotto la sedia si accarezzava maliziosamente. I colleghi furono rapiti dal suo sguardo e dal movimento della sua mano sulla caviglia, non prestarono attenzione alla conversazione al telefono. La donna era solita stuzzicare gli uomini in ufficio, per alcuni di loro fu anche l'amante perfetta, tra tutti solo Mario si ricordò qualcosa e raccontò alla polizia che Lidia sembrava tranquilla al principio della telefonata ma poi all'improvviso il suo tono cambiò; si accigliò molto e si vide chiaramente come si trattenesse a stento dal gridare. Quando uscì dall'ufficio andò a prendere un aperitivo con un'amica, che interrogata dalla polizia raccontò che il loro fu solo un fugace incontro, aggiunse che Lidia sembrava aver molta fretta e incuriosita domandò all'amica con chi si dovesse incontrare con tanta impazienza, ma lei fu evasiva nel rispondere, fece solo capire che a breve avrebbe rivisto una persona dopo moltissimo tempo.

La polizia raccolse varie testimonianze e indagando nella vita di Lidia decise di seguire la pista dell'omicidio passionale.

La donna conduceva una vita sessuale intensa, con le colleghe aveva avuto molti problemi per via del suo comportamento, prediligeva relazioni con uomini occupati, non amava alcun legame oltre la camera da letto. Era una persona incapace di provare sentimenti profondi, molto opportunista ed avara, ogni tipo di rapporto era un comodo tornaconto. Solo con la sorella e il cognato sembrava avere un buon rapporto.

Lidia era andata all'appuntamento con la sua fine verso sera, in un grande parco, appartato e lontano dal traffico della città, dal rumore e dagli sguardi inopportuni della gente.

Ancora una volta era pronta a rivedere quella persona per poterla mortificare e ricordarle chiaramente come non avesse avuto alcun peso nella sua vita.

Ma le cose andarono diversamente per lei. Lo stivaletto lo perse mentre correva nel bosco del parco, che diveniva sempre più fitto ad ogni suo passo. Si tolse persino il cappotto nero, nonostante il freddo, le sembrava di esser fatta di vento da quanto correva, ma la rabbia che la inseguiva era più veloce e quando si voltò sentendo la morte vicina, la lama di un pugnale cominciò a colpire il suo bel viso che già da tempo si era trasformato in qualcosa di terribile.

Quel viso non riusciva più a mascherare la sua vera essenza. In lei traspariva l'odio, l'indifferenza, l'invidia verso quella rabbia che la inseguiva senza darle tregua.

Corri Lidia che mai potrà arrivare a tanto...Lei non è niente, lei non esiste! Si disse fiera nella sua malvagità e quasi il suo volto ebbe il tempo di ridere sotto la gelida luna.

Eppure la rabbia la raggiunse e mentre la pugnalava le gridava " Di una sola volta che mi vuoi bene. almeno una volta!...Parla, parla con me..." Poi quelle urla si persero nel buio della notte.

Quando la figlia si accorse che la madre era morta le preparò una bella buca ai piedi di un albero immenso, trascinò il suo corpo lentamente, quasi a voler sottolineare un lento addio. Una volta sistemato il corpo dentro la buca ricoprì questa di candida e soffice neve, ben consapevole che al primo sole si sarebbe sciolta.

In cima pose lo stivaletto e ogni suo rancore.



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