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Una storia di paulolden

Il buon Firmino

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1 minuti

Pubblicato il 13 febbraio 2019 in Poesia

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È poeta, il buon Firmino, ma a lui

le poesie non le hanno pubblicate.

E ha provato – Cristo, s’è dannato! -

ma niente: quelli, gli editori, sono tipi

strani con i pastrani lisi e le barbe vaghe

che ogni volta l’hanno fatto ripensare

all’argenteria che sua madre nascondeva

sotto al letto nello straccio mai lavato.


Ci pensa spesso, lui, Firmino, a chi è nato

fabbro, o carpentiere, e ha la vocazione

per fare le serrande, o per il getto giusto del

cemento: quant’è più lieve per questi la fatica

di campare?

Ciascuno – si risponde – è ricco dentro e fuori

soltanto se è capace di darsi da mangiare

con ciò che è venuto al mondo a fare.


E così da molti anni si mantiene adoperando

l’unica moneta che ha avuto in abbondanza.

Per esempio, entrato al panettiere, gli propone:

«Dieci versi per un pane, un grande affare!»

«Son pochi dieci versi: io ti offro mezzo pane...»

«Volendo contrattare, sette versi andranno bene,

ma tu sei ben sicuro che vuoi togliere il finale?»


Sorride il panettiere - gli occhi della notte

passata a lavorare - e gli porge il pane sano

mentre il buon Firmino si mette a declamare

e fatto s’incammina misurando sopra ai tetti

il cielo che la gente ha smesso di guardare.


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