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Una storia di Extragarum

LA GALAVERNA

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3 minuti

Pubblicato il 18 agosto 2019 in Spiritualità

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Era quasi Natale e in classe faceva un freddo boia. Sarà stata la perenne agitazione, tipica della nostra età, ma noi non lo soffrivamo più di tanto. Quel giorno era stato aggiunto a noi Mauro, veniva dalle Marche. Il suo forte accento, così diverso dal nostro, era un bell’invito a prenderlo in giro, ma quella mattina non avevamo tempo per aggressioni verbali. Nei pochi minuti dell’intervallo dovevamo discutere della festa di commiato prima delle vacanze, in programma il giorno dopo. Ognuno avrebbe portato qualcosa, niente di veramente speciale, semplici dolci della tradizione di Natale. Allora ci accontentavamo di poco, l’importante era ridere e scherzare assieme. Sopra Tutto.

Ci si mise d’accordo e fu poco prima che la campanella suonasse che gli occhi di Luigi si strinsero come lame taglienti, lanciate dritte verso Mauro, fino ad allora lasciato in disparte dalle nostre discussioni. Luigi era il regista. Personaggio variopinto e creativo, nessuno di noi aveva mai capito perché avesse scelto quella scuola, tutta numeri e formule. Si sentiva poeta e non ne faceva mistero, trasformava ogni interrogazione in una recita teatrale, a volte veri e propri monologhi ricchi di balorde citazioni letterarie che spesso terminavano coll’esplosione dei nostri fragrosi applausi ma che, inevitabilmente per lui, gli donavano sul registro dei professori più severi, la concessione della sola sufficienza. Così viveva, fra il palcoscenico e la promozione, a cui comunque riusciva ad arrivare sempre, ma per il rotto della cuffia. Luigi quella mattina aveva in mente qualcosa, lo conoscevo troppo bene.

“Allora io porterò i pandori.” Esordì Luigi. “Ma tu, Mauro, dovrai aiutarmi. I dolci vanno cosparsi di quella bianca polverina, la “galaverna”, che ne esalta il sapore, non possiamo proprio farne senza. Tu sei incaricato di procurarla. Ricordalo, è importante, e abbonda in quantità, almeno mezzo chilo.” Mauro rispose in marchigiano, felice di essere stato coinvolto: “Scì, Scì! Me ne occuperò volentieri.” Tutti noi del branco trattenemmo a stento la nostra ilarità. L’innesco del gioco, crudelmente benevolo, era acceso.

E il giorno dopo, fra dolci, schiamazzi e bevendo a turno di nascosto lo spumante dalla bottiglia, venne il momento del pandoro. Luigi fu implacabile: “Mauro passami la galaverna !” Mauro, bianco in volto, a testa bassa, confessò la sua disfatta: “ Mi dispiace, mi dispiace veramente, l’ho cercata invano per tutta Ferrara. Nessuno me l’ha data, l’avevano finita e l’ultima rimasta, mi han detto, s’è sciolta al sole di mezzogiorno!”

Perdonatemi, il mio ricordo è un po’ confuso, sono trascorsi quasi cinquant’anni, però riesco a vedere, in modo distinto, il sorriso di Luigi mentre posa teneramente una mano sulla spalla di Mauro e andare assieme, uniti in un abbraccio fraterno, verso la finestra dell’aula. Giù nel cortile, il grande olmo, svelato dalla nebbia, brillava ghiacciato d’un bianco irreale, fra il cielo e la terra.

Pochi anni dopo Mauro si ammalò, fra i primi, di quel male che ha devastato tanti giovani della nostra generazione. E’ passato tanto, troppo tempo e temo che ormai nessuno sappia dove sia.

Questa gelida mattina, poco prima di Natale come allora, attraverso il vetro appannato dal mio respiro, mi sembra che le lettere di bronzo del suo nome risplendano, ricoperte dalla galaverna della nostra gioventù.

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