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Una storia di Fiordaliso

Questa storia è presente nel magazine Libri

Homo sapiens

Breve storia naturale della nostra specie. (Giorgio Manzi)

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4 minuti

Pubblicato il 01 dicembre 2018 in Recensioni

Tags: #Homo #Manzi #Paleontologia #Saggi #Sapiens

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Homo sapiens

Breve storia naturale della nostra specie.


di Giorgio Manzi

Editore il Mulino

Quando, circa 150 mila anni fa, Homo sapiens mosse i suoi primi passi in Africa, sapeva che sarebbe diventato la specie dominante di un territorio “un po’” più grande di quello su cui si muoveva? Probabilmente no!

Tuttavia così è stato: è uscito dall’Africa, si è diretto in Asia e poi in Europa dove sicuramente è entrato in contatto con Homo neanderthalensis. Chissà come comunicavano tra loro, chissà cosa condividevano, chissà se si riconoscevano.


Potrei continuare con una lista di domande e di “chissà”, ma avrebbe poco senso, soprattutto perché gli studi di paleontologia sono continui, come continue sono le scoperte che portano alla luce teorie nuove e ne abissano altre.

Si sa, la scienza è capace di rinnovarsi periodicamente e di negarsi anche, se necessario. Come, per esempio, si negò, quando abolì la teoria della scala evolutiva per cui, partendo dalle scimmie, si produsse prima l'australopiteco, poi diverse modificazioni di Homo (tra cui l’abilis e l’erectus), per poi giungere ad una sorta di perfezione (che perfezione non è!) nominata con uno e poi con due aggettivi: sapiens!

Oggi sappiamo che non è così che è andata l’evoluzione; sappiamo che la scala non esiste e che invece ha senso parlare di diverse ramificazioni, di evoluzioni contemporanee e multiple, di coabitazione e di condivisione di tempi e spazi.


La storia della nostra evoluzione è come il cantiere della Sagrada Familia. Non appena si finisce di costruire o rimaneggiare qualcosa, subito bisogna rimettersi al lavoro per completare o restaurare qualcos'altro. Tanto tempo è passato dalla posa della prima pietra, ma mai si è giunti ad una vera conclusione e probabilmente non vi si potrà giungere, dato che il bisogno di rimaneggiamento è continuo.

Figurarsi la nostra di storia! La nostra evoluzione (la nostra costruzione, in un certo senso!): è passato così tanto tempo (e abbiamo iniziato ad interessarci all'argomento da un tempo così relativamente breve) che non possiamo pensare di ultimare lo studio o di giungere ad una conoscenza definitiva e completa.


Per quanto mi riguarda, è qui il fascino di tale disciplina: il non soluto, l’impossibilità di porre un punto.

Per quanto mi riguarda, proprio da ciò nasce il bisogno di sapere, di informarsi e di studiare.


Giorgio Manzi, Professore di Biologia e Paleontologia umana presso l’Università della Sapienza di Roma, contribuisce alla mia (in)formazione con alcuni saggi utili, precisi e chiari.


Homo sapiens. Breve storia naturale della nostra specie” è un viaggio all'interno della Paleontologia; viaggio che si occupa della nostra origine, del confronto tra crani, denti e scheletri umani e antropomorfi, della classificazione, della teoria della selezione naturale e di come si sia giunti a tale teoria, dei confronti e contrasti tra scienziati e ipotesi.


Nonostante la brevità del saggio, molti sono gli argomenti esposti in modo abbastanza approfondito.

L'excursus storico-scientifico e i nomi delle menti che hanno contribuito all'approfondimento delle nostre conoscenze è alla base di una corretta informazione.

Sapere chi, oltre, prima e dopo Darwin ha ipotizzato e confermato determinate intuizioni, è importante perché ci permette di costruire nuove consapevolezze e di proseguire nelle scoperte.

Allo stesso modo, confrontare il cranio rinvenuto di un australopiteco, con quello attribuito ad un sapiens o paragonare quello di un sapiens con il cranio di un neanderthal, ci permette di studiare divergenze e somiglianze e amplia la possibilità del nuovo.

La comparazione della mandibola e della posizione (e formazione) dei denti è molto variata nel tempo (a causa dell'alimentazione, della selezione naturale, dell'adattamento a territori diversi e/o modificati): studiare queste caratteristiche ci consente di ripercorrere, per quanto possibile, la strada dei nostri avi più lontani.

Il confronto tra l'andatura di un gorilla, di un orangutan, di uno scimpanzé e di un uomo, inoltre, (così come l'analisi dei rispettivi femori, delle falangi e degli omeri) permette di marcare e approfondire il terreno dell'evoluzione e trasmette informazioni molto interessanti anche per chi non sia un addetto ai lavori.

Il paragone, insomma, consente di domandarsi se davvero l'acquisizione dell'andatura eretta sia stata un vantaggio, per noi, o quanto meno, in che modo abbia contribuito a farci diventare ciò che siamo!


Attraverso un’esposizione molto chiara e performante, il lettore può seguire agilmente il filo conduttore del breve saggio e può addentrarsi in un campo a volte arduo e ostico, dato che al suo interno comprende una serie di discipline purtroppo poco abituate a comunicare tra loro (l’antropologia, la biologia, la genetica, l’archeologia) che, si spera, un giorno inizino a collaborare in modo più proficuo, al fine di giungere insieme ai medesimi successi, i quali, dopotutto, interessano l'umanità intera!

(La curiosità che spinge gli scienziati, a mio avviso, dovrebbe spingerci tutti!)






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