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Una storia di Acewriter

Questa storia è presente nel magazine Spunti di scrittura: #pioggia

Memorie del tempo che fu

#pioggia

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7 minuti

Pubblicato il 06 novembre 2018 in Fantascienza

Tags: #pioggia

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La Stazione Spaziale Orbitante offriva tutta una serie di attrazioni superdivertenti, tra cui la stanza delle palle colorate volanti e il percorso ad ostacoli a gravità quasi a zero. Ma l'attrazione preferita di Alfredino, nove anni, era la serra panoramica al piano più alto della immensa costruzione. Da quel punto poteva osservare le piante più incredibili e colorate che gli fosse mai capitato di vedere fino ad allora. E inoltre poteva osservare un enorme spicchio di quel pianeta color azzurro, verde e marrone che pareva tanto piatto e uguale visto da terra. Da quel punto poteva vedere l'ampia zona desertica che partiva dal sud della Germania e della Polonia e arrivava fino alla Mesopotamia, coprendo tutta la zona dell'Europa Meridionale e del Medio Oriente, già soggetto alla desertificazione. Le altre ampie zone di sabbia si trovavano sulla fascia Occidentale degli allora Stati Uniti D'America, adesso diventati gli Stati Uniti Orientali, data l'impossibilità di sopravvivere al Deserto dello Utah, paese che si trovava esattamente al centro di esso. Partiva dalla linea immaginaria del Texas e del North Dakota si estendeva per tutti i territori a Ovest di quella linea.

E l'ultima si estendeva dalla Muraglia cinese fino al Sud dell'India, senza escludere il Deserto del Sahara. Se si escludevano quelle zone così estese di un colore simile al marroncino chiaro, la terra si presentava con delle tonalità di verde e di azzurro veramente variopinte. Gli piaceva enormemente camminare per i sentieri della serra, carezzando leggermente una o l'altra foglia di una pianta, per poi arrivare ai finestroni centrali, che offrivano un panorama da mozzare il fiato. Si metteva sdraiato su una di quelle sedie lunghe che i grandi chiamavano panchine e guardava la Terra fino a che non si stancava di stare sdraiato, cosa assai difficile, considerata la scarsa gravità. Lui era lì da meno di due anni, ma era soltanto da uno che aveva cominciato a vedere delle striature bianche sul pianeta. Dapprima aveva pensato che fossero delle cose che stavano sulla superficie, ma poi aveva notato che non si muovevano contemporaneamente al pianeta. A volte erano più veloci e certe volte più lente. Suo padre, che lavorava come medico nella clinica della Stazione, gli aveva detto che forse era una sorta di riflesso dei deserti sulla qualcosa- sfera, che non aveva capito bene. Voleva proprio capire che cosa fossero quelle cose che serpeggiavano intorno a quel pianeta così spento. Aveva fatto anche dei giri in biblioteca, spulciando ogni tipo di libro a cui potesse pensare, ma il robot- curatore della biblioteca a cui faceva le domande non era granché affidabile nella ricerca di qualcosa che non sapeva anche lui cosa fosse.

Era passato ormai un anno da quando le aveva viste per la prima volta, ma ancora non era venuto a capo dell'enigma che quelle strisce bianche, simile al cotone idrofilo rappresentassero. Guardava con il volto corrucciato oltre al vetro quel mondo in cui aveva vissuto per otto anni, pensando che lo avesse visto in ogni sua parte dall'alto da quel punto di osservazione, quando gli si sedette accanto un anziano signore. Aveva un paio di occhi nascosti da sopracciglia folte e da un paio di occhiali spessi. Il naso era molto grosso e bitorzoluto. Lo guardava con un bel paio di occhi azzurri ricolmi di energia e vitalità, e sorrideva.

-'Ciao.', fece Alfredino, appena lo vide.

Gli occhi del vegliardo si fecero ancora più vivaci, poi si rabbuiarono. -'Non si dice "ciao". Quando si saluta una persona più grande si deve dire "buongiorno", per salutare.'

La voce era incredibilmente profonda e gradevole, come una eco antica proveniente dal fondo di una grotta profondissima.Il tono era amichevole, ma in qualche modo anche molto autorevole. Aveva la pelle rugosa e di un colore che a prima vista poteva sembrare rosa, ma aveva anche tonalità del mattone e del grigio che si rivelavano al movimento della testa.

-"Chiedo scusa." Alfredino si alzò e si sedette composto sulla panchina, sentendo che quello era il modo giusto di comportarsi.

A quella vista l'aspetto dell'anziano parve addolcirsi e Alfredino si sentì più tranquillo, quasi rilassato al cospetto di quella persona. -"Sei beneducato, bravo. Stavi guardando le nuvole, Alfredino?"

Alfredino ragionò sulla parola che il signore aveva pronunciato. Poi realizzò che l'aveva chiamato per nome. -'Come fai a conoscere il mio nome?'

Il vecchio sorrise. 'Ho molti anni alle mie spalle e conosco molte cose di questo mondo. E' per questo che ti conosco.'

-'Ah, ho capito. Ma cos'è che mi hai detto che stavo guardando?'

-'Parli delle nuvole?' Guardava in alto, verso la cupola panoramica, che mostrava lo spicchio della terra sull'Oceano Pacifico, una sconfinata distesa azzurra.

-'Nuvole? E che cosa sarebbero?'

Il vecchio abbassò lo sguardo, tornando a rivolgerlo su di lui. 'Sono delle creature leggendarie. Volano nell'aria rapidissime, trasportate dal vento. E possono unirsi assieme, a crearne una enorme, oppure disperdersi, come la schiuma trasportata dall'acqua.'

Alfredino osservava rapito i gesti che faceva il vecchio con le mani mentre parlava. Gli sembrava che quel discorso si stesse facendo complicato, ma lo affascinava così tanto da non volerlo interrompere.

-'In tempi andati portavano la vita dovunque andassero, ma se si arrabbiavano, allora potevano spazzare qualsiasi cosa sotto di loro, portando la morte e la distruzione.'

-'Ma quindi sono vive?'

Il vecchio stirò leggermente il sorriso. 'Sì e no. Diciamo pure che non hanno una loro volontà, ma rispondono a delle regole e a comportamenti ben precisi.

-'Quindi non distruggevano perché lo volevano loro, giusto?'

-'Corretto. Fanno quello che gli viene detto.' Il sorriso tornò ad essere quello che era prima.

-'E cosa fanno per tutto il tempo?'

-'Portano la pioggia.'

Alfredino fece una smorfia. Di nuovo una parola sconosciuta. 'Che cos'è la Pioiggia?'

-'Si dice Pioggia, ed era acqua che cadeva da cielo, sulle zone che più ne avevano bisogno. Alle volte ne poteva cadere poca e altre volte ne poteva cadere talmente tanta da far straripare i fiumi. Lo sai cosa sono i fiumi, Alfredino?'

-'Una volta ne ho visto uno, ma era secco. Era pieno di pietre lisce e di cespugli secchi. Sono simili ai canali, giusto?'

-'Corretto. Servivano a portare grandi masse di acqua dalle montagne fino al mare. Poi, dal mare il calore del sole la faceva diventare vapore, come quella che si forma quando metti dell'acqua sul fuoco. E la pioggia permetteva che avvenisse la ricaduta dell'acqua che era evaporata tornasse a terra.'

-'Quindi la pioggia è importante?', chiese Alfredino, leggermente confuso dal macchinoso procedimento, ma per il momento gli sembrava di seguire tutto.

-'E' fondamentale! Se non fosse per lei, le zone in cui non passa un corso d'acqua resterebbero secchi e inariditi.'

-'Ma quindi la pioggia è tornata?'

Il vecchio sorrise ed il suo era un sorriso pieno e gaio, come una giornata di sole d'estate nella campagna. -'Sì, si può dire che la pioggia sia finalmente tornata, dopo quasi tre secoli in cui era mancata.'

-'E questo cosa significa?' Alfredino aveva idea che questa cosa avesse un significato importante, ma ancora non lo comprendeva a pieno. Sarebbero passati ancora alcuni anni prima che ciò avvenisse.

-'Significa che per il caro vecchio Pianeta Terra c'è ancora una speranza. L'importante è coltivarla e mantenerla viva, facendo tutto quello che è necessario per mantenere in buone condizione il pianeta.'

-'Capisco.' All'improvviso Alfredino sentiva sulle sue spalle il peso delle responsabilità per il futuro del pianeta.

L'anziano signore lo guardò, quegli occhi azzurri come il cielo, ma profondi come un abisso oceanico lo scrutavano nell'animo. Gli pose un braccio sulle spalle e il contatto era caldo e avvolgente. Gli disse che non doveva preoccuparsi. Non sarebbe stato da solo in questa cosa, perché un sacco di altri ragazzi avrebbero fatto molto per il futuro e l'ambiente.

Alfredino chiuse gli occhi, rinfrancato dalle parole dell'anziano. Quando li riaprì però, l'anziano signore non era più lì accanto a lui. Non si era neanche accorto che non c'era più il suo braccio non era più intorno alle sue spalle, con quell'abbraccio così piacevole e confortante. Si guardò intorno, ma non vide altro che le piante tropicali e la Terra. Scese dalla panchina e si avviò a passi incerti verso il portellone d'uscita, continuando a guardarsi attorno. Il signore anziano non lo rivide che un paio di anni fa, mentre saliva sulla navetta di ritorno sulla Terra. Era lì, in piedi e lo salutava con la mano. Poi i portelloni si chiusero e la navetta partì.

Continuò a studiare, fino a iscriversi all'Università, in Ingegneria Ambientale. Aveva ancora in mente, come se fossero state marchiate a fuoco, le parole di quell'anziano. Sarebbe stata una sua responsabilità prendersi cura del vecchio Pianeta Terra, in modo che non si ammalasse più come era avvenuto negli ultimi tre secoli. E non sarebbe stato da solo.

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