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Una storia di Katzanzakis

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L'icona

Nostos

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5 minuti

Pubblicato il 04 dicembre 2018 in Spiritualità

Tags: #pescatore #ritorno

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Le rade luci di Kastòs interrompevano lontano la scura continuità dello Ionio, nella notte greca di settembre.

Sulla barchetta scrostata il vecchio scrutava assorto nel buio, attento alle variazioni di rumore del piccolo Seagull che non aveva avuto il tempo di revisionare.

A prua la bambina dormiva, coperta da un logoro asciugamano che la proteggeva dai rari schizzi: il mare era piatto, appena increspato dalla sottile brezza che precede l’alba.

Il vecchio osservò con la lampadina la spia del serbatoio, sempre più vicina al segno rosso della riserva.

Per l’ennesima volta si chiese se sarebbero riusciti ad arrivare ad Atokos e rallentò istintivamente la velocità.

Un’onda improvvisa svegliò la bambina che si mise a sedere, stirandosi pigramente.

“Quanto manca ancora, nonno?”.

Il vecchio la guardò con affetto; nel buio gli occhi azzurri dell’uomo sembravano quasi bianchi, come le folte sopracciglia.

Le indicò i bassi scogli di Formìkoula, che sembravano appena affiorati dal mare.

“Siamo a metà strada, quella è l’isola dei coralli, ancora venti minuti e siamo a casa”.

Toccò con la mano l’incerata che avvolgeva l’icona, come a sincerarsi che quella traversata di ritorno non fosse soltanto un sogno.


Quando l’aveva rubata, dalla piccola chiesa di Kàlamos, aveva sentito riaffiorare il dolore sordo dietro lo sterno, ma non era solo paura di essere scoperto, era l’emozione di chi sente che certe cose, anche quelle sbagliate, a un certo punto devono essere fatte.


Guardò di nuovo la spia della miscela e rimpianse di non aver avuto il tempo di caricare il serbatoio di scorta, ma la decisione era stata improvvisa, dopo l’ennesima crisi cardiaca che nemmeno la sua medicina era riuscita a calmare.

La bambina non era prevista per il suo ultimo viaggio, ma si era svegliata sentendolo lamentarsi nel buio e aveva voluto per forza venire con lui.

Sua nipote, la vita continua, malgrado tutto”.

Si rivide per un attimo bambino sulla piccola barca azzurra del padre mentre l’aiutava a posizionare le boe per le reti, quando ancora l’infanzia sembrava un’avventura senza fine, prima che arrivasse la guerra ad ucciderla.

Atokos era una delle tante isole greche, un puntino nero sulla vecchia carta nautica ingiallita, ma per Janni quel piccolo triangolo di terra era il centro del mondo conosciuto, i cui confini si perdevano tra le scogliere di Ithàki e l’immensa Kefallinìa da una parte e l’affiorare lontano di Meganìsi, Kastòs, Kàlamos dall’altra, fino all’orizzonte di terra ferma che interrompeva il mare, dopo l’isola delle aquile.

Quando era scoppiata la guerra aveva scoperto che ancora più in là esisteva gente che non parlava la sua lingua, uomini che non sapevano del mare e del profumo intenso delle reti lasciate ad asciugare dopo la pesca sui moli assolati, uomini che parlavano con la voce dura, che ignoravano la dolcezza delle canzoni nell’ora in cui il tramonto indugiava prima di allungarsi sul mare.

Quegli uomini erano arrivati su grandi navi scure ed erano scesi a terra, con i mitra spianati e gli occhi freddi, portandosi via tutti gli uomini giovani, compresi suo padre e il pope.

Nei mesi seguenti, quando le donne e i vecchi avevano ripreso possesso a poco a poco di quei brandelli di certezza che i tedeschi avevano loro lasciato e con gli altri bambini aveva ricominciato ad avventurarsi tra gli scogli per catturare i piccoli granchi che giocavano con le onde al mattino, si era accorto che la chiesetta in riva al mare era stata spogliata dell’icona col Cristo, anche se all’interno aleggiava sempre, indefinito, l’impalpabile mistero della divinità.


La bambina rabbrividì per il freddo.

“Copriti con l’asciugamano – le disse il nonno con dolcezza –siamo quasi arrivati”.

Il motore si spense a poche decine di metri dalla riva.

Il vecchio mise in silenzio i remi sugli scalmi e cominciò a muoverli nell’acqua scura.

Subito il dolore in mezzo al petto lo riprese, come una coltellata.

“Lascia remare me, nonno, così mi scaldo”.

Il vecchio lasciò rassegnato il posto sulla panca centrale alla bambina, forse anche questo era scritto, da solo non ce l’avrebbe mai fatta a tornare...

La piccola cominciò a remare con piccoli gesti precisi.

“E’ figlia anche lei di un pescatore”, pensò con orgoglio il vecchio, sedendosi esausto a poppa.


Era stato 30 anni più tardi, quando era tornato a casa per il matrimonio del figlio dopo la guerra e un’altra vita, lontano dal suo passato, che aveva scoperto per caso, a Kàlamos, l’antica icona della sua chiesetta.

Quando aveva chiesto al pope come era arrivata fin lì, il religioso l’aveva guardato con orgoglio: “E’ stato dopo il terremoto, l’ha scoperta una donna tra le macerie, ed è lì che abbiamo ricostruito la nostra chiesa”.

Janni aveva annuito con rassegnazione e si era allontanato, ringraziando. Capiva che non sarebbe mai più riuscito a riportarla ad Atokos.

Negli anni, ogni tanto, si recava a Kàlamos per osservarla. Gli sembrava che il Cristo lo guardasse con una strana fissità, come in attesa.

Poi aveva smesso di andarci, una volta il pope l’aveva sorpreso da solo, al tramonto, davanti all’icona e da allora lo osservava con sospetto.


“Siamo a riva, nonno!”.

La bambina saltò in acqua e corse a fissare la cima a un grosso sasso.

Il vecchio si sollevò a fatica. Il dolore era ormai un pulsare sordo, senza sosta.

Prese con delicatezza l’icona e si avviò ansimando verso la chiesa.

Un chiarore appena accennato cominciava a diffondersi sul mare piatto, senza increspature.

All’interno era buio ma Janni si muoveva a memoria tra le logore panche e lo sconnesso pavimento della sua infanzia.

Più indietro, la bambina aspettava, ferma sulla soglia.

Accarezzò con devozione l’altare, accostato al muro pitturato di fresco e vi posò sopra l’icona.

Gli sembrò che gli occhi del Cristo brillassero nel buio e l’osservassero sereni.

“Ti ho riportato a casa” disse con un filo di voce.

Si lasciò cadere su una panca e sentì che il dolore, per un attimo, lo abbandonava.

“Lui mi perdonerà” pensò con consapevolezza improvvisa, prima di chiudere gli occhi per sempre.





















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