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Una storia di Michelesciacovelli

Sognami quando vuoi

Asia Argento, fascino misterioso

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22 minuti

Pubblicato il 12 luglio 2020 in Giornalismo

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Incanto di poesia, desiderio d’amore, gioia di bambina. In Sognami quando vuoi sono questi i sentimenti palpabili del raccontarsi in cinque interviste dell’attrice e regista Asia Argento, una donna dallo spirito libero, la cui arte controcorrente è imprescindibile essenza di sé stessa.

A cura di Michele Sciacovelli.

https://www.youtube.com/watch?v=8iAZ6LrPDjs


La comprensione dei bambini


“Io credo che l’angelo custode entra in qualcuno che ci sta vicino…” dice Aria, la bambina protagonista del film Incompresa girato da Asia.

«Mi sembra che la tua intenzione sia quella di fare un film dalla parte dei bambini.»

Volto quieto, voce rilassata, ascoltare Asia parlare è come ritrovarsi svestiti e distesi sull’erba in aperta campagna, dove un sole che riscalda il corpo e un canto di grilli in lontananza, estendono quella dolce sensazione di torpore che accompagna poco prima di addormentarsi:

«Volevamo fare un film per ragazzi, classico, ritornare un po' alla formula leggera per i più piccoli; Incompreso di Comencini, per esempio», Asia sposta il ciuffo ribelle che le ricade sugli occhi, «ha fatto piangere tantissime generazioni, ha commosso ed emozionato; volevamo raccontare un tipo di storia del genere.»

“Papà, è vero che te ne vai?” “Chi te l’ha detto?” “Lucrezia.” “Sì, no, cioè per un po', ma presto tornerò.” “Sì, papà se ne va, ma non ha il coraggio di dire a sua figlia che la sta lasciando sola.” “Questa è una pazza, è tutta colpa sua!”

Asia sbatte le palpebre, ipnotica:

«Il film si apre subito raccontando il divorzio di due genitori e le ripercussioni che questo ha su Aria, che è una bambina un po' selvatica che ama stare per strada; poi racconto una realtà degli anni 80’ in cui ancora era possibile per i bambini andare in giro, esplorare il proprio quartiere, come un gatto di strada; ma come un felino randagio Aria riesce sempre a salvarsi, sfiorando l’abisso ogni volta e riuscendo a non finire sotto l’automobile che passa in corsa», sorride.

“Tornando a casa troverete i bambini, date una carezza ai vostri bambini.”

«Cosa ti colpisce di questa frase?»

Asia è imperscrutabile, parla piano:

«La sentii da bambina e mi colpì tantissimo; questa frase del Papa buono la trovo meravigliosa e l’ho voluta inserire nel mio film», segue un silenzio eloquente; «genitori presi dalle loro carriere, nel mio film è una famiglia di artisti, ma la stessa cosa vale per chi lavora in banca, per chi non lavora, per chi è preso da sé stesso, il mondo degli adulti insomma, che quando tornano a casa dovrebbero accorgersi che ci sono queste creature, che hanno bisogno di attenzioni, che non disdegnano neppure le negative pur di averne; tante volte basta anche una carezza», il tono di Asia diventa un anelito.

“Oggi eri molto buffo, sai.” “Sì?” “Tutto solo soletto, ti ho osservato.” “Anch’io ti ho osservato.”

«Perdiamoci di vista, alla luce del fatto che hai deciso che l’attrice in questo momento non è una cosa che ti interessa continuare a fare, come ti rivedi oggi in quelle parti?»

Asia alza gli occhi al cielo:

«Sono tanti anni che faccio l’attrice; io ho dato tanto e adesso non si tratta più di valutare quello che potrei fare, ma quello che dovrei fare; penso che ogni lavoro futuro sia un mattone della casa da costruire in cui dovrò vivere per il resto della mia vita», trema; «come madre per me è fondamentale essere onesta prima di tutto, perché i bambini non ci chiedono di essere qualcos’altro da quello che siamo, loro non desiderano altro; magari poi da adulti, rivedendo indietro, vedono i nostri errori», la voce è morbida; «secondo me è importante immedesimarsi in loro; i bambini già vivono una posizione di sudditanza, parlo anche dal punto di vista dell’altezza; io cerco di abbassarmi al loro livello, voglio dire in ginocchio, il che vuol dire elevarmi spiritualmente e tenere viva la bambina che è in me.»

«Tu, per te stessa, che cosa vuoi?»

Asia si batte un pugno sul palmo della mano:

«Col tempo ho imparato che quello che io voglio non ha alcuna importanza; il “volere” qualcosa è un tarlo pericoloso, come un serpente che ti si può rivoltare contro; preferisco il desiderio, che è un sentimento più sano; il mio è di mantenere un’integrità di purezza e di continuare a raccontare storie.»

“Cercava soltanto un pochino di comprensione, un amore compatto e dolce.”

Dice una voce fuori campo nel finale di Incompresa, mentre Asia la ascolta come avvolta nella magia di un sogno infantile che questa volta non verrà disilluso.


FINE

https://www.instagram.com/p/CAYnySqJ0up/


Un riscatto cosmico


Studio televisivo. Poco prima che arrivi Asia. Non appena entra, il suo incanto cattura subito l’euforia dei presenti come fosse gemma rossa, e i suoi occhi perfino da lontano sono scintillanti.

«Signore e signori, Asia Argento!» parte un applauso. «Asia, come stai?»

Asia si siede su una poltrona, accavallando due gambe marmoree:

«Bene. Ho fatto questo lungo viaggio per venire qui da te oggi.»

«Credo che tu sia il primo ospite di questa edizione che non viene direttamente da Milano, ma che ha dovuto farsi un viaggio in treno da Roma, come è andata?»

«Sì sì, ho preso il treno, sembrava di stare in un romanzo di Ballard, una situazione distopica.»

«C’era molta gente?»

«No, erano pochi, tutti distanziati e con le mascherine; devo dire che tenere la mascherina dieci ore è stata un’esperienza ansiogena», Asia aspira sonora l’aria come fosse uscita da sott’acqua senza a lungo respirare.

«Tra le altre cose, qualche puntata fa avevamo attribuito il record di quarantena più lunga della storia a Paola Di Benedetto, perché lei era partita col Grande Fratello e poi si era ritrovata in quarantena e quindi l’aveva allungata di molto; la tua forse parte da ancora prima, perché c’era Pechino Express, poi ti sei fatta male, sei rimasta a casa con la gamba ingessata.»

Asia allarga le braccia:

«Una vita in quarantena; ho passato cinquanta giorni a letto col ginocchio rotto e dopo c’è stata pure la quarantena; ma sai che c’è?» scuote la testa, «io sono misantropa, non è che a me fa tanta differenza; pensavi fossi una festaiola?» muove le spalle come se ballasse a una festa; «non hai capito niente di me.»

«Pensavo che tu fossi una che deve andare in giro, deve fare, deve vedere.»

Asia mette le mani avanti come per pararsi da qualcosa e spalanca gli occhi:

«Io? Io ho paura del mondo, ho paura di uscire! Io non esco mai di casa, mai!» rimarca seria e in tono fermo; «quindi devo dire che mi sono trovata avvantaggiata.»

«E a casa cosa hai fatto tutto questo tempo?»

«Ascoltavo vinili», ruota una mano; «io ho due figli, una di diciannove anni che ha il fidanzato, quindi l’ho fatto venire a casa con noi e mi sono fatta la quarantena da suocera!» chiosa ironica.

«Te lo sei trovato chiuso in casa?!»

Asia, l’aria stravolta di chi ha dovuto lottare in una situazione disperata, rimane a bocca aperta:

«Sììì! Io sono una che, oltre a essere misantropa, non ha un particolare amore per gli ospiti.»

«Ah! ah! ah!»

Asia incrocia le mani e alza gli occhi al cielo:

«A Roma “se dice che l’ospite dopo due giorni puzza come il pesce”, per amore di mia figlia me lo sono ciucciato questo pesce.»

«E come si comportava, però, bene?»

Asia contrae la mascella, tentenna:

«Abbastanza; diciamo che alla fine la mia pazienza era molto sottile, ridotta a un filo sottilissimo che si era allungato troppo», con le mani tira al massimo un filo invisibile, «e poi si è rotto e ho sbroccato: non lavava i piatti, lasciava le cose in giro, non dico le mutande, ma sai com’è, la convivenza è dura.»

«A me è capitato il contrario: è venuta mia suocera a trovarci a casa la sera prima che chiudessero tutto, ed è rimasta chiusa dentro per due mesi.»

«Porca…» Asia si tappa la bocca per non continuare la frase. «Io invece mi sono detta “se non faccio così, mia figlia fa la scappata di casa”, quindi me lo sono tenuto.»

«Però in casa le regole le dettavi tu?»

«La casa è una piccola società e bisogna rispettarsi», spiega, la voce roca; «per esempio io faccio un riposino, no, alle tre del pomeriggio, di una mezzoretta, magno, capito, poi leggo un libro e…» si stiracchia e sbadiglia compiaciuta come chi sta per stendersi su un letto morbido, sapendo di trovare l’armonia dei sensi; «il fidanzato di mia figlia, che è un trepper, quando canta urla dissennato», Asia fa dei versi che sembrano dei latrati di rabbia, «io cercavo di dormire mettendomi il cuscino sulla testa, non volevo sbroccare, capito? Ne ho parlato con mia figlia, ho detto “a rigà! fino alle due e mezzo non se può, ci sono regole de condominio!”»

«Certo, l’ora della trap è tra le diciassette e le diciannove.»

«Esatto, ma puoi andare avanti anche fino alle nove; guarda, tanto io poi metto i vinili a palla di cannone e parto», allunga di scatto un pugno verso l’alto; «ho le casse più forti di quelle di mia figlia.»

«Ma il fidanzato di tua figlia si era illuso e pensava di venire a comandare a casa tua?»

«No, diciamo che non è venuto in punta di piedi.»

«Abbiamo fatto questi convenevoli, come è andata la quarantena, com’è stato il viaggio, ecc. ecc.; l’ultima volta che ci siamo visti in televisione, siamo poi finiti sui giornali, era ai tempi di X Factor, abbiamo iniziato una stagione che aveva tutte le carte in regola per essere fantastica, eri apprezzatissima come giudice, poi a un certo punto il rapporto si è dovuto interrompere.»

Asia annuisce, divertita:

«Coitus interrupstus.»

«Non c’è espressione migliore; no, dicevo che il rapporto si è dovuto interrompere e siamo andati avanti con Lodo Guenzi che ha fatto la sua bella stagione.»

Asia, prima di ridere a squarcia gola, esaspera un battito di mani curvandosi all’indietro:

«Ah! ah! ah! oh Dio oh Dio!» e subito si zittisce, avvitando le labbra in una boccuccia contorta.

«Tu come hai vissuto quel momento, hai visto la stagione, hai seguito le puntate, io mi ricordo che avevo fatto un videomessaggio per spiegare quello per cui si era interrotto il rapporto; se vuoi lo rivediamo tutti insieme.»

Con ostentata noncuranza, Asia si guarda un piede dondolare:

«Lo dobbiamo rivedere!» replica a un tratto rigorosa, battendo i palmi sui braccioli della poltrona; «abbiamo fatto la storia della TV italiana!»

“Sta per partire X Factor e come sempre iniziamo dalle audizioni, che anche quest’anno hanno coinvolto più di quarantamila ragazzi che hanno deciso di prendere parte a questa dodicesima edizione. Quando tre mesi fa abbiamo iniziato le registrazioni non potevamo immaginare che uno dei nostri giudici venisse coinvolto in una vicenda che niente ha a che fare con lo spirito del programma e che, sinceramente, ci ha un po' spiazzato. Come vedrete, saranno delle belle audition a cui seguiranno i bootcamp e gli home visit, che abbiamo deciso di farvi vedere in versione integrale, proprio per rispetto e tutela nei confronti dei cantanti, ma anche di tutte le persone che a X Factor lavorano con grande entusiasmo. Come probabilmente saprete, al termine di queste puntate ci saranno i live, e ai live ci sarà un nuovo giudice, perché non vogliamo che nessuna polemica o fatto al di fuori del nostro programma possano distogliere l’attenzione dalla musica e dai talenti che per otto puntate si daranno battaglia. Buona visione.”

«Era una situazione strana; tu dal mio punto di vista cosa avresti detto?»

«Cosa avrei detto io? Io lo so cosa avrei detto.»

«Vuoi provare a dirlo?»

«Sì, ci voglio provare, e voglio un riscatto cosmico, cavolo!»

«Vai.»

Asia indugia qualche secondo, e per un attimo il suo volto tradisce un rassegnato compiacimento di delusione:

«A rigà, ma che devo dire veramente sta’ cosa? ma come, la stamo a mandà via, quella che era più brava di tutti, un genio, la più competente, la più fregna che si sia mai vista a X Factor! no, rigà, stamo a fà na cazzata-a-a-a-a-a-a!»

«Ma tu ti sei divertita in quel periodo a X Factor?»

«Io sì, tantissimo.»

«Ti piace la TV? È un posto dove stai a tuo agio?»

«Boh.»

«Tu principalmente vieni dal cinema, no?»

«Ho fatto un po' di tutto; però a X Factor stavo bene; infatti secondo me torneranno», quest’ultima parola la intona con delizia; «sai come diceva mia nonna?» posiziona un indice sul palmo, «diceva: “Tanto qua devi tornare”», e se lo serra stringendolo nel pugno.

Poi sorride, di quel suo sorriso con occhi traboccanti di vivacità.


FINE

https://www.youtube.com/watch?v=u8JRemzpImQ


L'onda del piacere


«Guardala, guardala!»

Sotto casa. Entusiasta di cordialità vedendo arrivare il suo ospite gradito, Asia gli va incontro e lo abbraccia.

«Quanto sei bella!»

«…»

«Che bello abbracciarti…»

«Dai, andiamo, è tardi», sussurra Asia in un tono delicato, accompagnandolo per mano verso l’ascensore; entrano dentro e inizia a salire.

«Sei troppo vicino, questa inquadratura non va bene per me.»

«Ah, già, tu sei una regista.»

«Che obbiettivo hai?»

«Vuoi vederti?»

«No, io non voglio mai vedermi», Asia si copre il viso.

«Quindi?»

«Io voglio scomparire, nel senso: come attrice, se il regista, che sei tu in questo caso, dice che va bene, io non voglio guardarmi al monitor, mi fa vomitare, non voglio guardarmi sul grande schermo a dominare il mondo, con la faccia grossa così», Asia, nell’atto di agitare le mani mostrando i palmi, sembra sorreggere un enorme pallone.

«E come hai fatto a essere regista di te stessa?»

«Perché nessuno meglio di me mi conosce», l’ascensore si ferma, le porte si aprono, ed escono.

In casa. Asia ha una sigaretta fra le labbra:

«Questa è la copertina del mio CD.»

«Questa copertina con la tua immagine mi fa impazzire, qui sembri Mick Jagger.»

«Cazzo!» irrompe Asia, «hai detto la stessa cosa che ha detto il fotografo che me l’ha fatta, scusa la parola; poi ha detto anche “vedi, non c’hai la sigaretta, il fuoco esce da dentro, come se in te avessi un fuoco e dalla bocca esce fumo”; questo è il messaggio che volevo dare.» Asia si ferma un attimo per chiudere la porta della stanza, poi continua, appassionata:

«Io voglio bene al prossimo, capisci; anche le persone ignoranti, anche le persone che mi insultano, io gli voglio bene, spero il bene per tutti; ti faccio un esempio stupido: ieri sono tornata da Parigi, avevo parcheggiato la macchina all’aeroporto, e c’era una persona molto maleducata che aveva lasciato il trolley davanti alle scale dove si sale, bloccando il passaggio delle persone, quel tizio non vuole bene al resto del mondo e io ho fatto una preghiera per lui, perché qualcosa lo illumini.»

«Tu lo sai, vero, che molta gente a sentire queste cose dice che tu sei matta?»

Asia sorride, annuisce, il gesto è quasi impercettibile, e gli occhi calmi paiono lodare ingenuità:

«Sì, lo so», la vocerella è di una bambina, «però c’è anche tanta altra gente che viene illuminata da questa luce; io sono qua per questo», volteggia un dito. Poi decide di stendersi sul letto, dove c’è un coniglio di peluche, per recitare il brano di una canzone:

«Forse questa volta non riuscirò a vedere i frutti che cadono dal tuo albero, riuscirò ad allungarmi accanto a te, per sempre, o almeno tutta la notte.»

«Molto sensuale.»

«L’ho scritta con Marco Morgan e c’è un’altra ancora più sensuale, dice: scopami, perché io voglio venire insieme a te; sembra volgare, invece no, io e Marco intendiamo la capacità di gioire insieme nella musica col pensiero.»

«Hai trovato molti uomini con cui tu venivi insieme?»

Asia si accende la sigaretta che aveva fra le labbra, rimasta spenta tutto il tempo in cui ha parlato, e soffia del fumo che forma strani filamenti:

«Io cerco di venire solo insieme», confida, carezzevole, «è la mia prerogativa; ma anche se venissi da sola mi annoierei; sarebbe come non fare l’amore; agli uomini invece piace venire da soli; ogni volta gli devi insegnare come si fa perché non sono capaci; quindi devo dire fai così, muoviti così, fermo; il sesso viene pensato come uno stantuffo», muove su e giù un pugno, «invece è lo sfregamento di due corpi, attraverso cui si crea l’orgasmo, che è un Big Bang; è un messaggio profondissimo questo.»

«Io penso che il sesso sia anche un po' come il surf, che devi seguire l’onda.»

«Esatto.»

«Sapere come un’onda travolgente può diventare in realtà dolcissima.»

Asia si inumidisce le labbra, chiude gli occhi, come stesse visualizzando con la mente, mormora:

«Però quando fai surf, tu finisci anche sotto l’onda e non devi avere paura di affogare, devi lasciarti cullare», ondeggia corpo e mani, «avere molto respiro dentro di te, sapere che tanto riemergerai.»

È un attimo, quando la realtà rimane sospesa, passando senza sapere come a una dimensione ovattata, rarefatta, onirica, qui Asia è distesa su una nuvola, libera, tutt’intorno il cielo blu, pronta a lasciarsi andare nella rappresentazione dei suoi pensieri con un flusso di coscienza:

«La cosa che mi affascina della vita è l’amore che si può avere per tutto il genere umano, senza bisogno di penetrazione», la sua voce vibra di passione, mentre il movimento che fa con le mani ricorda delle farfalle che volano; «tutti possiamo amare le altre persone; e se vogliamo, anche quelle dello stesso sesso; mi piace sapere che c’è un paradiso dove le persone che abbiamo perso ci amino, ci proteggano; sarà meraviglioso rincontrare mia sorella, il mio primo amore, o Jimi Hendrix.»

«Sei dolcissima, Asia.»

«Anche tu…»

Risponde Asia, tornata subito alla realtà. Poi però s’interrompe di colpo, si guarda intorno, prima incredula, poi beata: molto più in alto, lì dove è adesso, trova che il cielo sia ancora più blu.


FINE

https://www.youtube.com/watch?v=0uYOv2hLVLc


Gli eroi, il coraggio e la solitudine


In una grande stanza bianca, ovattata, col pubblico in attesa, arriva Asia, i capelli biondo sole e il corpo che si muove flessuoso. Deve essere intervistata. Chi le porrà le domande è incuriosita dalla sua leggerezza misteriosa nel sedersi sulla poltrona accanto a lei.

Difatti, la prima domanda è: «Asia, che caratteristiche deve avere un eroe contemporaneo e se tu ti sei sentita un’eroina?»

Asia, prima di rispondere, si porta i capelli dietro un orecchio:

«La parola “eroe” mi fa pensare alla canzone di David Bowie; una persona può essere eroe anche solo per un giorno, proprio come dice lo stesso Bowie», sospira; «io non mi sono mai sentita un’eroina, in realtà sentivo l’urgenza di esprimere me stessa attraverso la creatività, come vivo e sopravvivo; io non sono una paladina», ribadisce, «credo piuttosto che eroi lo si può essere quando si trovino gesta degne in coloro che in vita hanno diffuso amore, men che meno mi sento superiore; voglio essere all’altezza degli eventi ma nel modo giusto», Asia ritma quest’ultima frase con la morbidezza di una madre che vuol far addormentare un bambino in culla.

«Il coraggio è contagioso?»

Asia diventa seria, come soppesando le parole:

«Premetto che sarebbe generoso riuscire a creare opere insieme agli altri, perché quando si è in tanti ci si sente come degli eroi pur di arrivare alla meta, che è comunque importante avere; ognuno deve avere però delle qualità diverse; il coraggio? Io sono stata rappresentata, con le fanfare dell’esaltazione, come una paladina del riscatto per gli abusi che le donne hanno subìto sul luogo di lavoro; ho avuto una grande eco, perché venivano toccate appartenenti allo spettacolo che avevano molta più visibilità; nessuno poteva immaginare che le violenze potessero accadere anche a noi», Asia si irrigidisce; «nel momento in cui mi è stata posta una domanda da un giornalista su quello che mi era successo all’età di ventuno anni, non avendo secondi fini a denunciare uno stupro dopo vent’anni, ci ho pensato tanto, due settimane, prima di decidermi a rilasciare dichiarazioni», la voce si incrina; «nessuno aveva il coraggio di metterci la faccia con nomi e cognomi; allora una sera mi è venuto il coraggio e mi sono decisa a uscire dall’anonimato; la mia terribile storia è stata raccontata sui giornali e dopo si sono accodate le altre attrici; sapevo che la mia volontà poteva portarmi come a saltare nel buio, rischiando di essere l’unica scema a dire di essere stata molestata da un uomo così potente; un po' come la carta del Matto dei tarocchi, in cui lui si butta nel baratro con il sorriso, e ha il cane della paura che gli morde il polpaccio, ma non se ne accorge, cadendo giù e non sapendo se ci sia qualcuno che lo salvi dallo schiantarsi; mi sono sentita andare verso lo sconosciuto senza sapere», conclude con gli occhi lucidi.

«Chi fa una cosa nuova e ci riesce diventa di esempio per gli altri?»

Asia fa un cerchio nell’aria con la mano:

«Un individuo che varcasse una nuova porta, un moderno progetto mai visto, beccherebbe mille bastonate», sorride, «ma se riscuotesse risultati, tutti gli altri lo seguirebbero allegri e lanciandogli petali di rose come se fosse scontato.»

«Bisogna avere una mentalità fuori dagli schemi per progettare novità interessanti?»

Asia, annuendo impaziente, esterna l’aria di chi se l’è sentita rivolgere troppe volte questa domanda:

«Secondo me si tratta di destino, mica ci si prova a essere “diversi” per risultare vincenti; è un dono quello di essere diversi e bisogna usarlo; ci vogliono molta incoscienza e fortuna insieme per incamminarsi in una differente strada della vita; non tirarsi indietro quando si sentono i richiami della voce della passione interiore, anche rischiando di prendere bastonate», si fa seria; «forse è un percorso già segnato.»

«È un percorso anche di solitudine?»

«Molto spesso la creatività è un qualcosa di solitario, anche se in un secondo momento lavorare in gruppo ne aumenta le potenzialità; ma agli inizi la fantasia viaggia in solitudine», la bocca di Asia trema dall’emozione, mentre gli occhi le si addolciscono.

«Perché i tuoi sono pensieri divergenti dal comune?»

Prima di rispondere Asia rigira il microfono fra le mani:

«Per esempio io so di aver dato scandalo con i miei modi di fare, soprattutto quando ero più giovane; la gente non pensa che io faccio l’attrice dall’età di nove anni; ho vinto due David di Donatello; i fari dell’aspettativa erano puntati su di me, ma ero pur sempre una ragazza inesperta che agiva senza coscienza delle conseguenze», piega la testa, tenera; «oggi non lo rifarei, e trovo una spiegazione anche in una mia curiosità caratteriale di fondo», sorride a viso aperto.

«I sistemi di impresa del cinema italiano e americano sono molto diversi fra loro?»

«In America il cinema è una delle industrie più importanti, che macina milioni di dollari, ma ha bisogno di molte risorse umane, come un tritacarne che fagocita uomini e donne buttandoli fuori macinati, combinando arte e commercio; in Italia l’industria cinematografica soffre non poco e si fanno pochi film l’anno; è quasi come una casta; io ho recitato parecchio all’estero e non mi sono voluta adattare alle logiche delle produzioni qui in Italia; mi avrebbero inglobata e non avrei avuto la mia piena autodeterminazione artistica», indugia; «negli Stati Uniti, all’età di ventisette anni, venendo da un successo commerciale in un film come attrice, mi fu data l’opportunità di girare un film da regista, che io avevo scritto; mi si presentarono attori famosissimi quali Peter Fonda, Jeremy Renner, Winona Ryder, che volevano lavorare con me, perché pensavano che il mio film meritasse; non so se in Italia sarei riuscita a farlo essendoci scene forti ed estreme.»

«Come artista dove ti senti più a tuo agio, in Italia o in America?»

«Io mi sento meglio qui, che è pur sempre la mia patria; sinceramente, l’America mi ha anche disgustata», ride, piegandosi su sé stessa; «penso che adesso in Italia si stia attraversando un momento propizio per sfornare buone idee che risaltino, a differenza che in America dove ce ne sono molte di più.»

«Se tu dovessi dare un consiglio alle ragazze della prossima generazione per fare ulteriori passi avanti nella parità di genere?»

Asia pensa, guardando verso un punto indefinito:

«La gente non si fida della leadership femminile; molte donne, me compresa, se dovessero dirigere un film, dovrebbero avere un’energia maschile; io sono cresciuta in quello che James Brown ha definito essere “ancora un mondo degli uomini”; la strada da fare è tanta e l’energia femminile potrebbe aggiungere una marcia in più alle aziende, al cinema, alla politica, in termini di comprensione, uguaglianza e più ascolto degli altri; una donna di successo, leader, che voglia diventare anche mamma, coniuga i due ruoli con più difficoltà», incrocia le gambe; «l’energia femminile andrebbe esplorata; la donna deve utilizzarla per combattere il maschilismo; se fosse dato più spazio alle donne nel gestire le aziende, si diventerebbe più empatici.»

«Prima di concludere, vuoi dire qualcosa?»

«Vorrei essere come il Dalai Lama, darvi un messaggio da portare nei vostri cuori», si commuove: «diventate migliori!»

E parte uno scrosciante applauso che sembra accarezzare di benevolenza il volto di Asia, per tanto si illumina di purezza.


FINE

https://www.youtube.com/watch?v=q1MuVG9MEkg


Sogni di bambina


«Che cos’è che ti fa più paura nei film di Dario?»

«La musica, l’ambiente e quando papà fa quelle inquadrature dove si vedono quelle persone sospette con tutta la luce bluastra addosso, che a me fa paura.»

«E tu non fai mai degli incubi di notte?»

«Sì.»

«E cosa sogni?»

«Un brutto incubo che ho fatto è che stavamo in un posto e uno buttava una bomba e noi non potevamo più andarcene da questa casa che stava per cadere.»

«Tu gli hai visti tutti i film di Dario?»

«Sì, tutti, dal primo all’ultimo.»

«Qual è quello che ti piace di più?»

«Profondo rosso, Suspiria e l’ultimo Phenomena.»

«E ti fanno paura?»

«Quando ho incominciato a vederli a cinque anni non ho dormito la notte, poi ora non mi fanno più paura.»

«Asia, sei stata tu che hai deciso di fare una parte nel film di Nichetti?»

«Mamma doveva farla e allora è venuto il regista per vederla, ha visto me e mi ha fatto fare un provino e mi ha preso.»

«E ti è piaciuto?»

«Fare il film? Sì. È solo che svegliarsi alle sei di mattina e arrivare là come degli zombie…»

«Vuoi continuare a fare l’attrice dopo questa esperienza?»

«Io sì, è solo che non è questione mia, è questione che se mi chiamano, ma questo non è detto.»

«Ti piace questa casa, Asia?»

«Sì, però è strana, perché ci sono tutte le colonne.»

«E ti piace che sia così spoglia?»

«Sì.»

Finisce così. Dura poco. In questa intervista ha solo dieci anni. Quella esile bambina adulta di nome Asia.


FINE





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