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Una storia di utente_cancellato

DOVE ARRIVANO GLI ANGELI

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7 minuti

Pubblicato il 18 novembre 2020 in Thriller/Noir

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Non avevo ancora ventiquattro anni che, con nel grembo la bimba dovetti ricorrere al matrimonio con Antonio; anche se la nostra non fu un’unione forzata dagli eventi tutto sommato ci volevamo bene, eravamo fidanzati da molti anni. La cerimonia non fu da sfarzo; io, indossai un vestitino écru con il capotto scuro, era d’autunno e dalle nostre parti iniziava a far freddo, mentre Antonio mise il vestito buono quello che di solito usava per le feste. Pochi invitati, i genitori, gli amici più vicini e qualche conoscente, dopo la cerimonia al Municipio tutti a brindare al bar di Aldo, i soldi erano misurati e quei pochi che ci regalarono servirono per la casa e i preparativi per l’arrivo del bebè. Antonio era un bravo muratore, però fu licenziato con una banale scusa, si ostinava a non schierarsi politicamente, insomma diceva che non aveva bisogno di nessuno ma avrebbe dovuto fare buon viso a cattivo gioco vista la nostra situazione. Ed ora? Come poteva dirlo a sua moglie? Antonio non ne ebbe il coraggio e continuò a uscire presto la mattina e dopo la nostra ultima litigata perché non portava soldi a casa, decisi di seguirlo e vidi che passava le giornate girovagando per il paese e al bar. Decisi allora di chiedere aiuto a Luisa un’amica che mi aiutava sempre nei momenti difficili ; Luisa pensò il da farsi per aiutarmi, mancavano ancora due mesi al parto, mi trovò lavoro presso il bar dove lei lavorava come cassiera prima a far le pulizie dopo la chiusura poi Aldo il padrone del bar mi propose di trattenermi oltre per servire alcuni suoi amici importanti che dopo la chiusura si riunivano per giocare a carte, accettai senza pensarci due volte poiché avevo necessità di quei soldi in più e Aldo era disponibile ad aiutarmi. L’indomani arrivai prima che Luisa lasciasse il bar, ci guardammo e mi disse: -Stai attenta, mi raccomando. E andò via, non capii cosa volesse dire e presi a fare le pulizie, Mentre ero indaffarata a lavare il pavimento trovandoci da soli, Aldo si pianto dietro di me e non vedendolo andai a sbattere col sedere sul suo davanti, questo mi afferrò per i fianchi spingendomi a se feci per svincolarmi da quella presa ma lui mi trattenne dicendomi: -Vuoi che succeda qualcosa al bimbo che hai nel grembo? -No! Ti prego non farlo! Gli risposi impaurita, ma lui non desistette e sbottonandosi continuo a strofinarsi sulle mie natiche. Non riuscivo a reagire, stringevo i pugni, ero pietrificata dalla paura pensavo al ribrezzo che quel corpo mi provocava e pregavo che tutto finisse presto per fuggire da lì. Per fortuna, forse per la troppa eccitazione che il fatto gli provocò, Aldo non si trattenne molto non aspettai neanche che si ricomponesse e scappai via velocissima. Rientrata a casa Antonio stava addormentato sul tavolo in cucina, sbronzo, entrai svelta nel bagno e spogliatami mi buttai sotto la doccia come per lavare quella vergogna subita, andai a letto e piansi in silenzio. In quel mentre Antonio si svegliò e anche lui si mise a letto, allungò una mano sulla mia spalla e mi tirò a se, -Smettila, non si può, lo sai! Dissi sforzandomi di essere delicata per non irritarlo, ma lui non volle saperne, e mi rigirò supina, allora gli urlai di smetterla ma questo sembrò esser stato peggio tanto che lui alquanto nervoso disse -Stai giù e zitta o ti do tanti di quei calci, che il bambino te lo faccio uscire dalla bocca! Subii anche questa violenza soffocando a stento il pianto. La mattina dopo Antonio come sempre si recò al bar a passare il tempo, io stanca dalla notte trascorsa mi alzai tardi ma a svegliarmi furono dei forti dolori alla pancia, quel ventre così grosso in un esile corpicino, ebbi la forza di arrivare alla porta e chiamare Gabriella la mia vicina, che immediatamente mi porto di corsa all’ospedale. Passai quasi tutta la giornata in ospedale a tarda sera il medico decise per il taglio cesareo entrai in sala parto e con lo sguardo cercavo Antonio che stranamente dopo quel che mi aveva fatto era l’unica persona che avrei voluto vicino in quel momento ma non lo vidi. A tarda sera nacque Giulia una bellissima bimba, un angelo per dire il vero. Dopo tre giorni tornai a casa ma Antonio non c’era, era sparito, nessuno sapeva dove fosse. Dopo qualche giorno tornò a casa ubriaco e nel sentire la bimba piangere si mise ad urlare: -Fai smettere di piangere quella bastarda! -Tu sei matto!-risposi - Giulia è tua figlia, e non permetterti più di chiamarla così! Presi la bimba e uscii da casa recandomi dalla vicina. Dopo qualche tempo ripresi a lavorare al bar, Antonio spariva in continuazione, forse per la vergogna o per non pensare all’onta disonorevole avevo preso a bere anch’io e mi trattenevo dopo la chiusura con i soliti amici di Aldo che chiedevano sempre di me, arrivai anche a fumare droghe e peggio ancora lasciai che il mio corpo fosse un giocattolo per quelle persone. Antonio venne a sapere questa cosa e recatosi al bar fece una scenata, ma fu aggredito da Aldo e i suoi amici che lo pestarono a sangue. Dopo questa disavventura Antonio fu costretto ad allontanarsi dalla famiglia andando a vivere in un paese vicino, tornava ogni tanto, ma solo per soddisfare le sue voglie con una moglie che ormai era una larva e che chiunque fosse quel corpo che le stava addosso non aveva importanza. Ormai passavo il giorno a dormire o bere, e la notte al bar a far divertire Aldo e gli amici. La madre di Antonio decise di rivolgersi ad un assistente sociale, la signora Anna che si prese a cuore il problema, per prima cosa fece dare l’affidamento della bambina alla nonna, poi trovò un lavoro in un paese vicino ad Antonio che con grandi sforzi cercava di smettere di bere seguendo un consultorio per alcoolisti, io invece non volevo saperne e mi ostinavo a continuare a vivere in quella situazione, più volte la signora Anna tentò di persuadermi ma non ci fu niente da fare. Un giorno Anna venne presto a trovarmi, la porta era aperta, entrò e mi trovò riversa sul pavimento con una bottiglietta tra le mani, l’ambulanza irruppe in quel piazzale assolato e la gente sembrava che solo allora si accorse del dramma che si stava consumando. Anna non mi lasciò un attimo e quando mi svegliai, le chiesi solo una cosa: - Dov’è la mia bambina? -Vedo che non ti sei scordata che hai una figlia. Rispose Anna con tono calmo, non dissi niente ma tenevo forte la sua mano e mi addormentai. Era giorno da un po’, mi ero svegliata più volte in quel tempo e sempre chiedevo di Giulia, arrivò mia suocera le chiesi di Giulia :–Non preoccuparti per lei, ora sta in casa con la vicina, andiamo subito a trovarla. Mi vestii di fretta, corsi giù per le scale sino alla macchina. Il viaggio durò un’ora circa, ma nessuno dei due riuscì a parlare. Arrivati a casa, c’èra Anna che aspettava -Che ci fai tu qui? –Le chiesi.– Ti devo parlare!- Esclamò lei. Feci finta di non sentire e presa Giulia in braccio la strinsi a me -Per il bene di tua figlia abbiamo deciso di affidarla alla nonna, almeno sino a che tu non ti sia ristabilita. -Continuò Anna -:- No! Non potete togliermi mia figlia!- Ribattei io, e corsi via nella stanza attigua, Anna mi seguì e con voce quieta continuò -Capisco il tuo stato d’animo, e ti ho già trovato un lavoro presso una cooperativa di servizi non lontano da qui, così potrai vedere tutti i giorni tua figlia, questo è l’indirizzo dove dovrai recarti, hai tutta la settimana per decidere. - Anna lasciò il foglietto sul tavolo e se ne andò. Fui puntuale la settimana dopo al lavoro, aveva deciso di dare un taglio netto alla mia assurda vita e crescere Giulia con serenità, fu dura ma non avevo intenzione di perdere mia figlia. Antonio aveva smesso di bere ma i rapporti con lui ormai si erano logorati e decidemmo di separarci, avevo un solo pensiero, dare una vita dignitosa alla mia bambina. Alcuni mesi dopo andai a trovare Anna nel suo ufficio, ma non trovai nessuno, mi recai al municipio e chiesi di lei, ma risposero che non la conoscevano nemmeno. Ero incredula mi sorse un dubbio, “chi era quella donna?” Corsi a casa della mia suocera e raccontai il fatto, anche lei rimase incredula, mi avvicinai alla finestra, fuori vi era una strana nebbia e vidi una sagoma di donna in fondo alla via che sembrava Anna con una strana luce che la circondava e mi salutava , salutai anche io e tra me pensai -Ora so, sin dove arrivano gli angeli, ciao Anna … grazie per avermi salvata dall’inferno!


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