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Una storia di DomenicoDeFerraro

Questa storia è presente nel magazine LA FILOSOFIA NAPOLITANA

IL GATTO EUGENIO

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8 minuti

Pubblicato il 11 ottobre 2020 in Fiabe

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IL GATTO EUGENIO



Stamattina giorno di pioggia dal sapore dei morti che miti giacciono tra le erbacce nei fossi profondi del dolce dormire, in un mare di rime , ho camminato fino in fondo ad un sogno. Nel dormiveglia, nella sorte avversa che conduce in un dormire che emerge dalla mente, memore di tanto male . Mi sono diretto , in centro con la mia volontà di vivere , era una bella giornata, passeggiando per strade secondarie ho visto su un albero un uomo, aveva degli occhiali d’oro , credeva di essere un gatto . Un signore dal basso, la chiamato per nome :Eugeniooooo , ha gridato, smettila di credere d’essere un gatto . L’uomo gatto, un impiegato delle poste , ho sorriso, poi ha fatto un salto ed è andato a finire sul tetto del signor Alberto, che di mestiere fa il panettiere , ha una moglie grassa di nome Marisa che se la spassa di nascosto con Giovanni che fa il garzone giù al negozio di Michele . Il signor Alberto è un tipo, fuori dal normale in quando possiede una lampada magica con cui si diverte a giocare con il genio che c'è all'interno.

Di nome il genio guarda caso si chiama Eugenio ed è stato segregato all’interno della lampada per trecento anni , spesso non ha , molta voglia di giocare a volte, esce fuori la lampada ,incazzato nero con gli occhi sgranati gridando ai quattro venti : mi avete rotto ….… ….Non è un tipo molto cordiale, non si dondola nel dolore, ne dice di conoscere la scienza d’infermieristica , ne la biologia, ne la logica dei fatti , che si presume , siano assai concisi nella loro genealogia, in quanto la morte, corre sempre da sola per strade solitarie. A volte saltellando, si trascina indietro intere folle che gridano di voler un cambiamento . Ma la sorte , prepara , sempre , una svolta ed una sicura ipotesi di essere o non essere , di certo si cerca di discutere e di tenere a freno la lingua davanti al padrone.

Il genio era basso, non molto simpatico, anzi assai antipatico , lusinghiero impaccione e coccolone , come un tarlo che ti penetra il cervello. Sapeva che la morte non guarda in faccia nessuno, neppure se sei santo o un cantante neo melodico , poiché chi siamo noi a poter fermare lo scorrere degli eventi , che si articolano nella loro circoscritta etimologia linguistica. La vita degli altri , come noi li vediamo è parte integrante di questa ipotesi linguistica . E l’amore è un patto con il demonio , una morte lenta che scorre tra le parete dei muri di casa . Ed il sangue, bagna il corpo dei sogni mentre il genio , prepara una vendetta, prepara un letto di spine , dove andare a dormire.


Il signor Alberto aveva imparato a stare calmo e zitto ,quando Eugenio era arrabbiato, quindi prima di procedere a strofinare la lampada per farlo uscire fuori , avvisava sempre la moglie di non essere disturbato . Poi con indosso, la sua vestaglia e le sue pantofole, rosse , fuoco , entra in trans , recita diversi mantra indiani , si perde in varie dimensioni oniriche . Una volta entrato in estasi , diventa un fachiro, un cammello, un drago mangia uomini . In queste vesti, riesce a interloquire con il genio della lampada che di malvagità ne ha da vendere , che mai vorrebbe morire, ne perire per essere imbalsamato. Ho peggio, messo sotto olio, come fecero con la madre, quella volta al mercato generale, dopo che gli avevano rubato tutti i suoi gioielli ed essere scappati a gambe levate , lungo il corso per perdersi , nella speranza di un domani migliore.



A volte capita che la moglie non lo riesca a trovare, quindi cerca di qua, cerca di là dice : questo qui dove è finito , non si sà , ora gli appare sotto le sembianze di gatto , ora è di topo , ora di tigre , ora non si sa quale forma prenderà , quindi si prega, tutto finisca presto.

Avete visto mio marito ?

Non sono io che cerco mariti dispersi, semmai mia moglie potrebbe aiutarti

Perché è bella tua moglie ?

Mi sono sposato a tarda età

Questa non è una risposta da dare

Perché a te , ti piace scendere a fare la spesa

Io non capisco

Io pesco nel vuoto

Beato chi capisce

Non usciamo fuori dal seminato

Avete visto mio marito ?

Di nuovo , lo visto al bar , stava con il genio della lampada

Chi sa , cosa hanno da dirsi

Io lo so , però non posso dirlo

Non puoi , perché sentiamo?

Perché, perché essere è non essere

Che centra , quello è una brava persona

Signora , suo marito è amico di un genio

Mio marito non il genio della lampada è l’amico ad essere il genio della lampada

Quello che cerco di dirle da due ore

Sia fatta la volontà di nostro signore

Che fate , bestemmiate

Io non intendevo offenderla

Mi avete offesa , ora cercate di portarmi a casa mio marito

Io non lo conosco di persona

Si , però lui conosce voi , lui è un genio in questo

Non ci posso credere , questa è veramente fuori di testa.


In tale frangente , doloroso, la povera moglie allerta poliziotti e infermieri, la guardia civile, la direzione delle diverse cliniche di salute mentale. Chiama la nasa, il centro avvistamenti ufo. Non si da pace, prega e lavora all’uncinetto, giorno e notte con la speranza di rivedere il marito di nuovo a casa sano e salvo . Ed anche se fosse volato via di certo, quelli dell’aeronautica lo ritroveranno con i radar . Cosi sperando che tutto ad un tratto ricompaia l’Alberto . Chiama a telefono le amiche , parla , parla, gli racconta tutti i fatti suoi, poi si fa un the alla menta , ride si prende a schiaffi da sola , si guarda allo specchio, dice, sono io , non sono io. In preda a questa crisi isterica , sputa per terra e dice un sacco di parolacce. Le ingiurie scoperchiano la magica pentola , esce fuori il genio malvagio , ridente, canticchiante una canzoncina allegra , portando a spasso per la stanza l’Alberto con il collare come se fosse un cane.


Un lupo mannaro, sembra Alberto con quel collare al collo nella notte oscura fa le boccacce , poi tutto ad un tratto ritorna ad essere l’Alberto di sempre in groppa un cavallo alato , con indosso un armatura di cento chili , grida avanti miei prodi. La battaglia , diventa cruenta , lo scontro si fa difficile con spade e baionette, con fucili, cannoni, si spara per tutta la notte. Si buca il cielo , con palle di cannone infuocate , sembrano stelle cadenti che finiscono nel bicchiere di vino dell’ubriaco , seduto all’angolo della settima strada , all’interno della locanda dei papaveri rossi.

Cose da pazzi , piovano bombe dice tra se l’ubriaco ed ancora non ho bevuto, la terza bottiglia di vino, mi sa che debbo cambiare osteria , qui non si sta più sicuri e diventato un campo di battaglia. Rammento quand’ero piccolo , bevevo vino a prima mattina , lo bevevo attaccato alla botte, non mi facevo grossi problemi , i tempi cambiano , cambiano gli uomini, cambiano le donne, oggi ne ho vista una che indossava una maglia color carne , una sua amica, quando la vista gli ha detto :

Dove l’hai comprata ,bellissima deve essere caldissima ?

Certo ed è pure impermeabile è la pelle del mio ultimo amante.

Eccezionale ,profuma ancora di sesso.

Me la fai provare qualche volta ?

Va bene ,però stai attenta ,non farla rompere.

Uhe , non preoccuparti . Io sono una persona seria.

Va beh , passa dopodomani , ho pure un cappotto , da farti provare , sempre pelle di uomo , di un mio amante africano..

Una vera sciccheria ,me lo invidiano tutti quanti, quando lo indosso. Pensa che quando, sono stata alla festa del commendatore Topponi hanno fatto a gara ad adularmi, chi mi voleva , offrire la sua pelle di gluteo , chi di pene, chi diceva tengo una pelle di asino , va bene?

Quanta gentilezza, quante lusinghe . Io mi sono fatta rossa, rossa, non sapevo cosa dire , cosi mi sono spogliata mezza nuda, ed ho messo in mostra la mia pelle , color vermiglio , fresca come una pesca, mi sono fatta tre giri di ballo e non so quanti martini, ho bevuto . Una festa eccezionale.

Le donne son sempre , meglio , nude che in pelliccia e bada a non provocarle che se t’acchiappano sotto, ti fanno la pelle dice l’ubriaco . Che brividi , mi viene la pelle d’oca , al solo pensiero. Ma io venderò cara la mia pelle , perché come disse Malaparte “Si crede di lottare e di soffrire per la propria anima, ma in realtà si lotta e si soffre per la propria pelle. Tutto il resto non conta.”

Già poiché chi siamo noi , dei geni o dei demoni , dei protestanti , sognatori stagionali che seguono la propria strada lungo il proprio dormiveglia , lungo questo delirio lirico che si rincorre nelle rime e metriche che saltano lo steccato della pazienza. Rime che si fanno piccine , sotto le ali di un sogno o di un incubo che buca il cielo e lo spirito della storia riscritta, che persegue nella speranza d’essere simile all’altro nelle gesta erranti di un eroe medievale. E la leva della vita , muove il sipario , fa muovere la molla dell’umorismo che si raddrizza, si ammoscia , nella saccoccia con tutte le caldarroste ancora calde.

Ed il gatto Eugenio era un impiegato di secondo livello, era quello che aveva provato ad essere nel suo incantesimo, nel suo interloquire con il genio scappato dalla lampada per dispetto, per essere finalmente libero di Alberto che non sapeva volare e neppure parlare cinese come lui , ne tanto meno gattesco.




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