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Una storia di Giuseppe66

La Duchessa e il falegname

erotico vero

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5 minuti

Pubblicato il 29 agosto 2018 in Erotici

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Da sempre il nostro nonnino fu nominato Geppetto, da noi ragazzi, per via del suo mestiere di falegname.

All'epoca di questo racconto poteva avere circa ottant’anni, amava scolpire sul legno ogni suo piccolo idolo o fantasia e poi si dilettava a farle ammirare al pubblico.

Ogni cosa che vedeva in libri o riviste lui lo riproponeva sul legno, era in grado di prendere pezzi di legno informi e dargli una forma, un'anima e un significato.

Arte Sacra, busti di donne, sirene, animali liberi, a volte anche attributi intimi di uomini e donne.

Ma in quel periodo era taciturno, capimmo subito che lavorava a qualcosa di particolare.

I suoi lavori non erano per tutti, ma quello che mi attirava quando parlavo con lui e mi perdevo nei suoi racconti, era una panca sempre chiusa, anch'essa fatta a mano e rigorosamente intagliata nel legno.

Era geloso di quella panca, non ne rivelava mai il contenuto, fino a quel giorno che dopo un'intensa giornata afosa e lavorativa nella sua bottega, entrando in fretta lo trovai con la panca aperta e una stola di velluto tra le mani con cui in fretta e furia, una volta accortosi della mia presenza si apprestava a riporre nella panca.

Incuriosito colsi subito la palla al balzo e gli chiesi di mostrarmi cosa si celava dentro quella stoffa. Era riluttante a svelarne il contenuto e con delle scuse cercava di tergiversare allontanando la mia curiosità da quell'oggetto celato.

Dopo diversi minuti di andirivieni, abbassò il coperchio della panca sedendosi sopra con l'oggetto misterioso nelle sue mani.

Cominciò a narrare: diversi anni prima, ai tempi della chiamata al servizio di leva era sovente incontrare ragazzi provenienti da ogni dove e arruolatesi come lui nell'esercito, dividendo le camerate

Era anche fatto obbligo di farsi la doccia insieme in determinate ore del giorno.

Un giorno rimase allibito vedendo un giovane ragazzo proveniente dall'alto Lazio, più precisamente dalla Ciociaria, mostrare un membro di misure sproporzionate e durante le sue erezioni arrivare anche a misure esagerate, potremmo dire animalesche.

I suoi occhi si aprirono e le sue parole si facevano più accentuate, narrava che aveva una misura tale da poter arrivare a una trentina di centimetri e un diametro quasi impressionante, come un paletto per serrare un portoncino.

È strano, dissi io, incontrare in Italia giovani cosi dotati, ma ora iniziavo a percepire cosa poteva esserci all'interno di quel velluto.

Aprì leggermente e delicatamente quella stoffa e ne venne fuori un membro umano ragguardevole, direi perfetto.

Legno d'ulivo, quindi vari colori nodosi e lucidi.

Era un membro scappellato che faceva invidia ai migliori scultori d’arte.

Lungo appunto poco più dell'originale, trentacinque centimetri, lo teneva con due mani tra i pollici e l'indici, questo per far capire la circonferenza.

Aveva vene che sembravano pulsare per quanto fossero simili a quelle reali, due testicoli che somigliavano a quelli di un giovane toro, aveva una cappella che sembrava una mela golden lucida e perfetta nel suo frenulo e durezza.

Direi una vera e propria opera d'arte come ce ne sono poche.

Il racconto si scalda quando mi dice che una Duchessa, vedutolo per caso mentre lo ultimava lo mise in croce perché glielo prestasse per provarlo.

Non credeva ai suoi orecchi, la duchessa era in estasi, voleva provare l'ebbrezza di vedere la sua capacità di goderne gli effetti.

La Duchessa confidò al nonnino falegname di non essere nuova a questo tipo di prove o giochetti vari. Visto che era un’ottima cliente, il nonnino falegname non poteva esimersi da quella richiesta.

Se lo portò a casa ed eccitata al paradosso quanto libera da impegni e per questo di facile noia, volle che nella sua intimità, quel fallo di legno la penetrasse e la facesse godere.

Si adagiò nel suo grande letto con le gambe aperte e le ginocchia piegate, un grande specchio davanti a se incorporato nel suo armadio, la ritraeva in tutti i suoi movimenti. Lubrificò il membro con un olio e cominciò a passarne la cappella lucida sulle sue grandi labbra.

I gemiti non tardarono ad arrivare cercava di rilassare i suoi muscoli vaginali, quando dopo aver stazionato a lungo quel pezzo di legno sul suo clitoride, cominciò a farlo scivolare su e giù per le grandi labbra, fino a farlo roteare e ad infilarlo dentro.

Il terrore l'attanagliava, ma l'eccitazione la faceva da padrone.

Quando solo la cappella la violò si fermò un attimo, il tutto per godersi l'intrusione poderosa di quel regalo del falegname, e dar modo alla sua vagina di adattarsi a quelle proporzioni. Pochi attimi e la curiosità la portò a far roteare ed entrare di più quel bastone lucido e venoso nel suo grembo.

Le vene grosse e nerbute intagliate sul membro ne accentuavano il piacere.

Entrò una quindicina di centimetri e si rifermò, le mancava il fiato, cercava aria e sbuffava per l'eccitazione, cominciò cosi un leggero va e vieni, faceva ventosa per quanto era poderoso e grosso.

Ad ogni risalita del membro verso le sue viscere cercava di riprendere fiato, per poi spingerlo più in su, ogni spinta un gemito di dolore che subito dopo si trasformava in piacere.

Non c’era bisogno di altro olio, i suoi umori a fatica ma lubrificavano quel membro rendendolo maggiormente liscio e penetrante.

Quel giochino duro poco, tanta era l'eccitazione, finché non sentì che stava per godere per quelle misure straordinarie e urlò nel momento in cui arrivò a circa trenta centimetri.

Godette in un sussulto di spasmi e contrazioni che attanagliavano sempre più i suoi intestini.

Le sue gambe distese e rigide erano indice di godimento che pian piano andava assottigliandosi e mediante le contrazioni dei suoi muscoli vaginali, quel vero e proprio palo fuoriusciva da quella caverna sbrodolante di umori e dolorante per l'intrusione.

Ripresasi dal sacrificio propiziatorio la duchessa pensò bene di fare una tacca su quel legno a testimoniare cosi la misura...goduta.

Il povero Geppetto non poté che immaginarsi tutta la scena per il risultato avuto dalla sua creazione.

Anch’io, avendo udito il racconto, ero alquanto eccitato e sbalordito.

Dove può portare l'ozio? Cosa altro può bramare una donna in calore?

Ottenebrata dalla curiosità e dedita al piacere?





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