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Una storia di RoccoMagistri

LA PARABOLA TEMPORALE

(INTRO. Signori Miei)

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7 minuti

Pubblicato il 18 marzo 2019 in Altro

Tags: #di #me #spf #su #tramonto

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Trascorre mutevole e incondizionato senza batter ciglio, il tempo.

Dolce e leggiadro, si aggira tra i cunicoli sudici delle grandi e piccole località, per sbucare nefasto tra lussureggianti case. Tra uomini scellerati, che, consapevoli di esser più, cercano di distruggere le fondamenta. Il tempo stesso.

Il tempo non vuole rivali.

Cosa può mai essere un capolavoro senza fondamenta. Cominciando da un’opera piccola come il David e finendo con New York.

Persino Columbia, la città utopistica volante è sorretta da una base.

I meravigliosi reattori che permettono a quei ricchi saputelli di dettar legge, guardando dall’alto in basso, sono la base per quell’utopistica isola di paradiso, accessibile ai soli grandi. Beh, i Grandi sono Grandi.

Ma cosa sono i grandi senza il tempo.

Quello stesso tempo che li nutre della loro stessa ingordigia.

Eppure io so, eppure voi sapete. Cari miei, siamo noi il tempo, noi la base.

Eppure nessuno volle e pote fare alcunché per tutto ciò.

Oppure mi sto sbagliando?

Vedete, signori, se noi stessi siamo il tempo e il tempo per sillogismo nutre quegli stessi ricchi che tutto tolgono a noi medesimi, perché non fermare il tempo.

Non prendetemi per scellerato. So, anche molto bene, che il tempo è inarrestabile.

Ma pensate per un attimo a un posto ignoto al’uomo. Dove il tempo non passa e non tocca niente. Non toglie e non dà. Non impoverisce né arricchisce, il tempo.

Pensate a un deserto qualsiasi. Pensate a un piccolo luogo che man mano si forma nella vostra arguta mente. Vedete un piccolo agglomerato di rocce;o forse non avete bevuto per niente durante il giorno e le allucinazioni stanno cominciando a diventare lucidi realtà nel vostro cervello che lucido e reale non è sicuramente.. Pensate a quel posto, dopo dimenticatelo. Ecco che quell'agglomerato, fino a quando nessuno ci penserà, non avrà tempo né nome alcuno.

Ciò che viene dimenticato non può avere tempo.

Orbene questo vi dico. Non date importanza, a chi importante per la vostra mente non è, è l’equivalente di dimenticare. Dimenticando, tutto si ferma e tutto si corrode.

L’agglomerato o l’illusione altro non è che odiosa perdita di tempo. Semplicemente perché una volta dimenticato, tempo non ne avrà.

E non ne avrà mai più, se nessuno la ricorderà.

Non siate timidi nel dimenticare. Non abbiate paura che ciò possa nuocere a voi e famiglia. E anche se ciò succedesse la famiglia della vostra famiglia non verrà colpita.

Fermate il tempo e uccidete loro, non con bastone e clava, o con fucili e missili, né con il coltello e benché meno con un silenziatore ucciderete degli scarafaggi.

Mi spiego meglio.

Se provate a eliminare un insetto con lo spray apposito, ecco che davanti a voi se ne paleserà un altro pronto a farvi paura.

Bene ora pensate a quello scarafaggio come un semplice animale non da evitare o da uccidere. Dovete dimenticarlo. Dimenticate che esiste, che vi fa paura o ribrezzo.

Sappiate dimenticare tutto.

Dimenticate ciò che hanno fatto tutti.

Ciò che ha fatto Hitler o Mussolini, o quel coreano pazzo.

Dimenticate ciò che vi hanno fatto i bruti o i prepotenti. Sappiate andare oltre con fierezza. Sentitevi forti ma non troppo. Sappiate riconoscere gli altri come vostri pari. Non siate arroganti.

Oppure diventerete esattamente come loro.

Sappiate andare oltre il vostro io che tanto vi opprime e vi limita.

Sappiate dire ciò che ritenete giusto, senza paura e senza arroganza.

Imparate a dir si quando volete e no quando non volete, senza però sperare in un ricambio di favore o di bramarlo, persino.

Sappiate accettare ciò che avete, così da far scorrere il tempo in maniera fluida.

Andrete a tempo di musica come vi va.

Non pensate a quello che lo fa meglio o a quello che lo fa peggio, ma apprendendo ciò che volete essere e ciò che non volete. Confrontatevi e siate bramosi di farlo.

Non siamo in una competizione, che ben si intenda ciò.

Siate l’uno la mano dell’altro e viceversa.

Come seriamente fate a non accorgervi di tutto ciò.

Vi pongo questa domanda.

E se i potenti fossero così, si, così come sono ora, in quelle carni e vesti, solo perché il tempo lì corre e si chiama Dio? Se il vostro dio non fosse altro che un paradossale dio con la d minuscola che vi hanno appioppato loro per distrarvi? solo per prendere tutto e fuggire col malloppo come i ladri. Il tempo, amici miei, il tempo dovrebbe essere il vostro Dio. Ma com’è possibile che, dopo aver dato una sbirciata intorno, data anche di sfuggita porca miseria, non vi siate accorti di questo?

Il tempo è scomparso da un po' di tempo ormai.

Da quando esiste le tipiche esclamazione del tipo “non ho tempo, scusa” , “maledizione devo fare questo, col tempo che ho non posso farlo” o cose simili.

Da noi il tempo si compra e costa anche tanto. Le ferie sono il tempo, la possibilità di avere mille passioni e coltivarle una per una fino allo sfinimento; poter essere noi stessi, aver tempo per noi, per capire chi siamo e chi vogliamo essere.

Voi mi direte che questo si può fare.

Ebbene, signori, a che prezzo? Quanto vi costa? Quanto vi da felicità una volta che pagate così tanto?

Lo avete bramato. Da non poterne fare a meno.

Maledetti drogati. Siete dei tossici. Intossicati da una tossina a cui avete dato il permesso di entrare. L’avete pure amata. L’avete quasi, beh, lasciamo stare.

Il tempo a piccole dosi è peggio di non avere tempo.

Diventate delle belve e lo rubate. Lo vendete e lo comprate. Ne fate buon uso o lo sperperate in futilità offerte dal poco che avete. E ne volete di più e sempre di più.

C’è chi vomita mi è stato detto. Chi va in overdose. Chi diventa pazzo.

Una parentesi. Voi sapete chi è il vostro dio?

Si, quello messo là, come fantoccio. Quel dio che respira, ascolta e vi tocca, che vi punisce, che vi parla dicendovi cose patetiche a cui voi abboccate senza sosta da ormai troppo tempo (sprecato, sia chiaro).

Vi confesso che una notte sono rimasto sveglio e li ho visti con i miei occhi, signori miei. Dio non è lo stesso neanche per un giorno. Dal momento che quando andate a letto fa a cambio col compare. La mattina dopo lo credete uguale all’altro senza capire che dio di ieri non è dio di oggi. O forse non volete ammetterlo per codardia, o perché siete dei traditori della vostra stessa gente ma comunque non venite ancora ammessi su Columbia perché considerati straccioni.

Siete degli scarafaggi per loro. Miseri insetti che possono essere arrestati quando gli aggrada. E quando succede dite subito “cazzo ho votato quello”, “potevo credere in qualcun altro e invece…” e finisce che vi incolpate a vicenda come delle checche isteriche pronte a lanciarsi sul bersaglio e colpirlo.

Ma ritorniamo a quel dio fasullo che vi spaccia quell’orrenda droga.

Facciamo un esempio in concreto. Prendete quel dio e stavolta non è alzato e voi siete seduti ma lo sedete in mezzo a voi che siete alzati. Cominciate a chiedere delle spiegazioni, di quello che è successo il giorno prima e perché è successo e cosa ha fatto e cosa avrebbe potuto fare. Cominciate a porgli quesiti su quesiti. Fatelo fino allo sfinimento. Il tempo stringe, il giorno sta finendo. Un altro, inevitabilmente sta arrivando. E lo vedete cominciare a sudare in fronte e sui polsi. Lui non può resistere così tanto. Lui deve ritornare da dove veniva. Deve avere quel tempo promesso. Si sarebbe iniettato tanto di quello sballo che avrebbe potuto morire subito dopo.

L’idea lo massacrerà fino a quando non fuggirà. Vi condurrà per il sentiero nascosto, che porta alla esatta posizione delle scale per Columbia. Già là assaporerete il gusto del tempo puro e man mano che sale il tempo è sempre più puro. Lo vedete e vi fermate esterrefatti.

C’è chi perfino, preferisce rubarlo da là e tornare indietro. Tornare dagl’umili mortali per un non so che di piacere squallido. Solo per essere superiore. Ma qua da noi, quelli così non vanno, tanto a genio. Sono peggio degli insetti quelli, e vengono sterminati.

Poi ci sono quelli che non sanno che fare e impazziscono per tutta la vita senza mai prendere una decisione.

Ci sono tanti tipi di gente. Chi ladro, chi “buono”; chi tocca, chi no; chi sfrutta, chi viene sfruttato.

Già, cari miei, il mondo così gira.



















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