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Una storia di ChiaraNonEsiste

La nonna è morta

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7 minuti

Pubblicato il 26 giugno 2019 in Storie d’amore

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Mi sveglio, è tardi, come sempre.

Mi alzo, apro la porta, supero un gradino, passo vicino la stanza dei miei, mia madre interrompe la mia corsa, la sua voce "è morta tua nonna" mi arriva alla faccia e mi colpisce, un gancio lungo che mi schiaccia la mascella, non riesco nemmeno a dire "cosa?" perchè la c mi rimane incastrata in gola, un passo indietro, KO.

Mi seggo sul gradino, mi ricordo che sono senza mutande dentro la mia maglietta enorme, inizio a piangere di un pianto che non pensavo di poter piangere, non sono io che piango, sono le mie viscere che iniziano a lacrimare e non so come asciugarle.
Torno in camera, prendo il cellulare e scrivo quattro parole "E' morta mia nonna".

Continuo a piangere e il ricordo di me che dico "non sono così legata a mia nonna, invidio chi ha un bel rapporto con i nonni" mi rimbomba nel cervello, rimbalza tra le orecchie e mi fa male, poi si offusca, decade e mi ritrovo senza volerlo a pensare a lei che mi parla in dialetto cercando di renderlo italiano, ad io che le faccio il verso dietro, alla frittata con le patate della nonna, ai consigli dati solo una volta e rigorosamente in dialetto, ai casini che combinava in famiglia, alle polpettine che cucinava per i miei nipoti, alla sua voce mentre al telefono con sua sorella dice "mi è venuta a trovare Chiaruzza".

Nel silenzio dei miei rumorosi pensieri continuo a piangere, bagno anche il lenzuolo, gli occhi si gonfiano e il mal di testa incalza e comincia a premere sulla mia fronte come se il mio cervello avesse deciso di volersi fare un giro.
Devo chiamare il capo, mi asciugo le lacrime, bagno il pigiama, poi ci rinuncio perchè sto cercando di asciugare un pozzo che perde, prendo il telefono, chiamo il capo. Cerco di essere una persona adulta, seria, che conosce la vita, ma la mia voce mi tradisce e svela la mia anima, devo dirlo a voce alta: "E' morta mia nonna".

Nonna...la mamma di mia mamma, e mia mamma? Mi alzo, vado da lei, la guardo, cerco di capire come sta, lei non tradisce emozioni, ha perso troppo tempo nella vita ad odiare sua madre per crollare adesso, io capisco la finzione e smetto di cercare la sua anima, se è questo freddo quello che vuole comunicare a se stessa, è libera di farlo, torno indietro.
Mi vesto, mi vesto bene, scendo, accendo la macchina, quando mi fermo per prendermi il caffè mi sembra che tutti sappiano che mi è morta la nonna, mi trattano con gentilezza, solo quando mi guardo allo specchietto capisco che sono i miei occhi ad aver detto a chiunque li abbia guardati "hey, sto male, piango".

Arrivo da lei, mia madre è già li, seduta a tavola con suo fratello, non ricordo più l'ultima volta che li ho visti seduti assieme, li, in quel tavolo.

Mio zio mi dice che se voglio, devo andare di là.
Supero il gradino su cui settimana scorsa è scivolata mia nonna e ha sbattuto la fronte, supero il soggiorno e poi...il corridoio, sento delle voci, persone aspettano davanti ad una porta, mi accorgo che mia madre è dietro di me. Quel corridoio in realtà è cortissimo, ma io per percorrerlo impiego interi minuti, sto tremando, piango, singhiozzo, tengo la testa alta cercando di nascondere le lacrime che mi spingono anche nell'addome. La gente si sposta, mi fa largo, neanche fossi io la star del momento, mi affaccio sul salone.

E tu sei li nonna.

Piango, piango, piango, non mi muovo, piango, con una mano sulla faccia a nascondere un pianto che esonda da tutte le parti, parenti che non conosco si alzano, mi baciano, la sorella di mia nonna mi abbraccia e mi dice "dovevi sentire quanto era allegra quando mi diceva: Chiaruzza è venuta a trovarmi".

Gli abbracci mi hanno portata dentro, mi hanno portata ai piedi della bara, devo solo allungare lo sguardo.
Deglutisco, mi muovo di qualche passo e mi affaccio su di lei, mia nonna, con la faccia ancora un pò livida dalla caduta su quel cazzo di gradino, penso alla mia povera nonna, alla mia povera donna, alla mia povera femmina che ha dovuto morire con dei lividi sul viso. Penso a te, ma tu, come tutti i morti che ho visto, non sei più lì, quel che resta è una copia ben fatta ma che non respira più.

Rimango li, guardo mia nonna, le piango addosso, le accarezzo le mani, le accarezzo la fronte ed è vero, sembriamo delle statue quando moriamo, comunichiamo lo stesso freddo, la pelle non è più pelle, ma marmo. La bacio sulla fronte e rimango un pò in quella stanza.

Uno alla volta arrivano tutti i parenti, arrivano anche i miei fratelli, ad un certo punto siamo noi tre seduti in cucina, ed io dalla poltrona li guardo e ripenso a quanto ero felice quando tutti e tre riuscivamo ad essere dalla nonna, a quando riuscivamo a fare spazio nelle nostre vite per ritrovarci insieme. In quel momento capisco perchè dicono che la morte unisce.


Guardo l'orologio della cucina, orologio che è li da sempre, si è fermato.

Patetico, il dettaglio patetico che rimarrà nei miei ricordi.


Mi accorgo che mia sorella non entra mai per guardare la nonna, mi chiedo come mai una persona sognatrice come me abbia la necessità di vedere il morto, mentre una persona realistica come mia sorella non riesca a vivere quel momento.


E' già pranzo, non mangio, decido di andare a lavoro anche se mi avevano detto di non andare. Lavoro, lavoro senza pause, il mio capo mi abbraccia, è molto dolce, i miei colleghi mi fanno ridere e ogni tanto mi accarezzano i capelli, sto bene, rido e le lacrime rimangono incastrate dietro le risate. Fine giornata di lavoro mi metto in macchina, voglio tornare da mia nonna, devo svoltare sulla destra ma due motorini mi superano a destra, rischiano entrambi la vita, poi un terzo motorino mi suona da dietro e mi grida di togliermi dal cazzo.

Io non riesco nemmeno a scrivere a cosa pensassi, ma le mie mani si muovono, staccano la cintura e contemporaneamente aprono lo sportello, in un istante sono già fuori dalla macchina, l'attimo dopo sto gridando contro il tipo del terzo motorino che si ferma e mi viene incontro. E mi ritrovo una persona diversa da quello che pensavo di essere, afferro lo sconosciuto e con tutta la forza che ho lo scaravento sulla mia macchina, lui sbatte le spalle, la schiena, io ho un momento di sanità mentale in cui mi accorgo di quello che sto facendo, lui mi guarda come se fossi completamente pazza e correndo raggiunge il proprio motorino per andarsene.


Arrivo da mia nonna, penso di aver esaurito le lacrime ormai, ma è solo un'illusione.

Ricomincio a pensare, a tutte le banalità a cui ripensiamo tutti quando muore qualcuno.
Qui non ci tornerò più, non ti chiamerò più per dirti che passo per pranzo, non mi chiamerai più per sapere come sto e per farti un pò i fatti degli altri, non mi farai più vedere il corredo che hai preparato per me e su cui hai fatto scrivere Chiara, niente più frittata della nonna, niente più polpettine, niente più risate in dialetto o briscole improvvisate.


Ad un certo punto mi ricordo di quando io e mia sorella eravamo piccole e giocavamo a calcio dentro casa, mi ricordo di mia nonna infuriata, mi ricordo di mia nonna che prende il pallone e letteralmente, con un coltello, ce lo taglia. Ricordo me e mia sorella gridare e piangere così forte che ad un certo punto si era messa a piangere anche mia nonna e subito dopo aveva iniziato a produrci una palla fatta di carta e scotch.


Non voglio parlare con nessuno delle persone che conosco, il mal di testa continua a torturarmi, ormai gli occhi bruciano tanto da non farsi sentire più, mi accorgo che ho bisogno che qualcuno si prenda cura di me, così gratuitamente, ho bisogno di qualcuno che mi obblighi a non vivere questo momento. Parlo con gente che non conosco, parlo di niente, scambio messaggi, instauro mezzi rapporti e dopo due ore non me ne ricordo nemmeno più. Ma chi sono queste e perchè cazzo sto facendo così? Non lo capirò mai.


La giornata nel frattempo è finita ed io sono a letto, non ho preso nulla per il mal di testa, so che non è uno di quei mal di testa che vanno curati ma solo affrontati, vorrei scrivere quello che sto scrivendo adesso ma non ci riesco, non ho nemmeno bisogno di qualche aiuto per poter dormire. Sento che tutto il mio corpo lentamente va crollando.


Chi sogna ad occhi aperti sa che i propri sogni sono fatti anche di incubi e che anche gli incubi richiedono di essere alimentati. Chi sogna solo di notte, invece, gli incubi non li vuole.


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